
1ª
Domenica di Ottobre
Festa del santo rosario
Gesù disse al discepolo che amava: figlio mio, ecco tua Madre (cfr.Giovanni 19,27).
Come sono dolci e consolanti queste parole, fratelli miei, per un cristiano che possa comprendere tutta l'estensione dell'amore che esse racchiudono!
Sì, Gesù Cristo, dopo averci donato tutto ciò che poteva donarci, cioè i meriti di tutte le sue fatiche, delle sue sofferenze, della sua morte dolorosa, ah! aggiungerò, il suo Corpo adorabile e il suo Sangue prezioso, per servire da nutrimento alle nostre anime, Egli vuole anche renderci eredi di quello che ha di più prezioso, cioè della sua santa Madre.
Non sembra forse dire: «Madre mia, bisogna che io ritorni al Padre mio, e che io lasci i miei figli; il demonio farà tutto ciò che può per fare in modo che si perdano, ma, quello che mi consola è il fatto che tu te ne prenderai cura, che li difenderai e li sosterrai nelle loro pene».
E la santa Vergine, non gli risponde forse a sua volta: «No, Figlio mio, non smetterò mai di averne cura, fino a che essi siano arrivati in quel Regno che Tu hai conquistato loro con le tue sofferenze»?
Oh! quale felicità per noi, fratelli miei! quale risorsa! e quale speranza troviamo in Maria, per vincere il demonio, le nostre passioni e il mondo!
«Con una tale guida, ci dice san Bernardo, non ci si può sbagliare; con una tale protezione è impossibile perire».
Oh! fratelli miei, come è al sicuro colui che nutre una vera fiducia nella santa Vergine!
Tutte le feste della santa Vergine ci annunciano qualche nuovo beneficio del cielo: la sua Concezione, la sua Nascita, la sua Presentazione al tempio, la sua Visita a santa Elisabetta, la festa della sua Compassione e, infine, la sua Assunzione; ma possiamo dire che la festa del santo Rosario è come una sintesi di tutte le grazie che il buon Dio le ha accordato durante la sua vita, ed ella ci ricorda che il suo divin Figlio le ha messo nelle mani tutti i suoi tesori.
Di conseguenza, fratelli miei, vogliamo diventare ricchi dei beni del cielo? Andiamo a Maria, e troveremo presso di lei tutte le grazie che possiamo desiderare: grazie di umiltà, di purezza, di castità, di amore di Dio e del prossimo, di disprezzo della terra e di desiderio del cielo.
Ma, per meglio convincervene, vi mostrerò:
1°- che tutte le grazie ci vengono per mezzo suo;
2°- che tutte le confraternite che sono stabilite in suo onore, e in particolare quella del santo Rosario, ci attirano i favori più abbondanti.
Noi abbiamo bisogno di un potente aiuto in tre diversi stati.
Il primo è quello in cui ci troviamo mentre siamo sulla terra, dove il demonio non cessa di tenderci mille trappole per ingannarci e per farci perdere.
Il secondo stato è quello in cui saremo quando compariremo davanti al Giudice, e dovremo rendere conto di una vita che, forse, non è stata altro che un tessuto di peccati.
Infine, il terzo stato è quello in cui ci troveremo quando, dopo essere stati giudicati, andremo a trascorerre, forse, un numero infinito di anni, nelle fiamme del Purgatorio.
Ah! poveri noi! se in tutti questi stati non avremo la santa Vergine che venga in nostro aiuto, per sollecitare la Misericordia del suo Figlio in nostro favore!
Ma siamo certi che ella sarà con noi se, durante la nostra vita, avremo avuto una grande fiducia in lei, e se avremo cercato di imitare le sue virtù il più fedelmente possibile.
Io affermo che la nostra vita è una catena di miserie, di malattie, di dispiaceri e di mille altre pene, tanto che lo Spirito Santo ce la dipinge così bene, per bocca del sant'uomo Giobbe: «L'uomo...soffre molto».
Ma, senza andare troppo lontano, rientriamo nel nostro proprio cuore, e vedremo quante famiglie (sic!) di peccati vi nascano senza sosta.
