
Per
le “Rogazioni” e le processioni.
«Davide si allontanò, accompagnato da tutto il popolo, per condurre l'Arca del Signore» (2 Samuele 6,2)
Possiamo, fratelli miei, trovare una cerimonia più commovente, di quella di vedere il santo re, accompagnato da tutti i sacerdoti e dai leviti, seguiti anch'essi da tutto il popolo, mentre trasportano l'Arca santa del tabernacolo di Silo, nel luogo che le aveva preparato, a Gerusalemme?
I sacerdoti e i leviti, esercitavano intorno ad essa le funzioni del loro ministero, e ciascuna tribù marciava sotto il suo stendardo.
Noi vediamo in ciò, e cioè nel trionfo del popolo giudaico mentre conduce l'Arca, una figura molto evidente del pio concorso dei cristiani che vanno in processione, da un luogo all'altro, sotto la guida dei loro pastori, avendo alla loro testa la croce e gli stendardi.
Riuniti insieme, essi formano un piccolo corpo d'armata, temibile per il demonio e potente presso Dio, per ringraziarlo di qualche grazia, o per chierergliene qualcuna.
E' dunque molto necessario farvi comprendere perchè siano state stabilite queste processioni e come vi si debba assistere.
Diremo anche una parola sull'astinenza, che è stabilita pressappoco per gli stessi motivi, e cioè per domandare al buon Dio di preservare i raccolti, di somministrarci i mezzi per soddisfare alla sua Giustizia per i nostri peccati, e, nello stesso tempo, per preservarci dal commetterne altri.
E' dunque vostro interesse ascoltare bene questa istruzione, che vi insegnerà quali siano i mezzi per approfittare di questi beni, che la Chiesa ci offre
(“Quattro tempora”: Quattro serie di tre giorni di digiuno e di astinenza, istituite dalla Chiesa al principio delle quattro stagioni dell'anno. “Rogazioni”: Processione cristiana penitenziale di propiziazione per l'agricoltura, accompagnata dalla preghiera litanica e da apposita liturgia; n.d.a).
Vi dirò anzitutto, fratelli miei, che la prima e la più antica legge che il buon Dio ha imposto all'uomo è quella dell'astinenza.
Dal momento in cui Adamo venne creato, e il buon Dio l'ebbe posto nel paradiso terrestre, dandogli il potere su tutte le creature, gli proibì, nello stesso tempo, di toccare il frutto di un certo albero che gli indicò.
Se Adamo fosse stato fedele a questa legge, non avremmo avuto bisogno che la Chiesa ci imponesse altre astinenze (spettacolare teoria del curato: tutta la storia delle salvezza ha preso le mosse da una mancata astinenza; anche se sappiamo che il racconto di Genesi 2, 15-17, ha un carattere simbolico, che, però, non vuol dire irreale; n.d.a.).
Ma, a causa del peccato, essendosi la nostra carne sollevata contro lo spirito, è stato necessario domarla col digiuno e con l'astinenza.
E' per questo che la Chiesa ordina ai suoi figli, oltre ai digiuni di quaresima, quelli delle vigilie e delle “Quattro Tempora”, oltre l'astinenza del venerdì e del sabato.
Ecco, fratelli miei, lo scopo generale che la Chiesa si prefigge comandando l'astinenza e il digiuno in certi giorni: è quello di infondere nei suoi figli lo spirito di penitenza, che Gesù Cristo non ha cessato di raccomandare quando era sulla terra, e che è come la sintesi della divina morale.
Sì, fratelli miei, è mortificando il nostro corpo che noi possiamo indebolire le nostre passioni, che possiamo espiare i nostri peccati passati, e che troveremo un rimedio per preservarci dal commetterne altri.
Poichè, fratelli miei, abbiamo tante colpe da espiare, dobbiamo approfittare di rimedi così efficaci per soddisfare la giustizia di Dio.
Sì, fratelli miei, noi tutti abbiamo delle passioni da domare, ed è precisamente recidendo tutto ciò che può blandire il nostro gusto, che possiamo superarle.
La Chiesa, che conosce il bisogno che ne abbiamo e la nostra ripugnanza a farlo, ci viene in aiuto, facendocene un comandamento, allo scopo di sollecitare più efficacemente la nostra volontà a sottomettersi.
Ma, oltre a questa legge generale, ci sono anche dei casi particolari: essa ci comanda dei digiuni, alla vigilia delle grandi feste, per disporci, per mezzo della penitenza, a celebrarle con maggiore pietà e a ricavarne maggiori frutti.
Come la Chiesa ha consacrato la domenica alla memoria della Risurrezione di Gesù Cristo, allo stesso modo, ella ha consacrato il venerdì al ricordo della morte e passione di Gesù Cristo.
