
Si tratta di una splendida opera, che racchiude l'essenza della spiritualità del santo curato d’Ars, estratta dalle sue catechesi, omelie e dialoghi confidenziali, a cura dell’abate Alfred Monnin, che aveva conosciuto e ascoltato il curato di persona.
Egli è quindi un testimone diretto, lo stesso che scriverà la prima biografia del curato d'Ars, la più attendibile delle numerose "vite" successive.
L'opera in questione risulta attendibile, anche perchè è stata pubblicata appena 5 anni dopo la morte del curato (1859), molto prima, quindi, che potessero sorgere le varie leggende sia sulle sue opere che sulle sue parole.
Ho scelto di registrare solo quei brani che riportano gli “ipsissima verba”, per così dire, cioè le parole sgorgate dalla viva voce del santo, omettendo il commento qua e là inserito dal Monnin, per non appesantire la lettura e poter gustare, senza commistioni di sorta, la pura essenza delle parole del curato.
Queste non vanno ingerite d’un fiato, ma centellinate, perchè si tratta di brevi ma densi “distillati”, di purissima spiritualità.
Solo in cielo potremo comprendere l’amore!...
La preghiera aiuta un po’, poichè la preghiera è l’elevazione dell’anima fino al cielo...
2. Più si conoscono gli uomini, meno li si ama.
Il contrario avviene con Dio: più lo si conosce, più lo si ama.
Questa conoscenza accende l’anima con un amore così grande, che ella non può più amare nè desiderare che Dio...
L’uomo è stato creato per amore: è per questo che egli è così portato ad amare.
D’altra parte, egli è così grande, che niente sulla terra lo può appagare.
Solo quando volge lo sguardo verso Dio, allora è contento...
Tirate un pesce fuori dall’acqua, e non potrà vivere.
Ebbene! ecco l’uomo senza Dio!
3. Ci sono delle persone che non amano il buon Dio, che non lo pregano mai, ma che prosperano lo stesso.
È un cattivo segno!
Essi hanno fatto un po’ di bene, ma per mezzo di molto male. Allora il buon Dio li ricompensa in questa vita... (sottinteso: per punirli nell’altra; n.d.a.).
4. La terra è un ponte per attraversare l’acqua, essa non serve ad altro che a sostenere i nostri piedi...
Noi siamo in questo mondo, ma non siamo di questo mondo, poichè diciamo ogni giorno: «PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI...».
Dunque, dobbiamo aspettarci la nostra ricompensa, quando saremo A CASA NOSTRA, nella casa paterna.
E’ per questo che i buoni cristiani sono in mezzo alle croci, alle contraddizioni, alle avversità, ai disprezzi, alle calunnie: tanto meglio!...
Eppure ci si stupisce di questo.
Ci sembra quasi che, poichè amiamo un po’ il buon Dio, non dovremmo avere nessun contrasto, niente che ci faccia soffrire... noi diciamo:
«Eccone uno che non è assennato, e tuttavia tutto gli riesce bene; mentre io ho un bel da fare per mettercela tutta, ma tutto mi va di traverso».
Parliamo così perchè non comprendiamo il valore e la fortuna delle croci.
Qualche volta si dice: «Dio castiga coloro che ama».
Ma non è vero!
Le prove, per quelli che Dio ama, non sono dei castighi, sono delle grazie...
Non bisogna fermarsi a considerare la fatica, ma la ricompensa.
Un negoziante non guarda alla pena che soffre nel commercio, ma al guadagno che ne ricava...
Che cosa sono mai vent’anni, trent’anni, paragonati all’eternità?...
Alla fine, cosa mai abbiamo da soffrire?
qualche umiliazione, qualche maltrattamento, qualche parola piccante: TUTTO QUESTO NON UCCIDE!
5. Com’è bello poter piacere a Dio, pur essendo così piccoli!
6. La nostra lingua non dovrebbe essere impiegata per altro che per pregare, il nostro cuore per amare, e i nostri occhi per piangere (il curato sottolinea molto la necessità di piangere i propri peccati, secondo la beatitudine del Vangelo:«Beati voi che ora piangete...Luca 6,21»; n.d.a).
7. Noi siamo molto, e noi non siamo nulla...
Non c’è niente di più grande dell’uomo, e niente di più piccolo.
Non vi è niente di più grande, quando si guarda la propria anima; niente di più piccolo, quando si guarda il proprio corpo...
Ci si occupa del proprio corpo, come se non ci fosse che questo, di cui prendersi cura: ma al contrario, non c’è che questo da disprezzare...
8. Noi siamo l’opera di un Dio...
Si ama sempre la propria opera...
Comprendere che siamo l’opera di Dio, è facile; ma che la crocifissione di un Dio sia opera nostra! ecco ciò che è incomprensibile!...
9. Ci sono alcuni che offrono al Padre Eterno un cuore duro.
Oh! come si sbagliano!
Il Padre Eterno, per disarmare la propria giustizia, ha donato a suo Figlio un cuore eccessivamente buono: non si dà ciò che non si ha.
Nostro Signore ha detto a suo Padre: «Padre mio, non li punire!...».
Nostro Signore ha sofferto di più di quello che era necessario per riscattarci.
Ma ciò che avrebbe soddisfatto la giustizia di suo Padre, non avrebbe potuto soddisfare il suo amore.
Senza la morte di Nostro Signore, tutti gli uomini messi insieme, non avrebbero potuto espiare nemmeno una piccola bugia.
10. Nel mondo si nasconde sia il Cielo che l’Inferno:
Il Cielo, perchè se si conoscesse la sua bellezza, ci si vorrebbe andare ad ogni costo; si lascerebbe tranquillamente il mondo!
L’Inferno, perchè se si conoscessero i tormenti che vi si sopportano, si farebbe di tutto per non andarci! (purtroppo, ai nostri giorni, non solo nel mondo, ma perfino nella chiesa si mandano in soffitta sia il Cielo che l’Inferno, insieme alla morte e al Giudizio: i cosiddetti “Novissimi”, arrecando alla propria e all’altrui povera anima, un danno enorme e, forse irreparabile; n.d.a).
11. Il segno della croce è terribile per il demonio, poichè è per mezzo della croce che gli siamo sfuggiti...
Bisogna fare il segno della croce con un grande rispetto.
Si comincia dalla testa: è il capo, la creazione, il Padre; in seguito il cuore: l’amore, la vita, la redenzione, il Figlio; poi le spalle: la forza, lo Spirito Santo...
Tutto ci ricorda la croce.
Noi stessi siamo fatti in forma di croce (allude alla posizione con le braccia allargate; n.d.a.).
12. In cielo saremo nutriti del Soffio di Dio...
Il buon Dio ci sistemerà come un architetto sistema le pietre in un edificio: ciascuno al posto che gli spetta.
13. Il cielo si effondeva nell’anima dei santi.
Era come un efflusso di cielo, nel quale essi si immergevano e annegavano...
Come i discepoli sul Tabor, non videro più se non Gesù solo, così le anime interiorizzate, sul Tabor del loro cuore, non vedono nient’altro che Nostro Signore.
Sono come due amici che non si lasciano mai l’un l’altro!...
14. Ci sono alcuni che perdono la fede e non si accorgono dell’inferno se non entrandovi (probabilmente allude all’inferno interiore che si instaura nell’anima senza Dio; n.d.a.).
I dannati saranno avviluppati dalla collera di Dio, come il pesce nell’acqua.
Non è Dio che ci fa dannare, ma siamo noi stessi a causa dei nostri peccati. I dannati non accusano Dio, ma accusano se stessi; essi dicono: «Ho perduto Dio, la mia anima e il cielo, per mia colpa».
15. Mai nessuno si è dannato per aver fatto troppo male; ma molti sono all’inferno, per un solo peccato mortale del quale non abbiano voluto pentirsi (la prima affermazione potrebbe stupire, ma, nel linguaggio un po’ paradossale, molto familiare al nostro curato, significa solo che non è stato necessario aver fatto troppi peccati, ma ne può bastare uno solo “ma buono...”; n.d.a.).
Se un dannato potesse dire una sola volta: «Mio Dio, io ti amo!», l’inferno non sarebbe più tale, per lui...
Ma, ahimè! questa povera anima! ella ha perduto il potere di amare, che aveva ricevuto, e di cui ella non ha saputo servirsi.
Il suo cuore è disseccato come il grappolo quando è passato sotto il torchio.
Non c’è più felicità in quest’anima, non c’è più pace, perchè non c’è più amore...
L’inferno attinge la sua sorgente nella bontà di Dio.
I dannati diranno: «Oh! se almeno Dio non ci avesse amato tanto! L’inferno sarebbe sopportabile!...
Ma essere stati amati tanto! quale dolore!!!».
Affianco a pensieri profondi, J.-M. Viannéy, ne aveva anche di forti e avvincenti.
Egli chiamava il cimitero «LA CASA COMUNE»; il Purgatorio «L’INFERMERIA DEL BUON DIO»; la terra «UN DEPOSITO» (nota di A.Monnin).
16. Noi siamo sulla terra come in un deposito, per un piccolo momento...
Ci sembra di non muoverci, invece camminiamo a grandi passi verso l’eternità, come il vapore.
17. Si chiedeva a un moribondo: «Che cosa dobbiamo scrivere sulla tua tomba?».
«Scriverete: QUI GIACE UN INSENSATO, CHE É USCITO DA QUESTO MONDO SENZA SAPERE COME CI SIA ENTRATO».
Ci sono molti che escono da questo mondo, senza sapere che cosa ci siano venuti a fare, e senza neppure darsi la pena di scoprirlo.
Non facciamo lo stesso anche noi.
18. Se i poveri dannati avessero il tempo che noi perdiamo, quale buon uso ne farebbero!
Se avessero a disposizione solamente una mezz’ora, questa mezz’ora spopolerebbe l’inferno.
19. Morendo, noi facciamo una restituzione: rendiamo alla terra ciò che essa ci ha dato...
Una piccola spruzzata di polvere: ecco che cosa dventeremo.
Ce n’è da andarne fieri! (è la solita ironia caustica del curato; n.d.a.).
20. Per il nostro corpo, la morte non è altro che una “liscivia” (vuol dire che la morte spazza via ogni traccia della propria esistenza, come un potente detersivo, come era una volta la “liscivia” dei lavandai; n.d.a.).
21. In questo mondo bisogna faticare, bisogna combattere.
Si avrà di sicuro il tempo di riposarsi per tutta l’eternità.
22. Se noi comprendessimo bene la nostra fortuna, potremmo dire quasi, che siamo più beati di tutti santi del cielo.
Essi vivono di rendita, non possono guadagnare più nulla, mentre da parte nostra, noi possiamo, ad ogni istante, accrescere il nostro tesoro (intende il tesoro delle opere buone sempre nuove e meritorie; n.d.a.).
23. I comandamenti di Dio, sono gli insegnamenti che Dio ci dà per seguire la strada del cielo; come i cartelli che si mettono all’imbocco delle strade e all’inizio dei sentieri, per indicarne il nome.
24. La grazia di Dio ci aiuta a camminare e ci sostiene.
Essa ci è necessaria come le stampelle per coloro che hanno un danno alle gambe.
25. Quando ci si va a confessare, bisogna comprendere cosa si vada a fare.
Si potrebbe dire che si va a “schiodare” Nostro Signore (per il curato,ogni peccato, specie se grave, “inchioda” nuovamente sulla croce Gesù Cristo; col pentimento e l’accusa dei peccati, è come se lo si “schiodasse”; n.d.a.).
26. Quando avete fatto una buona confessione, voi avete incatenato il demonio.
27. I peccati che nascondiamo, riappariranno tutti. Per nascondere veramente i propri peccati, bisogna confessarli bene (come spesso dice nelle sue omelie, i peccati che non si confessano per paura o per vergogna, verranno tutti manifestati in pubblico nel giorno del Giudizio, mentre quelli che si manifestano in una buona e valida confessione, scompaiono per sempre; n.d.a.).
28. I nostri peccati sono come un granello di sabbia, in confronto alla maestosa montagna della misericordia di Dio.
29. Come una bella colomba bianca, che esce di mezzo alle acque e viene a sbattere le sue ali sulla terra, così lo Spirito Santo esce dall’oceano infinito delle perfezioni divine e viene a battere le sue ali sulle anime pure, per distillare in esse il balsamo dell’amore.
30. Lo Spirito Santo riposa in un’anima pura, come su un letto di rose.
Dall’anima nella quale risiede lo Spirito Santo, esce un buon odore come quello della vigna, quand’è in fiore.
31. Colui che ha conservato l’innocenza del suo Battesimo, è come un figlio che non ha mai disobbedito a suo padre...
Quando si è conservata la propria innocenza, ci si sente portati in alto dall’amore, come un uccello è portato dalle sue ali.
32. Coloro che hanno l’anima pura sono come delle aquile o delle rondini che volano attraverso l’aria...
Un cristiano che ha la purezza è, sulla terra, come un uccello che resta attaccato a un un filo.
Povero uccellino! egli non attende altro che il momento in cui verrà tagliato il filo per potersene volare via (intende dire che il cristiano puro, di corpo e di spirito, non è più inchiodato o incatenato alla terra e ai suoi piaceri, per cui aspira solo al cielo, impedito e bloccato dal flebile filo dell’esistenza mortale; n.d.a.).
33. I buoni cristiani sono come quegli uccelli che hanno delle grandi ali e delle piccole zampe, e che non si posano mai per terra, poichè altrimenti non potrebbero più sollevarsi e verrebbero catturati.
E così, essi fanno i loro nidi sulla punta delle rocce, sul tetto delle case, sui luoghi elevati.
Allo stesso modo il cristiano deve stare sempre sulle alture.
Dal momento in cui abbassiamo i nostri pensieri verso la terra, siamo subito catturati (s’intende, dal demonio, dal mondo e dalle nostre cattive inclinazioni, come è solito ripetere nelle sue omelie; n.d.a.).
34. Un’anima pura è come una bella perla: finchè è nascosta nella sua conchiglia, in fondo al mare, nessuno si degna di ammirarla.
Ma, se la esponete alla luce del sole, quella perla brilla e attira gli sguardi.
Allo stesso modo l’anima pura, che è nascosta agli occhi del mondo, brillerà un giorno al cospetto degli angeli, esposta al sole dell’eternità.
35. L’anima pura è come una bella rosa, e
le Tre Persone divine discendono dal cielo per respirarne il profumo.
36. La misericordia di Dio è come un torrente straripato: essa trascina i cuori che si trovano sul suo passaggio...
37. Il buon Dio avrà perdonato più presto a un peccatore che si pente, di quanto una madre non abbia strappato il suo bambino dal fuoco.
38. Gli eletti sono come le spighe di grano che sfuggono ai mietitori, e come i grappoli d’uva dopo la vendemmia (cioè sono pochi; non è pessimismo da parte del curato ma è il Vangelo che lo dice: Matteo 7,14!; n.d.a.).
39. Immaginate una povera madre, obbligata a sganciare la ghigliottina sulla testa di suo figlio: ecco il buon Dio quando fa dannare un peccatore.
40- Quale felicità per i giusti quando, alla fine del mondo, l’anima, intrisa dei profumi del cielo, verrà a cercare il suo corpo per gioire di Dio per tutta l’eternità!
Allora i nostri corpi usciranno dalla terra come la biancheria passata attraverso la liscivia...
I corpi dei giusti brilleranno in cielo come bei diamanti, come globi lucenti d’amore (la teoria del “recupero” dei medesimi corpi posseduti sulla terra, alla risurrezione finale, corrisponde alla vecchia concezione teologica, non in linea con la Scrittura: cfr. 1Corinzi 15; n.d.a.).
41. Quale grido di gioia quando l’anima verrà per unirsi al suo corpo glorificato, a quel corpo che non sarà più per lei strumento di peccato, nè causa di sofferenza.
Ella si rotolerà nel balsamo dell’amore, come l’ape si rotola nei fiori...
Ecco l’anima “imbalsamata” per l’eternità!...
42. Una volta andai a trovare un malato; eravamo in primavera; i cespugli erano popolati di uccellini che “si tormentavano” la testa a cantare.
Io provavo piacere ad ascoltarli e mi dicevo: Poveri uccellini, voi non sapete ciò che dite! Peccato! Voi cantate le lodi di Dio...(tutta la creazione loda il Signore, inconsapevolmente, attraverso la consapevolezza dell’uomo: cfr.Daniele 3,57-81).
43. Il pesce cerca forse gli alberi o la prateria?
No, esso si lancia verso il mare.
L’uccello si ferma forse sulla terra?
No, esso si lancia nell’aria...
E l’uomo, che è stato creato per amare Dio, per possedere Dio, per contenere Dio, che ne farà di tutte le energie che gli sono state date proprio per questo?
44. Il curato raccontava: Un giorno san Francesco d’Assisi stava predicando in una provincia in cui vi erano molti eretici.
Questi miscredenti si tappavano le orecchie per non ascoltarlo.
Allora il santo condusse il popolo in riva al mare, e chiamò i pesci perchè venissero ad ascoltare la Parola di Dio, visto che gli uomini si rifiutavano.
I pesci vennero sui bordi dell’acqua, quelli più grandi dopo i più piccoli.
San Francesco fece loro una domanda: «Siete riconoscenti perchè il buon Dio vi ha salvati dal diluvio?».
I pesci chinarono la testa.
Allora san Francesco disse al popolo: «Vedete? questi pesci sono riconoscenti per i benefici di Dio.
E voi, ingrati! voi lo disprezzate».
45. Bisognerebbe fare come i pastori che stanno nei campi, durante l’inverno - e la vita cos’altro è se non un lungo inverno? - Essi accendono un fuoco; ma di tanto in tanto corrono ad ammucchiare altra legna, da ogni lato, per mantenerlo acceso.
Se noi sapessimo, come i pastori, mantenere acceso ogni giorno il fuoco dell’amore di Dio nel nostro cuore, per mezzo della preghiera e delle buone opere, esso non si spegnerebbe mai (il curato ricordava spesso la sua vita passata di pastore; n.d.a.).
46. Quando non avete l’amore di Dio, siete molto poveri.
Siete come un albero senza fiori e senza frutti.
47. In un’anima unita a Dio è sempre primavera!
48. La preghiera è una rugiada profumata; ma bisogna pregare con un cuore puro per sentire questa rugiada (la purezza di cuore e di corpo, è per il curato una “conditio sine qua non” per il funzionamento della vita spirituale; è per lui una vera “santa idea fissa”; n.d.a.).
49. Sgorga dalla preghiera una dolcezza saporosa, come il succo che cola da un acino ben maturo.
50. La preghiera distacca la nostra anima dalla materia; essa la eleva in alto, come il fuoco che gonfia il pallone (si riferisce alla mongolfiera; n.d.a.).
51. Più si prega, e più si vuole pregare.
E’ come un pesce che nuota dapprima sulla superficie dell’acqua, e che in seguito si immerge e procede sempre oltre.
Così l’anima si tuffa, si inabissa, si perde, nelle dolcezze della conversazione con Dio (qui il curato non si riferisce alle dolcezze sensibili e sentimentali dei principianti, che sono superficiali e mutevoli, ma alla dolcezza stabile e quasi impercettibile che prova un’anima mistica, purificata dalla notte dei sensi e dello spirito, come era la sua anima, passata tra mille tribolazioni fisiche e morali; n.d.a.).
Non so se si possa desiderare il cielo.
Oh! sì...
Il pesce che nuota in un piccolo ruscello si trova bene, perchè sta nel suo elemento; ma si trova ancora meglio nel mare (la preghiera è un anticipo di cielo e un preludio di eternità, che può saziare, almeno per un istante, l’ardente desiderio di Dio; n.d.a).
53. Bisogna, quando si prega, aprire il proprio cuore a Dio, come il pesce quando vede arrivare l’onda.
54. Il buon Dio non ha bisogno di noi; se Egli ci comanda di pregare, è perchè vuole la nostra felicità, e la nostra felicità non può trovarsi che là.
Quando ci vede arrivare, Egli china il suo cuore molto in basso, verso la sua piccola creatura, come un padre che si china per ascoltare il suo figlioletto che gli parla.
55. Al mattino, dobbiamo fare come il bambino che è nella sua culla: appena apre gli occhi, guarda subito per la casa, se riesce a vedere sua madre.
Se la vede, si mette a sorridere, se non la vede, si mette a piangere (si riferisce alla presenza- assenza di Dio nelle alterne vicende della vita spirituale; ma in ogni caso è sempre e soltanto Lui il primo pensiero, dopo aver aperto gli occhi alla luce del nuovo giorno; n.d.a).