Infatti, durante la nostra vita, quanti cattivi pensieri e cattivi desideri proviamo tutti noi, che molto spesso non vorremmo avere; quanti pensieri di odio, di vendetta, di orgoglio, di vanità; quante lamentele nelle piccole pene che il buon Dio ci invia; quanti disgusti nel servizio di Dio, perfino durante la Messa, tempo così prezioso nel quale Gesù Cristo si immola per noi alla Giustizia di suo Padre?
Quante volte ci sentiamo trascinati dai cattivi esempi di coloro che ci circondano, e soprattutto dalla loro condotta empia e tutta mondana?
Ma, senza uscire da noi stessi, non è forse vero che tutti i nostri sensi sono come tante catene che ci trascinano verso il male, quasi malgrado noi stessi?
Da tutto ciò, concludo che se fossimo soli a combattere, ci sarebbe molto difficile sfuggire al pericolo.
Eccovi un esempio che ve lo dimostrerà.
San Filippo Neri meditava un giorno sul pericolo continuo in cui ci troviamo, di perdere la nostra anima; egli si stupiva del fatto che, essendo già portati al male da noi stessi, fossimo anche circondati da tanti cattivi esempi.
Una volta, uscì verso un luogo ritirato, per poter meglio piangere a suo agio; credendosi solo si mise a gridare: «Ahimè! mio Dio, sono perduto! sono dannato!».
Un tale, avendolo sentito corse da lui: «Padre mio, forse che ti lascerai andare alla disperazione? Lo sai bene che la Misericordia di Dio è infinita!».
«Oh! no, amico mio, io non mi dispero; al contrario, io spero molto; ma il pensiero di essere solo a combattere mi spaventa, alla vista di tanti pericoli che mi circondano».
Ditemi, fratelli miei, come possiamo scampare a tutte le trappole che ci tende il demonio, il mondo e le nostre cattive inclinazioni?
Ahimè! se fossimo soli a combattere, se non avessimo qualcuno, potente, che possa aiutarci, dovremmo certo temere che giammai arriveremmo alla meta!
Ma, a tale scopo, che cosa potremmo trovare di più potente, per vincere i nostri nemici, della santa Vergine?
Per quanto possiamo essere disgraziati, fratelli miei, noi abbiamo tuttavia delle grandi risorse.
Ascoltate san Bernardo: «Figli miei, siete forse tentati? Invocate Maria in vostro soccorso, e il tentatore scomparirà. Ella è quella Vergine senza pari, che ha generato Colui che ha incatenato il demonio.
Siete forse in pena? Guardate Maria: ella è la consolatrice degli afflitti, ella è anche la madre del dolore, poichè la sua vita non è stata altro che un abisso di amarezza.
Vi sentite forse attaccati dal demonio dell'impurità? Gettatevi ai piedi di Maria; ella ha troppo a cuore di conservarvi questa bella virtù, così gradita a Dio».
Diciamo di più, fratelli miei: con l'aiuto di Maria, non dobbiamo fare altro che voler vincere, per essere sicuri di uscirne vittoriosi.
Oh! fratelli miei, come siamo fortunati ad avere tanti mezzi per guadagnarci la salvezza, se sapremo approfittarne.
Ahimè! quante anime brucerebbero ora all'inferno, senza la protezione di Maria!
Abbiamo visto, fratelli miei, che durante la nostra vita, mille pericoli ci circondano per farci perdere; ma, in compenso, abbiamo delle grandi risorse che ci aiutano a vincere.
Allorchè usciamo da questo mondo, andiamo a rendere conto a Dio di tutte le nostre opere.
Questo momento è spaventoso, poichè decide della nostra sorte, o per il cielo o per l'inferno, senza appello, senza speranza di poter mai cambiare la nostra destinazione.
Il demonio, che ne conosce molto meglio di noi i pericoli, raddoppia i suoi sforzi per ingannarci; poichè, se potesse guadagnare la nostre anime, ci trascinerebbe subito all'inferno.
E' stato il pensiero di questo terribile momento che ha portato tanti grandi del mondo ad abbandonare tutto, per andare a trascorrere il resto della propria vita tra le lacrime e le penitenze, e avere così qualche speranza in quel momento così temibile per il peccatore.
Guardate un sant'Ilarione, un sant'Arsenio.
Ah! fratelli miei, che ne sarà di noi se ci ritroveremo tutti coperti di peccati e se non avremo fatto nulla di buono?...
