La Misericordia di Dio verso il peccatore (Seconda omelia)


3ª Domenica dopo Pentecoste

La Misericordia di Dio verso il peccatore
(Seconda omelia)
«I pubblicani e i peccatori stavano vicino a Gesù per ascoltarlo» (Luca 15,1).

Chi potrebbe comprendere la grandezza della Misericordia del Signore verso i peccatori?
La sua Grazia li va a cercare in mezzo ai loro disordini, e li conduce ai suoi piedi.
Si fa suo protettore contro gli scribi e i farisei, che non potevano sopportarli, e giustifica la sua condotta nei loro confronti, con la parabola del buon pastore che, di cento pecore, avendone persa una, abbandona tutto il suo gregge, per andare a cercare quella che si è perduta, e, avendola trovata, se la carica sulle spalle, la riconduce all'ovile, dove, appena arriva, invita i suoi amici a venire a condividere con lui la sua gioia per aver ritrovato la pecora che credeva perduta.
Poi Gesù aggiunge a questa parabola quella di una donna che, di dieci dracme avendone persa una, accende la sua lampada per cercarla nel luogo più oscuro della casa, e poi, avendola trovata, manifesta la stessa gioia del buon pastore che aveva ritrovato la sua pecorella perduta.
Il Salvatore del mondo, applicando a se stesso queste vive immagini della sua Misericordia verso i peccatori, dice che tutto il Cielo si rallegrerà per la sorte del peccatore che si convertirà e farà penitenza.
Se la nostra conversione arreca tanta gioia a tutta la corte celeste, affrettiamoci a convertirci.
Per quanto possiamo essere colpevoli, per quanto sregolata possa essere la nostra vita, andiamo sinceramente a Dio, e siamo sicuri del nostro perdono.
Per farvi impegnare in ciò, vi mostrerò quanto sia grande la Misericordia di Dio verso i peccatori, e, in seguito, che cosa il peccatore debba fare per corrispondervi.
Tutto è invitante e consolante nella condotta che la Misericordia di Dio adopera verso i peccatori: essa li attende, li invita e li riceve a penitenza.
«Dio, ci dice il profeta Isaia, attende il peccatore, e ciò accade per un puro effetto della sua bontà, poichè il peccatore, dal momento in cui è caduto nella colpa, merita di essere punito».
Nulla di più è dovuto al peccatore, se non il castigo. Dal momento in cui questo miserabile peccatore si è rivoltato contro il suo Dio, tutte le creature domandano vendetta per la sua rivolta.
«Signore, esse gli dicono, come i servi del padre di famiglia, permettici di andare a sradicare dal campo della tua Chiesa, questa zizzania che guasta e disonora il buon grano.
Vorresti, gli chiede il mare, che io l'inghiottisca nei miei abissi?
E la terra: vorresti che io mi apra per farli scendere ancora vivi nell'inferno?
E l'aria: vorresti che io li soffochi?
E il fuoco: vorresti che io li bruci?
E l'acqua: vorresti che io li anneghi?».
Ma che cosa risponde il Padre delle misericordie?
«No, no, dice, questa zizzania ptrebbe diventare grano buono; questo peccatore potrebbe convertirsi».
Se quel peccatore sbaglia di nuovo, Egli non dice una parola.
Se si allontana da Lui, e corre verso la perdizione, Egli lo afferra.
«O Signore! Dio delle misericordie! quand'ero peccatore, io mi allontanavo ogni giorno di più, dice sant'Agostino; tutti i miei passi e tutte le mie vie erano altrettante cadute in nuovi precipizi; le mie passioni si accendevano sempre di più; tuttavia Tu avevi pazienza.
O pazienza infinita del mio Dio!
E' da tanti anni che ti offendo, e tu non mi hai ancora punito! Da dove deriva ciò?
Ah! adesso lo riconosco: è perchè volevi che mi convertissi, e ritornassi a Te per mezzo della penitenza».
Quando questo Dio di Misericordia volle punire gli uomini al tempo del diluvio, a causa dei crimini orrendi di cui si erano resi colpevoli, Egli lo fa con rincrescimento, come dice la Scrittura.
«Questo pentimento che Dio manifesta, dice sant'Ambrogio, ci mostra l'enormità dei crimini con cui gli uomini avevano insozzato la terra.