56. Il sacerdote è per voi come una madre, come una nutrice per un bambino di qualche mese: ella gli offre il suo cibo; egli non deve fare altro che aprire la bocca.
La madre dice a suo figlio: «Prendi, piccolo mio, e mangia».
Il sacerdote vi dice: «Prendete e mangiate, ecco il Corpo di Gesù Cristo. Che Egli vi custodisca e vi conduca alla vita eterna».
O belle parole!...
Un bambino, quando vede sua madre, si lancia verso di lei; si dibatte contro coloro che lo trattengono; apre la sua boccuccia e tende le sue manine per abbracciarla.
La vostra anima, in presenza del sacerdote, si lancia spontaneamente verso di lui; ella corre a incontrarlo; ma è trattenuta dai legami del corpo, in compagnia degli uomini che si dedicano completamente ai loro sensi, che non vivono che per il “cadavere” (così il curato era solito chiamate il corpo umano, prevedendo il suo destino futuro, sicuro come la morte...; qui allude al rispetto umano che molte volte frena l’anelito naturale verso la devozione, come nota spesso nelle sue omelie; n.d.a.).
57. La nostra anima è come fasciata nel nostro corpo, come un bambino nei suoi pannolini: non si vede se non la figura esterna.
58. Una volta passava dalle nostre parti un lupo che divorava tutto.
Avendo trovato sul suo cammino un bambino di due anni, lo prese tra i suoi denti e lo stava portando via; ma due uomini che potavano la vigna gli corsero addosso e gli strapparono la preda.
E’ così che il sacramento della Penitenza ci strappa dalle grinfie del demonio.
59. Non trovo nulla di più biasimevole di quelle povere persone mondane.
Esse hanno sulle spalle un doppio mantello di aculei: non possono fare un movimento senza pungersi,
mentre i buoni cristiani hanno un doppio mantello di lepre (essere dediti ai piaceri del mondo, nonostante le apparenze, e, a conti fatti, è molto più fastidioso che accettare le rinunce imposte dalla fede; n.d.a.).
60. Il buon cristiano non fa alcun caso ai beni della terra: se ne salva, come un topo che esce dall’acqua (anche se al nostro gusto sofisticato gli esempi del curato possono sembrare ingenui e poco adeguati, erano però molto espressivi per i suoi parrocchiani del piccolo villaggio contadino di Ars, che avevano ogni giorno sotto gli occhi tali esempi “naturalistici”; e al pastore d’anime, che non cercava l’eleganza letteraria, ma l’efficacia spirituale, questo bastava; n.d.a.).
61. Disgraziatamente noi non abbiamo il cuore abbastanza libero nè abbastanza puro da ogni attaccamento terreno.
Prendete una spugna molto secca e pulita; immergetela in un liquido, ed essa se ne intriderà fino a farlo traboccare.
Ma se non è ben secca e pura, non tratterrà nulla.
Allo stesso modo, quando il cuore non è libero e distaccato dalle cose della terra, si ha un bel da fare a immergerlo nella preghiera, non ne ricaverà un bel nulla (pregare serve a ben poco, se il cuore non è disposto a rinunciare a qualsiasi cosa pur di guadagnarsi il cielo; n.d.a.).
62. Il cuore dei cattivi è un formicaio di peccati.
Assomiglia a un pezzo di carne imputridita che i vermi si disputano tra di loro.
63. Quando ci abbandoniamo alle nostre passioni, noi intrecciamo delle spine intorno al nostro cuore.
64. Noi siamo come le talpe di otto giorni: non vediamo la luce prima di esserci infossati sotto terra (quest’esempio è di difficile comprensione; forse intende dire che il peccatore sguazza nelle tenebre e rifugge dalla luce, come le talpe che nascono e vivono da cieche, sotto terra; n.d.a.).
65. Il demonio ci intrattiene fino all’ultimo momento, come si intrattiene un pover’uomo, aspettando che i gendarmi vengano a prenderlo.
Quando i gendarmi arrivano, egli si mette a urlare e si tormenta; ma non per questo lo si molla (anche in questo caso non è facile capire a cosa il curato si riferisca: forse i gendarmi simboleggiano le cure speciali della grazia verso chi è tentato, che lo strappano dalla seduzione demoniaca; n.d.a.).

67. I poveri peccatori sono intorpiditi come i serpenti durante l’inverno.
68. Il calunniatore è simile al bruco che, passeggiando sui fiori, vi lascia la sua bava e la sua sporcizia.
69. Che ne direste di un uomo che lavorasse il campo del vicino e lasciasse il suo incoltivato?
Ebbene! ecco ciò che fate voi.
Frugate continuamente nella coscienza degli altri, e trascurate la vostra.
Oh! quando arriverà la morte, quale rimpianto proveremo per aver pensato tanto agli altri e così poco a noi stessi! perchè è di noi, e non degli altri che dovremo rendere conto...
Pensiamo a noi, alla nostra coscienza, che dovremmo sempre esaminare, come esaminiamo le nostre mani, per vedere se sono pulite.
70. Abbiamo sempre insieme a noi due segretari: il demonio, che scrive le nostre cattive azioni per accusarci, e il nostro buon angelo custode che scrive le buone, per giustificarci nel giorno del Giudizio.
Quando tutte le nostre azioni saranno presentate, quanto saranno poche quelle gradite a Dio, perfino tra le migliori!
Tante imperfezioni, tanti pensieri di amor proprio, tante soddisfazioni umane, piaceri sensuali, interessi egoistici, che vi sono mescolati!
Esse sembrano avere una belle apparenza, ma non si tratta che di apparenza: come quei frutti che sembrano più dorati e più maturi, perchè un verme li ha punti.
71. Poichè Nostro Signore non si fa vedere nel Santissimo Sacramento in tutta la sua Maestà, voi state davanti a Lui senza rispetto; ma tuttavia è proprio Lui!
Egli è in mezzo a voi!...
Come quel buon vescovo che era qui, in questi ultimi giorni; tutti lo spingevano...
Ah! se si fosse saputo che era un vescovo!...(allude, evidentemente, a qualche episodio accaduto in parrocchia, riguardo a un vescovo che era venuto in incognito, e che veniva scambiato per una persona qualunque; n.d.a.).
72. Noi regaliamo la nostra giovinezza al demonio, e ciò che resta , al buon Dio, che è così buono che vuole perfino accontentarsene...; fortunatamente non tutti fanno così:
c’era qui una grande damigella, appartenente a una della più grandi famiglie di Francia, che è partita questa mattina.
Ha appena ventitrè anni. E’ molto ricca, molto ricca!...
Costei si è offerta al buon Dio per l’espiazione dei peccati e per la conversione dei peccatori.
Indossa una cintura tutta guarnita di puntine di ferro; si mortifica in mille modi; i suoi genitori non ne sanno nulla.
E’ pallida come un foglio di carta.
E’ un’anima bella, come ce n’è ancora nel mondo: ed è questo che impedisce al mondo di venire distrutto.
73. Sono venuti in questi giorni due ministri protestanti, che non credono alla Presenza reale di Nostro Signore.
Io ho detto loro: «Credete voi che un pezo di pane possa staccarsi da solo e andare da sè a posarsi sulla lingua di qualcuno, che si accosta per riceverlo?».
«No», risposero quelli.
«Dunque, se succedesse, non sarebbe un pane qualunque».
C’era un uomo che nutriva dubbi sulla Presenza reale. Egli pensava: «Cosa ne sappiamo noi, non è una cosa certa. Che cos’è mai la Consacrazione? Cosa mai può accadere sull’altare in quel momento?».
Egli però desiderava credere, e pregava la santa Vergine di ottenergli la fede.
Ascoltate bene questo: io non vi sto dicendo quello che è successo da qualche parte, ma vi dico ciò che è successo proprio a me.
Nel momento in cui quest’uomo si presentava per ricevere la Comunione, la santa Ostia si è staccata dalle mie dita, quando ero ancora abbastanza distante da lui, ed è andata da sola a posarsi sulla lingua di quell’uomo.
74. Ci sono molti cristiani che non sanno nemmeno perchè sono al mondo...
«Perchè, mio Dio, mi hai messo al mondo?».
«Per salvarti».
«E perchè Tu vuoi salvarmi?».
«Perchè ti amo» (esempio semplice ma efficace di drammatizzazione esemplificativa; n.d.a.).
75. Il buon Dio ci ha creati e messi al mondo perchè ci ama; Egli ci vuole salvare, perchè ci ama...
Per salvarsi, bisogna conoscere, amare e servire Dio.
O che bella vita!...Com’è bello, com’è grande, conoscere, amare e servire Dio!
Non dobbiamo fare altro in questo mondo.
Tutto quello che facciamo, al di fuori di ciò, è tempo perso.
Dobbiamo agire solo per Dio, mettere le nostre opere nelle sue mani...
Svegliandoci dobbiamo dire: «Oggi voglio lavorare per Te, mio Dio! Mi sottometterò a tutto ciò che mi manderai, come proveniente da Te.
Mi offro in sacrificio. Ma, Dio mio, io non posso nulla senza di Te. Aiutami!».
76. Oh! come rimpiangeremo, in punto di morte, il tempo che abbiamo dedicato ai piaceri, alle conversazioni inutili, al riposo, invece di averlo impiegato nella mortificazione, nella preghiera, nelle buone opere, nel pensare alla propria miseria, nel piangere i propri peccati!
E’ in quel momento che ci accorgeremo di non aver fatto nulla per il Cielo!
77. O figli miei, com’è triste!
Tre quarti dei cristiani non si affaticano che per soddisfare questo cadavere (così chiamava il corpo umano; n.d.a.), che tra un po’ andrà a imputridire sotto terra, mentre non pensano mai alla loro povera anima, che dovrà essere eternamente felice o infelice.
Mancano di spirito e di buon senso: cosa che fa tremare!
78. Ecco dunque quest’uomo, che si tormenta, che si agita, che rumoreggia, che vorrebbe controllare tutto, che si crede qualcosa, che sembra voler dire al sole: «Spostati di là! Lascia che sia io a rischiarare il mondo al posto tuo!...».
Un giorno, quest’uomo orgoglioso sarà ridotto, al più, a un piccolo pizzico di cenere, che sarà trasportato da fiume in fiume, da Saona in Saona, fin nel profondo del mare (Il Saona è un affluente di destra del fiume Rodano; allude alla cremazione;n.d.a.).
79. Vedete, figli miei, io penso spesso che noi assomigliamo a quei piccoli mucchi di sabbia che il vento raccoglie sulla strada, che volteggiano per un momento, e si sciolgono subito dopo (allude agli improvvisi mulinelli di polvere, che appaiono e scompaiono in un baleno; n.d.a.).
Noi abbiamo fratelli e sorelle che sono morti.
Ebbene! essi sono ridotti a questo piccolo pugno di cenere, di cui vi parlo.
80. Le persone del mondo dicono che sia troppo difficile procurare la propria salvezza.
Ma, in realtà, non c’è niente di più facile: osservare i Comandamenti di Dio e della Chiesa, ed evitare i sette peccati capitali; oppure, se volete, basta solo fare il bene ed evitare il male; nient’altro che questo!
81. I buoni cristiani che faticano per salvare la loro anima e realizzare la propria salvezza, sono sempre felici e contenti; essi si godono in anticipo la felicità del Cielo; poi saranno felici per tutta l’eternità.
Invece i cattivi cristiani stanno sempre a lamentarsi, mormorano, sono tristi, sono infelici come le rocce ghiacciate, e lo resteranno per tutta l’eternità.
Vedete quale differenza!
82. Eccovi una buona regola di condotta: non fare altro se non ciò che si può offrire al buon Dio.
Ora, non gli si possono di certo offrire le maldicenze, le calunnie, le ingiustizie, le collere, le bestemmie, le impurità, i cattivi spettacoli, i balli: purtroppo nel mondo non si fa altro che questo.
Parlando delle danze, san Francesco di Sales diceva che «esse erano come i funghi, che anche i migliori non valgono nulla...».
Hanno un bel dire le madri: «Oh! io vigilo sulle mie figlie!».
Esse vegliano sulla loro “toilette”, ma non possono vegliare sul loro cuore.
Coloro che permettono che si balli nelle loro case, si caricano di una responsabilità terribile, davanti a Dio; sono responsabili di tutto il male che vi si compie, dei cattivi pensieri, delle maldicenze, delle gelosie, degli odi, delle vendette...
Ah! se essi comprendessero bene questa responsabilità, non accetterebbero mai che si danzi.
Come pure coloro che compongono cattivi libri, cattivi quadri, e cattive statue: tutti costoro sono responsabili di tutto il male che quegli oggetti produrranno in chi li guarda, per tutto il tempo che queste opere dureranno...
Oh! questo deve far tremare!
(il curato, nelle sue omelie, insiste molto sulla responsabilità non solo riguardo al peccato che si compie personalmente, ma anche per i peccati che, col proprio agire, si fanno compiere agli altri, riguardo anche al modo immodesto di vestire ecc.; potrebbe sembrare esagerato ma, a ben pensare, non può essere diversamente...; n.d.a.).
83. Vedete, figli miei, dobbiamo riflettere che noi abbiamo un’anima da salvare e una eternità che ci attende.
Il mondo, le ricchezze, i piaceri, gli onori, passeranno; il Cielo e l’Inferno non passeranno mai.
Stiamo attenti!...
I santi non hanno tutti cominciato bene, ma sono tutti finiti bene.
Noi abbiamo cominciato male, cerchiamo di finire bene, e andremo a raggiungerli un giorno in Cielo.
84. Il nostro corpo è un vaso di corruzione; esso è per la morte e per i vermi, niente di più!...
E tuttavia noi ci applichiamo per soddisfarlo, piuttosto che per arricchire la nostra anima, che è tanto grande, che non si può concepire nulla di più grande, no, niente, niente!
Poichè vediamo che Dio, spinto dall’ardore della sua carità, non ci ha voluti creare simili agli animali; Egli ci ha creati a sua immagine e somiglianza, guardate un po’!...
Oh! quanto è grande l’uomo!
85. L’uomo creato per amore, non può vivere senza amore: o ama Dio, oppure amerà se stesso e amerà il mondo.
Vedete, fratelli miei: è la fede che ci manca...
Quando non si ha la fede si diventa ciechi.
Colui che non vede, non conosce; colui che non conosce non ama; colui che non ama Dio amerà se stesso e, nello stesso tempo, amerà i suoi piaceri.
Egli attacca il suo cuore a delle cose che passano come il fumo.
Non può conoscere nè la verità nè alcun bene; non può conoscere altro che la menzogna, perchè non possiede la luce: è nella nebbia.
Se possedesse la luce, vedrebbe bene che tutto ciò che egli ama non può dargli altro che la morte eterna: è un pregustamento dell’Inferno.
86. Guardate, figli miei, al di fuori del buon Dio, non c’è niente di solido, niente, niente: la vita passa; la fortuna si sgretola; la salute si distrugge; la reputazione viene attaccata.
Noi siamo come il vento...Tutto passa in gran fretta, tutto fugge precipitosamente.
Ah! mio Dio, mio Dio! come sono dunque da compiangere, coloro che pongono tutto il loro affetto in queste cose!...
Ve lo pongono, perchè si amano troppo; ma non si amano con un amore ragionevole; si amano con amor proprio e del mondo, cercando se stessi, e cercando le creature più di Dio.
E’ per questo che non sono mai contenti, mai tranquilli; essi sono sempre inquieti, sempre tormentati, sempre sconvolti.
87. Vedete, figli miei, il buon cristiano percorre il cammino di questo mondo, montando su un bel carro trionfale; questo carro è trainato dagli angeli, ed è Nostro Signore stesso che lo conduce.
Mentre il povero peccatore è agganciato al carro della vita, e il demonio è sul sedile, e lo costringe ad avanzare a colpi di frusta.
88. Figli miei, i tre atti di fede, di speranza e di carità, racchiudono tutta la felicità dell’uomo sulla terra.
Per mezzo della fede, noi crediamo ciò che Dio ci ha promesso: crediamo che un giorno lo vedremo, che lo possiederemo, che saremo eternamente con Lui in cielo.
Per mezzo della speranza, noi attendiamo l’adempimento effettivo di queste promesse: noi speriamo che saremo ricompensati di tutte le nostre buone azioni, di tutti i nostri buoni pensieri, di tutti i nostri buoni desideri; perchè Dio tiene conto anche dei buoni desideri.
Cos’altro ci vuole per essere felici?
89. In cielo, la fede e la speranza non esisteranno più, poichè le nebbie che ottenebrano la nostra ragione saranno dissipate.
Il nostro spirito avrà l’intelligenza delle cose che gli sono nascoste quaggiù.
Non spereremo più nulla, perchè avremo tutto: non si spera di acquistare un tesoro che già si possiede...
Ma l’amore! oh! ne saremo inebriati! saremo annegati, perduti in quell’oceano di amore divino, annientati, in quell’immensa carità del cuore di Gesù!...
Perciò la carità è un pregustamento del cielo.
Se riuscissimo a comprenderlo, a sentirlo, a gustarlo, oh! come saremmo felici!
Ciò che ci rende infelici è il fatto di non amare Dio.
90. Quando diciamo: «Mio Dio, io credo! credo fermamente...», ciò significa: senza il minimo dubbio, senza la minima esitazione...».
Oh! se fossimo penetrati davvero da queste parole: «Io credo fermamente che tu sei presente dappertutto, che Tu mi vedi, che io sono sotto i tuoi occhi, che un giorno io stesso ti vedrò chiaramente, che gioirò di tutti i beni che Tu mi hai promessi!...mio Dio, io spero che Tu mi ricompenserai di tutto ciò che avrò fatto per compiacerti!... mio Dio, io ti amo! se ho un cuore, è solo per amarti!...»; oh! come quest’atto di fede, che è anche un atto d’amore, basterebbe per tutto!...
Se comprendessimo appieno la fortuna che abbiamo, di poter amare Dio, resteremmo immobili nell’estasi...
91. Se un principe, un imperatore, facesse comparire davanti a sè uno dei suoi sudditi e gli dicesse: «Voglio renderti felice; dimora insieme a me; gioisci di tutti i miei beni; soltanto, stai attento a non dispiacermi in tutto ciò che è giusto»; quale cura, quale ardore questo suddito non impiegherebbe, per soddisfare il suo principe?
Ebbene! Dio ci fa le stesse proposte... (“avances”; nel testo originale; n.d.a.), ma non ci si cura affatto della sua amicizia, non si fa alcun caso alle sue promesse...
Che peccato!!!
92. Non c’è niente di più bello di un’anima pura!...
Se lo si comprendesse, non si potrebbe mai perdere la purezza.
L’anima pura è sganciata dalla materia, dalle cose della terra e da se stessa...
E’ per questo che i santi maltrattavano il loro corpo; è per questo che non gli accordavano ciò che esso esigeva, neppure di alzarsi cinque minuti più tardi,, di riscaldarsi, di mangiare qualcosa che gli procurasse piacere...; perchè:
ciò che il corpo perde, l’anima prende, e ciò che il corpo prende, l’anima perde (anche in francese risalta l’assonanza tra “perdre” e “prendre”; n.d.a.).

93. La purezza viene dal cielo; bisogna domandarla a Dio.
Se la chiediamo, la otterremo.
Bisogna stare molto attenti a non perderla.
Dobbiamo chiudere il nostro cuore all’orgoglio, alla sensualità, e a tutte le altre passioni...come quando si chiudono le finestre perchè nessuno possa entrare.
94. Quale gioia per l’angelo custode, incaricato di guidare un’anima pura!...
Figli miei, quando un’anima è pura, tutto il cielo la guarda con amore!...
95. Le anime pure formeranno un cerchio, attorno a Nostro Signore.
Più si sarà stati puri sulla terra, più gli saremo vicini in cielo.
96. Quando il cuore è puro, non può impedire a se stesso di amare, poichè ha ritrovato la sorgente dell’amore, che è Dio.
«Felici, dice Nostro Signore, coloro che hanno il cuore puro, perchè vedranno Dio!».
97. Figli miei, non si può comprendere il potere che un’anima pura ha sul buon Dio: non è più lei che fa la Volontà di Dio, è Dio che fa la sua volontà!
Guardate Mosè, quest’anima così pura: quando Dio voleva punire il popolo giudeo, e gli diceva: «Non pregarmi, perchè bisogna che la mia collera si scateni contro questo popolo», allora Mosè lo pregava, e Dio risparmiava il suo popolo: si lasciava piegare, non poteva resistere ala preghiera di quell’anima pura.
Oh! figli miei, un’anima che non sia mai stata insozzata da questo maledetto peccato, ottiene tutto ciò che vuole dal buon Dio!