Quello che potrà tuttavia rassicurarci è il fatto che, quando saremo davanti al tribunale di Gesù Cristo, un gran numero di anime saranno in preghiera, domandando la grazia per noi; ma vi dirò di più, è la santa Vergine stessa che presenterà le nostre anime a suo Figlio, nostro giudice.
Oh! fratelli miei, quale speranza per noi,in quel momento terribile!
Dopo che questo momento temibile sarà passato, sebbene fossimo giudicati degni del cielo, quanti anni avremmo da soffrire in Purgatorio, dove la Giustizia di Dio si fa sentire con tanto rigore?
Ma, ditemi, quale più grande consolazione per un cristiano in mezzo alle fiamme, di sapere e di sentire che tante potenti preghiere sono dette per lui, e per questo vedrà scorrere rapidamente il tempo della sua pena?...
Possiamo dire, fratelli miei, che tutte le confraternite stabilite dalla Chiesa, sono dei mezzi che il buon Dio ci fornisce per aiutarci a ottenere la nostra salvezza, e mezzi tanto più potenti, se i loro membri, sia quelli che sono sulla terra, sia quelli che sono nel cielo, riuniscono insieme tutte le loro preghiere.
Ogni confraternita ha uno scopo particolare.
Quelli che fanno parte della confraternità del santo Sacramento, hanno come scopo quello di riparare agli oltraggi che Gesù Cristo riceve nella ricezione dei sacramenti, e soprattutto, nel sacramento adorabile dell'Eucaristia.
I suoi membri si riuniscono per fare ammenda onorevole a Gesù Cristo, per tante comunioni e confessioni sacrileghe; inoltre essi devono fare delle penitenze e delle elemosine...
Coloro che fanno parte della confraternita del Cuore di Gesù Cristo, vogliono risarcire il divin Maestro del disprezzo che si fa del suo amore per gli uomini.
Essi devono spesso compiere degli atti di amore di Dio, e piangere presso di Lui, per il fatto che gli uomini abbiano così poco amore per Lui, che ci ha tanto amati.
Coloro che appartengono alla confraternita della santa Schiavitù, pongono nelle mani della santa Vergine tutte le loro azioni, affinchè le presenti lei stessa al suo divin Figlio; essi si considerano non più appartenenti a se stessi, ma completamente alla santa Vergine.
Nella confraternita del santo scapolare, noi ci facciamo un onore di portare su di noi un segno, con il quale riconosciamo che Maria è la nostra Sovrana, e che le apparteniamo in una maniera tutta particolare.
Da parte sua, ella si impegna a non rifiutarci mai la sua protezione, durante la nostra vita e nell'ora della nostra morte.
Quanto poi alla confraternita del sanro Rosario, è una delle più estese.
Essa è, per così dire, stabilita in tutto il mondo cattolico, e si compone dei cristiani più ferventi.
Possiamo dire che se qualcuno ha la fortuna di appartenere a questa santa confraternita, in ogni angolo del mondo cristiano ci sono delle anime che pregano per la sua conversione, se è tanto disgraziato da trovarsi nel peccato, per la sua perseveranza, se ha la fortuna di trovarsi in grazia di Dio, e per la sua liberazione, se è nelle fiamme del Purgatorio.
Già questo soltanto dovrebbe dimostrarci quale aiuto riceviamo, per poter operare alla nostra salvezza.
Il Rosario si compone di tre parti, che sono dedicate a onorare i tre diversi stati della vita di Nostro Signore Gesù Cristo.
La prima parte è per onorare la sua Incarnazione, la sua Nascita, la sua Circoncisione, la sua fuga in Egitto, la sua Presentazione, il suo smarrimento nel tempio.
Bisogna allora domandare a Dio la conversione dei peccatori e la perseveranza dei giusti.
La seconda è per onorare la sua vita sofferente e la sua morte dolorosa sulla croce, domandando le grazie necessarie per gli afflitti, per gli agonizzanti e per coloro che devono comparire davanti al tribunale di Dio e rendere conto della loro vita.
La terza è consacrata a onorare la sua vita gloriosa, pregando per la liberazione delle anime del Purgatorio.
Sì, fratelli miei, tutti questi misteri ben meditati, sarebbero capaci di toccare i cuori più induriti, e sradicare le abitudini più inveterate.