Tuttavia si accontenta di dire: “Io li distruggerò”».
Perchè parla come di qualcosa di futuro? Forse che la sua saggezza mancava dei mezzi necessari?
No, senza dubbio, ma Egli parla di questa punizione come di una cosa di là da venire, per dare ai colpevoli il tempo di disarmare la sua collera.
Egli li avverte della disgrazia di cui li minaccia, centoventi anni prima che accada, per dare loro il tempo di convertirsi, per mezzo della penitenza.
Invia loro Noè, per predicare loro questa penitenza; per assicurarli che se cambieranno vita, anch'Egli cambierà la sua decisione.
Il santo patriarca impiega cento anni per costruire l'arca, affinchè gli uomini, vedendo questa nuova costruzione, gliene domandino la ragione, e rientrino in se stessi.
Quanti indugi! quante dilazioni!
Dio attende la loro penitenza, ma poi, alla fine, la sua pazienza finisce (l'intero pensiero del curato a proposito del diluvio non sembra molto congruo col testo biblico a cui si riferisce; ma a parte la sua solita rielaborazione, la riflessione spirituale che ne scaturisce resta validissima; n.d.a.).
E' così che Dio attende ancora oggi a penitenza questo miserabile peccatore, che senza sosta vede morire davanti ai suoi occhi, un numero infinito di morti (plurale di “morte”) tra le più terribili.
Gli uni vengono precipitati nelle acque, annegando, gli altri sono disintegrati dai fulmini del cielo; altri ancora rapiti nel fiore dell'età; altri poi sono strappati nel seno dei piaceri e di una florida fortuna.
Questo Dio di bontà e di tenerezza, che desidera la conversione del peccatore con tanta premura, permette che questi rumori minacciosi si espandano in diverse parti del mondo, come una tromba che annuncia a tutti i peccatori di tenersi pronti, perchè il loro turno arriverà ben presto, e che se non approfittano di questi esempi per rientrare in se stessi, ahimè! fra un po' saranno loro stessi a servire di esempio per gli altri.
Ma questi miserabili peccatori sono simili a quegli uomini di cui parla la Scrittura, che non erano affatto scossi dalle minacce che Dio rivolgeva loro, per bocca del santo patriarca Noè (secondo il curato, le varie disgrazie che accadono nel mondo sono un preavviso di Dio che incita alla conversione; nulla a che vedere con la stupida apologetica di quegli impostori che, ai nostri giorni, escludono la Volontà divina "permissiva", dai disastri naturali... “etsi Deus non daretur!”; n.d.a.).
«Ah! peccatore, grida un santo padre, perchè non ti arrendi alla voce del tuo Dio che ti chiama? Egli ti tende la mano per strapparti da quest'abisso in cui i tuoi peccati ti hanno precipitato; ritorna, Egli ti promette il perdono».
O com'è triste, fratelli miei, non conoscere il proprio miserabile stato!
Arrendiamoci dunque alla voce di colui che ci chiama unicamente per guarirci da quei mali dai quali la nostra povera anima viene sfigurata.
Vediamo che Dio invita Lui stesso il peccatore alla penitenza: «O Gerusalemme, sei stata infedele, ti sei prostituita all'amore impuro delle creature; tuttavia, ritorna a me e io ti riceverò».
Così parlava il Signore, per bocca del profeta Geremia, a una peccatrice dell'Antico Testamento.
Ascoltiamo quello che ci dice ancora questo divin Salvatore: «Peccatori, vi siete stancati nella via dell'iniquità, tuttavia vente a me, e Io vi ristorerò. Venite a gustare e a sperimentare quanto il Signore sia dolce, come il suo giogo sia leggero, quanto i suoi comandamenti siano amabili».
O buon Pastore delle nostre anime! non contento di richiamare le sue pecore perdute, Egli va a cercarle.
Guardatelo, accasciato per la stanchezza, presso il pozzo di Giacobbe, mentre segue una delle sue pecorelle, nella persona della samaritana.
Guardatelo nella casa di Simone il lebbroso, mentre la insegue nella persona della Maddalena, perchè, se quella venne a trovare il Salvatore nella casa del fariseo, fu solo perchè la grazia l'aveva attratta, l'aveva toccata e aveva guidato i suoi passi.