Non è forse giusto che consacriamo questo giorno alla penitenza e alla mortificazione, poichè sono i nostri peccati che hanno inchiodato Gesù Cristo sulla croce?
Non è forse giusto che prendiamo parte alle sue sofferenze, se vogliamo aver parte alla grazia della redenzione?
E' per questo, fratelli miei, che nei primi secoli della Chiesa, tutti i venerdì erano giorni di digiuno.
Si digiunava anche il sabato, per onorare la sepoltura di Gesù Cristo, e, allo stesso tempo, per prepararsi alla santificazione della domenica.
Poichè questi giorni, fratelli miei, sono giorni di grazia e di benedizione, ci dobbiamo preparare per mezzo della mortificazione, se vogliamo ricevere con abbondanza i beni che il buon Dio ci vuole donare.
Ai nostri giorni, fratelli miei, come potete vedere, questo digiuno del venerdì e del sabato si riduce soltanto a privarsi dal mangiare la carne, e la Chiesa ce ne fa un comandamento: «Non mangiare carne il venerdì, e nemmeno il sabato».
Sì, fratelli miei, dobbiamo sottometterci tutti a questa legge, anche i fanciulli, quando lo possono; soltanto coloro che non possono proprio farlo, ne sono esentati.
Ma, ahimè! in che secolo miserabile siamo arrivati?
Non si riconoscono più tra i cristiani, i figli della Chiesa: quasi tutti sembra che si divertano a violare le leggi dell'astinenza.
Ahimè! non ci si fa più nessuno scrupolo a mangiare la carne il sabato o il venerdì; le cattive compagnie vi fanno rinnegare la vostra religione (anche se, come alcuni potrebbero notare, queste regole sono state quasi del tutto abolite, non è stato e non sarà mai abolito lo spirito di penitenza, che dovrà necessariamente esprimersi in altri modi adeguati).
Ahimè! quanti peccati mortali! Vi si vede forse celebrare dei fidanzamenti, di sabato, senza che si mangi della carne, come i pagani e gli idolatri?
Ahimè! quale scandalo per i fanciulli, e quale sorgente di maledizioni, per coloro che si fidanzano!
«Ma è l'usanza, mi direte voi».
Ahimè! amico mio, se è abitudine, mangiare carne il venerdì, sappiate che il buon Dio non prenderà mai l'abitudine di accogliere in Cielo coloro che disprezzano la sua legge.
Si perde la religiosità, tra di noi, perchè non facciamo più caso a queste leggi.
Se Adamo, fratelli miei, si è perduto, per aver mangiato il frutto proibito, allo stesso modo anche noi ci perdiamo, mangiando carne nei giorni proibiti.
Oh! che triste scelta, preferire di andare a bruciare nell'inferno per una eternità, piuttosto che privarsi dal mangiare la carne!
«Ma succede quando si sta in compagnia, mi direte voi».
Ah! la compagnia, fratelli miei, ma siete anche voi! eh! la compagnia! non vi forzano mica! non vi aprono la bocca per metterci dentro la carne!
Disgraziati! avrete certo il tempo per rammaricarvi!...
No, no, fratelli miei, che mai questo maledetto rispetto umano vi faccia compiere un'azione così indegna di un cristiano, e che dimostra una ingratitudine così grande verso Dio.
E che! amico mio, tu temi il mondo; ma getta lo sguardo su questa croce: vedi se il tuo Dio si è vergognato di morirvi tutto nudo, davanti a una folla ingente; andate via! disgraziati! voi siete degli ingrati.
Il buon Dio vi attende, davanti al suo tribunale, dove pagherete caro il vostro rispetto umano!
Voi temete che vi deridano?
Oh! certamente, voi siete una bella reliquia, per temere che ci si prenda gioco di voi! (cioè vi ritenete sacri e inviolabili come una reliquia; n.d.a.).
Guardate il vostro modello, fratelli miei; forse che Egli ha temuto le derisioni che gli furono fatte durante la passione?
Se le avesse temute, non ci avrebbe forse lasciati nella schiavitù del demonio?
Andate via, miserabili! andate a mangiare la vostra carne, avrete certo il tempo per rimpiangerla per tutta l'eternità!...
No, fratelli miei, che giammai questo maledetto rispetto umano vi faccia tradire così vigliaccamente il vostro dovere.
Ma passiamo a una seconda riflessione sui digiuni delle “Quattro Tempora”.
