
"LA PIU' GRANDE TENTAZIONE E' QUELLA DI NON AVERNE"...
Omelia sul Vangelo della prima domenica di quaresima.
"Il Nostro divin Salvatore, essendo stato nostro modello in tutto, ha voluto esserlo anche nella tentazione. E' per questo che si è lasciato condurre nel deserto.
Come il bravo soldato non ha paura del combattimento, così pure il buon cristiano non deve avere paura della tentazione. Tutti i soldati sono bravi fino a che restano nella guarnigione: ma è sul campo di battaglia che si vede la differenza tra i coraggiosi e i codardi.
La più grande tentazione è quella di non averne. Si può quasi dire che si è fortunati ad avere delle tentazioni: è quello il momento della raccolta spirituale, allorchè accumuliamo per il cielo. E' come al tempo della mietitura: ci si leva di buon mattino, ci si dà molta pena, ma non ci si lamenta, perchè si sta facendo provvista.
Il demonio tenta solo le anime che vogliono uscire dal peccato, e quelle che si trovano in stato di grazia. Le altre, gli appartengono già, non ha bisogno di tentarle.
Un santo, passando un giorno davanti a un convento, vide una gran quantità di demoni che tormentavano i religiosi, senza riuscire a sedurli.
In seguito, passò davanti a una città e ne vide uno solo (demonio) seduto, che incrociava le braccia, e faceva marciare l'intera popolazione.
Allora il santo gli chiese come mai era tutto solo per una grande città, mentre ce n'erano un così gran numero per tormentare un pugno di religiosi. Il demonio gli rispose che era sufficiente lui per tutta la città, poichè coloro che erano inclini all'odio, all'impurità, all'ubriachezza, egli li attirava con quelle cose, ed era subito fatta; mentre con i religiosi, era più difficile. L'armata dei demoni, occupata a tentarli, vi perdeva il suo tempo e la fatica: non riuscivano a cavarne nulla. E così aspettavano che arrivassero altri religiosi, che si stancassero dell'austerità della regola (sottile allusione alla decadenza di alcuni conventi e monasteri del suo tempo; n.d.a.).
In un monastero, un fratello vide, durante il santo sacrificio, alcuni demoni che gironzolavano intorno a quei buoni religiosi. Ne vide uno, in particolare, che passeggiava sulla testa di un monaco, e un altro che avanzava e indietreggiava di volta in volta intorno a un altro. Dopo la Messa, questo fratello chiese ai due religiosi che cosa li avesse distratti durante l'ufficio. Il primo disse che aveva pensato a un pavimento che voleva fare nel convento, e il secondo, che il demonio era venuto ad attaccarlo, ma che egli aveva cercato ogni volta di respingerlo. E' questo ciò che devono fare tutti i buoni cristiani. Così la tentazione diventa per loro una fonte di merito.
Le tantazioni più ordinarie sono: l'orgoglio e l'impurità. Uno dei mezzi con cui si resiste meglio, è una vita attiva, per la gloria di Dio ("l'ozio è il padre dei vizi", dice l'antico proverbio; n.d.a.).
Molti si dedicano alla mollezza e all'oziosità: perciò non c'è da stupirsi che il demonio metta loro i piedi sulla testa.
Un religioso si lamentava col suo superiore di essere tentato violentemente. Il superiore ordinò al giardiniere e al cuoco, di chiamarlo ad ogni momento; qualche tempo dopo, il superiore chiese a quel religioso come stesse andando: "Ah! padre mio, gli rispose, non ho più il tempo di essere tentato!".
Se fossimo ben penetrati della santa Presenza di Dio, ci sarebbe molto facile resistere al nemico. Con questo pensiero: "Dio ti vede!", non peccheremmo mai.
Vi era una volta una buona santa, credo che sia santa Teresa, che si lamentava con Nostro Signore, dopo la tentazione, e gli diceva: "Dov'eri Tu, dunque, mio Gesù tanto amabile, durante questa terribile tempesta?". Nostro Signore le rispose: "Ero in mezzo al tuo cuore, e provavo piacere a vederti combattere".