Guardatelo in Gerico, mentre fa di Zaccheo, che era un pubblico peccatore, un perfetto penitente.
Guardate ancora le sue viscere commosse su tutti i peccatori in generale: «Io voglio la misericordia, e non il sacrificio, dice; Io sono venuto a chiamare il peccatore, e non il giusto».
«O quante volte, Egli grida, o ingrata Gerusalemme, ho voluto radunare i tuoi piccoli sotto le ali della mia Misericordia, come una gallina raduna i suoi piccoli pulcini sotto le sue ali, ma tu non hai voluto».
Non è forse questa stessa grazia che incalza ogni giorno il peccatore, perchè si converta?
Io affermo che se il peccatore è abbastanza felice di ritornare a Dio, Egli lo riceverà a penitenza e gli perdonerà senza indugio.
Sì, fratelli miei, se questo peccatore abbandona i suoi crimini di iniquità, e ritorna sinceramente a Dio, Dio è sempre pronto a perdonargli.
Vediamolo nel più consolante di tutti gli esempi che il Vangelo ci propone, che è quello del figlio prodigo.
Egli aveva dissipato tutti i suoi beni, vivendo come un libertino e un debosciato.
La sua pessima vita lo ridusse a una miseria così grande, che egli era contento di nutrirsi dei resti dei porci; tuttavia nessuno gliene dava.
Infine, toccato vivamente dalla sua miseria, volge gli occhi al suo stato disgraziato, e prende la risoluzione di ritornare nella casa di suo padre, dove l'ultimo degli schiavi stava infinitamente meglio di lui.
Eccolo che parte. Egli è ancora molto lontano, allorchè il padre lo scorge.
Vedendolo, ne è colto da compassione, egli dimentica la sua tarda età, corre davanti a lui, si getta al suo collo e lo abbraccia.
«Ah! padre mio, che cosa fai? Io ho peccato contro il Cielo e contro di te, non merito più di essere chiamato tuo figlio; mettimi solo nel numero dei tuoi schiavi».
«No, no, figlio mio, gli dice questo buon padre, io dimentico tutto il passato. Si portino i suoi abiti di prima, per rivestirlo, gli si metta un anello al dito e dei sandali ai piedi; si uccida il vitello, e si gioisca: perchè mio figlio era morto, ed è risuscitato; era perduto, ed è stato ritrovato».
Eco l'immagine, ed ecco la realtà.
Dal momento in cui il peccatore prende la risoluzione di ritornare a Dio e di convertirsi, al suo primo passo, la Misericordia è mossa da compassione; ella corre davanti a lui, prevenendolo con la sua grazia, ella lo bacia, favorendolo delle sue consolazioni spirituali, lo ristabilisce nel suo stato di prima, perdonandogli tutte le sue passate sregolatezze (e tutto questo, prima della confessione!...; n.d.a.).
«Ma, dirà questo peccatore convertito, Signore, ho dissipato tutto il bene che mi hai donato, me ne sono servito solo per offenderti».
«Non importa, dirà questo buon Padre, voglio dimenticare tutto il passato. Si dia a questo peccatore convertito la sua veste di prima, rivestendolo di Gesù Cristo, della sua grazia, delle sue virtù, dei suoi meriti».
Ecco, fratelli miei, la maniera in cui la Giustizia di Dio tratta il peccatore (Giustizia e misericordia, per il curato coincidono; n.d.a.).
Con quale fiducia e con quale prontezza non dovremmo ritornare a Dio, qualora avessimo avuto la disgrazia di abbandonarlo, seguendo i desideri corrotti del nostro cuore?
Potremmo mai temere di essere rifiutati, dopo tanti segni di tenerezza e di amore verso i più grandi peccatori?
No, fratelli miei, non rimandiamo più il nostro ritorno a Dio; il tempo presente e quello futuro devono farci tremare.
Anzitutto il tempo presente: se disgraziatamente fossimo in stato di peccato mortale, ci troveremmo nell'imminente pericolo di morte (intende la morte della perdizione eterna; n.d.a.).
Lo Spirito Santo ci dice: «Colui che si espone al pericolo, vi perirà». E così, vivendo nell'odio verso Dio, avremmo ragione di credere che la morte ci possa sorprendere.
Dal momento che Dio vi offre oggi la sua Grazia, perchè non approfittarne?