Leggiamo nella Sacra Scrittura, che i Giudei, cacciati da Gerusalemme, a causa delle loro infedeltà, condotti in schiavitù a Babilonia, allontanati dal tempio del Signore, riconoscendo che i loro peccati avevano meritato loro tutti questi castighi, vollero provare a placare la collera di Dio, e perciò, si prescrissero di digiunare il quarto, il quinto, il settimo e il decimo giorno del mese; è su quest'esempio che la Chiesa ha istituito i digiuni delle “Quattro Tempora”, per farci espiare i peccati che noi non cessiamo di commettere ogni giorno, e, infine, per attirare su di noi, con questa penitenza generale, che è molto più meritoria di quella che potremmo imporci di nostra iniziativa, per attirarci, dicevo, la misericordia e le benedizioni del Cielo.
Voi converrete con me che i tre giorni di digiuno che pratichiamo ad ogni inizio di stagione, cioè ogni tre mesi, non hanno alcuna proporzione con i peccati che abbiamo la disgrazia di commettere ogni giorno.
Tuttavia la Chiesa, che è una buona madre, e che ama i suoi figli, si accontenta di così poco, se lo facciamo bene e di buon cuore: ossia del digiuno e delle altre buone opere che possiamo compiere.
Per farci meglio comprendere la necessità che abbiamo di compiere bene questi santi digiuni, ella ce ne fa un comandamento: «Nelle “Quattro Tempora” e nelle vigilie, digiunerai».
Ella vuole, con questi digiuni delle “Quattro Tempora” farci ricordare che, come non vi è tempo in cui non abbiamo la disgrazia di offendere il buon Dio, così non ci deve essere tempo in cui non facciamo penitenza, affinchè possiamo placare la collera di Dio, per mezzo del sacrificio di un cuore contrito e umiliato.
Ecco la prima ragione che induce la Chiesa a istituire le “Quattro Tempora”.
La seconda ragione è in rapporto ai bisogni temporali.
Voi sapete che ci sono digiuni delle “Quattro Tempora” in primavera, perchè è in quel momento che il ritorno del sole comincia a rianimare la natura, e ad aprire la terra, per produrre i frutti.
La Chiesa ci avverte di chiedere a Dio che voglia donare fecondità alla terra, con le sue benedizioni.
In estate, poichè il raccolto è esposto a mille accidenti fastidiosi, l'intenzione della Chiesa è che preghiamo il buon Dio di conservarlo, e di accordarci, per sua misericordia, ciò che è necessario alla nostra vita, durante l'anno.
Ho detto, fratelli miei, “per misericordia”, poichè, essendo peccatori, come lo siamo, non abbiamo alcun diritto nemmeno ai beni necessari alla vita.
Quindi dobbiamo domandare al buon Dio il nutrimento, il vestito, come se fosse un'elemosina che Egli potrebbe rifiutarci senza commettere ingiustizia, e dobbiamo riceverlo con molta riconoscenza, come un beneficio del tutto gratuito, che Egli espande sopra di noi per sua pura bontà.
E' per questo che in autunno, allorchè si è occupati col raccolto, e in inverno, quando tutto è finito, la Chiesa vuole che offriamo a Dio i nostri digiuni e le nostre elemosine, come un sacrificio di grazie, per tutti i beni che ci ha accordato durante l'anno.
La terza ragione per la quale la Chiesa ha istituito le “Quattro Tempora”, è per chiedere al buon Dio la grazia di fare un buon uso dei beni che ci ha donato, e di non perdere mai di vista Colui che ce li ha dati.
Ma, disgraziatamente, non è quello che facciamo!
Ahimè! fratelli miei, chi di noi potrebbe non deplorare l'accecamento dei cristiani i quali, nel tempo del raccolto, dovrebbero ringraziare il buon Dio per i beni che ci dona e che, ben lungi dal fare questo, sembrano raddoppiare il loro furore verso di Lui, a causa dei peccati che commettono nel tempo stesso in cui ammassano i beni che il buon Dio ha donato loro?
Dobbiamo dunque concludere, fratelli miei, che se siamo in età da dover digiunare, ma non lo facciamo, noi pecchiamo mortalmente; se invece non possiamo digiunare, dobbiamo sempre rimpiazzare il digiuno, con qualche buona opera: sia privandoci di qualcosa nel pasto, sia assistendo alla santa Messa, o facendo qualche preghiera in più, rispetto agli altri giorni.
Noi dobbiamo, per unirci alla Chiesa, stimolarci alla contrizione dei nostri peccati, gemere per il fatto che non possiamo fare penitenza, per poter soddisfare almeno così, a causa dei nostri peccati, alla Giustizia di Dio.
La quarta ragione che ha indotto la Chiesa a istituire il digiuno, è quella di chiedere al buon Dio che i vescovi ordinino soltanto dei buoni preti; poichè è per il ministero del sacerdote che il buon Dio ci illumina, ci guida, ci distribuisce le sue grazie, e ci applica nei sacramenti il prezzo del Sangue di Gesù Cristo.
Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il tesoro più grande che il buon Dio possa accordare a una parrocchia, e uno dei doni più preziosi della Misericordia divina.
Al contrario, un cattivo prete, è uno dei più terribili flagelli della collera di Dio; è per questo che la Chiesa invita e comanda a tutti coloro che sono in età per farlo, il digiuno, allo scopo di attirare sui vescovi le luci necessarie per conoscere bene, coloro che il buon Dio destina al suo servizio, e affinchè Egli sparga le sue grazie e i suoi doni su coloro che saranno ordinati.
Vedete, fratelli miei, come vi siamo tutti interessati, poichè sembra che ne dipenda la nostra salvezza; infatti, se siete guidati da un buon prete, voi potete ricevere ogni sorta di benedizioni, sia per le preghiere che quello farà per voi, sia per i buoni consigli che vi darà.
In secondo luogo, abbiamo detto che avremmo parlato delle diverse processioni che si fanno durante l'anno, e che hanno ciascuna un oggetto particolare.
La processione del Santo Sacramento ha come oggetto quello di celebrare il trionfo che Gesù Cristo ha fatto riportare alla sua Chiesa sui suoi nemici, che negano la Presenza reale nel sacramento adorabile, e, nello stesso tempo, quello di rendere l'omaggio che gli è dovuto, a questo sacramento dell'amore.
E' questa la più augusta di tutte le processioni, poichè Gesù Cristo vi cammina personalmente.
Oh! di quale rispetto e di quale amore non dovremmo essere penetrati, in questa felice occasione, se avessimo la fortuna di comprenderlo bene, poichè abbiamo gli stessi vantaggi di coloro che seguivano il Salvatore, quando era sulla terra.
La processione delle Palme, si fa per onorare il cammino e l'ingresso trionfante di Gesù Cristo a Gerusalemme, cinque giorni prima della sua morte; quella della Purificazione, per rappresentare il viaggio che la santa Vergine fece al tempio, portando Gesù Cristo fra le sue braccia; quella dell'Assunzione è stata istituita per celebrare il trionfo della Madre di Dio, elevata in Cielo, e per rinnovare la consacrazione della Francia a questa augusta Regina, che ci ha dato tante prove della sua protezione.
La domenica, prima della messa parrocchiale, si fa una processione, per onorare Gesù Cristo Risorto, che andò da Gerusalemme in Galilea, dal momento che tutte le domeniche sono un ricordo della Risurrezione di Gesù Cristo.
Si fa questa processione prima della Messa, per ricordare il cammino che Gesù Cristo fece, recandosi sul Calvario, poichè il sacrificio della Messa non è altro che la continuazione del sacrificio della croce (più che la “continuazione”, come dice il curato, è la riattuazione o ripresentazione dell'ultima Cena, che, a sua volta anticipava il sacrificio del Calvario e la Risurrezione; n.d.a.).
Ora ditemi: se aveste mai riflettuto con attenzione, che la processione che noi facciamo le domeniche, prima della Messa la si fa per onorare il viaggio che Gesù Cristo fece, andando al Calvario, con quale prontezza vi sareste recati anche voi, per avere la felicità di seguire spiritualmente Gesù Cristo, che va ad immolarsi una seconda volta per voi? (non è corretto dire “una seconda volta”, perchè è sempre la stessa unica volta; n.d.a.).
Con quale devozione, fratelli miei, e con quale rispetto, vi assistereste?
Non vi sembrerebbe di vedere il Sangue che questo divin Salvatore ha sparso salendo sul Calvario?
Ahimè! se vediamo tanta indifferenza e così poco rispetto, è perchè non si conosce ciò che si fa, e i misteri che queste diverse cerimonie ci ricordano.
Beato quel cristiano che vi è istruito, e che entra nello spirito della Chiesa!
Noi vediamo che nel tempo delle calamità pubbliche, i vescovi ordinano delle processioni straordinarie per placare la collera di Dio, o per ottenere dalla sua Misericordia qualche grazia particolare.
In queste processioni, si portano, qualche volta, le reliquie dei santi, affinchè il buon Dio, alla vista di questo deposito prezioso, si lasci piegare in nostro favore.
La Chiesa ha fissato quattro giorni all'anno per fare queste processioni penitenziali, che sono: il giorno di san Marco, e i tre giorni delle “Rogazioni”.
In queste processioni, si portano una croce e degli stendardi, sui quali è dipinta l'immagine della santa Vergine e del patrono della parrocchia: lo si fa per avvertire i fedeli che essi devono camminare ogni giorno alla sequela di Gesù Cristo Crocifisso, e sforzarsi di imitare i santi che la Chiesa ci ha donato come patroni, protettori, e modelli.