98. Per conservare la purezza, ci sono tre cose: la Presenza di Dio, la preghiera e i sacramenti.
Si aggiunga anche la lettura dei Libri santi: essa nutre l’anima.
99. Com’è bella un’anima!
Nostro Signore ne fece vedere una a santa Caterina; ella la trovò così bella che disse: «Signore, se non sapessi che esiste un solo Dio, avrei creduto che l’anima fosse un altro dio».
L’immagine di Dio si riflette nell’anima pura, come il sole nell’acqua.
100. Un’anima pura è oggetto di ammirazione da parte delle Tre Persone della Santa Trinità.
Il Padre contempla la sua opera: «Ecco dunque la mia creatura!...».
Il Figlio, la riscatta a prezzo del suo Sangue: si conosce la bellezza di un oggetto dal prezzo che è costato...
Lo Spirito Santo vi abita come in un tempio.
101. Inoltre, noi conosciamo il valore della nostra anima, dagli sforzi che il demonio fa per farla perdere.
L’Inferno si coalizza contro di lei, il cielo, invece, in suo favore...
Oh! com’è grande un’anima!
102. Per farci un’idea della nostra dignità, dobbiamo ricordarci spesso del Cielo, del Calvario e dell’Inferno.
Se comprendessimo che cosa significhi essere figli di Dio, non potremmo comportarci male, ma saremmo come degli angeli sulla terra.
Essere figli di Dio! o quale bella dignità!...
103. E’ qualcosa di molto bello possedere un cuore, e, per piccino che sia, potersene servire per amare Dio!
Com’è vergognoso per l’uomo scendere tanto in basso, lui che Dio ha posto così in alto!
Ma bisognava anche nutrire la sua anima, e poichè nulla di creato può nutrire l’anima, che è spirito, Dio volle donarle se stesso come suo cibo.
Ma la grande sciagura sta nel fatto che si trascura di ricorrere a questo divino nutrimento, per attraversare il deserto di questa vita.
Come una persona che muoia di fame, accanto a una tavola ben imbandita, ci sono alcuni che restano cinquanta, sessant’anni, senza nutrire la loro anima!
105. Oh! se i cristiani potessero comprendere questo discorso di Nostro Signore, che dice loro: «Malgrado la tua miseria, Io voglio vedere da vicino questa bella anima che ho creato per me.
L’ho fatta così grande che non ci sono che Io solo che posso riempirla.
L’ho fatta così pura, che non c’è altro che il mio corpo che possa nutrirla».
106. Nostro Signore ha sempre privilegiato le anime pure.
Vedete san Giovanni, il discepolo prediletto, che riposava su suo petto...
Santa Caterina era pura, e così passeggiava spesso in Paradiso (allude alle numerose visioni della santa, n.d.a.).Quando morì, degli angeli sollevarono il suo corpo e lo portarono sul monte Sinai, là dove Mosè aveva ricevuto i comandamenti della legge.
Dio ha voluto dimostrare con questo prodigio che un’anima gli è così gradita, che merita che il suo stesso corpo, che ha partecipato alla sua purezza, sia sepolto dagli angeli (si riferisce a santa Caterina di Alessandria, molto venerata in Terra santa, e alla quale è dedicato un antico monastero del VI sec. sul monte Sinai; n.d.a.).
107. Dio contempla con amore un’anima pura; Egli le accorda tutto ciò che gli domanda.
Come potrebbe resistere a un’anima che non vive se non per Lui, per mezzo di Lui e in Lui.
Ella lo cerca, e Dio le si mostra; ella lo chiama, e Dio arriva; ella non è che una sola cosa con Lui; ella incatena la sua volontà.
Un’anima pura è onnipotente sul cuore così buono di Nostro Signore.
108. Un’anima pura è presso Dio come un figlio in braccio a sua madre. Questi l’accarezza, l’abbraccia, e sua madre gli restituisce le sue carezze e i suoi abbracci.
109. Oh! com’è bello, fratelli miei!
Il Padre è il nostro Creatore, il Figlio è il nostro Redentore, e lo Spirito Santo la nostra Guida!...
110. L’uomo non è nulla, di per se stesso, ma è molto con lo Spirito Santo.
L’uomo, di per sè è tutto terrestre e tutto animale; non c’è che lo Spirito Santo che possa elevare la sua anima e condurla in alto.
Perchè i santi erano così distaccati dalla terra?
Perchè si lasciavano condurre dallo Spirito Santo.
Coloro che sono condotti dallo Spirito Santo hanno idee giuste.
Ecco perchè ci sono tanti ignoranti che la sanno più lunga dei colti.
Quando si è condotti da un Dio di forza e di luce, non ci si può sbagliare.
111. Lo Spirito Santo è luce e forza.
E’ Lui che ci fa distinguere il vero dal falso e il bene dal male.
Come quegli occhiali che ingrandiscono gli oggetti, lo Spirito Santo ci fa vedere il bene e il male “ingranditi”.
Con lo Spirito Santo si vede tutto ingrandito: si vede la grandezza dlle minime azioni compiute solo per Dio, e la grandezza delle minime colpe.
Come un orologiaio, con le sue lenti distingue i più piccoli ingranaggi di un orologio, così noi, con le luci dello Spirito Santo, distinguiamo tutti i dettagli della nostra povera vita.
Allora le minime imperfezioni appaiono molto grosse; i minimi peccati ci fanno orrore.
Ecco perchè la santissima Vergine non ha mai peccato.
Lo Spirito Santo le faceva comprendere lo squallore del male.
Ella fremeva di spavento alla minima colpa.
112. Coloro che possiedono lo Spirito Santo non possono inorgoglirsi, così bene conoscono la loro povera miseria.
Gli orgogliosi sono quelli che non possiedono affatto lo Spirito Santo.
113. Le persone del mondo non hanno lo Spirito Santo, o, se ce l’hanno lo hanno solo di sfuggita (fr. “en passant”); Egli non si ferma presso di loro; il frastuono del mondo lo fa partire.
Un cristiano che sia guidato dallo Spirito Santo, non prova nessuna pena a lasciare i beni di questo mondo, per correre dietro ai beni del cielo. Egli ne conosce bene la differenza.
L’occhio del mondo non si spinge oltre la vita terrena, come il mio occhio non va oltre quel muro, quando la porta della chiesa è chiusa.
L’occhio del cristiano si spinge fino al fondo dell’eternità.
Per l’uomo che si lascia condurre dallo Spirito Santo, sembra che il mondo non esista più; proprio come per il mondo, sembra che non esista nessun Dio...
Si tratta dunque di sapere chi è che ci guida.
Se non è lo Spirito Santo, abbiamo un bel da fare ad affannarci, non c’è nessuna sostanza nè salvezza in tutto ciò che facciamo.
Se è lo Spirito Santo, proviamo una dolcezza sostanziosa...c’è da morire di piacere!
114. Coloro che si lasciano condurre dallo Spirito Santo, provano ogni sorta di felicità all’interno di se stessi, mentre i cattivi cristiani si rotolano tra le spine e i sassi.
115. Un’anima che possiede lo Spirito Santo non si annoia mai alla Presenza di Dio: dal suo cuore trasuda una “traspirazione d’amore”.
116. Senza lo Spirito Santo noi siamo come una pietra di strada...
Prendete in una mano una spugna imbevuta d’acqua, e nell’altra un sassolino; strizzateli allo stesso modo.
Non uscirà nulla dal sassolino, mentre dalla spugna farete uscire acqua in abbondanza.
La spugna è l’anima ripiena di Spirito Santo, e il sasso è il cuore freddo e duro nel quale lo Spirito Santo non abita più.
117. Un’anima che possiede lo Spirito Santo gusta un sapore, nella preghiera, che fa che ella trovi quel tempo sempre troppo breve: ella non perde mai il senso della santa Presenza di Dio.
Il suo cuore, davanti al nostro buon Salvatore, nel santo sacramento dell’altare, è come un acino d’uva sotto il torchio.
118. E’ lo Spirito Santo che forma i pensieri nel cuore dei giusti, e che genera le parole...(cfr. Matteo 10, 19-20).
Coloro che hanno lo Spirito Santo non possono produrre nulla di cattivo: tutti i frutti dello Spirito Santo sono buoni.
119. Senza lo Spirito Santo tutto è freddo: perciò, allorchè si sente che il fervore sta svanendo, bisogna fare una novena allo Spirito Santo, per chiedergli la fede e l’amore...
Vedete, quando si è fatto un ritiro o un giubileo, si è pieni di buoni desideri: questi buoni desideri sono il soffio dello Spirito Santo che è passato sulla nostra anima, e che ha rinnovato ogni cosa, come quel vento caldo che fonde il ghiaccio e riporta la primavera...
Anche se voi non siete dei grandi santi, tuttavia avete dei momento nei quali gustate le dolcezze della preghiera e della Presenza di Dio: sono le visite dello Spirito Santo.
Quando si possiede lo Spirito Santo, il cuore si dilata, si immerge nell’amore divino.
Il pesce non si lamenta mai di avere troppa acqua: allo stesso modo il buon cristiano non si lamenta mai di stare troppo a lungo con il buon Dio.
Ci sono di quelli che trovano la religione noiosa: è perchè non possiedono lo Spirito Santo.
120. Se si chiedesse ai dannati: «Perchè siete all’inferno? essi risponderebbero: «Per aver resistito allo Spirito Santo».
E se si chiedesse ai santi: «Perchè siete in cielo?», essi risponderebbero: «Per aver ascoltato lo Spirito Santo...».
Quando ci vengono dei buoni pensieri, è lo Spirito Santo che ci visita.
121. Lo Spirito Santo è una forza.
E’ lo Spirito Santo che sosteneva san Simeone sulla colonna (allude a Simone detto “lo stilita”, che, per ascesi, visse molti anni su una colonna; n.d.a.); è lui che sosteneva i martiri.
Senza lo Spirito Santo i martiri sarebbero caduti come le foglie degli alberi (cioè sarebbero stati tutti dei “lapsi”, ossia “caduti” nel rinnegamento della loro fede; n.d.a.).
Quando si accendevano contro di loro dei roghi, lo Spirito Santo spegneva il calore del fuoco col calore dell’amore divino.
122. Il buon Dio, inviandoci lo Spirito Santo, si è comportato nei nostri riguardi come un re che incarichi un suo servo di scortare uno dei suoi sudditi, dicendogli: «Tu accompagnerai quest’uomo dappertutto, e me lo riporterai sano e salvo».
Com’è bello, figli miei, essere accompagnati dallo Spirito Santo!
Che bella guida è questa!...
E dire che ci sono di quelli che non vogliono seguirlo!...
123. Lo Spirito Santo è come un uomo che abbia una vettura trainata da un buon cavallo, e che vorrebbe condurci a Parigi.
Noi non dovremmo fare altro che dirgli di sì e salirci sopra...
Sarebbe davvero un bell’affare dire di sì!...
Ebbene! lo Spirito Santo vuole condurci in cielo; non dobbiamo fare altro che dire di sì, e lasciarci condurre da Lui.
124. Lo Spirito Santo è come un giardiniere che lavora la nostra anima...
Lo Spirito Santo è il nostro domestico...
125. Guardate un cannone...
Bene! Voi lo caricate...ma ci vuole qualcuno per mettere il fuoco e per farlo partire...(si riferisce, ovviamente, ai cannoni di una volta; n.d.a.).
Allo stesso modo, noi abbiamo in noi stessi la capacità di fare il bene...
Ma è lo Spirito Santo che mette il fuoco, e allora partono le buone opere (come proiettili “sparati” dalla potenza dello Spirito di Dio, unita alla disponibilità dell’anima; n.d.a.).
126. Lo Spirito Santo riposa nelle anime giuste, come la colomba nel suo nido.
Egli “cova” i buoni desideri in un’anima pura, come la colomba cova i suoi piccoli.
127. Lo Spirito Santo ci conduce, come una madre conduce il suo figlioletto di due anni per mano...o come una persona vedente conduce un cieco.
128. I sacramenti che Nostro Signore ha istituito, non ci salverebbero, senza lo Spirito Santo.
La morte stessa di Nostro Signore ci sarebbe risultata inutile, senza di Lui.
E’ per questo che Nostro Signore ha detto ai suoi apostoli: «E’ utile per voi che Io me ne vada, perchè se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore...».
Era necessario che la discesa dello Spirito Santo venisse a fare fruttificare questa messe di grazie.
Succede come al grano di frumento; lo gettate sulla terra: bene! ma occorre il sole e la pioggia per farlo sviluppare e condurlo fino alla spiga (semplice ma geniale spiegazione di quella misteriosa frase di Gesù: Giovanni 16,7; n.d.a.).
129. Bisognerebbe dire ogni mattina: «Mio Dio, mandami il tuo Spirito che mi faccia conoscere ciò che sono io e ciò che sei Tu».
130. Il Padre si compiace nel contemplare il cuore della santissima Vergine Maria, quale capolavoro delle sue mani; si ama sempre la propria opera, soprattutto quando è riuscita bene.
Il Figlio si compiace di contemplare il cuore di sua madre, come la sorgente dalla quale ha attinto il sangue che ci ha riscattati.
Lo Spirito Santo lo contempla in quanto suo tempio.
131. I profeti hanno manifestato la gloria di Maria, prima della sua nascita; essi l’hanno paragonata al sole.
Infatti, l’apparizione della santa Vergine può essere benissimo paragonata a un bel sole che risplende in un giorno di nebbia.
132. Prima della venuta della santissima Vergine, la collera di Dio era sospesa sulle nostre teste come una sciabola pronta a colpirci.
Non appena la santa Vergine apparve sulla terra, la sua collera si placò...
Ella non sapeva che doveva essere la Madre di Dio e, quand’era piccola, diceva: «Quando potrò vedere, dunque, quella bella creatura che dovrà essere la Madre di Dio?».
133. La santa Vergine ci ha generati due volte: nell’Incarnazione e ai piedi della Croce: ella, quindi, è due volte nostra madre.
134. Si paragona spesso la santa Vergine a una madre, ma ella è anche molto meglio delle madri terrene, poichè la migliore di quelle madri punisce qualche volta il suo figlio, che le arrechi qualche dispiacere, e perfino lo batte, credendo di fare bene così.
Ma la santa Vergine non si comporta in questo modo: ella è così buona che ci tratta sempre con amore e non ci punisce mai.
135. Il cuore di questa buona madre non è altro che amore e misericordia; ella non desidera altro che vederci felici.
Basta solo rivolgersi a lei per essere esauditi...
136. Il Figlio ha anche la sua Giustizia, la madre non ha che il suo amore.
Dio ci ama fino a morire per noi, ma nel cuore di nostro Signore c’è anche la Giustizia, che è un attributo di Dio; in quello della santissima Vergine, invece, non c’è che misericordia...
Se suo Figlio è pronto a punire un peccatore, Maria si slancia, arresta la sua spada, domanda grazia per il povero colpevole: «Madre mia, le dice Nostro Signore, Io non posso rifiutarti nulla. Se anche l’Inferno potesse pentirsi, tu gli otterresti il perdono».
137. La santissima Vergine si pone tra il suo Figlio e noi.
Più noi siamo peccatori, e più ella nutre tenerezza e compassione verso di noi.
Il figlio che è costato più lacrime a sua madre, è quello più caro al suo cuore.
Una madre, non corre forse, sempre, verso il figlio più debole e più esposto?
Un medico, in un ospedale, non ha forse maggiore attenzione per i più malati?
138. Il cuore di Maria è così tenero verso di noi, che i cuori di tutte le madri messe insieme, non sono altro che un pezzo di ghiaccio in confronto al suo!
139. Guardate com’è buona la santa Vergine!
Il suo grande servitore, san Bernardo, le diceva spesso: «Ave, Maria...».
Un giorno questa buona madre gli rispose: «Ave anche a te, figlio mio Bernardo...».
140. L’«Ave Maria» è una preghiera che non stanca mai (anzi, è molto “riposante”, come lo è lo stesso “Rosario”; n.d.a.).
141. La devozione alla santa Vergine è sostanziosa, dolce, e riposante.
142. Quando si parla di argomenti della terra, di politica...ci si stanca; ma quando si parla della santa Vergine, è sempre rigenerante!
143. Tutti i santi hanno avuto una grande devozione alla santa Vergine; nessuna grazia scende dal Cielo, senza passare dalle sue mani (Donna, se' tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia ed a te non ricorre, sua disïanza vuol volar sanz'ali: Dante Alighieri “Divina Commedia”; n.d.a.).
144. Non si entra in una casa, senza parlare col portiere: ebbene! la santa Vergine è la portinaia del cielo!
145. Quando si vuole offrire qualcosa a un grande personaggio, si fa presentare quell’oggetto dalla persona che gli è più intima, affinchè l’omaggio gli sia più gradito.
Così pure, le nostre preghiere, presentate dalla santa Vergine, acquistano tutto un altro merito, poichè la santa Vergine è la sola creatura che non abbia mai offeso Dio.
Non c’è che la santa Vergine che abbia adempiuto in pieno il primo comandamento: «Adorerai un solo Dio e lo amerai perfettamente».
Ella lo ha adempiuto in tutta la sua completezza...
Tutto ciò che il Figlio domanda al Padre gli viene accordato.
Tutto quello che la Madre domanda al Figlio, le viene accordato, allo stesso modo.
146. Allorchè le nostre mani hanno toccato degli aromi, esse profumano tutto ciò che toccano; facciamo passare le nostre preghiere dalle mani della santa Vergine, ed ella le profumerà.
147. Io penso che, alla fine del mondo, la santa Vergine sarà molto tranquilla, ma, finchè il mondo dura, la si tira da tutte le parti...
La santa Vergine è come una madre che abbia molti figli: ella è continuamente occupata a correre dall’uno all’altro.
(Ascoltando queste parole del curato, di straordinaria efficacia, più di tanti trattati teorici di “mariologia accademica” fatta a tavolino,, viene da pensare che la santissima Vergine, Maria di Nazaret, è un tesoro inesplorato che appartiene a tutti ed è “usufruibile” dappertutto: ma a volte la si lascia “monopolizzare” da Medjugorje, da Lourdes, da Fatima o altro; non sempre, ma molto spesso, è solo un'operazione commerciale tra "chi compra" e "chi è comprato"... e non ha nulla a che vedere con la vera devozione mariana; n.d.a.).
148. Voi lavorate e lavorate (si riferisce al lavoro domenicale; n.d.a.), figli miei, ma quello che guadagnate rovina la vostra anima e il vostro corpo.
Se si domandasse a coloro che lavorano di domenica: «Che cosa avete fatto?», essi potrebbero rispondere: «Ho appena venduto la mia anima al demonio, ho crocifisso Nostro Signore, e ho rinunciato al mio battesimo. Ho scelto l’inferno, e dovrò piangere per tutta l’eternità, per niente...».
Quando vedo che caricano di domenica, penso che stiano caricando la loro anima all’inferno.
148. Oh! come si sbaglia a fare i calcoli colui che si “dimena” la domenica, pensando di poter guadagnare più denaro o completare qualche lavoro!
Forse che due o tre franchi potranno mai compensare il torto che fa a se stesso, violando la legge del buon Dio?
Voi vi immaginate che tutto dipenda dal vostro lavoro; ma ecco che sopraggiunge una malattia, ecco un accidente qualunque...
Basta così poco! un temporale, una grandinata, una gelata.
Il buon Dio ha tutto “sotto mano”; Egli può “vendicarsi” quando vuole e come vuole: i mezzi non gli mancano.
Non è sempre Lui il più forte? Non bisogna che, alla fine dei conti, il padrone sia sempre Lui? (parole sacrosante, fondate sulla Scrittura, che però scandalizzano alcuni impostori, teologi, predicatori e altro...dei nostri giorni; si leggano due delle migliaia di testimonianze bibliche: Romani 12,19; Ebrei 10, 30-31; e siamo nel Nuovo Testamento! Quanti falsi maestri, ai nostri giorni, e ad ogni livello della scala...; n.d.a.).
149. C’era una volta una donna che era venuta a trovare il suo curato, per chiedergli il permesso di ammassare il suo fieno, di domenica.
«Ma, le risponde il signor curato, non è proprio necessario, il tuo fieno non rischia nulla».
Ma quella donna insisteva, dicendo: «Tu vuoi, dunque, che lasci perire il mio raccolto?».
Ma fu lei che morì la sera stessa...lei era in pericolo più del suo raccolto...
151. Lavorate, non per il cibo che perisce, ma per quello che rimane per la vita eterna (Giovanni 6,27).
Che cosa vi rimane, per aver lavorato di domenica?
Lascerete la terra così com’è, quando ve ne andrete; non ne porterete via niente.
Ah! quando si è attaccati alla terra, non è piacevole doversene andare!...