Ho detto, anzitutto, che nella prima parte, domandiamo a Dio la conversione dei peccatori e la perseveranza dei giusti.
Infatti, dal momento in cui siamo nel peccato, non possiamo attenderci altro che l'inferno: la fede si spegne in noi, poco a poco, l'orrore del peccato diminuisce e il pensiero della felicità del cielo si indebolisce, in modo che cadiamo nel peccato senza quasi accorgercene; e, cosa ancora più sciagurata, un gran numero di peccati prende piacere a restare in noi.
Guardate un esempio nella persona di Davide, che rimase nel suo peccato fino a che il profeta venne a farlo rientrare in se stesso.
Ebbene, fratelli miei, chi ci aiuterà a uscire da quest'abisso?
Non certo noi, perchè, da parte nostra, non siamo neppure consapevoli del nostro stato; e allora, che succederà?
Mentre ci troviamo in uno stato così disgraziato, un grande numero di anime, in ogni luogo del mondo, è in preghiera per domandare a Dio di avere pietà di noi.
E' impossibile che Egli non si lasci toccare da questa unione di preghiere.
Quale rimorsi di coscienza, quali buoni pensieri, quali buoni desideri, quali mezzi si offrono a noi per farci uscire dal peccato!
Non siamo forse stupiti nel vedere come mai abbiamo potuto restare in uno stato così disgraziato e che ci espone a perderci ad ogni momento?
Se noi ci danniamo essendo di questa confraternita, dovremo farci violenza per salvarci tanto più, quanto più le grazie e gli aiuti sono grandi e abbondanti (il pensiero non è chiaro; n.d.a).
Ciò che vi è di più consolante è il fatto che non c'è un minuto, di giorno e di notte, in cui qualcuno non preghi per noi; come quindi si potrebbe restare nel peccato e dannarsi?
Aggiungiamo che questa prima parte (del rosario) è offerta anche per domandare al buon Dio la perseveranza di coloro che hanno la fortuna di restare nella sua grazia.
Ma, fratelli miei, quand'anche avessimo questa fortuna, con tutto ciò, non siamo affatto liberati; il demonio non cessa di ritornare per indurci al male, se gli sarà possibile.
Quante volte non ci siamo trovati in tali pericoli, che ci siamo noi stesi meravigliati di non essere caduti?
Ah! la vera causa della nostra resistenza alla tenatzione, è stato il fatto che, nel momento in cui eravamo tentati, vi era un numero pressochè infinito di anime che, con le loro preghiere, le loro penitenze, e con tutte le loro sante comunioni, hanno opposto allo sforzo del demonio, un baluardo impenetrabile!
Un'altra ragione che ci dimostra quanto questa confraternita sia gradita a Dio e alla sua santa Madre, e così terribile per il demonio, è il disprezzo che ne hanno i malvagi.
Guardate quelle battute, quelle derisioni su una pratica di pietà (il rosario) che ci mette davanti agli occhi i misteri più sconvolgenti della nostra santa religione, i misteri più capaci di allontanarci dal male e di condurci a Dio.
Ne volete la prova? Ascoltate lo stesso demonio.
Egli disse un giorno, per bocca di un posseduto, che la santa Vergine è la sua più crudele nemica, e che senza di lei, egli avrebbe già da tempo travolto la Chiesa, e che un gran numero di anime che egli già si vantava di possedere, gli erano state tolte di mano, quando avevano fatto ricorso a lei.
Converrete con me, fratelli miei, che è grande la fortuna di coloro che fanno parte di questa confraternita, poichè il buon Dio ha promesso alla santa Vergine di non rifiutarle mai nulla.
Se Mosè ottenne il perdono di quelle trecentomila persone (cfr. Esodo 32,31-32), cosa non farà la santa Vergine, che è molto più accetta a Dio di Mosè.
Se vediamo che tanti peccatori sembrano essere vissuti solo per oltraggiare Dio, e tuttavia sono ancora salvi, non cerchiamo altra causa che la protezione della santa Vergine.
Ah! fratelli miei, come trova facilmente la sua salvezza, colui che fa ricorso a Maria!...