Dire che non c'è fretta, che avete tempo, non è forse, fratelli miei, ragionare come degli insensati?
Vedete di cosa siete capaci quando siete malati?
Ahimè! di nulla! Non riuscite a fare nemmeno un atto di contrizione come si deve, perchè siete talmente assorbiti dalle vostre sofferenze, da non pensare affatto alla vostra salvezza (la malattia, specie se grave, toglierebbe la lucidità necessaria a un'autentica conversione; n.d.a.).
Ebbene, fratelli miei, non siamo forse troppo sciagurati a voler attendere la morte per convertirci?
Almeno, fate per la vostra povera anima, quello che fate per il vostro corpo, che tuttavia non è altro che un mucchio di putredine e che, tra un istante, sarà il pasto degli animali più vili (Caterina da Siena lo definiva “drittamente un sacco d'immondizia”; senza nulla togliere alla dignità del corpo umano, qui è considerato solo nel suo innegabile destino di putrefazione finale; n.d.a.).
Quando siete stati gravemente feriti, aspettate forse sei mesi o un anno, per applicare i rimedi che credete essere necessari per la guarigione?
Se siete attaccati da una bestia feroce, aspettate forse di essere divorati a metà, prima di gridare aiuto?
Non implorate subito il soccorso dei vostri vicini?
Perchè, fratelli miei, non agite allo stesso modo, allorchè vedete la vostra povera anima insozzata e sfigurata dal peccato, e ridotta sotto la tirannia dei demoni?
Perchè non ricorrete subito all'assistenza del Cielo, e non fate subito ricorso alla penitenza?
Sì, fratelli miei, per quanto possiate essere dei grandi peccatori, voi non vorreste morire nel peccato. Ebbene, poichè desiderate abbandonare, un giorno, il peccato, perchè non abbandonarlo oggi, dato che Dio vi dà il tempo e le grazie per questo?
Pensate forse che in seguito Dio sarà più disposto a perdonarvi, e che le vostre abitudini saranno più facili da rimuovere?
No, no, fratelli miei, più voi differite il vostro ritorno a Dio, più la vostra conversione sarà difficile. Il tempo, che svigorisce tutto, non farà che fortificare le nostre cattive inclinazioni.
Può darsi che voi vi rassicuriate riguardo al tempo futuro.
Ahimè! fratelli miei, non ingannatevi: i giudizi di Dio sono così temibili, che voi non potete differire la vostra conversione di un solo minuto, senza esporvi al pericolo di essere perduti per sempre.
Lo Spirito Santo ci dice, per bocca del saggio, che «il Signore sorprenderà il peccatore, nella sua collera».
Gesù Cristo stesso ci dice «che verrà come un ladro nella notte, e che arriverà nel momento che meno ci si aspetta».
Egli ci ripete anche queste parole: «Vegliate e pregate continuamente, per timore che quando verrò, Io non vi trovi addormentati».
Gesù Cristo, con queste parole ci vuol mostrare che dobbiamo costantemente vegliare affinchè la nostra anima non sia trovata in stato di peccato, quando la morte ci colpirà.
Facciamo, fratelli miei, come le vergini sagge, che fecero la loro provvista di olio per attendere l'arrivo dello Sposo, per essere pronte a partire, quando le chiamerà.
Allo stesso modo, facciamo provvista di buone opere, prima che Dio ci chiami davanti al suo tribunale.
Non imitiamo quelle vergini folli, che attesero l'arrivo dello Sposo, prima di andare a cercare dell'olio; quando poi tornarono, la porta era chiusa, ed ebbero un bel da fare per pregare lo Sposo di aprire loro: Egli rispose che non le conosceva.
Immagine triste, ma molto espressiva, fratelli miei, del peccatore che rinvia il suo ritorno a Dio, di giorno in giorno.
Giunto in punto di morte, egli vorrebbe approfittare di quel momento, ma ormai è troppo tardi, non c'è più rimedio.
Sì, fratelli miei, la sola incertezza del momento in cui Dio ci citerà a comparire davanti a Lui, ci dovrebbe far tremare, e impegnarci a non perdere un solo istante, per assicirarci la salvezza.
D'altronde, fratelli miei, conosciamo forse il numero dei peccati che Dio vuole accettare da parte nostra, o la misura di grazia che ci vuole accordare, e infine, fino a che punto può arrivare la sua pazienza?