Ma il nostro scopo principale è quello di andare a Dio; noi non siamo sulla terra che per questo.
152. Fratelli miei, noi dovremmo morire la domenica e risorgere il lunedì (frase in apparenza semplice e banale ma, invece, ricca di significato: solo morendo a se stessi, avendo abbandonato ogni altro interesse che ci occupa durante la settimana, si potrà affrontare il lunedì, cioè la nuova settimana, rigenerati e ricaricati, pronti per le nuove sfide quotidiane; n.d.a.).
153. La domenica appartiene al buon Dio, è il suo giorno particolare, “il giorno del Signore”.
Egli ha fatto tutti i giorni della settimana; se li poteva riservare tutti; ma ve ne ha donato sei, e si è riservato soltanto il settimo.
Con quale diritto osate toccare ciò che non vi appartiene?
Voi sapete bene che “un bene rubato non è mai avvantaggiato” (abbiamo tentato di riprodurre la rima dell’originale: “le bien volé ne profite jamais”; n.d.a.).
Il giorno che avete rubato al Signore non tornerà mai a vostro vantaggio.
Io conosco due mezzi sicuri per diventare poveri: lavorare di domenica e rubare i beni altrui.
154. Fratelli miei, non è poca cosa la Parola di Dio!
Le ultime parole di Nostro Signore ai suoi apostoli furono queste: «Andate e istruite...» (Matteo 28,19), per farci comprendere che l’istruzione passa avanti a tutto il resto.
155. Figli miei, che cosa ci ha fatto conoscere la nostra religione?
Sono state le istruzioni che abbiamo ascoltato.
Che cos’è che ci infonde l’orrore del peccato..., che ci fa percepire la bellezza della virtù..., e ci ispira il desiderio el cielo?
Sono le istruzioni.
Che cos’è che fa conoscere ai padri e alle madri i doveri che devono adempiere verso i loro figli, e ai figli i doveri che devono adempiere verso i loro genitori?
Sono le istruzioni (“orrore del peccato”, “bellezza della virtù” e “desiderio del cielo” sono un’ottima struttura pastorale per una buona ed efficace omelia; sappiamo che il curato dedicava la massima cura nel preparare le istruzioni domenicali ai suoi parrocchiani, quelle che chiamiamo le sue “Omelie”, che gli costavano, a suo dire, un dispendio penoso di tempo, di studio e di applicazione; le preparava per sette ore circa, la notte del sabato sera, chiuso in sacrestia, e le declamava per due ore e più, dal suo pulpito, il giorno successivo; n.d.a.).
156. Fratelli miei, perchè si è così ciechi e così ignoranti?
Perchè non si fa alcun caso della Parola di Dio.
Ci sono alcuni che non dicono neppure un Pater e un Ave per domandare al buon Dio la grazia di ascoltarla bene e di bene approfittarne (il curato nutriva un vero “culto” della Parola di Dio, in un’epoca in cui quest’ultima era messa un po’ in ombra; n.d.a.).
157. Io credo, figli miei, che una persona che non ascolti la Parola di Dio, come si deve, non si potrà salvare, perchè non saprà mai cosa debba fare a tale scopo.
Mentre, una persona istruita, ha sempre qualche risorsa.
Essa potrà pure smarrirsi in ogni sorta di vie cattive; ma ci sarà sempre speranza che ritorni al buon Dio, presto o tardi, fosse pure al momento della morte.
Invece una persona che non è istruita, sta lì come un essere sfinito, come un malato in agonia, che abbia perso conoscenza: egli non conosce nè la grandezza del peccato, nè la bellezza della sua anima, nè il valore della virtù; si trascina di peccato in peccato, come uno straccio che si trascina nel fango (viene in mente il detto, che riassume la visione morale di Socrate: “virtù è sapere”; in un’omelia sulla Parola di Dio, il curato arriva a dire che quest’ultima è più necessaria della stessa Eucaristia; n.d.a.).
158. Guardate, fratelli miei, la stima che Nostro Signore nutre verso la Parola di Dio.
A quella donna che grida: «Beate le mammelle che ti hanno nutrito e le viscere che ti hanno portato!», Egli risponde: «Sono molto più beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica!» (Luca 11,27-28; afferma il grande Agostino: «Fu maggiore dignità per Maria essere stata discepola di Cristo che essere stata la Madre di Cristo!: Disc.25,7-8; n.d.a.»).
159. Nostro Signore, che è la stessa Verità, non fa meno caso della sua Parola che del suo Corpo.
Io non so se sia peggio avere distrazioni durante la Messa o durante l’istruzione; io non ci vedo nessuna differenza: durante la Messa, si lasciano perdere i meriti della morte e passione di Nostro Signore, mentre durante l’istruzione, si lascia perdere la sua Parola, che è Lui stesso.
Sant’Agostino ci dice che è ugualmente criminale prendere il calice, dopo la consacrazione, e spargerne il contenuto, mettendoselo sotto i piedi, che perdersi la Parola di Dio (una serie di affermazioni verissime ma sconvolgenti, quelle del nostro curato “rivoluzionario”, che mettono a nudo e capovolgono la nostra confusa e flebile scala di valori; si noti che quando parla di “messa” intende il momento della “consacrazione”, e quando parla di “istruzione” intende anche l’omelia, oltre ad altri momenti di catechesi; n.d.a.).
160. Figli miei, vi fate scrupolo di non mancare mai alla santa Messa, poichè mancandovi per colpa vostra commettereste un grosso peccato, ma non vi fate scrupolo di mancare a una istruzione.
Non si pensa che si possa offendere Dio gravemente, in questo modo.
Nel giorno del Giudizio, quando vi troverete lì, a fianco a me, e il buon Dio vi chiederà: «Rendimi conto delle istruzioni e delle catechesi che hai ascoltato, e di quelle che avresti potuto ascoltare!...», allora la penserete molto diversamente.
Figli miei, si esce durante le istruzioni, ci si diverte a ridere, non si ascolta, ci si crede troppo colti, per venire ancora al catechismo...; pensate forse, figli miei, che con tutto questo la passerete liscia?
Oh! no, certamente!
Il buon Dio disporrà le cose molto diversamente!
161. State attenti! E’ molto triste!
si vedono dei padri e delle madri restare fuori, durante le istruzioni; eppure sarebbero obbligati, in ogni caso, ad istruire i loro figli; ma cosa volete che insegnino loro, se non si sono istruiti essi stessi?
Così si corre incontro all’inferno...
Che peccato!
162. Figli miei, ho notato che non c’è momento migliore, durante il quale sembra che si abbia voglia di dormire, che durante le istruzioni...
Voi mi direte: «Ma ho troppo sonno...».
Ma se prendessi in mano un violino, nessuno penserebbe a dormire; tutti si agiterebbero, tutti resterebbero svegli...
Figli miei, ancora ancora si ascolta un prete che sia simpatico, ma se non lo è, lo si pone in ridicolo...
Non bisogna agire così umanamente. Non è il cadavere che bisogna guardare (il curato chiama “cadavere” il corpo umano, perciò intende dire “l’esteriorità; n.d.a.).
Chiunque sia il prete, è pur sempre lo strumento del quale il buon Dio si serve per distribuire la sua santa Parola: provate a far passare del liquore attraverso un imbuto; che sia d’oro o di ottone, se il liquore è buono, resta buono ugualmente.
163. Ci sono di quelli che stanno sempre a ripetere in tutti i toni: «I preti dicano quello che vogliono».
No, fratelli miei, i preti non dicono ciò che vogliono; essi dicono quello che è scritto nel Vangelo...
I preti che sono venuti prima di noi hanno detto ciò che diciamo noi; quelli che verranno dopo di noi, diranno le stesse cose.
Se noi avessimo detto delle cose non vere, monsignor vescovo ci avrebbe subito proibito di predicare.
Noi predichiamo solo ciò che Gesù ha insegnato.
164. Fratelli miei, vi citerò un esempio che vi farà vedere che cosa significhi non credere a quello che dicono i preti.
Vi erano due soldati che passavano per un luogo dove si svolgeva una missione; uno dei soldati propose al suo compagno di andare ad ascoltare il sermone; e vi andarono.
Il missionario stava predicando sull’inferno.
«Tu ci credi a tutto quello che dice questo curato? domandò il meno cattivo dei due».
«Oh! no, riprese l’altro, io credo che dica delle idiozie, per spaventare i presenti».
«Io, invece, ci credo; e per dimostrarti che ci credo, abbandono lo stato militare ed entro in convento».
«Vai dove vuoi! io continuo per la mia strada».
Ma ecco che, mentre continuava per la sua strada, cade ammalato e muore.
L’altro, che era in convento, apprende la notizia della sua morte, e si mette in preghiera, affinchè Dio gli faccia conoscere in quale stato il suo compagno fosse morto.
Un giorno, mentre pregava, il suo compagno gli apparve; egli lo riconosce e gli chiede: «Dove ti trovi?».
«All’inferno, sono dannato».
«Disgraziato! credi adesso a ciò che diceva il missionario?».
«Sì che ci credo. Però i missionari hanno solo un torto, ed è quello di non dire che la centesima parte delle pene che si soffrono qui».
Prendete, ad esempio, una persona che crede di dover fare delle grandi penitenze, di dover passare metà della notte in preghiera; se è ben istruita, si dirà: «No, non c’è bisogno di fare questo, altrimenti non potrei adempiere bene il mio dovere, domani: avrò sonno, e la minima cosa mi farà spazientire; sarò annoiato per tutta la giornata, e non riuscirò a fare nulla; riuscirò a stento a fare la metà di quello che avrei potuto fare se mi fossi riposato la notte; non devo fare così...».
Prendete ancora, figli miei, un domestico, che abbia il pensiero di dover digiunare, ma dovrà passare tutta la giornata a zappare o a lavorare la terra, come voi vorreste...
Ebbene, se questo domestico è istruito, penserà: «Però, se faccio digiuno, non riuscirò ad accontentare i miei padroni».
Ebbene, cosa farà, allora?
Digiunerà e si mortificherà in un’altra maniera.
Ecco cosa bisogna fare, occorre regolarsi nella maniera che rende maggior gloria al buon Dio.
Per fare un altro esempio: una persona sa che un’altro è nella miseria; allora toglierà qualcosa ai suoi genitori, per alleviare quel pover’uomo.
Ma, di certo, farebbe meglio a chiedere ai genitori, piuttosto che rubare, e se i suoi genitori si rifiutano di dargli qualcosa, ella pregherà Dio di ispirare a un’altra persona ricca, il desiderio di fare l’elemosina al posto suo.
166. Una persona istruita ha sempre due guide che camminano davanti a lei: il consiglio e l’obbedienza.
167. Vedete, figli miei: il tesoro di un cristiano non è su questa terra, ma in cielo.
Ebbene! il nostro pensiero deve andare lì dov’è il nostro tesoro (Matteo 6,21).
168. L’uomo ha un bel compito: quello di pregare e di amare...
Pregate e amate: ecco la felicità dell’uomo sulla terra!
169. La preghiera non è altro che una unione con Dio.
Quando si ha il cuore puro e unito a Dio, si percepisce in se stessi un balsamo, una dolcezza che inebria, una luce che incanta.
In questa unione intima, Dio e l’anima sono come due pezzi di cera fusi insieme; non li si può più separare.
E’ una cosa stupenda, questa unione di Dio con la sua piccola creatura. E’ una felicità che non si può comprendere con la ragione.
170. Noi avevamo meritato di non poter più pregare; ma Dio, nella sua bontà, ci ha permesso di parlargli.
La nostra preghiera è un incenso che Egli riceve con etremo piacere (si riferisce al peccato che rompe l’amicizia con Dio e, di conseguenza, anche il dialogo con Lui; n.d.a.).
171. Figli miei, voi avete un cuore piccolo, ma la preghiera lo allarga e lo rende capace di amare Dio...
La preghiera è un pregustamento di cielo, un “deflusso” di Paradiso.
Essa non ci lascia mai senza dolcezza. E’ un miele che cola nell’anima e addolcisce tutto il resto: le pene si fondono davanti a una preghiera ben fatta, come la neve al sole.
172. La preghiera fa trascorrere il tempo con una grande rapidità, e così gradevolmente, che non ci si accorge della sua durata.
Pensate, quando avevo la cura di Bresse, allorchè i poveri curati erano quasi tutti ammalati, pregavo il buon Dio lungo il cammino.
Vi assicuro che il tempo non mi pesava affatto.
173. Ci sono di quelli che si perdono nella preghiera come il pesce nell’acqua, perchè essi appartengono totalmente al buon Dio: per essi non ci sono vie di mezzo.
Oh! quanto amo queste anime generose!...
San Francesco d’Assisi e santa Coletta vedevano Nostro Signore e parlavano con Lui, come noi parliamo tra di noi.
Noi, invece, quante volte veniamo in chiesa senza sapere che cosa dobbiamo chiedere! E tuttavia, quando si va da qualcuno, si sa bene perchè ci si vada...
Ci sono alcuni che sembrano voler dire al buon Dio: «Devo dirti solo due parole, poi mi sbarazzerò di Te...».
Penso spesso che quando veniamo ad adorare Nostro Signore, otterremmo tutto ciò che vogliamo, se glielo domandassimo con una fede viva e con un cuore puro.
Ma ecco!...noi siamo senza fede, senza speranza, senza desiderio e senza amore.
174. Ci sono due grida all’interno dell’uomo: il grido dell’angelo e il grido della bestia.
Il grido dell’angelo, è la preghiera, il grido della bestia, è il peccato...
Coloro che non pregano si curvano verso terra, come una talpa che cerca di fare un buco per nascondersi.
Essi sono tutti terrestri, completamente simili a bruti, e non pensano che alle cose temporali...come quell’avaro che si stava assistendo religiosamente, il quale, quando gli si presentò un crocifisso d’argento da baciare:«Ecco una croce, disse, che pesa almeno dieci once».
175. In cielo, se ci fosse un solo giorno senza adorazione, non sarebbe più il cielo; e se i poveri dannati, malgrado le loro sofferenze, potessero adorare, non ci sarebbe più inferno.
Ahimè! essi avevano ricevuto un cuore per amare Dio, una lingua per benedirlo: era il loro scopo...
Mentre ora, si sono condannati da se stessi, a maledirlo per tutta l’eternità.
Se essi potessero sperare che un giorno pregheranno per un solo minuto, essi attenderebbero questo minuto con una tale impazienza, che i loro tormenti verrebbero addolciti.
176. “Padre nostro che sei nei cieli...
Oh! com’è bello, figli miei, avere un Padre nel cielo!...
“Venga il tuo Regno...
Se io faccio regnare il buon Dio nel mio cuore, Egli mi farà regnare con Lui nella sua gloria.
“Sia fatta la tua Volontà...
Non c’è niente di più dolce che fare la Volontà di Dio, nulla di più perfetto...
Per fare bene le cose, bisogna farle come Dio le vuole, in totale conformità con i suoi disegni.
“Dacci oggi il nostro pane...
Noi siamo composti di due parti: l’anima e il corpo. Noi domandiamo al buon Dio di nutrire il nostro povero “cadavere”, ed Egli ci risponde facendo produrre alla terra tutto ciò che è necessario alla nostra sussistenza...
Poi gli chiediamo anche di nutrire la nostra anima, che è la parte più bella di noi stessi; ma la terra è troppo piccola per fornire alla nostra anima di che saziarsi; ella ha fame di Dio; non c’è che Dio solo che possa riempirla.
E così il buon Dio non ha pensato che fosse troppo dimorare sulla terra, e, prendere un corpo, affinchè questo corpo divenisse l’alimento delle nostre anime.
«La mia carne, ha detto Nostro Signore, è vero cibo...Il pane che io vi darò è la mia carne, per la vita del mondo» (Giovanni 6).
Il Pane delle anime è riposto nel tabernacolo. Il tabernacolo è la “dispensa” dei cristiani...
Oh! che bello, figli miei!
Allorchè il sacerdote solleva l’Ostia e ve la mostra, la vostra anima può dire: «Ecco il mio nutrimento!...».
O figli miei, è troppo grande la nostra felicità!...
Non la capiremo che in cielo!
Che peccato!!!...
177. Figli miei, veniamo ora al sacramento dell’Ordine.
E’ un sacramento che sembra non riguardare nessuno di voi, ma invece riguarda tutti.
Questo sacramento eleva l’uomo fino a Dio.
Che cos’è il sacerdote? Un uomo che ha il posto di Dio, un uomo che è rivestito di tutti i poteri di Dio.
«Vai, dice Nostro Signore al sacerdote.
Come il Padre ha inviato me, così io ti invio...Ogni potere mi è stato dato, in cielo e sulla terra. Vai dunque, e istruisci tutte le nazioni...
Chi ascolta te, ascolta me; chi disprezza te, distrezza me».
178. Quando il sacerdote rimette i peccati, egli non dice: «Dio ti perdona»; ma dice: «Io ti assolvo».
Alla consacrazione, non dice: «Questo è il Corpo di Nostro Signore»; ma dice: «Questo è il mio corpo».
179. San Bernardo ci dice che tutto ci è venuto attraverso Maria; ma si può dire anche che tutto ci è venuto per mezzo del sacerdote: sì, tutta la felicità, tutte le grazie, tutti i doni celesti.
Se non avessimoil sacramento dell’Ordine, non avremmo Nostro Signore.
Chi è che lo ha messo lì, nel tabernacolo? E’ il sacerdote.
Chi è che ha ricevuto la vostra anima, al suo ingresso nella vita? Il sacerdote.
Chi l’ha nutrita, per darle la forza di svolgere il suo pellegrinaggio? Il sacerdote.
Chi la preparerà a comparire davanti a Dio, lavando quell’anima, per l’ultima volta, nel Sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, sempre il sacerdote.
E se quest’anima viene a morire, chi la risusciterà, chi le renderà la calma e la pace? (si riferisce al sacramento della Penitenza che fa risorgere dalla morte causata dal peccato “mortale”; n.d.a.).
Voi non potreste ricordarvi un solo beneficio di Dio, senza incontrare, vicino a questo ricordo, l’immagine del sacerdote.
180. Andate a confessarvi alla santa Vergine o a un angelo: forse che vi assolveranno? No.
Vi potranno dare il Corpo e il Sangue di Nostro Signore? No.
La santa Vergine non può far discendere il suo divin Figlio nell’Ostia.
Potreste avere duecento angeli lì con voi, ma non potrebbero assolvervi.
Invece un sacerdote, per quanto possa essere modesto, può farlo; egli può dirvi: «Va’ in pace; io ti perdono».
Oh! veramente che il sacerdote è qualcosa di grande!
181. Il sacerdote non lo si comprenderà bene se non in cielo...
Se lo si comprendesse sulla terra, si morirebbe non di terrore, ma d’amore.
182. Gli altri benefici di Dio non ci servirebbero a nulla, senza il sacerdote.
A cosa servirebbe una casa piena d’oro, se non ci fosse nessuno che vi apra la porta?
Il sacerdote ha la chiave dei tesori celesti: è lui che vi apre la porta; egli è l’economo del buon Dio, l’amministratore dei suoi beni.
183. Senza il sacerdote, la morte e la passione di Nostro Signore non servirebbe a nulla.
Guardate i popoli selvaggi: a cosa gli è servito che Nostro Signore sia morto?
Ahimè! essi non potranno partecipare al beneficio della Redenzione, fino a che non avranno dei sacerdoti che applichino loro il suo Sangue.
184. Il sacerdote non è sacerdote per se stesso: egli non può darsi l’assoluzione; egli non si amministra i sacramenti.
Egli non esiste per sè, ma per voi.
185. Dopo Dio, il sacerdote è tutto!...
Lasciate una parrocchia vent’anni senza sacerdote: vi si adoreranno le bestie.
Se il signor missionario (un suo aiutante “pendolare”; n.d.a.) e io stesso ce ne andassimo, voi direste: «Che stiamo a fare in questa chiesa? non ci sono più messe; Nostro Signore non c’è più (nel tabernacolo); tanto vale pregare a casa propria...».
Quando si vuole distruggere una religione, si comincia con l’attaccare i preti, perchè là dove non ci sono più preti non c’è più sacrificio eucaristico, e là dove non c’è più sacrificio, non c’è più religione (il curato viveva nell’epoca seguita alla rivoluzione francese, dominata da un forte anticlericalismo; n.d.a.)..

Se poi vi si chiedesse, indicandovi il tabernacolo: «Che cos’è quella porta dorata?».
«E’ l’ufficio; è la dispensa della mia anima».
«E chi è colui che ne ha le chiavi, che fa le provviste, che prepara il banchetto, e che serve a tavola?».
«E’ il sacerdote».
«E qual è il cibo?».