Noi dobbiamo considerare tutte le processioni che facciamo, come una specie di trionfo, durante il quale accompagniamo Gesù Cristo e i santi o le sante (a parte il carattere “vintage” di certe affermazioni e descizioni, è da apprezzare molto il “cristocentrismo” del curato, che emerge da tutti i pori, e che non sempre è posto in rilievo nella religiosità popolare dei nostri giorni; n.d.a.).
Gesù Cristo si compiace a espandere le sue benedizioni in tutti i luoghi dove la sua Immagine, o quella dei santi è passata: è quello che si è visto in maniera particolare a Roma, allorchè sembrava che la peste non volesse risparmiare nessuno.
Il papa, vedendo che nè le penitenze, nè le altre buone opere, potevano far cessare questo flagello, ordinò una processione generale, dove si portò in giro l'immagine della santa Vergine dipinta da san Luca (a santa Maria Maggiore, e in cento altri luoghi leggendari; n.d.a.).
Non appena ci si mise in marcia, dappertutto dove l'immagine della santa Vergine passava, la peste cessava, e si sentivano gli angeli cantare: «Regina coeli laetare, alleluia!».
Allora la peste cessò del tutto.
Questa marcia, che facciamo seguendo la croce, ci ricorda che la nostra vita non deve essere altro che una imitazione di quella di Gesù Cristo, che si è offerto per essere nostro modello, e, nello stesso tempo, la nostra guida; e che, ogni volta che lo abbandoniamo, possiamo essere certi di commettere un errore.
La croce e gli stendardi, fratelli miei, che vediamo in testa alle processioni, sono, per i veri fedeli, un grande motivo di gioia, poichè costituiamo un piccolo corpo d'armata che risulta terribile per il demonio, e che ci dà diritto alle grazie di Dio, poichè non c'è niente di più potente delle preghiere che si fanno, riuniti insieme, sotto la guida dei pastori.
Vedete, fratelli miei, ciò che accadde agli Israeliti, sotto la guida di Giosuè: essi fecero per sette giorni il giro dei bastioni della città di Gerico, con l'Arca, marciando con rispetto, insieme ai sacri ministri.
I Cananei, li deridevano dall'alto delle mura, ma ben presto mutarono sentimento.
Alla fine di questa strana processione, le fortificazioni crollarono al solo suono delle trombe, e il Signore consegnò i loro nemici nelle loro mani, con la stessa facilità che se si trattasse di agnelli, senza alcuna resistenza.
Questa è, fratelli miei, la vittoria che Gesù Cristo ci fa riportare sui nemici della nostra salvezza, allorchè abbiamo la fortuna di assistere a queste processioni, con molta religiosità e rispetto.
In terzo luogo diciamo che le processioni devono farci pensare che siamo dei poveri viaggiatori sulla terra; che il Cielo è la nostra vera Patria, e che possediamo la luce e la grazia di Gesù Cristo, per poterci arrivare.
E' Lui stesso la via, poichè è Lui che ci ha mostrato tutto ciò che dovremmo fare per raggiungere il Cielo.
La Chiesa vuole ispirarci, con queste processioni, che non dobbiamo affatto attaccarci alla vita, ma solo a Gesù Cristo, fino alla morte, poichè Egli è la nostra ricompensa, per l'eternità.
Sì, fratelli miei, ecco i vantaggi che ci derivano dalle processioni, se abbiamo la fortuna di lasciarci penetrare bene, da quello che facciamo.
Ahimè! fratelli miei, quale disprezzo non riceve Gesù Cristo, nelle processioni che facciamo?
Gli uni non sanno più perchè ci siano venuti, ci vengono quasi ridendo; gli altri chiacchierano come se fossero in un posto ordinario, si girano da una parte all'altra.
Ahimè! oserei dire, quanti di costoro gettano i loro sguardi su oggetti che ravvivano e infiammano le loro passioni, e che, alla fine della processione, ne escono più criminali di quando sono entrati tra i fedeli!
Mio Dio, quante grazie disprezzate! quanti peccati si commettono in un momento così prezioso, per ottenere grazie più abbondanti!
Quante cose si fanno, per accontentare il demonio!...
Ah! se vi partecipassimo con delle buone disposizioni!...
Dobbiamo dunque farci un dovere, di assistere alle processioni quanto più possiamo; se non possiamo assolutamente assistervi, dobbiamo supplire facendo tutte le preghiere che fanno coloro che hanno la fortuna di assistervi, e sforzarci di accompagnarli con le sante disposizioni che la Chiesa ci richiede (abbiamo preferito lasciare il verbo originale “assistere” e non trasformarlo in “partecipare”, come si direbbe oggi, perchè ieri la mentalità era quella; non che oggi sia poi, in pratica, cambiata molto...; n.d.a.).