Nel momento della tentazione, bisogna rinnovare fermamente le promesse del proprio battesimo... Ecco, ascoltate bene questo. Allorchè siete tentati, offrite al buon Dio il merito di quella tentazione, per ottenere la virtù opposta. Se siete tentati d'orgoglio, offrite la tentazione per ottenere l'umiltà; se lo siete di pensieri disonesti, per ottenere la paurezza; se è contro il vostro prossimo, per ottenere la carità. Offrite ancora la tentazione, per chiedere la conversione dei peccatori: ciò depista il demonio e lo fa fuggire, poichè la tentazione si volge contro di lui. Avanti! dopo di ciò egli vi lascerà tranquilli.
Un cristiano deve essere sempre pronto al combattimento. Come in tempo di guerra, ci sono sempre delle sentinelle piazzate qua e là, per vedere se il nemico si avvicina, così, noi dobbiamo essere sempre in guardia, per vedere se il nemico ci tende delle trappole, e se viene a sorprenderci...
Delle due, l'una: o un cristiano domina le sue inclinazioni, oppure le sue inclinazioni dominano lui; non c'è via di mezzo. E' come quando due uomini si prendono per il collo, per vedere chi è più forte, e chi atterrerà l'altro.
C'è quasi sempre uno che finisce per far crollare l'altro, e quando lo ha steso a terra, se ne sbarazza subito! Ne è diventato il padrone. Allo stesso modo, con le nostre inclinazioni la lotta raramente finisce per pareggiare: o le nostre inclinazioni ci battono, oppure noi battiamo le nostre inclinazioni.
Fratelli miei, com'è triste lasciarsi sconfiggere dalle proprie inclinazioni! Un cristiano è nobile; egli deve, come un gran signore, comandare ai suoi vassalli. I nostri vassalli sono le nostre inclinazioni.
Chiesero a un pastore chi fosse. Egli rispose: "Sono un re".
- E su chi regni, tu?
- Sui miei sudditi.
- E chi sono i tuoi sudditi?
- Le mie inclinazioni.
Quel pastore aveva ben ragione a dire che era un re (ogni cristiano, col Battesimo e poi con la Cresima, riceve il triplice "munus": la Grazia di Dio lo rende profeta, sacerdote e "re", per regnare sulle proprie passioni; n.d.a.).
Noi siamo in questo mondo come un vascello sul mare. Che cos'è che produce le onde? E' la tempesta. In questo mondo il vento soffia sempre. Le passioni sollevano la tempesta nella nostra anima: sono questi combattimenti che ci meriteranno il cielo.
Non si deve credere che ci sia un qualche luogo, su questa terra, in cui possiamo sfuggire a tale guerra. Noi troveremo il demonio dappertutto; e dappertutto egli cecherà di rapirci il cielo. Ma dappertutto e sempre noi potremo essere vincitori. Non è come negli altri combattimenti: tra due contendenti ci può sempre essere un vincitore diverso. Qui, se lo vogliamo, con la Grazia di Dio, che non ci è mai rifiutata, noi possiamo trionfare sempre.
Allorchè pensiamo che tutto è perduto, non dovremo far altro che gridare: "Signore, salvaci, stiamo per perire!". Poichè Nostro Signore è là, proprio a fianco a noi, che ci guarda compiaciuto, ci sorride e ci dice: "Ora so che tu mi ami; riconosco che mi ami davvero!". Infatti, è proprio nei combattimenti contro l'inferno, e nella resistenza alle tentazioni, che noi dimostriamo a Dio il nostro amore.
Ci sono anime sconosciute, in questo mondo, che un giorno scopriremo ricche di tante vittorie di ogni istante! E' a queste anime che il buon Dio dirà: "Venite, benedetti del Padre mio... entrate nella gioia del vostro Maestro...".
Il nostro angelo custode è sempre lì, a fianco a noi, con la penna in mano, per scrivere le nostre vittorie. Dobbiamo dire, ogni mattina: "Andiamo, anima mia, fatichiamo per acquistarci il cielo! Questa sera le nostre battaglie saranno terminate". La sera: "Domani, anima mia, forse tutte le pene della vita saranno finite per te..." (era talmente forte il loro desiderio del cielo, che i santi non temevano di augurarsi la morte andando a letto la sera, come suggerisce il curato, in questo caso; n.d.a).