«E’ il Corpo prezioso e il prezioso Sangue di Nostro Signore...».
O mio Dio! mio Dio! quanto ci hai amati!...
187. Guardate la potenza del sacerdote! La lingua del prete, di un pezzo di pane ne fa un Dio!
E’ di più che creare il mondo!...
Qualcuno di voi ha detto: «Santa Filomena obbedisce forse al curato d’Ars?».
Ma certo, ella gli può obbedire, dal momento che Dio stesso gli obbedisce (nella parrocchia di Ars si venerava una statua di santa filomena, alla quale il curato era particolarmente devoto; qualche suo parrocchiano ironizzava sul fatto che egli la pregasse molto spesso, a favore della parrocchia. Dicendo poi che Dio obbedisce al sacerdote è ovvio che si riferisca al fatto che Dio stesso si metta a sua completa disposizione all’atto della consacrazione eucaristica; n.d.a.).
188. Se incontrassi un prete e un angelo, io saluterei prima il prete e poi l’angelo: costui è amico di Dio, ma il prete ne tiene il posto...
Santa Teresa baciava il luogo da dove era passato un sacerdote...
Quando vedete un sacerdote, dovete dire: «Ecco colui che mi ha reso figlio di Dio e che mi ha aperto il cielo col santo Battesimo; colui che mi ha purificato dopo che ho peccato, che dona il nutrimento alla mia anima....».
Alla vista di un campanile, voi potete dire: «Che cosa c’è lì dentro?».
«Il Corpo di nostro Signore».
«E come si trova lì?».
«Perchè un sacerdote vi è passato e ha celebrato la santa Messa».
189. Quale gioia provavano gli apostoli, dopo la Risurrezione di nostro Signore, nel vedere il Maestro che essi avevano tanto amato!
Il sacerdote deve avere la stessa gioia, vedendo Nostro Signore che egli tiene nelle sue mani (durante la Messa).
Si attribuisce un grande valore agli oggetti che sono stati deposti nella culla della santa Vergine e del Bambino Gesù, a Loreto (si riferisce alla chiesa di Nostra Signora di Loreto, a Parigi, nel quartiere di Montmartre, e non all’omonimo santuario italiano, dove si conservavano alcune reliquie risalenti all’infanzia di Gesù; n.d.a.).
Ma le dita del sacerdote, che hanno toccato la carne adorabile di Gesù Cristo, che si sono immerse nel calice, dove c’è stato il suo Sangue, e nel ciborio, dove è stato presente il suo Corpo, non sono forse più preziose?...
190. Il sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù.
Quando vedete un sacerdote, pensate a Nostro Signore Gesù Cristo (la sua visione etremamente lusinghiera del sacerdozio, ha giocato di certo un ruolo importante nel procurare al curato il titolo di “modello e protettore di tutti i parroci”, in un primo tempo, e “di tutti i sacerdoti del mondo”, nel 2010, da parte di Benedetto XVI; ma nelle 84 omelie che ci sono pervenute, l’immagine del prete che il curato ci fornisce, è molto meno poetica e molto più sanguigna e impegnativa; n.d.a.).
191. Tutte le buone opere messe insieme, non equiparano il sacrificio della Messa, perchè quelle sono opere degli uomini, mentre la santa Messa è l’opera di Dio.
Lo stesso martirio non è nulla in confronto: esso è il sacrificio che l’uomo fa a Dio, della propria vita; invece la Messa è il sacrificio che Dio fa all’uomo del suo Corpo e del suo Sangue.
Oh! veramente il sacerdote è qualcosa di grande! Se riuscisse a comprenderlo ne morirebbe!...
Dio gli obbedisce: egli dice due parole, e Nostro Signore discende dal cielo alla sua voce, e si racchiude in una piccola Ostia.
Dio ferma i suoi sguardi sull’altare.
«E’ là il mio Figlio prediletto, dice, nel quale ho posto ogni mio compiacimento».
Ai meriti dell’offerta di questo sacrificio Egli non può rifiutare nulla.
Se si avesse fede, si vedrebbe Dio nascosto nel sacerdote, come una luce dietro un vetro, come del vino mescolato con l’acqua (cioè completamente indistinguibile; n.d.a.).
192. Dopo la consacrazione, quando tengo nelle mie mani il santissimo Corpo di Nostro Signore, e quando mi trovo nei miei momenti di scoraggiamento, vedendomi degno solo dell’inferno, allora mi dico: «Ah! se almeno potessi portarlo con me! l’inferno sarebbe dolce vicino a Lui, non mi costerebbe nulla restare per tutta l’eternità a soffrire, se stessimo insieme...
Ma allora non ci sarebbe più inferno; le fiamme dell’amore spegnerebbero quelle della giustizia».
193. Com’è bello! Dopo la consacrazione, il buon Dio è lì, come in cielo!...
Se l’uomo conoscesse bene questo mistero, morirebbe d’amore.
Dio ce lo risparmia, a causa della nostra debolezza (cioè nasconde ai nostri occhi lo splendore abbagliante di quel mistero; n.d.a.).
194. Un sacerdote, dopo la consacrazione, dubitava un po’ che quelle poche parole avessero potuto far discendere Nostro Signore sull’altare; nello stesso istante vide l’ostia tutta arrossata e il corporale tinto di sangue.
195. Se ci dicessero: «Alla tale ora deve risuscitare un morto», correremmo immediatamente per vederlo.
Ma la consacrazione, che cambia il pane e il vino nel Corpo e Sangue di un Dio, non è forse un miracolo molto più grande che risuscitare un morto?
Bisognerebbe dedicare ogni giorno almeno un quarto d’ora per prepararsi ad ascoltare bene la Messa; ci si dovrebbe annientare davanti al buon Dio, sull’esempio del suo profondo annientamento nel sacramento dell’Eucaristia; si dovrebbe fare il proprio esame di coscienza, poichè, per assistere bene alla Messa, bisogna essere in stato di grazia.
196. Se si conoscesse il valore del santo Sacrificio della Messa, o piuttosto, se si avesse la fede, si nutrirebbe maggiore zelo per assistervi bene (il curato parla di “ascoltare” o di “assistere” alla santa Messa: ma, nonostante i termini possano sembrarci inadeguati o insufficienti, si tratta, nella sostanza, di un invito alla massima partecipazione, attiva e contemplativa; n.d.a.).
197. Figli miei, vi ricorderete di certo la storia che vi ho raccontato una volta, intorno a quel santo sacerdote che pregava per un suo amico; sembra che Dio gli avesse fatto conoscere che si trovava in Purgatorio; gli venne in mente che non poteva fare niente di meglio che offrire il santo Sacrificio della Messa per la sua anima.
Quando arrivò al momento della consacrazione, egli prese l’Ostia nelle sue dita e disse: «Padre santo ed eterno, facciamo a cambio. Tu possiedi l’anima del mio amico che si trova in Purgatorio, mentre io tengo nelle mie mani il Corpo di tuo Figlio: ebbene! libera il mio amico, ed io ti offro tuo Figlio, con tutti i meriti della sua morte e passione».
In effetti, al momento dell’elevazione, vide l’anima del suo amico tutta raggiante di gloria, che saliva in cielo! (questo che potrebbe sembrare un “ricatto”, è invece segno di grande confidenza, che a Dio non dispiace ma che anzi apprezza, se deriva da un cuore puro e dedito completamente a Lui; n.d.a.).
Ebbene! figli miei, quando vogliamo ottenere qualche cosa dal buon Dio, facciamo anche noi lo stesso: dopo la santa Comunione, offriamogli il suo Figlio prediletto, con tutti i meriti della sua morte e della sua passione; Egli non potrà rifiutarci nulla.
198. Nostro Signore è nascosto lì, nel tabernacolo, e aspetta che noi veniamo a visitarlo e a fargli delle domande.
Vedete com’è buono! Egli si adatta alla nostra debolezza...
Nel cielo, dove saremo trionfanti e gloriosi, vedremo la sua gloria.
Se Egli si fosse presentato adesso, con questa sua gloria, davanti a noi, noi non avremmo osato accostarci a Lui; ma Egli si nasconde come una persona che si trovi in prigione e ci dicesse: «Voi non mi vedete, ma non fa nulla; domandatemi tutto ciò che volete e ve lo accorderò».
Egli è là, nel sacramento del suo amore, che sospira e intercede senza sosta presso suo Padre per i peccatori.
A quali oltraggi non si espone, pur di restare in mezzo a noi? E lì per consolarci: perciò dobbiamo fargli visita spesso.
Quanto gli è gradito un piccolo quarto d’ora che sottraiamo alle nostre occupazioni, a qualche futilità, per venire a pregarlo, a visitarlo, a consolarlo di tutti gli oltraggi che riceve!
Quando vede venire con premura le anime pure, egli sorride loro...
Esse vengono, con quella semplicità che a lui piace tanto, a chiedergli perdono per tutti i peccatori, per gli oltraggi di tanta gente ingrata.
Quale felicità proviamo alla Presenza di Dio, allorchè ci ritroviamo da soli, ai suoi piedi, davanti al santo tabernacolo!...
«Avanti, anima mia, raddoppia l’ardore! tu sei da sola, per adorare il tuo Dio; i suoi sguardi su posano su te solo...».
Questo buon Salvatore è così pieno d’amore verso di noi, che ci cerca dappertutto!...
199. Ah! se avessimo gli occhi degli angeli, vedendo Nostro Signore Gesù Cristo qui presente, su quest’altare, e che ci guarda, come lo ameremmo! non vorremmo più separarcene; vorremmo restare per sempre ai suoi piedi: sarebbe una pregustazione di cielo; tutto il resto ci diverrebbe insipido.
Ma, ecco!...è la fede che manca.
siamo dei poveri ciechi; abbiamo la nebbia negli occhi. Solo la fede potrebbe dissolvere questa nebbia...
Tra un po’, figli miei, quando terrò Nostro Signore nelle mie mani, quando il buon Dio vi benedirà, chiedetegli dunque che vi apra gli occhi del cuore; ditegli, come il cieco di Gerico: «Signore, fa’ che io veda!» (Luca 18,41), e otterrete certamente ciò che desiderate, perchè Egli non vuole altro che la vostra felicità; Egli ha le mani piene di grazie, cercando a chi distribuirle; ma, ahimè! nessuno le vuole...
O indifferenza! o ingratitudine!...
Figli miei, siamo troppo disgraziati a non comprendere queste cose!
Le comprenderemo di certo una buona volta, ma non ci sarà più tempo!...(scaduto il termine della vita terrena, oramai “quel ch’è fatto è fatto”; n.d.a.).
200. Nostro Signore è là come vittima...e così, ecco! una preghiera molto gradita a Dio, è quella di domandare alla santa Vergine di offrire al Padre Eterno il suo divin Figlio, tutto sanguinante, tutto straziato, per la conversione dei peccatori: è la preghiera migliore che si possa fare, poichè, alla fine dei conti, tutte le preghiere si fanno nel Nome e per i meriti di Gesù Cristo...
Dobbiamo anche ringraziare Dio di tutte le indulgenze che ci purificano dai nostri peccati...(le indulgenze rimettono la pena dovuta alle nostre colpe, già perdonate con il sacramento della Penitenza; n.d.a.).
Ma non vi facciamo attenzione.
Si cammina sulle indulgenze, potremmo dire, come dopo la mietitura si cammina sugli steli di grano. Ecco: sette anni e sette “quarantine”, ascoltando la catechesi; trecento giorni, recitando le Litanie della santa Vergine, la Salve Regina, l’Angelus.
Quindi il buon Dio ci moltiplica le sue grazie: perciò resteremo mortificati, alla fine della nostra vita, per non averne approfittato!
201. Quando siamo davanti al Santo Sacramento, invece di guardarci attorno, chiudiamo i nostri occhi e la nostra bocca; apriamo il nostro cuore, e il buon Dio aprirà il suo; noi andremo da Lui, e Lui verrà da noi: l’uno per domandare e l’altro per ricevere la richiesta; sarà come un respiro dall’uno all’altro.
Quale dolcezza non proveremo, dimenticandoci di noi stessi per cercare Dio?
I santi perdevano di vista se stessi, per non vedere nient’altro che Dio, per non lavorare che per Lui; essi dimenticavano tutte le cose create, per non trovare che Lui: è così che si arriva al Cielo... (l’oblio di sè e dei propri pensieri, caro anche alle tecniche orientali, come lo “yoga”, non è però, per un cristiano, fine a se stesso, ma solo il trampolino di lancio verso le braccia di un Dio che è Persona Viva e non una “Coscienza universale”, amorfa, impersonale, alienante e patogena; n.d.a.).
202. Quando Dio volle donare un nutrimento alla nostra anima, per sostenerla nel pellegrinaggio della vita, Egli percorse con lo sguardo tutta la creazione ma non trovò nulla che fosse degno di essa.
Allora ripiegò su se stesso e decise di donarsi...
O anima mia! quanto sei grande, dal momento che non c’è che un Dio che possa appagarti!...
Il cibo dell’anima è il Corpo e il Sangue di un Dio!
O bel nutrimento! Se ci si pensasse, ci sarebbe da perdersi per l’eternità in questo abisso d’amore!...
Nel cielo brilleranno come diamanti, perchè Dio stesso trasparirà in esse (Isaia 60,2).
204. Nostro Signore ha detto: «Tutto quello che domanderete a mio Padre nel mio Nome, Egli ve lo accorderà» (Giovanni 15,16).
Giammai avremmo pensato di domandare a Dio il suo stesso Figlio.
Ma ciò che l’uomo non avrebbe mai potuto immaginare, Dio lo ha fatto.
Ciò che l’uomo non avrebbe potuto dire o non avrebbe potuto concepire, e che non avrebbe mai potuto desiderare, Dio, nel suo amore, lo ha detto, lo ha concepito, e lo ha eseguito.
Avremmo mai potuto dire a Dio di far morire suo Figlio per noi, di darci da mangiare la sua Carne e da bere il suo Sangue?
Se tutto questo non fosse accaduto realmente, l’uomo avrebbe potuto immaginare delle cose che Dio non potesse fare; sarebbe arrivato più in là di Dio stesso, nelle invenzioni dell’amore...
Ma ciò non è possibile (pensiero un po’ contorto, ma chiaro nel contenuto essenziale: Dio non si è fatto superare dall’immaginazione umana, nel dimostrare all’uomo l’immensità del suo amore, ma e saputo arrivare infinitamente oltre ogni umana aspettativa; n.d.a.).
205. Senza la divina Eucaristia, non ci sarebbe felicità in questo mondo; la vita sarebbe insopportabile.
Quando riceviamo la santa Comunione, riceviamo la nostra gioia e la nostra felicità.
206. Il buon Dio volendosi donare a noi nel sacramento del suo amore, ci ha donato un desiderio così vasto e grande, che solo Lui può soddisfare...
Davanti a questo bel sacramento, noi siamo come una persona che muoia di sete, vicino ad un fiume, e che non dovrebbe fare altro che curvare la testa...; oppure come una persona che resta nella povertà, avendo al suo fianco un tesoro: non dovrebbe fare altro che stendere la mano (si riferisce a coloro che, pur avendo la possibilità di usufruire di questo sacramento, invece se ne privano; n.d.a.).
207. Colui che fa la Comunione si perde in Dio come una goccia d’acqua nell’oceano. Non può più esserne separato (in realtà, come viene suggerito dall’esempio, non è Dio che entra in lui, ma è lui che entra in Dio e vi si “dissolve”, ma senza perdere la sua personalità, che rimane ben distinta; n.d.a.).
208. Nel giorno del giudizio si vedrà risplendere la Carne di Nostro Signore attraverso il corpo glorificato di coloro che lo hanno ricevuto degnamente sulla terra, come si vede brillare l’oro, incastonato in un oggetto di ottone,
o l’argento nel piombo.
209. Quando ritorniamo dall’esserci comunicati, se qualcuno ci chiedesse: «Che cosa stai portando a casa?», noi potremmo rispondere: «Vi porto il cielo!».
Un santo diceva che noi siamo come dei “portatori di Dio” (altrettanti “cristofori”, si potrebbe dire; n.d.a.).
E’ ben vero; ma purtroppo non abbiamo abbastanza fede.
Noi non comprendiamo la nostra dignità.
Uscendo dalla tavola santa, noi siamo tanto felici quanto i re magi, se avessero potuto portare nelle loro braccia il Bambino Gesù.
210. Prendete un vaso pieno di liquore e chiudetelo bene: conserverete quel liquore finchè vorrete.
Allo stesso modo, se custodiste bene Nostro Signore nel raccoglimento, dopo la Comunione, sentireste a lungo questo fuoco divorante, che ispirerebbe al vostro cuore una inclinazione verso il bene e una ripugnanza verso il male.
211. Quando abbiamo il buon Dio nel nostro cuore, questo deve ardere molto: il cuore dei discepoli di Emmaus ardeva al solo ascoltarlo.
212. A me non piace che, quando si ritorna dalla santa tavola ci si metta subito a leggere.
Oh! no; a che servono le parole degli uomini se c’è Dio che vuole parlarci?...
Dobbiamo fare come quelle persone curiose che si mettono ad origliare dietro la porta: dobbiamo ascolare tutto quello che il buon Dio dice alla porta del nostro cuore.
213. Quando avete ricevuto Nostro Signore, voi sentite la vostra anima purificata, poichè essa si bagna nell’amore di Dio.
214. Quando si fa la santa Comunione, si percepisce qualcosa di straordinario, un benessere che percorre tutto il corpo e si espande fino alle estremità.
Che cos’è questo benessere?
E’ Nostro Signore che si comunica a tutte le parti del nostro corpo e le fa trasalire.
Siamo costretti a dire, come san Giovanni: «E’ il Signore!».
Coloro che non percepiscono nulla, sono da compiangere molto!
215. Fratelli miei, tutti gli esseri della creazione hanno bisogno di nutrirsi per vivere: è per questo che il buon Dio ha fatto crescere gli alberi e le piante: è una tavola ben servita, dove tutti gli animali vengono a prendere, ciascuno, il cibo che gli conviene (si riferisce a Genesi 1,29-30, dove si dice che Dio destina, sia agli uomini che agli animali, esclusivamente l’erba verde; n.d.a.).
Ma bisogna che anche l’anima si nutra.
Ma qual è dunque il suo nutrimento? Fratelli miei, il nutrimento dell’anima è Dio.
O che bella cosa!...L’anima non può nutrirsi che di Dio! Non c’è che Dio che possa riempirla! Non c’è che Dio che possa saziare la sua fame!...Le occorre assolutamente il suo Dio!...
In tutte le case vi è un luogo in cui si conservano le provviste per tutta la famiglia: è la dispensa.
La chiesa è la casa delle anime: è la nostra casa, quella di noi cristiani.
Ebbene! in questa casa vi è una dispensa.
Vedete quel tabernacolo? se si chiedesse alle anime dei cristiani: «Che cos’è quello?»; le vostre anime risponderebbero: «Quella è la dispensa...».
216. Non c’è niente di così grande, figli miei, dell’Eucaristia!
Mettete tutte le buone opere del mondo a confronto con una Comunione ben fatta: sarebbe come un granello di polvere paragonato con una montagna.
Fate una preghiera quando avrete il buon Dio nel vostro cuore: il buon Dio non potrà rifiutarvi nulla, se gli offrite suo Figlio e i meriti della sua morte e passione.
Si conserverebbe la propria anima sempre pura, agli occhi di Dio.
Ecco, figli miei, supponiamo che vi siate confessati oggi: voi vegliereste su voi stessi, e sareste contenti al pensiero che l’indomani avreste la possibilità di ricevere il buon Dio nel vostro cuore...
L’indomani poi non potreste offendere il buon Dio; la vostra anima sarebbe tutta impregnata del Sangue prezioso di Nostro Signore...
O che bella vita!!!
218. O figli miei, come sarà bella, per tutta l’eternità, un’anima che avrà ricevuto degnamente il buon Dio!
Il Corpo di Nostro Signore brillerà attraverso il nostro corpo; il suo Sangue adorabile attraverso il nostro sangue; la nostra anima sarà unita all’anima di Nostro Signore, per tutta l’eternità...
E’ lì che essa gioirà di una felicità pura e perfetta!...
Figli miei, quando l’anima di un cristiano che abbia ricevuto Nostro Signore entra in Paradiso, ella accresce la gioia del cielo.
Gli angeli e la Regina degli angeli vengono davanti a lei, perchè riconoscono il Figlio di Dio in quest’anima.
E’ allora che quest’anima si ripaga delle pene e dei sacrifici che ha sopportato durante la sua vita.
