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Attualità del Santo Curato
«I metodi pastorali di san Giovanni Maria Vianney potrebbero apparire poco adatti alle attuali condizioni sociali e culturali. Come potrebbe infatti imitarlo un sacerdote oggi, in un mondo tanto cambiato?
Se è vero che mutano i tempi e molti carismi sono tipici della persona, quindi irripetibili, c’è però uno stile di vita e un anelito di fondo che tutti siamo chiamati a coltivare.
Lungi allora dal ridurre la figura di san Giovanni Maria Vianney a un esempio, sia pure ammirevole, della spiritualità devozionale ottocentesca, è necessario al contrario cogliere la forza profetica che contrassegna la sua personalità umana e sacerdotale di
altissima attualità».
(Benedetto XVI: Udienza generale del 05.08.09)
DATE IMPORTANTI
8 maggio 1786 : Nascita e Battesimo a Dardilly.
13 agosto 1815: Ordinazione sacerdotale a Grenoble.
13 febbraio 1818: Giovanni Maria Vianney arriva ad Ars.
1830: Comincia l'afflusso sempre crescente dei pellegrini.
4 agosto 1859: Morte del curato d'Ars, all'età di 73 anni, alle 2 del mattino.
1866: Apertura del processo di canonizzazione.
8 gennaio 1905: Beatificazione del Curato d'Ars da parte di S. PioX.
31 maggio 1925: Canonizzazione del Curato d'Ars da parte di PioXI.
1929: Il Curato d'Ars è proclamato “celeste patrono di tutti i parroci dell'universo”.
1959: Enciclica “Sacerdotii nostri primordia”del B. Giovanni XXIII sul Curato d'Ars nell’anno centenario della sua morte.
2009: E' indicato continuamente come "modello di tutti i sacerdoti del mondo", da Benedetto XVI, ma, contrariamente alle previsioni, la sua proclamaxione a Patrono di tutti i sacerdoti, non solo dei parroci, è misteriosamente naufragata.
Ma era solo questione di forma, la sostanza è un'altra, e "la vergogna ci copre la faccia
(salmo 69,8).

Composizione dei Sermoni
I Sermoni, del santo Curato, giunti integri fino a noi, in tutto 84, furono raccolti in quattro volumi e pubblicati nel 1882 da mons. Stefano Delaroche, arciprete d’Ainay a Lyon, e da dom Maria Agostino Delaroche, canonico regolare dell’Immacolata Concezione.
Furono composti, nella gran parte, secondo un'ipotesi accreditata, durante il primo periodo di ministero del santo Curato: tra il 1818 e il 1827, ma, con ogni probabilità, li "rieditava", riadattandoli di anno in anno, dato il tempo a sua disposizione, che diminuiva sempre più.
Li componeva tutti d’un fiato, senza rivederli, chiuso in sacrestia, di notte, impiegando fino a sette ore di seguito.
E' ovvio che non tutti i Sermoni pronunciati dal curato, ci sono pervenuti, e, di quelli tramandati, ne mancano almeno una quarantina, andati perduti o distrutti (vedi Presentazione).

Perchè i Sermoni sono stati ignorati?
La strana mancanza di una traduzione in lingua italiana dei Sermoni, dopo più di un secolo e mezzo dalla prima edizione francese, e da più di un secolo da una traduzione in italiano arcaico, parziale, ormai obsoleta e introvabile, è dovuta, almeno in parte, alla loro insistenza sui NOVISSIMI: MORTE, GIUDIZIO, INFERNO, PARADISO, che i cristiani di oggi preferiscono "rimuovere", con il valido aiuto dei moderni predicatori.
Tutte le affermazioni del santo curato, al riguardo, sono in perfetta linea con la sana dottrina cattolica; le sue omelie sono una manna dal cielo per i nostri giorni, possono servire a smascherare tanta ipocrisia e tante false illusioni, che una caterva di falsi teologi e falsi predicatori, a ogni livello della scala gerarchica, stanno seminando nell’animo dei credenti, e di cui renderanno conto al buon Dio...; si legga a tale proposito: 2 Corinzi 2,15-17!
Il silenzio omertoso sui Sermoni è tanto più strano, per il fatto che il santo, celeste patrono e modello di tutti i sacerdoti del mondo, gode di notevole "popolarità editoriale", per le molte, o troppe, biografie in circolazione, alcune delle quali leggendarie o scarsamente documentate.
Invece, è proprio nelle omelie che andrebbe ricercato il più autentico ritratto interiore del curato d'Ars.
Ma, come ormai si sarà capito, i Sermoni del curato d'Ars sono per cristiani adulti e coraggiosi, che non hanno paura di sentirsi ribadire "la verità biblica", intorno a quella fede, a cui avrebbero dovuto aderire (ma è assai raro), consapevolmente.