Non abbiamo ancora sofferto come i martiri. Chiedete loro se adesso si sentono arrabbiati... Il buon Dio a noi non chiede tanto... Vi è chi si lascia abbattere solo da una parola...; una piccola umiliazione fa capovolgere la barca... Coraggio! fratelli miei, coraggio! Quando verrà l'ultimo giorno, allora direte: "Felici battaglie, che mi sono valse il cielo!".
Combattiamo dunque generosamente. Una volta che il demonio avrà visto che non può nulla contro di noi, ci lascerà in pace. Ecco come si comporta generalmente, con quei peccatori che ritornano a Dio: egli lascia gustare loro i primi momenti della conversione, perchè sa bene che non ci guadagnerebbe nulla; sono troppo infervorati! Egli attende qualche mese, quando il loro ardore si sarà raffreddato, e poi comincia a far trascurare loro la preghiera, i sacramenti; li attacca con diverse tentazioni; poi arrivano i combattimenti: è proprio allora che bisogna chiedere la forza, e non lasciarsi abbattere.
Ci sono quelli che sembrano talmente deboli che, quando sono un po' tentati, si lasciano andare, come un foglio di carta flaccido.
Se si marciasse sempre in avanti, come i buoni soldati, qualora venisse la guerra o la tentazione, si eleverebbe il proprio cuore a Dio, e si riprenderebbe coraggio. Invece ci si tira indietro e si dice: "Purchè mi salvi. E' solo questo che mi interessa. Non voglio diventare santo". Ma se non sarai santo, sarai un dannato! non c'è via di mezzo; si può essere o l'uno o l'altro: stai attento!
Tutti coloro che possiederanno il cielo, un giorno saranno santi. Le anime del Purgatorio lo sono, poichè esse non hanno peccati mortali, ma devono solo purificarsi, e sono amiche del buon Dio.
Lavoriamo, figli miei; un giono ci accorgeremo di non aver fatto nulla di troppo, per guadagnarci il cielo.
Come il bravo soldato non ha paura del combattimento, così pure il buon cristiano non deve avere paura della tentazione. Tutti i soldati sono bravi fino a che restano nella guarnigione: ma è sul campo di battaglia che si vede la differenza tra i coraggiosi e i codardi.
La più grande tentazione è quella di non averne. Si può quasi dire che si è fortunati ad avere delle tentazioni: è quello il momento della raccolta spirituale, allorchè accumuliamo per il cielo. E' come al tempo della mietitura: ci si leva di buon mattino, ci si dà molta pena, ma non ci si lamenta, perchè si sta facendo provvista.
Il demonio tenta solo le anime che vogliono uscire dal peccato, e quelle che si trovano in stato di grazia. Le altre, gli appartengono già, non ha bisogno di tentarle.
Un santo, passando un giorno davanti a un convento, vide una gran quantità di demoni che tormentavano i religiosi, senza riuscire a sedurli.
In seguito, passò davanti a una città e ne vide uno solo (demonio) seduto, che incrociava le braccia, e faceva marciare l'intera popolazione.
Allora il santo gli chiese come mai era tutto solo per una grande città, mentre ce n'erano un così gran numero per tormentare un pugno di religiosi. Il demonio gli rispose che era sufficiente lui per tutta la città, poichè coloro che erano inclini all'odio, all'impurità, all'ubriachezza, egli li attirava con quelle cose, ed era subito fatta; mentre con i religiosi, era più difficile. L'armata dei demoni, occupata a tentarli, vi perdeva il suo tempo e la fatica: non riuscivano a cavarne nulla. E così aspettavano che arrivassero altri religiosi, che si stancassero dell'austerità della regola (sottile allusione alla decadenza di alcuni conventi e monasteri del suo tempo; n.d.a.).