Non dovremmo temere che il prossimo peccato che commetteremo, ponga il sigillo alla nostra riprovazione?
Dal momento che vogliamo salvarci, perchè rimandare più a lungo?
Quanti angeli e quanti milioni di uomini, che hanno commesso un solo peccato mortale! Tuttavia, quel solo peccato sarà la causa per cui soffriranno per tutta l'eternità!
No, fratelli miei, vedete ad esempio i ladri: essi non sono puniti tutti allo stesso modo; gli uni invecchiano nel brigantaggio, mentre altri, al primo crimine, sono sorpresi e puniti.
Non dovremmo temere che succeda la stessa cosa alla nostra anima?
E' vero che voi vi rassicurate per il fatto che Dio non vi punirà , sebbene l'offendiate continuamente (aveva previsto i predicatori di oggi, specie quelli di maggior prestigio...; n.d.a.).
Ma potrebbe darsi anche che è proprio al primo peccato che commetterete, che egli vi aspetta per colpirvi e precipitarvi negli abissi!
Guardate un cieco mentre cammina verso un precipizio: l'ultimo passo che fa, non è più grande del primo, tuttavia è questo passo che lo getta nel precipizio.
No, fratelli miei, per piombare nell'inferno, non è necessario commettere dei grandi crimini, ma è sufficiente continuare a vivere nella lontananza dei sacramenti, per essere perduti per sempre.
Andiamo, fratelli miei, non stanchiamo più la pazienza di Dio, affrettiamoci a corrispondere alla sua bontà, che non vuole altro che la nostra felicità.
Ma vediamo, in una maniera ancora più particolare, ciò che dobbiamo fare per corrispondere ai disegni che la Misericordia di Dio ha su di noi.
Noi diciamo che se la Misericordia di Dio attende il peccatore a penitenza, non bisogna stancare la sua pazienza; ella ci chiama, c'invita, noi dobbiamo presentarci davanti a lei; ella ci riceve e ci perdona, noi dobbiamo rimanerle fedeli.
Sono questi i doveri di riconoscenza che ella richiede da noi. Sì, Dio attende e tollera il peccatore. Ma, ahimè! quanti peccatori che, invece di approfittare della sua pazienza, per rientrare in se stessi, aggiungono peccato su peccato?
E' da dieci, o da vent'anni che Dio aspetta questo miserabile peccatore a penitenza; ma costui deve tremare, perchè non è rimasto altro che un filo sottile al quale la Misericordia sta appendendo l'esecuzione delle sue vendette!
Ah! miserabile peccatore, pensi di disprezzare per sempre tutte le ricchezze della sua pazienza, della sua bontà e della sua ampia tolleranza?
E' perchè Dio sa aspettarti a penitenza, che tu pensi di non doverla fare mai?
Non è, al contrario, che proprio questa divina bontà, come dice l'apostolo, dovrebbe spingerti a non differirla oltre?
«Tuttavia, dice, per la durezza e l'impenitenza del vostro cuore, voi ammassate tesori di collera, per il giorno della manifestazione del Signore».
Infatti, quale durezza è pari a quella di un uomo che non è per nulla ammorbidito dalla dolcezza e dalla tenerezza di un Dio che, da tanti anni, l'attende a penitenza?
Perciò è soltanto il peccatore la causa della sua perdita.
Sì, Dio ha fatto tutto ciò che doveva fare per la sua salvezza; gli ha fatto la grazia di conoscerlo, gli ha insegnato a distinguere il bene dal male, gli ha manifestato le ricchezze del suo cuore, per attirarlo a Lui; lo ha anche minacciato con i rigori del suo Giudizio, per spronarlo a convertirsi; se dunque il peccatore muore nell'impenitenza, se la dovrà prendere solo con se stesso.
Approfittiamo, fratelli miei, della Misericordia che Dio esercita, nell'attenderci a penitenza.
Ah! non stanchiamo più la sua pazienza, col dilazionare continuamente la nostra conversione.
Noi diciamo che quando la Misericordia di Dio ci chiama, dobbiamo andare davanti a lei.