L'essenza dei Sermoni
L'ESSENZA dei Sermoni del santo curato, e il motivo per cui se ne consiglia la lettura é la centralità di Gesù Cristo, da cui bisognerà ripartire in questo terzo millennio, come ci indica Giovanni Paolo II, non solo per avere accesso alla vita celeste, ma anche per vivere meglio la vita terrena.
La trappola fatale e letale di Satana, nella nostra epoca, è il livellamento delle religioni, in nome di un malinteso ecumenismo interreligioso, che estingue lo slancio apostolico, che ha spinto e motivato tanti missionari, a spendere la vita per indicare ai pagani L’UNICA VIA DI SALVEZZA (Atti 4,12; 1 Timoteo 2,5), e rischia di sconfessare la moltitudine crescente di santi martiri, che hanno affrontato, in ogni epoca, torture e morte, pur di non adorare gli idoli delle genti, "che sono demoni, e non Dio" (Deuteronomio 32,17; Baruch 4,6-7; 1 Corinzi 10,20).
E' questa la peggiore disgrazia, in assoluto, che potesse capitare alla chiesa e al mondo, ma sembra che ci stia già capitando, e che venga del tutto sottovalutata!...

Severità dei Sermoni?
"A chi parlerà contro il Figlio dell'uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro" (Matteo 12,32).
"C'è un peccato che conduce alla morte; per questo dico di non pregare. Ogni iniquità è peccato, ma c'è il peccato che non conduce alla morte" (1 Giovanni 5,16-17).
Il peccato contro lo Spirito Santo, che può coesistere in maniera insospettabile, con la più grande santità apparente, con le più alte cariche gerarchiche, o con la più umile devozione popolare, consiste nella sostanziale, ostinata, insincerità verso Dio e verso se stessi.
E' questo lo sfondo e la preoccupazione dei richiami insistenti del santo curato alla possibilità, non troppo remota, di dannazione eterna, per chi non si relaziona a Dio con la dovuta serietà, ma se ne serve solo per il proprio comodo (Galati 6,7).
Ed è da questo possibile atteggiamento di impenitenza programmata e di presunzione di salvarsi senza merito, che scaturisce il tono, a volte "minaccioso", dei suoi Sermoni.
In realtà è la voce severa della mamma che ammonisce il proprio piccolo ad allontanarsi dal caminetto dove arde la brace, per paura che possa scottarsi.
Si ricordi sempre, perciò, che la severità, a volte sconcertante, del santo, ha di mira il peccatore “ostinato”, incallito nel male, e mai, invece, chi pecca per fragilità e poi si pente; per questi ultimi il curato ha parole "materne" di misericordia, di comprensione, e di incoraggiamento, a volte perfino "esagerate". Altrimenti si rischia di fraintendere completamente l'ottica spirituale e pastorale del santo.