In un monastero, un fratello vide, durante il santo sacrificio, alcuni demoni che gironzolavano intorno a quei buoni religiosi. Ne vide uno, in particolare, che passeggiava sulla testa di un monaco, e un altro che avanzava e indietreggiava di volta in volta intorno a un altro. Dopo la Messa, questo fratello chiese ai due religiosi che cosa li avesse distratti durante l'ufficio. Il primo disse che aveva pensato a un pavimento che voleva fare nel convento, e il secondo, che il demonio era venuto ad attaccarlo, ma che egli aveva cercato ogni volta di respingerlo. E' questo ciò che devono fare tutti i buoni cristiani. Così la tentazione diventa per loro una fonte di merito.
Le tantazioni più ordinarie sono: l'orgoglio e l'impurità. Uno dei mezzi con cui si resiste meglio, è una vita attiva, per la gloria di Dio ("l'ozio è il padre dei vizi", dice l'antico proverbio; n.d.a.).
Molti si dedicano alla mollezza e all'oziosità: perciò non c'è da stupirsi che il demonio metta loro i piedi sulla testa.
Un religioso si lamentava col suo superiore di essere tentato violentemente. Il superiore ordinò al giardiniere e al cuoco, di chiamarlo ad ogni momento; qualche tempo dopo, il superiore chiese a quel religioso come stesse andando: "Ah! padre mio, gli rispose, non ho più il tempo di essere tentato!".
Se fossimo ben penetrati della santa Presenza di Dio, ci sarebbe molto facile resistere al nemico. Con questo pensiero: "Dio ti vede!", non peccheremmo mai.
Vi era una volta una buona santa, credo che sia santa Teresa, che si lamentava con Nostro Signore, dopo la tentazione, e gli diceva: "Dov'eri Tu, dunque, mio Gesù tanto amabile, durante questa terribile tempesta?". Nostro Signore le rispose: "Ero in mezzo al tuo cuore, e provavo piacere a vederti combattere".
Nel momento della tentazione, bisogna rinnovare fermamente le promesse del proprio battesimo... Ecco, ascoltate bene questo. Allorchè siete tentati, offrite al buon Dio il merito di quella tentazione, per ottenere la virtù opposta. Se siete tentati d'orgoglio, offrite la tentazione per ottenere l'umiltà; se lo siete di pensieri disonesti, per ottenere la paurezza; se è contro il vostro prossimo, per ottenere la carità. Offrite ancora la tentazione, per chiedere la conversione dei peccatori: ciò depista il demonio e lo fa fuggire, poichè la tentazione si volge contro di lui. Avanti! dopo di ciò egli vi lascerà tranquilli.
Un cristiano deve essere sempre pronto al combattimento. Come in tempo di guerra, ci sono sempre delle sentinelle piazzate qua e là, per vedere se il nemico si avvicina, così, noi dobbiamo essere sempre in guardia, per vedere se il nemico ci tende delle trappole, e se viene a sorprenderci...
Delle due, l'una: o un cristiano domina le sue inclinazioni, oppure le sue inclinazioni dominano lui; non c'è via di mezzo. E' come quando due uomini si prendono per il collo, per vedere chi è più forte, e chi atterrerà l'altro.
C'è quasi sempre uno che finisce per far crollare l'altro, e quando lo ha steso a terra, se ne sbarazza subito! Ne è diventato il padrone. Allo stesso modo, con le nostre inclinazioni la lotta raramente finisce per pareggiare: o le nostre inclinazioni ci battono, oppure noi battiamo le nostre inclinazioni.
Fratelli miei, com'è triste lasciarsi sconfiggere dalle proprie inclinazioni! Un cristiano è nobile; egli deve, come un gran signore, comandare ai suoi vassalli. I nostri vassalli sono le nostre inclinazioni.
Chiesero a un pastore chi fosse. Egli rispose: "Sono un re".
- E su chi regni, tu?
- Sui miei sudditi.
- E chi sono i tuoi sudditi?
- Le mie inclinazioni.
Quel pastore aveva ben ragione a dire che era un re (ogni cristiano, col Battesimo e poi con la Cresima, riceve il triplice "munus": la Grazia di Dio lo rende profeta, sacerdote e "re", per regnare sulle proprie passioni; n.d.a.).