219. Figli miei, si vede quando un’anima ha ricevuto degnamente il sacramento dell’Eucaristia.
Ella è talmente affogata nell’amore, penetrata e cambiata, che non la si riconosce più nelle sue azioni e nelle sue parole...
Ella è umile, è dolce, mortificata, caritatevole e modesta; ella va d’accordo con tutti.
E’ un’anima capace dei più grandi sacrifici; insomma: non è più riconoscibile.
220. Andate dunque alla Comunione, figli miei, andate a Gesù, con amore e con confidenza! andate a vivere di Lui, affinchè viviate per Lui!
Non dite che avete troppo da fare.
Il divin Salvatore non ha forse detto: «Venite a me, voi che siete travagliati, e che non ne potete più; venite a me, e Io vi consolerò?» (Matteo 11,28).
Potreste mai resistere a un invito così pieno di tenerezza e di amicizia?
Non dite che non ne siete degni. E’ vero, voi non ne siete degni; ma ne avete bisogno.
Se Nostro Signore avesse avuto di vista la nostra dignità, Egli non avrebbe istituito il suo bel sacramento d’amore, perchè nessuno al mondo ne è degno, nè gli angeli, nè gli arcangeli, e neppure la santa Vergine...; ma Egli ha avuto di mira i nostri bisogni, e noi tutti ne abbiamo bisogno.
Non dite che siete peccatori, che avete troppe miserie e che è per questo che non volete avvicinarvi alla Comunione.
Preferirei sentirvi dire, piuttosto, che vi ritenete troppo malati, e che è per questo che non volete assumere la medicina, e non volete chiamare il medico (con la sua solita ironia, il curato vuol dire che il vero problema non è quello di sentirsi troppo indegni, ma piuttosto che non si ha voglia di curarsi con l’unica medicina delle malattie dell’anima, che è l’Eucaristia; n.d.a.).
221. Tutte le preghiere della Messa sono una preparazione alla Comunione; e così, tutta la vita di un cristiano deve essere una preparazione a questa grande azione (cioè all’atto di comunicarsi!...; n.d.a).
222. Dobbiamo lavorare per meritare di ricevere Nostro Signore tutti i giorni.
Quanto dovremmo sentirci umiliati quando vediamo gli altri andare alla santa tavola, mentre noi restiamo immobili al nostro posto!
Com’è felice un angelo custode che conduce una bella anima alla santa tavola!
Nella chiesa primitiva ci si comunicava tutti i giorni.
Allorchè i cristiani si sono raffreddati, si è sostituito il pane benedetto al Corpo di Nostro Signore; in verità, si tratta di pane benedetto; ma non è il Corpo e il Sangue di Nostro Signore! (si riferisce a una pratica caduta in disuso, che offriva un “surrogato” a coloro che non erano pronti a ricevere l’Eucaristia; n.d.a.).
223. Ci sono quelli che fanno tutti i giorni la comunione spirituale col pane benedetto.
Se veniamo privati della Comunione sacramentale, rimpiazziamola, per quanto possibile, con la comunione spirituale, che possiamo fare ad ogni istante, poichè dobbiamo essere sempre nel desiderio bruciante di ricevere il buon Dio.
La comunione ha per l’anima l’effetto di un “ceffone”, per ravvivare un fuoco che comincia a spegnersi, ma nel quale c’è ancora molta brace: ci si soffia sopra, e il fuoco si riaccende (non ci si scandalizzi per l’immagine “sanguigna” dello “schiaffone”, consona al carattere grintoso e focoso del curato, e che rende bene l’effetto “schioccante” ma salutare, di una Eucaristia ricevuta degnamente e con fede; n.d.a.).
Dopo aver ricevuto i sacramenti, allorchè sentiamo che l’amore di Dio si allenta, facciamo subito una comunione spirituale!...
Se non possiamo venire in chiesa, voltiamoci verso il tabernacolo: per il buon Dio non ci sono muri che possano fermarlo; recitiamo cinque Pater, cinque Ave, facendo la comunione spirituale...
Noi non possiamo ricevere il buon Dio che una volta al giorno; ma un’anima infuocata d’amore, supplisce a ciò col desiderio di riceverlo ad ogni istante.
224. O uomo, quanto sei grande!...nutrito e abbeverato del Corpo e del Sangue di un Dio! oh! che dolce vita, questa vita di unione col buon Dio! (la vera “dolce vita”...; n.d.a.).
E’ il cielo sulla terra! Niente più pene, niente più croce!
Allorchè avete la fortuna di aver ricevuto il buon Dio, sentite nel vostro cuore una gioia, una unzione..., per alcuni istanti!...
Le anime pure restano sempre in questo stato! E così questa unione costituisce la loro forza e la loro felicità.

E’ lui che ci strappa dal cielo, per precipitarci nell’inferno.
E dire che noi lo amiamo!...Quale pazzia!
Se ci si pensasse bene, si avrebbe un orrore così vivo del peccato, che non si riuscirebbe a commetterlo.
226. O figli miei, come siamo ingrati! Il buon Dio ci vuol rendere felici, certissimamente! Egli non ci ha donato la sua Legge se non per tale scopo.
La Legge di Dio è grande; essa è ampia.
Il re Davide diceva che vi trovava le sue delizie, e che essa era un tesoro più prezioso per lui, delle più grandi ricchezze.
Diceva anche che egli camminava su un sentiero spazioso, perchè aveva ricercato i comandamenti del Signore (forse si riferisce al Salmo 119,32; n.d.a.).
Il buon Dio vuole, quindi, renderci felici, mentre noi non vogliamo esserlo!...
Noi preferiamo voltare le spalle a Lui e donarci al demonio!
Fuggiamo il nostro Amico e cerchiamo il nostro carnefice!...
Commettiamo il peccato; ci affossiamo nel fango! Una volta immersi in questa palude non sappiamo più uscirne!
Se si trattasse dei nostri beni materiali, sapremmo bene come tirarci fuori da quel passo falso, ma siccome si tratta “solo” della nostra anima, ci restiamo dentro tranquillamente...
Quando poi ci decidiamo a confessarci, siamo tutti preoccupati per la vergogna che ne proviamo.
Ce ne accusiamo “a la vapeur” (lett. “a vapore” ma ci sfugge il senso preciso di questa frase idiomatica; forse vuol dire: “con leggerezza”; n.d.a.).
Si dice che ci sono molti che si confessano, ma pochi che si convertono.
E lo credo bene, figli miei; infatti sono pochi quelli che si confessano con le lacrime del pentimento.
227. Vedete: la disgrazia è che non ci si riflette.
Se si dicesse a quelli che lavorano di domenica, a un giovane che viene dall’aver ballato per due o tre ore, o a un uomo che esce ubriaco dal cabaret: «Sapete da dove venite? Venite dall’aver crocifisso Nostro Signore!», essi resterebbero meravigliati, perchè non ci avevano pensato.
Figli miei, se ci pensassimo, saremmo invasi da orrore; ci sarebbe impossibile compiere il male (“virtù è sapere”, diceva Socrate; n.d.a.).
Infatti, che cosa ci ha fatto di male il buon Dio, per contristarlo così, per farlo morire nuovamente, Lui, che ci ha riscattati dall’inferno?
Bisognerebbe che tutti i peccatori, quando si recano nei luoghi dei piaceri peccaminosi, incontrassero sul loro cammino, come san Pietro, Nostro Signore, che dicesse loro:
«Vado anch’io nel posto dove tu stesso ti stai recando, per esservi crocifisso di nuovo».
Può darsi che questo li farebbe riflettere (si riferisce al famoso episodio del “Quo vadis”, narrato nel libro apocrifo “Gli atti di Pietro”; come spessissimo ripete nelle sue omelie, il curato considerava ogni peccato grave come una nuova crocifissione di Gesù Cristo, da parte del peccatore; secondo lui, come per tanti altri santi, compreso padre Pio, il ballo rientrava nei peccati gravi, come anche il lavorare di domenica o frequentare luoghi di divertimento “ambigui”; n.d.a.).
228. Il santi comprendevano la grandezza dell’oltraggio che il peccato fa a Dio.
Ci sono di quelli che hanno trascorso tutta la vita a piangere i loro peccati.
San Pietro ha pianto per tutta la vita; egli piangeva ancora prima di morire.
San Bernardo diceva: «Signore! Signore! sono io che ti ho appeso alla croce!».
229. A causa del peccato, noi disprezziamo il buon Dio, noi crocifiggiamo il buon Dio!
Com’è deplorevole perdere delle anime che sono costate tante sofferenze a Nostro Signore!...
Che male ci ha fatto Nostro Signore, per trattarlo in questo modo?...
Se i poveri dannati potessero ritornare sulla terra!... se fossero al nostro posto!...(sottinteso: come si darebbero da fare per recuperare l’occasione perduta...; n.d.a.).
230. Oh! come siamo insensati! Il buon Dio ci chiama a Lui, e noi lo fuggiamo.
Egli vorrebbe renderci felici, ma noi non vogliamo la sua felicità.
Egli ci comanda di amarlo, ma noi doniamo il nostro cuore al demonio.
Facciamo di tutto per perdere quel tempo che Egli ci ha dato per salvarci.
Gli facciamo guerra, con i mezzi che ci ha fornito per servirlo!...
231. Quando offendiamo il buon Dio, se guardassimo il nostro Crocifisso, sentiremmo Nostro Signore che ci dice, nel fondo dell’anima: «Tu, dunque, vuoi passare dalla parte dei miei nemici?
Tu, quindi, mi vuoi crocifiggere di nuovo?».
Gettate lo sguardo su Nostro Signore appeso alla croce, e dite a voi stessi: «Ecco cosa è costato al mio Salvatore, riparare l’ingiuria che i miei peccati hanno fatto al buon Dio!...».
Un Dio che scende sulla terra per essere vittima dei nostri peccati, un Dio che soffre, un Dio che muore, un Dio che sopporta tutti i tormenti, perchè ha voluto portare il peso dei nostri crimini!...
Alla vista della croce, comprendiamo la malizia del peccato e l’odio che dobbiamo averne.
Rientriamo in noi stessi; vediamo che cosa possiamo fare per restaurare la nostra povera vita...
232. Che vergogna! Il buon Dio ci dirà in punto di morte: «Perchè mi hai offeso, me, che ti amavo tanto?...».
Offendere il buon Dio, che non ci ha fatto altro che del bene! accontentare il demonio, che non può farci altro che del male!...quale follia!
233. Non è forse una vera follia poter godere già da questa vita delle gioie del Cielo, unendosi a Dio per mezzo dell’amore, e volere invece rendersi degni dell’Inferno, legandosi col demonio?...
Non si può comprendere appieno una tale follia, non la si può deplorare abbastanza.
Sembra quasi che i poveri peccatori non vogliano attendere la sentenza che li condannerà alla comunione con i demoni: vi si condannano da sè stessi.
234. Il Paradiso, l’Inferno e il Purgatorio, hanno una specie di anticipo già da questa vita: il Purgatorio è nelle anime che non sono morte a se stesse; l’Inferno è nel cuore degli empi; il Paradiso in quello dei perfetti, che sono molto uniti a Nostro Signore.
235. Colui che vive nel peccato assume le abitudini e l’aspetto delle bestie.
La bestia, che non ha la ragione, conosce solo i suoi istinti. Allo stesso modo chi si rende simile alle bestie perde la ragione, e si lascia condurre dagli istinti del suo “cadavere” (il corpo umano).
Egli ripone tutto il suo piacere nel bere molto, nel mangiare bene e nello gioire delle vanità del mondo, che passano come il vento.
Io piango su quei poveri disgraziati che corrono dietro a questo vento (cfr. Qoèlet 1,14; n.d.a.). Essi guadagnano ben poco: pagano molto per un piccolissimo profitto; scambiano la loro eternità per il miserabile fumo del mondo.
236. Figli miei, com’è triste un’anima quando si trova in stato di peccato!
Ella potrebbe morire in questo stato e così tutto ciò che ha fatto in precedenza non acquisterebbe nessun merito davanti a Dio (Ezechiele 3,20).
E’ per questo che il demonio è così contento quando un’anima è nel peccato e vi persevera, poichè egli pensa che ormai lavora per lui, e che, se dovesse morire, la possiederebbe...
Quando è nel peccato, la nostra anima è tutta squallida, corrotta; prova rammarico...
Il pensiero che il buon Dio la guarda dovrebbe farla rientrare in se stessa...
E poi, quale vero piacere si prova nel peccato? Proprio nessuno.
Si fanno dei sogni raccapriccianti: che il demonio ci porta via, che cadiamo in un precipizio...
Passate subito dalla parte di Dio, fate ricorso al sacramento della Penitenza: dormirete tranquilli come un angelo. Si è contenti di svegliarsi di notte, per pregare il buon Dio; si hanno sempre sulla bocca azioni di grazie; ci si eleva con grande facilità verso il Cielo, come un’aquila che fende l’aria.
237. Guardate, figli miei, come il peccato degrada l’uomo!
Di un angelo, creato per amare Dio, egli ne fa un demonio che lo maledirà per tutta l’eternità...
Ah! se Adamo, nostro progenitore, non avesse peccato, e se noi non peccassimo tutti i giorni, quanto saremmo felici! Saremmo felici come i santi nel cielo.
Non ci sarebbero più disgraziati sulla terra.
Oh! come sarebbe bello!...
Infatti, figli miei, è il peccato che attira su di noi tutte le calamità, tutti i flagelli, le guerre, le pestilenze, la carestia, i terremoti, gli incendi, le gelate, la grandine, le tempeste, tutto ciò che ci rende desolati, tutto ciò che ci rende infelici (oggi questo nesso di causalità tra peccato e punizioni materiali, fisiche e spirituali viene contestato dagli impostori, a qualunque livello della scala..., ma ha il suo fondamento in tutta la Sacra Scrittura, compreso il Nuovo Testamento: cfr. 1Corinzi 11,29-30; n.d.a.).
238. Vedete, figli miei, una persona che è in stato di peccato è sempre triste.
Per quanto si sforzi di reagire, è sempre annoiata, disgustata di tutto..., mentre quella che è in pace con il buon Dio è sempre contenta, sempre gioiosa...
Che bella vita!... e che bella morte!...
239. Figli miei, noi abbiamo paura della morte...e lo credo bene!
E’ il peccato che ci provoca la paura della morte; è il peccato che rende la morte terribile, spaventosa; è il peccato che terrorizza il malvagio al momento del terribile passaggio.
Ahimè! mio Dio! c’è senz’altro da essere terrorizzati...
Pensare di essere maledetto, maledetto da Dio!... E’ una cosa che fa tremare!
Maledetto da Dio! e perchè? perchè gli uomini si espongono a essere maledetti da Dio?...
Per una bestemmia, per un cattivo pensiero, per una bottiglia di vino, per due minuti di piacere!...
Per due minuti di piacere, perdere Dio, la propria anima, il cielo, per sempre!...
Si vedrà salire in cielo, in corpo e anima, quel padre, quella madre, quella sorella, quel vicino, che erano lì, vicino a noi,... con i quali eravamo vissuti, ma che non abbiamo imitato; mentre noi scenderemo, in corpo e anima, all’inferno, per bruciarvi.
Tutti i demoni si rotoleranno sopra di noi. Tutti i demoni dei quali abbiamo seguito i consigli, verranno a tormentarci...
240. Figli miei, se vedeste un uomo erigere un grande rogo, ammassare le fascine le une sulle altre, e avendogli chiesto cosa faccia vi rispondesse: «Preparo il fuoco che dovrà bruciarmi», che cosa pensereste?
E se vedeste questo stesso uomo avvicinare la fiamma alla legna e, non appena cominciasse ad ardere, vi si precipitasse dentro,...che ne direste?...
Commettendo il peccato, è questo che facciamo!
Non è Dio che ci getta all’inferno, ma siamo noi che vi ci gettiamo, a causa dei nostri peccati.
Il dannato dovrà dire: «Ho perduto Dio, la mia anima e il cielo: è stato per mia colpa, per mia colpa, per mia gradissima colpa!...» (allusione alla preghiera del “Confiteor”; n.d.a.).
Egli cercherà di sollevarsi dal fuoco, ma vi ricadrà dentro...
Egli sentirà sempre il bisogno di sollevarsi, perchè era stato creato per Dio, il più grande, il sommo fra tutti gli esseri, l’Altissimo...; come un uccello in un appartamento, vola fino al solaio e ricade per terra...così la Giustizia di Dio è come il solaio che blocca i dannati.
241. Non c’è bisogno di dimostrare l’esistenza dell’inferno.
Nostro Signore stesso ne parla, quando racconta la storia del ricco malvagio che gridava: «Lazzaro! Lazzaro!» (Luca 16,19-31).
Lo si sa bene che esiste un inferno, ma si vive come se non esistesse; si vende la propria anima per qualche monetina.
Rimandiamo la nostra conversione al momento della morte; ma chi ci assicura che avremo il tempo e la forza, in quel momento spaventevole, che tutti i santi hanno affrontato, quando l’inferno si riunisce per sferrarci l’assalto, sapendo che è l’istante decisivo?
Ci sono di quelli che perdono la fede, che considerano l’esistenza dell’inferno solo quando ci entrano.
Si amministrano loro i sacramenti, ma provate a chiedergli se hanno commesso un certo peccato; vi risponderanno: «Oh! sistemate questa cosa come vi pare!...».
242. Ci sono quelli che offendono il buon Dio in ogni momento; il loro cuore è un formicaio di peccati; sono simili a un pezzo di carne imputridita, divorata dai vermi...
243. No, veramente, se i peccatori pensassero all’eternità, a quel terribile “per sempre”... si convertirebbero all’istante...
244. L’orgoglio è quel maledetto peccato che ha scacciato gli angeli dal Paradiso e li ha precipitati all’inferno.
Questo peccato ha avuto inizio con il mondo.
245. Vedete, fratelli miei, si pecca per orgoglio in molti modi.
Una persona avrà dell’orgoglio nel modo di vestire, nel suo linguaggio, nel suo atteggiamento, fino alla stessa maniera di camminare.
Ci sono persone che, quando sono per strada, camminano con fierezza e sembrano dire al mondo: «Guardate come sono importante, come sono in gamba, come so camminare bene!...».
Altri poi, quando fanno qualcosa di bene, non la finiscono più di raccontarlo, e se fanno qualcosa di sbagliato, sono desolati, pensando che si avrà una cattiva opinione di loro...
Altri, si mostrano molto contristati di essere in compagnia dei poveri, quando incontrano persone che conoscono; cercano sempre la compagnia dei ricchi...
Se, per caso, sono ricevute dai grandi del mondo, se ne vantano, montano in superbia.
Ci sono altri che mostrano il loro orgoglio mentre parlano.
Se si devono recare presso persone ricche, esaminano bene cosa debbano dire, si studiano di adoperare un linguaggio forbito, e se sbagliano qualche parola, ne restano molto afflitti, perchè temono che ci si prenda goco di loro.
Ma, figli miei, una persona umile non è affatto così...: sia che ci si prenda gioco di lei, che la si stimi, che la si lodi, che la si diffami, che la si onori, che la si disprezzi, che la si tenga in considerazione, che la si metta da parte, per lei è la stessa cosa.
246. Noi spargiamo l’orgoglio dappertutto, come il sale. Ci piace vedere che le nostre buone opere vengano conosciute.
Se gli altri vedono le nostre virtù, ci sentiamo gioiosi; ma se si accorgono dei nostri difetti, siamo tristi.
Io noto questo atteggiamento in un gran numero di persone: se li si riprende su qualche punto, questo li inquieta, li infastidisce.
Ma i santi non erano affatto così; essi si affliggevano se le loro virtù venivano scoperte, ed erano contenti quando si scoprivano le loro imperfezioni.
247. Una persona orgogliosa crede che tutto quello che fa sia ben fatto; ella vuole dominare su tutti coloro che hanno a che fare con lei; pensa di avere sempre ragione; ritiene sempre che il suo modo di sentire sia migliore di quello degli altri...
Ma non è così! Una persona umile e istruita, se le si domanda il suo parere, lo espone molto umilmente, e poi lascia parlare gli altri.
Sia che abbia ragione, sia che abbia torto, ella non aggiunge nient’altro (un utile consiglio “anti-lite”; n.d.a.).
248. San Luigi Gonzaga, quando era scolaro, e gli si rimproverava qualcosa, non cercava mai di giustificarsi: diceva ciò che pensava, e non si risentiva per quello che ne pensavano gli altri; se aveva torto, aveva torto, se aveva ragione, si diceva: «Ho avuto torto altre volte».
249. Figli miei, i santi erano talmente morti a se stessi, che si preoccupavano ben poco che si condividesse la loro opinione.
Si dice nel mondo: «Oh! i santi erano dei semplicioni!».