Nota sulla traduzione
Sembrerà assurdo, ma purtroppo corrispone al vero: mentre, da una parte, si sono andate moltiplicando le biografie, più o meno leggendarie, del santo curato, a partire dalla prima, classica, dell'abate A. Monnin, contemporaneo e amico del santo, i suoi Sermoni, invece, autentiche perle di spiritualità e di pastorale, ma anche di "psicologia delle anime", non sono mai stati tradotti integralmente, almeno nella nostra lingua, a parte, come sembra, una vecchia traduzione in italiano arcaico, dei primi anni del novecento, parziale, e ormai introvabile.
L'enigma si spiega con il carattere alquanto ostico e "fuori moda" di questi Sermoni, peraltro lunghissimi, come dei piccoli trattati monografici, che non temono di sottolineare molti temi scomodi, come la rigorosa Giustizia di Dio, che non contrasta con la sua infinita Misericordia, i Novissimi, l'azione del Demonio nella vita del credente, l'importanza primaria e assoluta delle Sacre Scritture.
Riguardo alla presente traduzione, si osservi che, ciascun Sermone reca, all’inizio, i riferimenti precisi al testo francese, (giorno liturgico, titolo o tema trattato, e referenza biblica), per renderlo facilmente rintracciabile, in modo tale che, chi lo desideri, possa gustarne il tenore e la freschezza originali, e verificare di persona ciò che viene detto, dove e come lo si dice, nel testo originale.
E' notevole, infatti, il danno spirituale che può arrecare alle anime una traduzione falsa o falsificata, imprecisa o errata, specie quando si tratta di un santo.
L' ordine seguito nella traduzione, non è, quello dei quattro volumi originali, avendo preferito, un ordine tematico.
La presente traduzione ha richiesto, nella sostanza, un'impegno più che decennale (2010 - 2022 ca. a parte le successive revisioni), a causa, anche, della difficoltà insita nel testo francese, non facilmente riproducibile in una traduzione italiana.
Questo perchè il francese del santo curato, naturalmente, non è quello, che si scrive e si parla oggi, ma quello di fine settecento - metà ottocento, che, spesso, fa uso di una terminologia ormai in parte obsoleta; in più il suo stile risulta a volte contorto e un po' ingarbugliato, a motivo dell'impeto oratorio che lo caratterizza e che energizzaa non poco la sua predicazione.
Per entrare più nel dettaglio:
La traduzione degli 84 Sermoni del Curato d’Ars richiede un equilibrio delicato tra fedeltà al testo originale e chiarezza per il lettore contemporaneo. Il lavoro si fonda su alcuni principi essenziali:
Aderenza al francese ottocentesco — I sermoni del Santo sono scritti in un francese semplice ma non privo di sfumature idiomatiche, tipiche della predicazione popolare dell’epoca. La traduzione tiene conto di queste peculiarità, evitando sia l’appiattimento moderno sia l’arcaismo artificiale.
Rispetto della voce del Curato d’Ars — Il Santo parlava con un tono diretto, pastorale, spesso intriso di immagini vive e richiami morali. La traduzione cerca di conservare questo stile immediato, senza trasformarlo in un linguaggio accademico o distante.
Chiarezza teologica — Alcune espressioni, pur semplici, contengono concetti dottrinali precisi. La traduzione mira a renderli comprensibili senza tradirne il significato, mantenendo la coerenza con il magistero cattolico.
Coerenza terminologica — Termini ricorrenti come “grazia”, “carità”, “peccato”, “conversione”, “misericordia” vengono tradotti con uniformità, per permettere al lettore di seguire il filo spirituale del Santo senza ambiguità.
Sobrietà stilistica — Il Curato d’Ars non cercava effetti letterari, ma la conversione dei cuori. La traduzione rispetta questa sobrietà, privilegiando un italiano limpido, accessibile e fedele allo spirito originario.
Confronto con le edizioni critiche — Quando necessario, il testo viene verificato con le principali edizioni francesi, per sciogliere ambiguità, correggere refusi o chiarire passaggi oscuri.

Chiave di lettura
Una chiave di lettura fondamentale per riuscire a comprendere e ad apprezzare i Sermoni del Santo Curato, consiste nel tener conto della sua ottica insistente e persistente, la più essenziale nella pastorale cristiana degna di questo nome: la salvezza delle anime.
Essa costituisce la preoccupazione di fondo di tutta la Bibbia, dello stesso Diritto canonico, e della totalità delle apparizioni mariane, sempre incentrate su questo tema, che ai nostri giorni, purtroppo, è alquanto sottovalutato o ignorato, sia nella predicazione ordinaria, che negli approfondimenti teologici, e, perfino, nei documenti di ordinario magistero.
Il santo Curato aveva a cuore, anzi "era assillato", come emerge chiaramente dai suoi Sermoni e dalle sue più autorevoli biografie, dal desiderio che i suoi parrocchiani potessero un giorno godere della Visione di Dio, sfuggendo al terribile, ma possibile e non tanto remoto, rischio della dannazione eterna. A questo scopo, non risparmiava ogni possibile rigore morale ed oratorio.
Questo rigore, perciò, non era altro che l'altra faccia della medaglia, cioè del suo amore incondizionato per le pecorelle affidategli.
Tale sottolineatura non oscurava la Misericordia del “buon Dio”, come lui sempre lo chiamava, ma intendeva evitare quel fatale malinteso di cui parla il "Doctor Moralis" S. Alfonso Maria de’ Liguori, quando afferma che: “Ne ha condotti all’inferno più la misericordia di Dio che la sua giustizia”, riferendosi, com'è ovvio, all'abuso che si può fare della Bontà e tolleranza divine.