Ma per farvi meglio comprendere come questi misteri del rosario, meditati attentamente, sono consolanti per un cristiano, ve li spiegherò, e così non potrete impedirvi di ringraziare il buon Dio, che vi ha ispirato il pensiero di entrare in questa confraternita (le condizioni in cui il curato scriveva le sue omelie non erano sempre ottimali: a volte, sia per la stanchezza dovuta alla fatica logorante delle lunghe ore in confessionale, sia per le molte indisposizioni fisiche della sua salute tutt'altro che florida, non gli riusciva di curare al meglio lo stile e l'espressione chiara dei contenuti.
Per nostra fortuna, ciò gli accadeva raramente, come nel caso della presente omelia che appare un po' trasandata sia nello stile che nella
esposizione; n.d.a.).
Il santo rosario si compone di tutto ciò che vi è di più toccante.
E' una pratica di pietà che si riferisce a Gesù Cristo, così come a sua Madre.
Di più! è impossibile rimanere nel peccato, meditando sinceramente questi misteri; da qualunque lato consideriamo questa pratica, tutto ce ne dimostra l'eccellenza e l'utilità.
Quando preghiamo la santa Vergine, non facciamo altro che incaricarla di presentare lei stessa, al suo divin Figlio, le nostre preghiere, affinchè riceviamo maggiori grazie.
Maria è il canale attraverso il quale noi facciamo salire in cielo i meriti delle nostre buone opere, e che ci trasmette poi le grazie celesti.
Ciò che deve incoraggiarci a rivolgerci a lei con una grande fiducia, è il fatto che ella è sempre attenta ad ascoltare le nostre domande.
Eccovene una prova (il curato, come sempre, più che teorizzare troppo, ricorre a delle “prove sperimentali”; n.d.a).
Un giorno san Domenico, gemendo sui progressi che faceva l'empietà nel mondo, e sulla fede che si perdeva sempre di più, prosternato davanti a un'immagine della santa Vergine, le chiese, nella sua semplicità, quale rimedio bisognasse impiegare per impedire la perdita di tante anime.
La santa Vergine gli apparve, dicendogli che, se voleva portare le anime a suo Figlio, l'unica risorsa era quella di ispirare una grande devozione verso il santo Rosario, e ben presto avrebbe visto i frutti di questa devozione.
San Domenico si mise dunque a predicare la devozione al santo Rosario, e cominciò dapprima a praticarla lui stesso.
Questa devozione si diffuse in poco tempo, e così bene, che si ebbero un gran numero di conversioni; questo fatto fece dire al santo che egli aveva convertito più anime con la recita di un'Ave Maria, che con tutti i suoi sermoni (ed ecco svelato il segreto della fecondità apostolica e missionaria, al posto di tante chiacchiere, convegni e manifesti “pubblicitari” della fede; n.d.a.).
E' vero che la recita del santo Rosario è semplice, ma è ciò che vi è di più toccante.
Ci si mette alla presenza di Dio con un atto di fede; si recita il Credo, che ci mette davanti agli occhi ciò che Gesù Cristo ha sofferto per noi...
Si possono forse recitare queste parole senza sentirsi penetrare di rispetto e di riconoscenza verso Dio, che ci dona tanti mezzi per ritornare a Lui, se avessimo avuto la disgrazia di discostarcene con il peccato?
Nel Rosario, i primi misteri, che chiamiamo “gioiosi” e che meditiamo per la conversione dei peccatori, ci rappresentano le umiliazioni, l'annientamento di Gesù Cristo, la sua Nascita, la sua Circoncisione, la sua Presentazione al tempio.
Possiamo trovare, fratelli miei, qualcosa di più capace di commuoverci, di distaccarci da noi stessi e dal mondo, di farci sopportare le nostre pene in spirito di penitenza, che contemplare il modello divino, nella meditazione dei suoi misteri?
I santi ne facevano tutta la loro occupazione.
Due giovani studenti, racconta la storia, erano sempre insieme, per meditare sulla vita nascosta di Gesù Cristo.
Uno dei due, dopo la sua morte, apparve all'altro, secondo la promessa che gli aveva fatta, e gli disse che si trovava in cielo, per aver fatto la Comunione con molto fervore e con una coscienza pura; per aver avuto una grande devozione alla santa Vergine, cosa molto gradita a Dio; per avere spesso meditato sulla vita nascosta di Gesù Cristo e per averlo imitato meglio che avesse potuto.