Si, erano semplicioni riguardo alle cose del mondo, ma quanto alle cose di Dio, se ne intendevano!
Non capivano nulla delle cose del mondo, certamente! perchè queste apparivano loro di così poca importanza che non vi facevano alcuna attenzione.
250. Per comprendere quanto questo peccato d’impurità, che i demoni ci fanno commettere, ma che essi stessi non commettono, sia orribile e detestabile, bisognerebbe sapere che cosa sia un cristiano...
Un cristiano, creato a immagine di Dio, riscattato dal Sangue di un Dio! un cristiano, figlio di un Dio, fratello di un Dio, erede di un Dio! un cristiano, oggetto delle compiacenze delle tre Persone divine! un cristiano, il cui corpo è il tempio dello Spirito Santo: ecco chi è colui che il peccato disonora!...
251. Noi siamo stati creati per andare un giorno a regnare nel Cielo, ma se abbiamo la disgrazia di commettere questo peccato d’impurità, diveniamo il covo dei demoni.
Nostro Signore ha detto che niente d’impuro entrerà nel suo regno.
Infatti, come volete che un’anima che si è rotolata in questa sporcizia, possa andare a comparire davanti a un Dio così puro e così santo?
252. Noi siamo come dei piccoli specchi nei quali Dio si contempla.
Come volete che Dio si riconosca in un’anima impura?
253. Ci sono delle anime che sono talmente morte, talmente imputridite, che marciscono nella loro infezione senza accorgersene, e non possono più liberarsene.
Tutto le porta al male, tutto ricorda loro il male, perfino le cose più sante; esse hanno sempre queste abominazioni davanti agli occhi (si riferisce agli oggetti della impurità; n.d.a).
Sono simili a un animale immondo che si sia abituato alla sporcizia, che se ne diletta, che vi si rotola, che vi si addormenta, che si mette a russare nel pantano...
Queste persone sono un oggetto di orrore agli occhi di Dio e degli angeli santi.
254. Vedete, fratelli miei, Nostro Signore è stato coronato di spine, per espiare i nostri peccati d’orgoglio; ma per quel maledetto peccato d’impurità è stato flagellato e fatto a pezzi, poichè dice Egli stesso che, dopo la flagellazione “si potevano contare le sue ossa” (cfr. salmo 22,18).
Oggi, infatti, questo peccato d’impurità è talmente diffuso nel mondo, che c’è da far tremare.
Si può dire, figli miei, che l’inferno vomita le sue abominazioni sulla terra, come i fumaioli vomitano il fumo (e non aveva conosciuto i nostri tempi...; n.d.a.).
256. Il demonio fa tutto ciò che può per insozzare la nostra anima, e tuttavia la nostra anima, per noi, è tutto...; il nostro corpo non è altro che un ammasso di marciume: andate a vedere nel cimitero che cosa si ama, quando si ama il proprio corpo.
257. Come vi ho detto spesso, non vi è niente di così brutto, di un’anima impura.
C’era una volta un santo, che aveva domandato al buon Dio di mostrargliene una: egli vide questa povera anima come una bestia morta, che sia stata trascinata per otto giorni sotto il sol leone, lungo la strada.
258. Appena si vede una persona, si riconosce se è un’anima pura.
Vi è nei suoi occhi un aria di candore e di modestia, che eleva al buon Dio.
Al contrario, si vede un’altra persona che ha un’aria tutta infiammata...
Satana si mette nei suoi occhi per far cadere gli altri e trascinarli verso il male.
259. Coloro che hanno perduto la purezza sono come un pezzo di stoffa immerso nell’olio: lavatelo e fatelo asciugare; la macchia riappare sempre; allo stesso modo, occorre un miracolo per lavare un’anima impura.
260. Figli miei, non appena si abbia una piccola macchia sulla propria anima, bisogna fare come una persona che possieda un bell’oggetto di cristallo, che custodisce gelosamente.
Se quell’oggetto prende un po’ di povere, non appena ella se ne accorge, vi passa subito una spugnetta. Ed ecco che quell’oggetto diventa di nuovo limpido e luccicante!
Allo stesso modo, non appena scorgete una piccola macchia sulla vostra anima, prendete dell’acqua benedetta, con rispetto, fate una di quelle opere buone, alle quali è legata la remissione dei peccati veniali, un’elemosina, una genuflessione al Santissimo Sacramento, la partecipazione a una Messa...
261. Figli miei, succede come ad una persona che abbia una piccola malattia; ella non ha bisogno di andare a trovare un medico; può curarsi da sola.
Se ha male alla testa, non deve fare altro che andarsi a coricare;...se ha fame, non ha che da mangiare.
Ma se si tratta di una malattia grave, se è una piaga dannosa, allora occorre il medico, e dopo il medico, le medicine...
Allo stesso modo, se si è caduti in qualche peccato grave, bisogna fare ricorso al medico, che è il sacerdote, e alla madicina, che è la confessione.
262. Figli miei, non si può comprendere la bontà che Dio ha avuto verso di noi, istituendo questo grande sacramento della Penitenza.
Se avessimo potuto chiedere una grazia a Nostro Signore, non avremmo mai pensato di chiedergli una grazia simile!
Ma Egli ha previsto la nostra fragilità e la nostra incostanza nel bene, e così il suo amore lo ha indotto a fare ciò che non avremmo mai osato domandargli.
263. Se si andasse a dire a quei poveri dannati che sono all’inferno da tanto tempo: «Stiamo mettendo un sacerdote alla porta dell’inferno; tutti coloro che vorranno confessarsi non devono fare altro che uscire e andare da lui»; figli miei, credete voi che ne resterebbe uno solo?
I peggiori colpevoli non temerebbero di manifestare i loro peccati, e perfino di dichiararli davanti al mondo intero.
Oh! come l’inferno resterebbe subito deserto, e come il cielo si popolerebbe!
Ebbene! noi abbiamo il tempo e i mezzi, che quei poveri dannati non hanno più.
Inoltre, sono certo che quei disgraziati dicono, stando all’inferno: «Maledetto prete! se non ti avessi mai conosciuto, ora non sarei così colpevole» (cfr. Luca 12,47-48; l’ignoranza, nella morale cattolica, è un’attenuante della responsabilità individuale; n.d.a.).
264. E’ bello, fratelli miei, pensare che abbiamo un sacramento che guarisce le piaghe della nostra anima!
Ma bisogna riceverlo con delle buone disposizioni, altrimenti si aggiungono nuove piaghe alle vecchie.
265. Che ne direste di un uomo tutto ricoperto di ferite? Gli consigliereste di andare all’ospedale, per far vedere il proprio male al medico.
E il medico lo guarirà, dandogli le medicine.
Ma ecco che quell’uomo prende il suo coltello, si infligge dei gravi colpi e si fa più male di prima.
Ebbene! è ciò che voi fate spesso, uscendo dal confessionale.
266. Figli miei, ci sono delle persone che fanno delle cattive confessioni, senza rendersene conto.
Queste persone dicono: «Non so quello che ho...».
Esse sono tormentate, ma non sanno perchè.
Esse non hanno quella agilità che le fa andare dritti al buon Dio; hanno qualcosa di gravoso, di fastidioso, che li appesantisce.
Figli miei, si tratta di qualche residuo di peccato, spesso perfino peccati veniali, verso cui si nutre una certa affezione.
Ci sono quelli che dicono si tutto, ma non hanno nessun pentimento, e fanno la santa Comunione in queste condizioni...
Ecco il Sangue di Nostro Signore profanato!...
Si va alla santa Tavola con un certo disagio. Si dice: «Ho confessato tutti i miei peccati...Ma non so che cosa mi prende».
E intanto si fa la Comunione con questo dubbio.
Ecco una Comunione indegna, senza che neppure ce ne si accorga!
267. Fratelli miei, ci sono ancora quelli che profanano i sacramenti in un’altra maniera.
Costoro hanno nascosto i loro peccati mortali per dieci o vent’anni.
Essi sono sempre tormentati; il loro peccato è sempre presente al loro spirito; hanno sempre il pensiero di dichiararli, ma li rimandano sempre: è come un inferno.
Quando queste persone si accorgeranno di ciò, chiederanno di fare una confessione generale, e diranno i loro peccati, come se li avessero appena commessi; essi non diranno, invece, che li hanno taciuti per dieci o vent’anni.
Ecco una cattiva confessione!...
Bisognerà dire anche che, per tutto questo tempo, si sono abbandonate le pratiche religiose, che non si è più provato quel piacere, che si era provato altre volte, nel servire il buon Dio.
268. Figli miei, ci si espone a profanare il sacramento (della confessione), anche quando si coglie il momento in cui c’è del frastuono intorno al confessionale, per confessare in fretta i peccati che mettono più soggezione.
Ci si tranquillizza dicendo: «Io, da parte mia, li ho accusati, se il confessore non li ha sentiti, tanto peggio per lui!».
Tanto peggio piuttosto per voi, che avete agito con inganno!...
Altre volte, poi, si parla in fretta, approfittando del momento in cui il sacerdote non è attento, per sbrigarsi a far passare i peccati gravi.
269. Guardate una casa dove ci sia stata per molto tempo ogni sorta di sporcizia e di spazzatura: si avrà un bel da fare per spazzarla, si sentirà sempre cattivo odore.
Accade lo stesso alla nostra anima, dopo la confessione: per purificarla, occorrono le lacrime (come per pulire la casa dai cattivi odori bisogna non solo spazzarla ma anche lavarla; n.d.a.).
270. Figli miei, bisogna chiedere a Dio il pentimento.
Bisogna, dopo la confessione, piantare una spina nel proprio cuore, e non perdere mai di vista i propri peccati.
Bisogna fare come fece l’angelo a san Francesco d’Assisi: gli piantò cinque dardi, che non ne uscirono più.
271. La virtù della Prudenza ci fa discernere ciò che sarà più gradito a Dio e più utile alla salute della nostra anima.
Bisogna scegliere sempre quello che è più perfetto.
Ammettiamo che ci si presentino due opere buone da compiere, una a favore di una persona che amiamo, l’altra a favore di qualcuno che ci abbia fatto del male; ebbene! è a quest’ultima che bisogna dare la precedenza.
272. Non abbiamo nessun merito nel fare del bene, allorchè siamo trasportati da un sentimento naturale.
Una signora, volendo avere una vedova con lei perchè la curasse, pregò sant’Atanasio di trovargliene una tra i suoi poveri.
Più tardi, avendo incontrato il vescovo, gli rimproverò di averla servita male, poichè quella persona era troppo buona e non le faceva guadagnare nulla per il cielo; quindi lo pregò di trovargliene un’altra.
Il santo scelse la peggiore che potè trovare: con un carattere scontroso, scorbutico, che non era mai contenta di come la si trattasse.
Ecco come bisogna regolarsi; infatti non vi è grande merito nel fare del bene a qualcuno che ce ne sia grato, che ci ringrazi, che ci si mostri riconoscente.
273. Ci sono persone che credono di non essere trattate mai abbastanza bene; sembra che tutto gli sia dovuto. Non gradiscono mai ciò che si fa per loro; rispondono a tutti con ingratitudine...
Ebbene! è proprio a costoro che si deve fare del bene, di preferenza.
Dobbiamo usare prudenza in tutte le nostre azioni, ricercare non il nostro gusto, ma ciò che piace di più al buon Dio.
Supponiamo che abbiate venti soldi che avete destinato per far dire una Messa, ma vedete una povera famiglia che è nella miseria, che manca del pane necessario: è meglio donare il vostro denaro a questi disgraziati, tanto il santo sacrificio verrà celebrato ugualmente; il sacedote non mancherà di celebrare la santa Messa, mentre quella povera gente potrebbe morire di fame...
Oppure, supponiamo che abbiate voglia di pregare il buon Dio, di trascorrere la vostra giornata in chiesa; ma pensate che sarebbe molto utile lavorare per qualche povero che conoscete, e che si trova in grave necessità: ciò è molto più gradito a Dio della vostra giornata trascorsa ai piedi del santo Tabernacolo.
274. Un’altra virtù cardinale è la Temperanza: significa moderare la propria immaginazione, non lasciarla galoppare così velocemente come vorrebbe; controllare i propri occhi, controllare la bocca: avere sempre sulla bocca qualcosa di dolce e di gradevole; controllare le proprie orecchie: non permettere loro di ascoltare canzoni e discorsi inutili; controllare l’odorato: Ci sono di quelli che si profumano al punto da fare venire un male al cuore a coloro che sono attorno ad essi; controllare le proprie mani: ci sono quelli che stanno sempre a lavarsi quando fa caldo, che cercano di maneggiare cose piacevoli da toccare...
Infine, controllare il proprio corpo, questa povera macchina; non lasciarla andare come un cavallo che sia fuggito, senza morso nè briglie, ma trattenerlo e addomesticarlo.
Ci sono quelli che si indugiano nel loro letto..., che sono contenti di non dormire, per godersi la piacevolezza di restare buttati sopra...
I santi non facevano così. Non so proprio come faremo a stare a fianco a loro..., ma purtroppo...
Se ci salveremo, andremo a stare un tempo infinito in Purgatorio, mentre essi se ne voleranno subito in cielo, per vedere il buon Dio (riguardo all’obiezione di alcuni, che le anime separate siano “fuori dal tempo” c’è da dire che, anche senza la loro fisicità, le anime passano continuamente da uno stato di coscienza all’altro: e questo non è altro che il tempo; n.d.a.).
275. San Carlo Borromeo, questo grande santo, aveva nel suo appartamento un bel letto da cardinale, che tutti vedevano; ma, di lato a questo, ce n’era un altro che non si vedeva, e che era fatto di pezzetti di legno: era quello di cui si serviva.
Egli non si riscaldava mai; quando venivano a trovarlo, notavano che egli evitava di sentire il calore del fuoco.
Ecco come erano i santi.
Essi vivevano per il cielo, e non per la terra; erano tutti celesti, mentre noi siamo tutti terrestri.
276. Oh! quanto amo quelle piccole mortificazioni che non sono viste da nessuno, come alzarsi un quarto d’ora prima, alzarsi un piccolo momento per pregare, durante la notte; ma ci sono alcuni che non pensano che a dormire.
277. C’era una volta un solitario che si era costruito un “palazzo regale” (in senso ironico; n.d.a.) dentro un tronco di quercia: al di dentro vi aveva posto delle spine, e aveva attaccato tre pietre sopra la sua testa, affinchè qualora si fosse rigirato o voltato, sentisse il dolore provocato dalle spine o dalle pietre.
Noi, invece, non pensiamo ad altro che a trovare dei bei letti comodi, per dormirci a nostro agio.
278. Si può fare a meno di riscaldarsi; se si è seduti in una posizione scomoda, non cercare di sistemarsi meglio; se si sta passeggiando nel proprio giardino, meglio privarsi di assaggiare qualche frutto che piacerebbe gustare; sistemando la propria abitazione, si può non mangiare qualche avanzo di cibo che ci si offra davanti; si può fare a mano di soffermarsi su qualcosa che attira lo sguardo e che sia piacevole alla vista, come accade soprattutto camminando per le vie delle grandi città.
C’è un signore che qualche volta passa da qui: indossa un paio di occhiali, fatti in modo che gli oscurino la vista...
Al contrario, ci sono delle teste sempre in movimento, degli occhi che girano dappertutto...
Quando camminiamo per strada, fissiamo il nostro sguardo su Nostro Signore che porta la croce davanti a noi, sulla santa Vergine che ci guarda, sul nostro angelo custode che è al nostro fianco.
Com’è bella questa “vita interiore”!
Essa ci procura l’unione col nostro Dio...E’ per questo che, quando il demonio vede che un’anima si sforza di arrivare a questo traguardo, egli cerca di distoglierla, riempiendo la sua immaginazione di mille chimere.
Un buon cristiano non gli dà retta; egli procede sempre avanti, sulla via della perfezione, come un pesce che si tuffa in fondo al mare...
Ma noi, ahimè! ci trasciniamo come una lumaca in mezzo al fango.
279. Vi erano due santi nel deserto, che indossavano abiti trapunti di spine; mentre noi non cerchiamo che il nostro benessere!
E tuttavia, vorremmo andare in cielo, ma senza rinunciare a tutte le nostre comodità, senza provare nessun fastidio: ma non è così che hanno fatto i santi.
Essi cercavano ogni mezzo per mortificarsi, e, pur in mezzo a tante privazioni, essi gustavano un sapore infinito!...
Come sono felici, coloro che amano il buon Dio! Essi non perdono nemmeno una sola occasione per fare del bene; gli avari impiegano ogni mezzo per accrescere il loro tesoro; i santi fanno la stessa cosa riguardo alle ricchezze del cielo: essi pensano sempre ad ammassare...
Si resterà sorpresi, nel giorno del Giudizio, nel vedere delle anime così ricche!
280. Figli miei, parliamo adesso della Speranza: è essa che costituisce tutta la felicità dell’uomo sulla terra.
In questo mondo, ci sono quelli che sperano troppo, e altri che non sperano abbastanza.
Ci sono di quelli che dicono: «Posso ancora commettere un altro peccato. Non mi costerà di più confessarne quattro che confessarne tre».
E’ come se un figlio dicesse a suo padre: «Ti darò quattro ceffoni; non mi costerà di più che dartene uno solo; poi sarò pronto a chiederti perdono» (ciò accade quando il peccato e la confessione sono “autoreferenziali”, come si direbbe oggi: cioè quando ci si preoccupa solo di liberarsi dal senso di colpa, e non si pensa alla persona offesa; n.d.a.).
281. Ecco come ci si comporta verso il buon Dio.
Si dice: «Mi divertirò ancora per quest’anno, andrò ai balli, al cabaret, e l’anno prossimo mi convertirò.
Quando vorrò ritornare a Lui, il buon Dio mi accetterà sicuramente.
Non è così cattivo come dicono i preti...».
No, il buon Dio non è cattivo, ma è giusto. Credete forse che egli si adatterà a tutte le vostre voglie?
Credete forse che, dopo che lo avrete disprezzato, per tutta la vostra vita, si getterà al vostro collo? (come fece il padre col figlio prodigo; n.d.a.).
Oh! certo che no!...
Vi è un limite di grazia e di peccato, alla fine del quale Dio si ritira.
Che ne direste di un padre che trattasse allo stesso modo un figlio saggio e l’altro non così avveduto?
Voi direte: «Ma allora questo padre non è poi così giusto».
Ebbene! Dio non sarebbe giusto se non facesse nessuna differenza tra coloro che lo servono e coloro che lo offendono (con la massima chiarezza e semplicità il curato risolve alla grande l’apparente inconciliabilità tra Giustizia e Misericordia di Dio nei riguardi del peccatore; non fa come certi impostori di oggi, a ogni livello della scala..., che promettono il Paradiso a tutti, finendo così per precluderlo a se stessi; n.d.a.).
282. Figli miei, oggi c’è così poca fede nel mondo, che, o si spera troppo o si dispera.
Ci sono quelli che dicono: «Ho agito troppo male; il buon Dio non potrà perdonarmi».
Figli miei, questa è una grossa bestemmia; è come mettere un limite alla Misericordia di Dio; ma essa non ne ha: è infinita.
Anche se aveste fatto tanto male, quanto ne occorre per far perdere un’intera parrocchia, se vi confessate, se siete dispiaciuti di aver fatto quel male, e se vi proponete di non farlo più, il buon Dio ve lo ha già perdonato (questa affermazione non contraddice, ma conferma la precedente: l’unica discriminante tra la Misericordia e la Giustizia di Dio verso il peccatore è il sincero pentimento e il fermo proposito di non ricadere in futuro; n.d.a.).
283. C'era una volta un sacerdote che predicava sulla speranza e sulla misericordia del buon Dio.
Egli, assicurava gli altri, ma lui stesso poi si disperava.
Dopo il sermone, si presentò un giovane che gli disse: «Padre mio, sono venuto per confessarmi».
Il sacerdote gli disse: «Sono pronto a confessarti».
L'altro fece l'accusa dei suoi peccati, e dopo aggiunse: «Padre mio, ho agito male; sono perduto!...».
«Che cosa dici, amico mio? Non bisogna mai disperare...».
Allora il giovane si alza e dice: «Padre mio, tu non vuoi che io mi disperi, e tu?...».
Fu come un colpo di fulmine: il sacerdote, tutto stupito, scacciò i suoi pensieri di disperazione, si fece frate, e divenne un grande santo...
Il buon Dio gli aveva inviato un angelo, sotto le sembienze di un giovane, per fargli vedere che non si deve mai disperare.
284. Il buon Dio è così pronto ad accordarci il suo perdono, quando glielo domandiamo, quanto una madre è pronta a ritirare il suo figlio dal fuoco.