IL DESTINO ETERNO
L'apprezzamento di cui sembrano godere i Sermoni del santo Curato d'Ars, in questa prima traduzione italiana, è testimoniato dalla sua diffusione, in internet: sul mio blog, dove le ho riportate, mano a mano che le traducevo, ho registrato migliaia di accessi, da ogno angolo del mondo, laddove la lingua italiana sia parlata o conosciuta.
Inoltre, il primo volume che ho pubblicato nel 2010, per i tipi dell'ed. VivereIn, contenente le prime 10 Omelie, che oggi preferisco chiamare "Sermoni" da me tradotti, è andato subito esaurito.
L'accoglienza riservata a questi Sermoni, che erano rimasti, per quasi due secoli, quasi del tutto ignorati o evitati, è uno dei tanti segni di disagio nei confronti delle striscianti eresie, oggi impunemente diffuse, e che vanno di gran moda, la cui pestifera influenza sembra del tutto sottovalutata; è contro di esse che i Sermoni del curato d'Ars oppongono un efficacissimo antidoto.
Si arriva al punto di dover ascoltare personaggi famosi, di grande prestigio nella chiesa, pluri-intervistati (o sfruttati e gabbati a loro insaputa) dalle televisioni, perfino fondatori eretici di cosiddette comunità monastiche, che sostengono con disinvoltura e diabolica saccenteria, che l'inferno è vuoto, il diavolo è una "modalità letteraria", il peccato originale è poco più di un mito, la Redenzione della Croce è stata improvvisata, perchè Gesù è stato colto di sorpresa, e altre diavolerie del genere.
In un'epoca, come la nostra, dunque, in cui domina incontrastata la confusione dottrinale e il permissivismo morale, in ogni ambito della dottrina e della vita, spesso fomentati perfino da coloro che, per il ruolo che occupano, dovrebbero custodirne l'integrità, i Sermoni di Jean-Marie Viannèy, austeri, solidi, e incentrati sul binario costante e insistente, dell'anelito verso il Cielo, e del timore di concludere la propria avventura umana, con la tragedia infinita dell'inferno, offrono un valido sostegno a quella fede nei "Novissimi", che costituisce la garanzia della serietà di ogni autentica vita cristiana, non inquinata da un ingenuo ottimismo mondano che la banalizza e la rende inutile e insignificante.

E' strano dover constatare come non si comprenda che sottacendo il Paradiso e l'inferno, si distrugge alla base l'intera impalcatura dottrinale e morale del cristianesimo: infatti, tolti i "Novissimi", si elimina anche la fede in un Dio giusto perchè misericordioso, e misericordioso perchè giusto, si distrugge la premessa dell'intera storia della salvezza, che è il peccato originale, si riduce il diavolo a una specie di fantasioso uomo nero delle favole, e, in ultima analisi, si vanifica l'opera salvifica e la stessa esistenza di Gesù Cristo, di cui rimane solo un inutile ricordo e una ammirazione puramente umana ed emotiva, privi del loro significato religioso e soteriologico.
E tutto questo avviene sotto lo sguardo di chi dovrebbe vigilare, ma sembra distratto da preoccupazioni solo terrene, umanitarie e pauperistiche, che, sebbene molto importanti, non sono però sufficienti in se stesse, se non "reindirizzate" costantemente, al fine ultimo di ogni uomo, e di ogni sua singola attività, che è il Cielo, e la Vita eterna.
Dei quattro “Novissimi”: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso, l’unico che sembra essersi salvato dalla furia devastatrice di quel buonismo che elimina tutto ciò che abbia un minimo sentore di punizione divina, è il Paradiso.
Ma di quale “paradiso” si tratta?
Si tratta di un “cielo” senza Dio, ovile indiscriminato di "oves et boves et universa pecora", che nulla ha a che fare con il “Cielo” del santo curato, cioè le Tre Persone divine, un Cielo che ha un volto, degli occhi che ti fissano, ti amano, ma anche ti giudicano, degli occhi che potrebbero anche respingerti severamente, con una sentenza inappellabile, facendoti piombare là dove per tutta la vita hai scelto ostinatamente di andare, cioè l’inferno.
Un “cielo” senza la sua alternativa, l’inferno appunto, è un cielo per esseri umani depauperati del loro libero arbitrio, che è proprio ciò che li rende immagini del Dio Vivente e Creatore.