La prima disposizione è quella di essere pervasi dal significato che la Chiesa vuole dare ad ogni processione (altro che “assistere” passivamente; n.d.a.).
Non perdiamo mai di vista, fratelli miei, che per piacere a Dio, e meritare le sue grazie, bisogna adorarlo “in spirito e verità” (Giovanni 4,23: completamente disatteso nella prassi ecclesiastica, fino a oggi...; n.d.a.), e che noi facciamo come i Giudei, se ci accontentiamo di essere presenti soltanto con il corpo.
Ma un buon cristiano, deve essere pervaso dallo spirito di ciò che la Chiesa vuole rappresentargli in tutte le cerimonie che svolge.
Dobbiamo credere veramente che siamo alla Presenza di Dio, che lo seguiamo, come facevano i primi cristiani nel corso della sua vita mortale, e che veniamo a queste processioni, soltanto per chiedere Misericordia, e, di conseguenza, dobbiamo essere molto afflitti, per aver offeso un Dio tanto buono.
La seconda disposizione che il buon Dio esige che abbiamo durante le processioni, è quella di camminare con molto ordine, perchè è sufficiente che una sola persona proceda male, per dare molte distrazioni anche agli altri.
L'ordine consiste nel camminare con modestia, senza girarsi da una parte all'altra, senza parlare, senza ridere, poichè questo sarebbe un atto di disprezzo che si farebbe verso la Presenza di Dio e delle cose sante.
La terza disposizione è quella di unire le proprie preghiere a quelle che la santa Chiesa fa, durante la processione; ciò significa che dovete unirvi al sacerdote, in tutte le preghiere che fa.
Se non sapete leggere, ebbene! recitate il vostro rosario, unendo le vostre preghiere a quelle del sacerdote, e degli altri cristiani.
Bisogna stare molto attenti a non lasciare vagare il nostro spirito sui diversi oggetti che vediamo davanti a noi; ma bisogna abbassare un po' gli occhi, affinchè il demonio non abbia tante occasioni per distrarci.
Prima di iniziare, bisogna chiedere al buon Dio, perdono per i nostri peccati, affinchè fermi sopra di noi la sua Misericordia.
Ahimè! da quanti anni assistiamo alle sante processioni, e malgrado ciò, non ci è valso un granchè!
Sapete, fratelli miei, da dove può derivare questa disgrazia? E' perchè non ci siamo mai lasciati penetrare da quello che facciamo, e perchè lo abbiamo fatto sempre per abitudine, per usanza, e non per spirito di pietà e di amore.
Sì, fratelli miei, un buon cristiano deve sempre assistere alle preghiere e a tutti gli esercizi della religione, con un gusto sempre nuovo, con un sempre nuovo desiderio di trarre profitto meglio di quanto non abbia fatto finora.
Quale bontà, da parte del buon Dio, per sopportarci alla sua santa Presenza, e permetterci di fare ciò che fanno i santi nel Cielo!
Ah! come l'uomo starebbe meglio sulla terra, se avesse la fortuna di conoscere la santa religione (ma non una religione qualunque...; n.d.a.).
Ma vediamo ora, in poche parole, che cosa sia la processione di san Marco e quella delle Rogazioni.
Ascoltatemi bene: ciò è molto interessante.
Dovete conoscere, chi le ha istituite, quando sono state istituite, e perchè siano state istituite.
Nell'anno 492, i terremoti furono così violenti, e gli abitanti della città di Vienna, nel delfinato, furono così spaventati, che credevano di essere arrivati alla fine del mondo.
Ciò che li spaventò ancora di più, fu il fuoco dal cielo, che cadde sul municipio, e lo ridusse in cenere, con molte altre case vicine.
Le bestie feroci uscivano dalle foreste, e venivano ad attaccare gli uomini, in mezzo alle pubbliche piazze.
Gli abitanti, tutti spaventati, corrono in chiesa col loro vescovo, per scampare a quei mostri.
San Mamerto, che era il loro vescovo, fece fare molte preghiere e penitenze; e in seguito, per domandare a Dio la cessazione di questi mali, ordinò, tre giorni prima dell'Ascensione, delle processioni solenni e dei digiuni per placare la collera di Dio.
Le altre chiese di Francia, e molte altre chiese, fecero lo stesso, e in seguito queste processioni si fecero in tutto il mondo cristiano.