Noi siamo in questo mondo come un vascello sul mare. Che cos'è che produce le onde? E' la tempesta. In questo mondo il vento soffia sempre. Le passioni sollevano la tempesta nella nostra anima: sono questi combattimenti che ci meriteranno il cielo.
Non si deve credere che ci sia un qualche luogo, su questa terra, in cui possiamo sfuggire a tale guerra. Noi troveremo il demonio dappertutto; e dappertutto egli cecherà di rapirci il cielo. Ma dappertutto e sempre noi potremo essere vincitori. Non è come negli altri combattimenti: tra due contendenti ci può sempre essere un vincitore diverso. Qui, se lo vogliamo, con la Grazia di Dio, che non ci è mai rifiutata, noi possiamo trionfare sempre.
Allorchè pensiamo che tutto è perduto, non dovremo far altro che gridare: "Signore, salvaci, stiamo per perire!". Poichè Nostro Signore è là, proprio a fianco a noi, che ci guarda compiaciuto, ci sorride e ci dice: "Ora so che tu mi ami; riconosco che mi ami davvero!". Infatti, è proprio nei combattimenti contro l'inferno, e nella resistenza alle tentazioni, che noi dimostriamo a Dio il nostro amore.
Ci sono anime sconosciute, in questo mondo, che un giorno scopriremo ricche di tante vittorie di ogni istante! E' a queste anime che il buon Dio dirà: "Venite, benedetti del Padre mio... entrate nella gioia del vostro Maestro...".
Il nostro angelo custode è sempre lì, a fianco a noi, con la penna in mano, per scrivere le nostre vittorie. Dobbiamo dire, ogni mattina: "Andiamo, anima mia, fatichiamo per acquistarci il cielo! Questa sera le nostre battaglie saranno terminate". La sera: "Domani, anima mia, forse tutte le pene della vita saranno finite per te..." (era talmente forte il loro desiderio del cielo, che i santi non temevano di augurarsi la morte andando a letto la sera, come suggerisce il curato, in questo caso; n.d.a).
Non abbiamo ancora sofferto come i martiri. Chiedete loro se adesso si sentono arrabbiati... Il buon Dio a noi non chiede tanto... Vi è chi si lascia abbattere solo da una parola...; una piccola umiliazione fa capovolgere la barca... Coraggio! fratelli miei, coraggio! Quando verrà l'ultimo giorno, allora direte: "Felici battaglie, che mi sono valse il cielo!".
Combattiamo dunque generosamente. Una volta che il demonio avrà visto che non può nulla contro di noi, ci lascerà in pace. Ecco come si comporta generalmente, con quei peccatori che ritornano a Dio: egli lascia gustare loro i primi momenti della conversione, perchè sa bene che non ci guadagnerebbe nulla; sono troppo infervorati! Egli attende qualche mese, quando il loro ardore si sarà raffreddato, e poi comincia a far trascurare loro la preghiera, i sacramenti; li attacca con diverse tentazioni; poi arrivano i combattimenti: è proprio allora che bisogna chiedere la forza, e non lasciarsi abbattere.
Ci sono quelli che sembrano talmente deboli che, quando sono un po' tentati, si lasciano andare, come un foglio di carta flaccido.
Se si marciasse sempre in avanti, come i buoni soldati, qualora venisse la guerra o la tentazione, si eleverebbe il proprio cuore a Dio, e si riprenderebbe coraggio. Invece ci si tira indietro e si dice: "Purchè mi salvi. E' solo questo che mi interessa. Non voglio diventare santo". Ma se non sarai santo, sarai un dannato! non c'è via di mezzo; si può essere o l'uno o l'altro: stai attento!
Tutti coloro che possiederanno il cielo, un giorno saranno santi. Le anime del Purgatorio lo sono, poichè esse non hanno peccati mortali, ma devono solo purificarsi, e sono amiche del buon Dio.
Lavoriamo, figli miei; un giono ci accorgeremo di non aver fatto nulla di troppo, per guadagnarci il cielo.