Testimonianza di un ascoltatore speciale
Una testimonianza del p. Alfred Monnin, amico del santo Curato e autore della sua prima monumentale biografia.
L'opera dalla quale è tratto il brano seguente: "Esprit du curé d'Ars" - Parigi 1864:
«Coloro che hanno ascoltato J-M Vianney solo nei suoi catechismi, lo conoscono solo a metà.
Essi conoscono ciò che vi era nella sua parola, di luce infusa, di grazia soprannaturale, di solidità, di trasparenza, e perfino di elevazione, di profondità e di originalità.
Essi però non sanno ciò che vi era di vita, di movimento, di calore e di unzione.
E' nei suoi Sermoni della domenica, che il missionario, l'uomo apostolico, l'oracolo, il profeta ispirato, il santo, consumato dalla sete della salvezza delle anime, si mostrava sotto il suo raro e inimitabile aspetto, in tutta la sua forza e in tutto il prestigio della sua possente individualità.
Ciò che caratterizzava i suoi discorsi, era un miscuglio di esaltazione e di sensibilità, di fede viva e ardente, di zelo impetuoso, da cui risultava, nel predicatore, l'unzione nella sua più alta potenza, e nell'ascoltatore, l'emozione nel suo più alto grado.
Da qui derivavano quei meravigliosi effetti che si è avuto spesso occasione di rimarcare ad Ars: quei cambiamenti dei cuori, quell'ammorbidimento delle volontà, quell'intenerimento, quelle lacrime, quel travaglio profondo, che cominciava ai piedi del pulpito e che si compiva nei segreti intrattenimenti del confessionale.
Essi conoscono ciò che vi era nella sua parola, di luce infusa, di grazia soprannaturale, di solidità, di trasparenza, e perfino di elevazione, di profondità e di originalità.
Essi però non sanno ciò che vi era di vita, di movimento, di calore e di unzione.
E' nei suoi Sermoni della domenica, che il missionario, l'uomo apostolico, l'oracolo, il profeta ispirato, il santo, consumato dalla sete della salvezza delle anime, si mostrava sotto il suo raro e inimitabile aspetto, in tutta la sua forza e in tutto il prestigio della sua possente individualità.
Ciò che caratterizzava i suoi discorsi, era un miscuglio di esaltazione e di sensibilità, di fede viva e ardente, di zelo impetuoso, da cui risultava, nel predicatore, l'unzione nella sua più alta potenza, e nell'ascoltatore, l'emozione nel suo più alto grado.
Da qui derivavano quei meravigliosi effetti che si è avuto spesso occasione di rimarcare ad Ars: quei cambiamenti dei cuori, quell'ammorbidimento delle volontà, quell'intenerimento, quelle lacrime, quel travaglio profondo, che cominciava ai piedi del pulpito e che si compiva nei segreti intrattenimenti del confessionale.

Ciò che si aggiungeva all'eloquenza della voce, era l'eloquenza del corpo.
Quella fronte larga, circondata da un'aureola di capelli bianchi, quei tratti fortemente delineati, quella espressione di beatitudine, che faceva da sfondo alla fisionomia del sant'uomo, e soprattutto il fuoco incessantemente mobile del suo sguardo, portava con sè una sorta di fascinazione soprannaturale, sotto la quale abbiamo visto spesso gli spiriti più fieri, curvarsi irresistibilmente, e lo scetticismo dichiararsi vinto.
Il genere che J-M Vianney aveva adottato nei suoi Sermoni, interessava, accattivava, istruiva gli ascoltatori, chiunque essi fossero.
Tuttavia, bisogna confessare che l'eloquenza del santo curato era sprovvista di tutti gli ornamenti estranei, che costituiscono il successo di un predicatore.
Quella fronte larga, circondata da un'aureola di capelli bianchi, quei tratti fortemente delineati, quella espressione di beatitudine, che faceva da sfondo alla fisionomia del sant'uomo, e soprattutto il fuoco incessantemente mobile del suo sguardo, portava con sè una sorta di fascinazione soprannaturale, sotto la quale abbiamo visto spesso gli spiriti più fieri, curvarsi irresistibilmente, e lo scetticismo dichiararsi vinto.
Il genere che J-M Vianney aveva adottato nei suoi Sermoni, interessava, accattivava, istruiva gli ascoltatori, chiunque essi fossero.
Tuttavia, bisogna confessare che l'eloquenza del santo curato era sprovvista di tutti gli ornamenti estranei, che costituiscono il successo di un predicatore.