Non vi era nulla di più edificante di come si svolgevano allora queste processioni: vi si assisteva a piedi nudi, vestiti di cilicio e coperti di cenere; si osservava un digiuno molto rigoroso durante i tre giorni; era proibito lavorare, affinchè si avesse più tempo per la preghiera, e tutto questo tempo era impiegato nel domandare perdono al buon Dio per i peccati, nel pregare per la conservazione dei frutti della terra, e per i bisogni dello stato.
Quanto alla processione di san Marco, essa è stata istituita dal papa Gregorio Magno, nel 590, in occasione di una orribile calamità che devastava Roma.
Dopo una furiosa inondazione, le acque, imputridite, avevano corrotto l'atmosfera, e ciò fu causa di una pestilenza crudele, che fece morire una moltitudine considerevole di gente, di ogni stato e di ogni età.
La processione che san Gregorio Magno ordinò, si svolse con tanta devozione, fervore e lacrime, che la peste cessò immediatamente.
La Chiesa, vedendo come i peccati si moltiplicavano sulla terra, vedendo che il buon Dio ci castigava rigorosamente, ordinò di continuare queste sante processioni, per indurci a penitenza, calmare la Giustizia di Dio, e conservare i frutti della terra, che sono esposti, durante i nove mesi dell'anno, a mille accidenti.
Queste processioni vengono chiamate “grandi e piccole litanie”, che vuol dire: preghiera e supplica.
Le litanie, all'inizio, non erano altro che delle grida raddoppiate, che si lanciavano verso il buon Dio, domandando misericordia, con queste due parole: “Kirie eleison”.
In seguito, vi si sono aggiunti i nomi della santa Vergine e dei santi, per pregarli di interessarsi di noi presso il buon Dio.
La Chiesa, dopo aver invocato il Nome di Dio, proclama l'intercessione dei santi, espone nelle litanie i mali dai quali si sente oppressa e i beni di cui sente il bisogno; ella scongiura la Bontà di Dio, per tutti i misteri di Gesù Cristo, e soprattutto per la sua qualità di Agnello e Vittima di Dio per i nostri peccati, che sono i titoli più capaci di calmare la collera di Dio.
Sì, queste litanie, queste processioni, la santa Messa e l'astinenza, che la Chiesa ci prescrive in quei giorni, ci mostrano perfettamente quali siano i suoi intenti in tutto ciò.
Noi dobbiamo dunque, fratelli miei, per conformarci alle sue intenzioni, considerare questi giorni, come dei giorni consacrati alla preghiera, alla penitenza, e alle altre buone opere; dobbiamo farci grande scrupolo di non mancarvi, e mostrarci all'esterno con modestia e raccoglimento, con cuore contrito e profondamente umiliato, sotto la potente mano di Dio, alla vista dei nostri peccati e dei castighi che essi meritano.
Animati da questi sentimenti, dobbiamo sollecitare con insistenza, nel Nome di Gesù Cristo, la divina Misericordia per noi, per i nostri fratelli, per tutti i bisogni della Chiesa, per i bisogni dello Stato, e particolarmente per la conservazione dei beni della terra.
Ma, ahimè! questi doveri così necessari, e fondati su dei motivi così interessanti, sono quasi del tutto dimenticati, al punto che si vedono certe persone dedite senza sosta ai passatempi mondani e ai bagordi.
E chè! se la Chiesa ci prescrive delle preghiere, durante questi quattro giorni, ci sembrerà troppo penoso parteciparvi, dal momento che si tratta di placare la collera del buon Dio, e di stornare i mali che meritano i nostri peccati? (che ne direbbe il curato degli impostori dei nostri giorni, che negano che Dio possa adirarsi e castigare?...; n.d.a.).
Sapete, fartelli miei, a cosa ci invita la Chiesa, quando ci chiama alle processioni? Ecco, fratelli miei.
Ci invita a lasciare per qualche momento i lavori della terra, per occuparci del lavoro della nostra salvezza.
Quale felicità, quale grazia, costringerci, in qualche modo, a salvare la nostra anima!
Mio Dio, che dono! in quelle processioni, noi andiamo in cerca del Cielo!
Diciamo ancora che noi facciamo, in quel momento, ciò che i santi hanno fatto per tutta la loro vita.
Ditemi, fratelli miei, che cosa ha fatto Gesù Cristo, per tutta la sua vita?
Nient'altro se non lavorare alla nostra salvezza (insiste sul fatto che la salvezza non è un hobby, ma una fatica; n.d.a.).
Ebbene, fratelli miei, ecco ciò che noi facciamo nei giorni di san Marco e delle Rogazioni.
Quale felicità, fratelli miei, lavorare in quel momento alla salvezza della nostra anima!