Si racconta nella vita di san Bernardo, che la santa Vergine lo proteggesse sempre in una maniera così particolare, che il demonio aveva perso su di lui ogni ascendente.
Avendo perso sua madre ancora molto giovane, egli pregò Maria di adottarlo come suo figlio; più tardi, mentre la sua devozione aumentava sempre più, Bernardo pregò la santa Vergine di mostrargli che cosa dovesse fare per esserle più gradito, e sentì una voce che gli diceva: «Bernardo, figlio mio, fuggi il mondo e cerca di ritirarti nella solitudine: lì ti santificherai».
Fu lì che egli trascorse tutta la sua vita nella penitenza e nelle lacrime, e fu da lì che salì in cielo.
Vedete cosa gli valse la sua devozione verso la santa Vergine?
Leggiamo nella vita della beta santa Margherita di Cortona, che ella faceva consistere tutta la sua devozione nell'imitare la vita povera e sconosciuta della santa Famiglia; ella non volle mai possedere nulla, nemmeno per un domani; fu abbandonata da tutti i suoi parenti, dai suoi amici, ma il buon Dio se ne prese cura Lui stesso.
Ella faceva tutte le sue pratiche di pietà, per onorare la santa Famiglia nella stalla di Betlemme, e bagnava il pavimento di lacrime, quando pensava a questi misteri di povertà e di abbandono.
Dopo che morì, il suo cuore venne aperto e vi si trovarono tre piccole pietre, sulle quali erano scritti i nomi di Gesù, di Maria e di Giuseppe.
Vedete come la meditazione di questi misteri è gradita a Dio?...
Si racconta anche che un grande peccatore aveva trascorso la sua vita in ogni sorta di disordini.
(Nell'ora della morte, come vediamo diversamente le cose, rispetto a quando stiamo bene in salute!).
Vedendo che aveva fatto tanto male, si lasciò andare alla disperazione.
Si ebbe un bel da fare per ispirargli fiducia nella Misericordia di Dio, ma niente potè convincerlo.
Gli si parlò anche di sant'Agostino.
«Ma, diceva, sant'Agostino non era stato anche...».
Gli si disse di fare ricorso alla santa Vergine, ma rispose che l'aveva disprezzata per tutta la vita; gli si rappresentò Gesù Cristo, che ha tanto sofferto per salvarci.
«E' vero, diceva, ma io l'ho perseguitato e fatto morire ogni giorno».
Gli fu detto anche: «Amico mio, credi forse che un bambino molto piccolo si ricordi, da grande, delle piccole pene che gli siano state arrecate nella sua infanzia?».
«No, rispose».
«Ebbene! amico mio, andiamo al presepe, e vi troveremo quel piccolo Bambino che tu hai offeso, è vero, ma Egli ti dirà che non si ricorda più nulla adesso».
Allora entrò in una tale fiducia e in un dolore così grande per i suoi peccati, che morì con dei segni visibili che Dio lo aveva perdonato.
Vedete, fratelli miei, come queste meditazioni siano gradite a Dio, e come esse siano capaci di attirare su di noi le sua misericordie? (il curato vuol dire che quel peccatore aveva, di fatto, meditato su un mistero del Rosario: terzo mistero della gioia; n.d.a.).
Non c'è nessuna preghiera che ci avvicini di più alla vita di Gesù Cristo, di questa pia pratica.
Tuttavia bisogna che la nostra devozione sia limpida e sincera, e non una devozione frutto di abitudine e di “routine”.
San Cesario ci racconta un esempio, per farci vedere che la santa Vergine non accoglie bene quelle devozioni che non siano sincere.
C'era nell'ordine dei Cistercensi un religioso che, facendo il medico, usciva contro la volontà del suo superiore e del suo confessore.
Ma, per una certa devozione che aveva verso Maria, rientrava in monastero in tutte le feste della santa Vergine.
Un giorno della festa della Presentazione, mentre era in coro con gli altri religiosi, per cantare l'ufficio sacro, vide la santa Vergine passeggiare nel coro e donare a ogni religioso un certo liquore che li infiammava di un tale amore, che essi non si credevano più sulla terra, tanta era la dolcezza che provavano.