E' questa una prova ulteriore della forza soprannaturale e del fascino divino del Vangelo che, predicato in tutta la sua semplicità, non trionfa meno della povertà di colui che l'annuncia, che delle esigenze diverse e spesso esagerate di coloro che l'ascoltano.
A volte, il resto del Sermone non era altro che un susseguirsi di esclamazioni, intercalate di lacrime e di singhiozzi.
Accadeva spesso che, vinto dall'emozione, il sant'uomo fosse costretto ad arrestarsi.
A volte, il resto del Sermone non era altro che un susseguirsi di esclamazioni, intercalate di lacrime e di singhiozzi.
Accadeva spesso che, vinto dall'emozione, il sant'uomo fosse costretto ad arrestarsi.
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Qualche volta il suo discorso non era che un grido, un grido sublime d'amore, di gioia o di dolore.
Mi ricordo che, spiegando il Vangelo della seconda domenica di quaresima, poichè il rapimento degli apostoli sul Tabor, risvegliava in lui l'idea della felicità dell'anima chiamata a gioire della santa Umanità di Nostro Signore, nella chiara visione del cielo, egli gridò, trasportato fuori di sè: «Lo vedremo! lo vedremo!...Oh! fratelli miei! ci avete mai pensato? Noi vedremo Dio! lo vedremo veramente! lo vedremo così com'è...faccia a faccia!».
E per circa un quarto d'ora non smetteva di piangere e di ripetere: «Lo vedremo! lo vedremo!!!».
Mi ricordo che, spiegando il Vangelo della seconda domenica di quaresima, poichè il rapimento degli apostoli sul Tabor, risvegliava in lui l'idea della felicità dell'anima chiamata a gioire della santa Umanità di Nostro Signore, nella chiara visione del cielo, egli gridò, trasportato fuori di sè: «Lo vedremo! lo vedremo!...Oh! fratelli miei! ci avete mai pensato? Noi vedremo Dio! lo vedremo veramente! lo vedremo così com'è...faccia a faccia!».
E per circa un quarto d'ora non smetteva di piangere e di ripetere: «Lo vedremo! lo vedremo!!!».

Un'altra volta egli aveva preso come argomento della sua istruzione il Giudizio finale e, arrestandosi di colpo sulle parole della terribile sentenza: «Andate via, maledetti! (Matteo 25,41)», scoppiò in lacrime e in gemiti, e, singhiozzando, non faceva che ripetere: «Maledetti da Dio!!! Ah! che terribile sciagura!!! Lo capite, figli miei: maledetti da Dio, che non fa che benedire! maledetti da Dio, che è tutto amore! maledetti da Dio, che è la bontà in persona! maledetti da Dio!!!».
L'uditorio era atterrito».
L'uditorio era atterrito».

NOTA FINALE:
Più Sermoni, meno biografie !!
Non sarà difficile per il lettore confrontare il vero Curato, come lo si "sperimenta" nei suoi Sermoni, con il ritratto posticcio che si desume dai diversi racconti più o meno fantasiosi, di cui gran parte delle biografie del santo sembrano ghiotte.
Il modo migliore per scoprire la personalità umana e spirituale del Curato d'Ars, modello autentico di cristiano e di sacerdote, consiste nell'ascoltare le sue parole, così come sono sgorgate dal suo cuore e dalla sua penna, nel caso dei Sermoni, oppure testimoniate da ascoltatori attendibili, nel caso del Catechismo e delle Conversazioni.
La caterva di "romanzi biografici" sul Curato, che affollano le nostre librerie, non sempre sono affidabili, poichè riportano un'immagine del santo mitizzata, secondo il pio gusto delle diverse epoche e lo standard agiografico.

Per contattare l'autore: emanufalc@gmai.com