«Dio, dice sant'Ambrogio, si impegna a perdonarci; ma bisogna che la nostra volontà si unisca a quella di Dio; Egli ci vuole salvare, occorre che anche noi lo vogliamo, perchè una sola di queste due volontà non ha effetto se non è congiunta con l'altra: quella di Dio, inizia l'opera, la conduce e la consuma; quella dell'uomo deve concorrere al compimento dei suoi disegni».
Dobbiamo trovarci nelle stesse disposizioni di san Paolo all'inizio della sua conversione, come ci racconta nella lettera ai Galati: «Voi avete sentito parlare della mia condotta e delle mie azioni tutte criminali. Prima che Dio mi facesse la grazia di convertirmi, io perseguitavo la Chiesa di Dio, in una maniera così crudele, che ne provo orrore tutte le volte che vi penso.
Chi mai avrebbe creduto che la Misericordia divina avrebbe scelto quel momento per chiamarmi a lei? Ciò accadde allorchè mi vidi tutto circondato da una luce folgorante, e udii una voce che mi disse: “Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti? Io sono il tuo Salvatore e il tuo Dio, contro cui tu rivolgi la tua rabbia e le tue persecuzioni».
Sì, fratelli miei, possiamo dire che ciò che successe a Paolo quella volta, in una maniera così eclatante, accade ancora, ogni giorno, in favore del peccatore.
La sua grazia lo cerca, e lo perseguita, anche quando questo miserabile la offende.
Se è disposto a confessare la verità, egli dovrà ammettere che tutte le volte che è pronto a compiere il male, la voce di Dio si fa sentire nel fondo del cuore, per opporsi ai suoi disegni criminali.
Che dovrà fare questo peccatore? Dovrà obbedire alla voce del Cielo, e dire, come il sant'uomo Giobbe: «Signore, Tu hai contato i miei passi, nei miei errori, ma ecco, io ritorno a Te: degnati di usarmi Misericordia».
Noi diciamo anche che, se Dio accoglie il peccatore e lo perdona, questo peccatore deve restargli fedele.
Niente più ricadute nei suoi disordini: egli deve rinunciare interamente ai peccati che gli sono stati perdonati; non essere più a carico della Misericordia divina, che condanna le conversioni incostanti, mentre gioisce per quelle solide e perseveranti; il peccatore deve gemere per il resto dei suoi giorni, per avere atteso tanto, prima di donarsi a Dio; egli deve continuamente benedire il Nome del Signore, perchè ha fatto risplendere in lui la sua Misericordia infinita, strappandolo da quell'abisso nel quale i suoi peccati lo avevano precipitato.
Tali devono essere i sentimenti di un peccatore veramente convertito (a differenza degli impostori, ad ogni livello, che vorrebbero svendere la grazia di Dio a buon mercato, il curato nutre un senso profondissimo della serietà dell'impegno e dell'altissima posta in gioco, che corredano la vita cristiana; n.d.a.).
Abbiamo visto quanto sia grande la Misericordia di Dio, in maniera tale che, per quanto possiamo essere peccatori, non dobbiamo mai disperare della nostra salvezza, perchè la Misericordia di Dio supera infinitamente la nostra malizia.
Ma, allo stesso tempo, non dobbiamo abusarne, perchè, dice il profeta: «La Misericordia di Dio è per coloro che la temono, e non per coloro che la disprezzano» (lo afferma Maria di Nazaret nel Magnificat: Luca 1,50, riprendendo il versetto del Salmo 103,17 ebr.; n.d.a.).
Il giusto deve sperare nella Misericordia di Dio, ma è necessario che egli perseveri, affinchè essa recuperi in lui i suoi diritti, ricompensando i suoi meriti (pensiero poco chiaro o “geniale”...; n.d.a.).
Il peccatore deve, allo stesso modo, sperare nella Misericordia di Dio, ma facendo penitenza.
Affinchè la nostra conversione sia sincera, noi dobbiamo unire la speranza alla penitenza: perchè, fare penitenza senza sperare, è il retaggio dei demoni, e sperare, senza fare penitenza, è la presunzione dei libertini (ed è la bestemmia “imperdonabile”, secondo Gesù e la dottrina della Chiesa, contro lo Spirito Santo; n.d.a.).
Felici noi, fratelli miei, se corrisponderemo alle cure, alla premura e alle grazie che Dio non smette di prodigarci, per farci operare la nostra salvezza!
E' ciò che vi auguro.