Quando la santa Vergine arrivò accanto a lui, passò oltre senza dargli nulla, dicendo: “che quelli che volevano cercare le dolcezze della terra non meritavano di gustare quelle del cielo, e, sebbene egli si recasse in monastero il giorno della sua festa, ciò non le era gradito”. Questo rimprovero gli fu così doloroso che quello si mise a piangere e promise che non sarebbe più uscito.
Un'altra volta che la santa Vergine ricomparve, accordò anche a lui, come agli altri, la stessa grazia, poichè aveva mantenuto la sua promessa.
Quello trascorse la sua vita in una grande devozione alla santa Vergine e ne ricevette molte grazie; non smetteva mai di ripetere che colui ama la Madre di Dio, riceve molti aiuti per acquistare la salvezza e per vincere il demonio.
Santo Stanislao, aveva una devozione così grande verso la santa Vergime, che la consultava su tutto ciò che faceva.
Questo giovane si raffigurava spesso la felicità che aveva provato il santo vegliardo Simeone, nel prendere il santo Bambino Gesù fra le sue braccia.
Un giorno che era in preghiera, tutto occupato in questo pensiero, la santa Vergine gli apparve, tenendo fra le braccia il santo Bambino Gesù, e glielo diede, per procurargli lo stesso piacere.
Santo Stanislao lo prese come Simeone e ne provò tanta felicità, che non riusciva a parlarne senza versare abbondanti lacrime, tanto il suo cuore era pieno di gioia.
Vedete, fratelli miei, come la santa Vergine è attenta ad ottenerci le grazie, non appena gliele domandiamo?
Ah! fratelli miei, come potremmo assicurarci la salvezza, se avessimo una grande fiducia nella santa Vergine!
Quanti peccati eviteremmo, se facessimo ricorso a lei in tutte le nostre azioni; se tutte le mattine ci unissimo a lei, pregandola di presentarci al suo divin Figlio!
Se passiamo agli altri misteri, che chiamiamo “dolorosi”, quanti motivi capaci di commuoverci, e di farci comprendere l'amore infinito di un Dio per noi!
Infatti, fratelli miei, chi non sarebbe toccato vedendo un Dio che cade in agonia, che ricopre la terra col suo Sangue adorabile?
Un Dio legato, imbavagliato, gettato a terra dai suoi nemici, e tutto questo per liberarci dalla schiavitù del demonio!
Chi non resterebbe commosso nel vedere un Dio coronato di spine che gli trafiggono la fronte, con una canna in mano, in mezzo a un popolo che lo insulta e lo disprezza?
Oh! chi potrà mai comprendere tutti gli orrori che dovette sopportare in quella notte spaventosa che trascorse con degli scellerati?
Lo legano a una colonna, dove fu percosso con tanta crudeltà, che il suo povero corpo non era più che un pezzo di carne tagliuzzata!
O mio Dio! quali crudeltà hai sopportato, per meritarci il perdono di tutti i nostri peccati!
Oh! fratelli miei, chi di noi non temerebbe piuttosto il peccato che la morte?...
Un missionario che predicava in una grande città, apprese che vi era in una cella un disgraziato che si disperava; le sue lacrime e i suoi gemiti facevano fremere coloro che lo udivano; egli ebbe il desiderio di andarlo a trovare, per consolarlo e offrirgli il soccorso del suo ministero.
Essendo entrato nella prigione, fu lui stesso spaventato per i lamenti di quel povero infelice e constatò che il racconto che gliene avevano fatto non era nulla in confronto a ciò che vedeva.
Gli disse con bontà: «Mio caro amico, qual è il motivo del tuo dolore?».
poichè il prigioniero non rispondeva nulla il missionario gli disse: «E' forse la tua situazione che ti affligge?».
«No, meriterei ancora di peggio».
«Hai forse lasciato nel mondo qualcuno che soffre per causa tua?».
«No, niente di tutto ciò mi'nquieta».
«E' il pensiero della morte che ti affligge?».
«No di certo, so bene che non vivrò per sempre; un po' prima o un po' dopo, la morte verrà per tutti; se potessi espiare i miei peccati, ne sarei molto felice. Ma poichè vuoi sapere il motivo delle mie lacrime, eccolo».
E tutto singhiozzante, tirò fuori da sotto il vestito un grosso crocifisso, e lo mostrò al missionario: «Ecco il motivo delle mie lacrime. Oh! un Dio che ha tanto sofferto e che è morto per me, malgrado tutte le offese, potrà ancora perdonarmi? La grandezza delle sue sofferenze e del suo amore per me sono la causa per cui non riesco a trattenere le lacrime.