Ahimè! fratelli miei, come il buon Dio si accontenta di poco, se confrontiamo ciò che meriterebbero i nostri peccati, con quello che hanno fatto i santi!
Essi non si sono accontentati di qualche giorno di digiuno e di qualche viaggetto di devozione, nè di qualche giorno di astinenza: ma guardate quanti anni di lacrime e di penitenze, per molti meno peccati di noi!
Guardate un sant'Ilarione, che pianse per ottant'anni nella foresta. Guardate un sant'Arsenio, che trascorse il resto della sua vita tra due rocce.
Guardate un san Clemente, che ha sopportato un martirio durato trentadue anni.
Guardate ancora queste folle di martiri, che hanno dato la vita per assicurarsi la salvezza.
Ne si ha un esempio molto sconvolgente nella persona di santa Felicita, madre di sette fanciulli, che viveva sotto l'imperatore Antonino.
I sacerdoti degli idoli, vedendo come questa santa sapeva far uscire le persone dall'idolatria, dissero all'imperatore: «Noi crediamo, Signore, di doverti avvertire che c'è a Roma una vedova con sette figli, la quale, appartenendo a quella setta empia chiamata “cristiana”, fanno dei voti sacrileghi, che renderanno i nostri dei implacabili».
All'istante l'imperatore disse al prefetto di far venire quella vedova, e di costringerla, con ogni sorta di tormenti, a sacrificare agli dei; e se si rifiutava, di farla morire.
Il prefetto, avendola fatta venire, la pregava con bontà di abbandonare la sua empia religione, e di sacrificare agli dei dell'impero, altrimenti l'imperatore aveva ordinato di farla morire.
Ma santa Felicita gli rispose, con una santa fierezza: «Non sperare, Publio, che tu mi guadagnerai con le tue preghiere o con le tue minacce.
Tu hai il potere, o di lasciarmi vivere, o di farmi morire; ma sii certo che una donna ti vincerà».
«Ma, le disse il prefetto, se tu vuoi morire, muori pure, ma almeno non essere la causa della morte dei tuoi figli».
«I miei figli perirebbero, se sacrificassero ai demoni, che sono i tuoi dei; ma se muoiono per il vero Dio, vivranno eternamente».
Ma il prefetto: «Abbi almeno pietà dei tuoi figli che sono nel fiore dell'età».
«Conserva la tua compassione per qualche altro, noi non ne vogliamo affatto».
Infine, voltandosi verso i suoi figli che erano presenti:
«Guardate, figli miei, questo cielo così bello e così alto: è lì che Gesù Cristo vi attende per ricompensarvi; combattete generosamente, figli miei, per il gran Re del Cielo e della terra».
Allora la si fece colpire crudelmente sul viso.
Il prefetto fece venire il primo dei suoi figli, chiamato Gennaio; non potendo convincerlo, lo fece frustare crudelmente, poi lo fece condurre in prigione.
In seguito si presentò Felice, che gli disse: «No, prefetto, tu non ci farai rinunciare al nostro Dio, per sacrificare al demonio; facci sopportare tutti i tormenti che vorrai, noi non li temiamo».
Dopo che Publio li ebbe fatti passare tutti davanti al suo tribunale, senza poterci guadagnare nulla, l'ultimo gli disse: «Ah! prefetto, se tu conoscessi il fuoco che ti è preparato, per bruciarti per tutta l'eternità! Ah! se tu sapessi che la Giustizia di Dio è pronta a colpirti!
Approfitta del tempo che il nostro Dio ti concede ancora, perchè tu possa pentirti».
Nulla da fare; li fece morire tutti.
Ma durante l'esecuzione, la madre li spronava a soffrire generosamente per Gesù Cristo: «Coraggio, figli miei! guardate il cielo dove Gesù Cristo vi attende per ricompensarvi».
Ebbene! ecco dei santi che avevano un'anima da salvare e un Dio da servire, come noi: vedete quello che hanno fatto.
Sì, fratelli miei, essi non si sono accontentati di qualche preghiera come quelle che facciamo noi, quando la Chiesa ci invita a pregare; ma hanno donato coraggiosamente la vita per salvare la loro anima.
Finiamo, fratelli miei, dicendo che deve essere per noi un grande piacere, una grande gioia, assistere a tutte queste sante processioni che si fanno nel corso dell'anno, e impegniamoci a parteciparvi con un sincero desiderio di domandare misericordia.
Facciamo in modo che mai il rispetto umano, nè la minima scomodità, siano capaci di farci trasgredire la legge dell'astinenza e del digiuno.
Beati noi, fratelli miei, se adempiremo a tutte queste piccole pratiche di pietà, dal momento che il buon Dio se ne vuole accontentare...