Da quando sono qui tutti mi hanno abbandonato; non c'è che il mio Dio che pensi a me, che voglia ancora donarmi la speranza del cielo.
Ah! com'è buono! Com'è possibile che io sia stato talmente sciagurato da offenderlo?...».
Fratelli miei, converrete con me che se noi siamo così poco toccati dalla meditazione di questi misteri del rosario, è perchè non vi poniamo la dovuta attenzione,
Mio Dio! quale disgrazia per noi!...
Se proseguiamo, vediamo un Dio caricato di una grossa croce; Egli viene condotto tra due ladroni, da una truppa di scellerati, che lo sommergono con gli oltraggi più sanguinosi.
Il peso della sua croce lo fa cadere a terra; con forti colpi di piedi e di pugni viene fatto rialzare e, ben lungi dal pensare alle sue sofferenze, Egli sembra non pensare ad altro che a consolare le persone che prendono parte al suo dolore.
Oh! potremmo mai non essere commossi, e trovare pesanti le nostre croci, vedendo quello che soffre un Dio per noi?
Ci vuole ancora altro per eccitarci al dolore dei nostri peccati?
Ascoltate: lo inchiodano sulla croce, senza che Egli lasci uscire dalla sua bocca una sola parola per lamentarsi di stare troppo soffrendo.
Ascoltate le sue ultime parole: «Padre mio, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno».
Non avevo forse ragione a dirvi che il santo Rosario ci rappresenta tutto ciò che è più capace di condurci al pentimento, all'amore e alla riconoscenza? Ahimè! fratelli miei, chi potrebbe mai comprendere l'accecamento di questi poveri empi che disprezzano una pratica di devozione così capace di convertirli, così capace di darci la forza di perseverare, se siamo così fortunati da essere in grazia di Dio?
Parliamo ora della terza parte, cioè dei misteri gloriosi.
Che cosa possiamo trovare di più stimolante, per farci distaccare dalla vita, e farci sospirare verso il cielo?
In questi misteri, Gesù Cristo ci appare senza sofferenze, mentre prende possesso di una felicità infinita che ha meritato per tutti noi.
Per farci concepire un grande desiderio del cielo, Egli vi sale in pieno giorno, alla presenza di più di cinquecento persone (cfr. 1Corinzi 15,6; ma questo testo non si riferisce propriamente all'Ascensione; n.d.a.).
Se meditate ancora su questi misteri, vedrete la santa Vergine, mentre il suo divin Figlio la viene a prendere Lui stesso, con tutta la corte celeste; gli angeli appaiono visibilmente e intonano dei cantici di gioia che odono tutti i presenti; ella abbandona la terra, dove ha tanto sofferto e va a raggiungere suo Figlio, per godere della felicità di Colui che ci chiama e ci aspetta tutti.
Possiamo trovare qualcosa, nella nostra santa religione, che possa meglio condurci al buon Dio, e farci distaccare dalla vita?
Ebbene, fratelli miei, ecco che cos'è il santo Rosario, ecco questa devozione che tanto si biasima e della quale si fa così poco conto.
Ah! bella religione, se ti si disprezza, è perchè non ti si conosce!...
Tuttavia non fermiamoci a ciò; dobbiamo anche, per quanto possiamo, imitare le virtù della santa Vergine, per meritare la sua protezione, e soprattutto la sua umiltà, la sua purezza, la sua carità.
Ah! padri e madri, se aveste la fortuna di raccomandare spesso ai vostri figli questa devozione alla santa Vergine, quante grazie ella otterrebbe loro! quante virtù praticherebbero!
Vedreste nascere in loro tutto ciò che è più capace di renderli graditi al buon Dio!
No, fratelli miei, non potremo mai comprendere quanto la santa Vergine desideri aiutarci a salvare le nostre anime; quanto siano grandi le cure che si prende di noi.
La minima fiducia che avremo in lei, non sarà mai senza ricompensa.
Felice colui che vive e muore sotto la sua protezione: si può ben dire che la sua salvezza sia assicurata, e che il cielo gli sarà donato un giorno!
E' questa la felicità che vi auguro.