285. Che lo si voglia o no, bisogna soffrire.
Ci sono quelli che soffrono come il buon ladrone, e altri come il cattivo ladrone. Entrambi soffrivano ugualmente.
Ma l'uno seppe rendere meritorie le sue sofferenze, le accettò in spirito di riparazione, e, voltandosi verso Gesù Crocifisso, accolse dalla sua bocca quelle belle parole: «Oggi stesso, sarai con me in Paradiso».
L'altro, al contarrio, emetteva urla, gridava imprecazioni e bestemmie, e spirò tra i più atroci tormenti.
286. Ci sono due modi di soffrire: soffrire amando e soffrire senza amare.
I santi soffrivano tutto con pazienza, gioia e perseveranza, perchè amavano.
Noi, invece, soffriamo con collera, disappunto e fiacchezza, perchè non amiamo.
Se amassimo Dio, ameremmo anche le croci, le desidereremmo, ci compiaceremmo in esse... Saremmo felici di poter soffrire per amore di Colui che ha voluto soffrire per noi.
Di cosa ci lamentiamo? Ahimè! i poveri infedeli, che non hanno la felicità di conoscere Dio e la sua infinita amabilità, hanno le nostre stesse croci; ma essi non hanno le nostre stesse consolazioni.
287. Voi pensate che soffrire sia duro?
No, è dolce, è consolante, è soave: è questa la felicità!
Solamente, bisogna amare soffrendo, e soffrire amando.

E' la paura delle croci che è la nostra più grande croce...
Non si ha il coraggio di portare la propria croce, e si ha torto, perchè, qualunque cosa facciamo, la croce ci blocca, non possiamo sfuggirle.
Perciò, cosa abbiamo da perdere?
Perchè non amare le nostre croci e non servircene per andare in cielo?...
Ma, al contrario, la maggior parte degli uomini voltano le spalle alle croci, e fuggono davanti ad esse.
Ma, più essi corrono, più la croce li perseguita, più essa li colpisce e li schiaccia con i suoi fardelli...
Se volete essere saggi, corretele incontro, come sant'Andrea, che diceva, vedendo la croce drizzarsi per lui in alto: «Salve, o croce buona! O croce ammirabile! O croce desiderabile!...Accoglimi fra le tue braccia, rapiscimi di tra gli uomini, e restituiscimi al mio Maestro, che mi ha riscattato per tuo mezzo».
289. Ascoltate bene ciò, figli miei: colui che va incontro alla croce, cammina nella direzione opposta alle croci (ossia non le subisce ma le affronta; n.d.a); egli le incontra, forse, ma è contento di incontrarle; egli le ama, le porta coraggiosamente.
Esse lo uniscono a Nostro Signore; esse lo purificano; lo distaccano da questo mondo; tolgono dal suo cuore tutti gli ostacoli; lo aiutano ad attraversare la strada, come un ponte aiuta ad attraversare un fiume...
Guardate i santi: quando non erano perseguitati da nessuno, si perseguitavano da soli...
Un buon religioso si lamentava con Nostro Signore perchè lo perseguitavano.
Egli diceva: «Signore, che cosa ho fatto per essere trattato così?».
Nostro Signore gli rispose: «E Io, che cosa avevo fatto quando mi conducevano al Calvario?...».
Allora il religioso comprese, pianse, chiese perdono e non osò più lamentarsi.
290. Le persone del mondo restano desolate quando hanno delle croci, mentre i buoni cristiani restano desolati quando non ne hanno.
Il cristiano vive in mezzo alle croci, come il pesce vive in mezzo all'acqua.
291. Guardate santa Caterina (si riferisce a santa Caterina d'Alessandria, martire: n.287- m.305; n.d.a.), che ha due corone: quella della purezza e quella del martirio; guardate com'è contenta, questa cara piccola santa, di avere preferito soffrire, piuttosto che consentire al peccato!
292. Vi era un religioso che amava a tal punto la sofferenza, che si era attaccata sul corpo una corda di spine (una sorta di "cilicio"; n.d.a.); questa corda gli aveva scorticato la pelle e si era un po' alla volta affondata nella carne, da dove uscivano i vermi.
I religiosi domandarono che fosse allontanato dalla comunità.
Allora egli se ne andò tutto contento, a nascondersi nel fondo di una caverna.
Ma la notte stessa il superiore udì il Signore che gli diceva: «Hai perso il tesoro del tuo monastero».
Subito egli andò a cercare quel buon santo, e volle vedere da dove uscivano quei vermi; quindi fece togliere la corda, cosa che fu possibile solo asportando pezzi di carne.
E così quello guarì.
293. Vi era qui vicino, in una parrochia del vicinato, un ragazzino che era tutto scorticato nel suo letto (forse per le piaghe da decubito; n.d.a.); era molto malato e molto miserevole.
Io gli dicevo: «Mio povero piccolo, stai soffrendo molto!».
Egli mi rispose: «No, signor curato, io non sento, oggi, il male di ieri, e domani, non soffrirò per il dolore di oggi».
«Ma vorresti di certo guarire».
«No; io ero cattivo prima di ammalarmi; potrei diventarlo di nuovo. Sto bene come sto...».
"C'era l'aceto, ma l'olio prevaleva..."
(allude a un detto proverbiale: la consolazione interiore vinceva il dolore; n.d.a.).
Noi non comprendiamo ciò, perchè siamo troppo terrestri.
Dei ragazzini, nei quali risiede lo Spirito Santo, ci possono far vergognare.
294. Se il buon Dio ci manda delle croci, noi ci scoraggiamo, ci lamentiamo, mormoriamo; siamo talmente nemici di tutto ciò che ci contraria, che vorremmo vivere in una scatola di ovatta; ma è in una scatola di spine che dovremmo metterci.
E' per mezzo della Croce, che si va in Cielo.
Le malattie, le tentazioni, le pene, sono altrettante croci che ci conducono in Cielo.
Tutto il resto passerà ben presto...
Guardate i santi, che vi sono arrivati prima di noi...
Il buon Dio non richiede da noi il martirio del corpo, ma ci domanda soltanto il martirio del cuore e della volontà...
Nostro Signore è il nostro modello; prendiamo la nostra croce e seguiamolo.
Facciamo come i soldati di Napoleone. Bisognava attraversare un ponte, sul quale si mitragliava; nessuno osava attraversare.
Napoleone prese la bandiera, marciò per primo, e tutti lo seguirono.
Facciamo lo stesso: seguiamo Nostro Signore che marcia per primo.
295. Un militare mi raccontò un giorno che, in una battaglia, aveva camminato per circa mezz'ora su dei cadaveri; non sapeva dove mettere i piedi; la terra era tutta intrisa di sangue.
Avviene così che, nel cammino della vita, bisogna camminare sulle croci e sulle pene, per arrivare alla Patria (può sembrare una rappresentazione macabra della vita cristiana, ma è di certo più realistica di quella cha ne fa un sentiero di rose e fiori, "ad usum delphini", da parte di certi imbonitori della masse e venditori ambulanti di illusionismo spirituale; n.d.a.).
296. La croce è la scala del Cielo...
Com'è consolante soffrire sotto lo sguardo di Dio, e potersi dire, alla sera, nell'esame di coscienza: «Coraggio! anima mia, tu hai avuto, oggi, due o tre ore di somiglianza con Gesù Cristo.
Sei stata flagellata, coronata di spine, crocifissa con Lui!...».
Oh! quale tesoro per la morte!...
Com'è bello morire, quando si è vissuti sulla croce!
297. Noi dovremmo correre dietro alle croci, come l'avaro corre dietro al denaro...
Non c'è altro che le croci, che ci rassicureranno nel giorno del Giudizio.
Quando arriverà quel giorno, quanto saremo felici per le nostre disgrazie, fieri delle nostre umiliazioni, e ricchi dei nostri sacrifici!
298. Se qualcuno vi dicesse: «Vorrei diventare ricco, cosa devo fare?».
Voi rispondereste: «Devi faticare».
Ebbene! per andare in Cielo bisogna soffrire.
Nostro Signore ci mostra la via, nella persona di Simone il Cireneo; Egli chiama i suoi amici a portare la croce dietro di Lui.
299. Il buon Dio vuole che non perdiamo mai di vista la croce, e perciò la si piazza dappertutto, lungo le strade, sulle alture, nelle pubbliche piazze, affinchè a quella vista possiamo dire: «Ecco quanto Dio ci ha amati!».
300. La croce abbraccia il mondo; essa è rivolta ai quattro angoli dell'universo.
Ce n'è un pezzetto per tutti.
301. Le croci sono sulla strada del cielo come un bel ponte di pietra su di un fiume, per poterlo attraversare.
I cristiani che non soffrono, attraversano questo fiume su un fragile ponte, un ponte di filo di ferro, sempre pronto a rompersi sotto i loro piedi.
302. Colui che non ama la croce, potrà, forse anche, salvarsi, ma a gran pena: sarà come una piccola stella nel firmamento.
Colui che avrà sofferto e combattuto per il suo Dio, brillerà come un bel sole (immagine biblica: Filippesi 2,15; Siracide 44,21; n.d.a.).
303. Le croci, trasformate nelle fiamme dell'amore, sono come un fascio di spine che si gettano nel fuoco e che il fuoco riduce in cenere.
Le spine sono dure, ma le ceneri sono morbide.
304. Oh! come le anime che appartengono tutte a Dio, nella sofferenza provano grande dolcezza!
E' come quando si versa molto olio nell'acqua e aceto: l'aceto resta pur sempre aceto, ma l'olio ne corregge l'amarezza, e non la si sente quasi più.
305. Mettete un bel grappolo d'uva sotto il torchio: ne uscirà un succo delizioso.
Così la nostra anima, sotto il torchio della croce, produce un succo che la nutre e la fortifica.
Quando non abbiamo le croci, restiamo aridi; se le portiamo con rassegnazione, percepiamo una dolcezza, una felicità, una soavità!...è già un inizio di Cielo.
Il buon Dio, la santa Vergine, gli angeli e i santi ci circondano; sono al nostro fianco e ci guardano.
Il passaggio di un buon cristiano, provato dall'afflizione, nell'altra vita, è come quello di una persona che viene trasportata su un letto di rose.
306. Le spine trasudano balsamo, e la croce traspira dolcezza.
Ma bisogna premere le spine tra le mani, e stringere la croce sul proprio cuore, perchè entrambe distillino il succo che contengono (si riferisce a quelle piante leggermente urticanti ma molto odorose; n.d.a.).
307. E' la croce che ha donato al mondo la pace; è essa che deve portarla nei nostri cuori.
Tutte le nostre miserie derivano dal fatto che non l'amiamo.
E' la paura delle croci che accresce le croci.
Una croce portata con semplicità, e senza quelle ricadute di amor proprio che esagerano le pene, non è più una croce.
Una sofferenza serena, non è più una sofferenza.
Ma noi ci lamerntiamo di soffrire! Mentre avremmo molto più motivo di lamentarci di non soffrire, poichè niente ci rende più simili a Nostro Signore, che portare la sua croce.
Oh! com'è bella l'unione dell'anima con Nostro Signore Gesù Cristo, per mezzo dell'amore e della virtù della sua croce!...
Io non riesco a comprendere come un cristiano possa non amare la croce e fuggirla! ciò non equivale forse, nello stesso tempo, a fuggire Colui che ha voluto esservi appeso e morire su di essa per noi?
308. Le contraddizioni ci pongono ai piedi della croce, e la croce ci colloca sulla soglia del Cielo.
Per arrivarci occorre camminarci sopra, ossia che siamo vilipesi, disprezzati, schiacciati...
Non ci sono persone felici, in questo mondo, se non quelle che conservano la tranquillità dell'anima, in mezzo alle pene della vita: esse gustano la gioia dei figli di Dio...
Tutte le pene sono dolci, quando si soffre in unione con Nostro Signore...
309. Soffrire! ma che importa? Non è che per un momento.
Se potessimo andare a trascorrere otto giorni in cielo, comprenderemmo il valore di questo momento di sofferenza.
Non stimeremmo nessuna croce troppo pesante, nè alcuna pena troppo amara...
La croce è il regalo che Dio fa ai suoi amici.
310. Com'è bello offrirsi tutte le mattine in sacrificio al buon Dio, e accettare tutto, in espiazione dei propri peccati!...
Dobbiamo domandare l'amore delle croci: allora esse diverranno dolci.
Io ne ho fatto l'esperienza per quattro o cinque anni.
Ero molto calunniato, molto contrastato, sconvolto.
Oh! avevo certe croci...ne avevo quasi di più di quelle che potessi sopportare!
Allora cominciai a chiedere l'amore verso quelle croci: allora divenni felice, e dissi a me stesso: soltanto lì vi è felicità!...
Non bisogna mai soffermarsi a vedere da dove provengono le croci: esse vengono sempre da Dio.
E' sempre Dio che ci offre le occasioni per provargli il nostro amore (è Dio che ci "induce nella prova": mentre oggi, molti impostori, "svenditori" della sana dottrina, vorrebbero negare a Dio il diritto di farlo...; n.d.a.).
311. Un giorno, nella festa della Presentazione, J-M Vianney diceva:
«Avete mai meditato sull'amore da cui era divorato il cuore del vecchio Simeone, durante la sua estasi?».
Poichè, certamente egli era in estasi, quando aveva tra le sue braccia il Bambino Gesù!
Egli aveva chiesto al buon Dio di vedere il Salvatore d'Israele, e il buon Dio glielo aveva promesso.
Trascorse cinquant'anni in questa attesa, aspettando quel momento con ogni suo auspicio, consumandosi di desiderio.
Allorchè Maria e Giuseppe entrarono nel tempio, Dio gli disse: «Eccolo!...».
Allora, prendendo tra le sue braccia, e premendo sul suo cuore inondato d'amore, il Bambino Gesù, che bruciava quel cuore e l'infiammava, questo buon vegliardo gridò: «Adesso, Signore, fammi morire!...».
Poi rese Gesù a sua madre; non potè tenerlo che un solo istante.
Ma noi, fratelli miei, non siamo forse molto più fortunati di Simeone?
Noi possiamo tenerlo sempre con noi, se lo vogliamo...
Egli non viene soltanto nelle nostre braccia, ma nel nostro cuore.
312. O uomo, come sei fortunato, ma quanto poco comprendi la tua fortuna!
se la comprendessi appieno, non potresti più vivere...
Oh! no; certamente, non potresti più vivere!...
(a questo punto le lacrime soffocarono la voce del santo curato).
Tu moriresti d'amore!...
Questo Dio si dona a te!... Tu puoi prenderlo, se vuoi... e portarlo dove vuoi...
Egli è ormai un tutt'uno con te!...
E per un quarto d'ora non cessava di piangere e di ripetere: «Noi lo vedremo! noi lo vedremo!!!».
314. Un'altra volta, che aveva preso come soggetto della sua istruzione il Giudizio finale, soffermandosi all'improvviso sulle parole di quella terribile sentenza: «Andate via, maledetti (Matteo 25,41)», scoppiò in lacrime e in gemiti, e, tra i singhiozzi non faceva altro che ripetere: «Maledetti da Dio!!! Ah! che orribile disgrazia!!! Comprendete, figli miei: maledetti da Dio!!! maledetti da Dio che non fa altro che benedire! maledetti da Dio, che è tutto amore! maledetti da Dio, che è la bontà in persona! Maledetti da Dio!!!».
Tutto l'uditorio era atterrito.
315. (Nota del p. Monnin: A volte i discorsi del curato si impregnavano del colore degli avvenimenti contemporanei, e riflettevano, di volta in volta, le gioie e le tristezze della sua anima.
Così diceva, nel 1949):
«Sembra che, in assenza del suo Vicario (il papa), Nostro Signore venga Lui stesso sulla terra; Egli riprende la sua Umanità, per mostrarsi agli uomini.
Conoscete, infatti, quel nuovo miracolo che è accaduto a Roma: era stato esposto il velo con il quale santa Veronica ha asciugato il Volto santo di Nostro Signore, ma che si era quasi sbiadito lungo il tempo.
Mentre i cardinali erano inginocchiati davanti a questa divina immagine, si vide riapparire il santo Volto, per intero, triste, che si effondeva in lacrime.
Ci saranno di quelli che non vorranno crederci: sarebbe come far distinguere i colori a un cieco!
Con questa apparizione e con queste lacrime, fu come se Nostro Signore dicesse ai cardinali: "Dov'è mio figlio e vostro padre? Lo hanno scacciato; dov'è?"
Così come Maria diceva a san Pietro, dopo la morte di Gesù: "Dov'è vostro Padre e Figlio mio? non lo vedo più".
Nostro Signore ha pregato il suo Vicario, come un padre che abbia perso suo figlio, come uno sposo che abbia perduto la sua sposa: Egli ha voluto fare quel miracolo a favore del papa. Com'è necessario che egli sia santo!
E così, quale elemosina è più gradita a Dio, di quella che si fa al papa? Avrete sempre dei poveri in mezzo a voi, ma non sempre avrete occasione di donare al Santo Padre.
Così prenderete parte alle sue sante preghiere.
Nostro Signore ha sempre mostrato una deferenza verso il suo Vicario: egli è il depositario di tutti i suoi tesori.
Perciò noi non potremo fare nulla di più gradito a Dio, che pregare per lui, fino a che non sia ritornato nel suo stato.
E' ciò che Gesù Cristo ci domanda con le sue lacrime (9 febbraio 1849:essendo stata proclamata la Repubblica Romana, Papa Pio IX era stato costretto a fuggire a Gaeta; n.d.a)».
316. Nel 1830, avendo appreso che da qualche parte della Francia avevano abbattuto le croci: «Avranno un bel da fare, esclamò J.M. Vianney, nel mezzo di una sua catechesi, in un moto di sublime indignazione, che impressionò vivamente il suo uditorio, avranno un bel da fare!
La croce è più forte di loro, non riusciranno mai ad abbatterla!
Quando Nostro Signore apparirà sulle nubi del cielo, non riusciranno a strapparla dalle sue mani!» (fu uno dei tanti episodi efferati e barbari che seguirono alla cosiddetta "rivoluzione francese", che di "libertà e fratellanza" ebbe ben poco, nella realtà, a parte "sorella" ghigliottina; n.d.a.).
317. ( Nota del p. Monnin: Tre anni dopo, ci fu la "rappresaglia" da parte di Dio.
Il colera aveva visitato Marsiglia, Parigi, e minacciava Lione.
Il santo curato, iniziò la sua istruzione con queste parole): «Fratelli miei, Dio sta per spazzare via il mondo...».
Si racconta che questa semplice parola, e il tono con cui fu pronunciata, impressionò profondamente un artista che era presente tra l'uditorio, e questo fu il punto di partenza della sua conversione (oggi, invece, i falsi maestri e veri impostori, a qualunque livello, che non hanno mai letto le Scritture, avrebbero condannato, senza appello, queste parole del curato, perchè sembra che a Dio sia stato negato il diritto di castigare...; n.d.a.).
318. Il cuore dell'uomo deve restare, sino alla fine, un miscuglio di bene e di male, di vizio e di virtù, di luce e di tenebre, di buon grano e di zizzania...
Il buon Dio non ha voluto distruggere questa mescolanza, e ricostituire una natura dove non ci fosse altro che del buon grano.
Egli vuole che combattiamo, che fatichiamo, per impedire alla zizzania di invadere ogni spazio.
319. Il demonio, viene a seminare le tentazioni sotto i nostri passi; ma, con la grazia, possiamo vincerlo, possiamo soffocare la zizzania...
La zizzania è soprattutto l'impurità e l'orgoglio.
Senza l'impurità e l'orgoglio, dice sant'Agostino, non ci sarebbe alcun merito nel resistere alla tentazione.
320. Tre cose sono assolutamente necessarie contro la tentazione: la preghiera, per illuminarci, i sacramenti, per fortificarci, e la vigilanza, per preservarci...
Beate le anime tentate! (Giacomo 1,2).
E' proprio quando il demonio vede che un'anima tende all'unione con Dio, che raddoppia la rabbia...
O felice unione!...
321. Quei poveri peccatori induriti, che trascorrono la loro vita lontani da Dio, che vengono a lavorare alla sua vigna, quando ormai non possono fare altro, che, per abbandonare il peccato, aspettano che il peccato abbandoni loro...oh! sono proprio da compiangere!
Quando si è marciti per anni ed anni nel male, quando ci si è rotolati a proprio agio nella melma del peccato, occorrerebbe un miracolo per uscirne.
Fratelli miei, domandiamo per loro questo miracolo...
322. Come il buon soldato non ha paura del combattimento, allo stesso modo il buon cristiano non deve avere paura della tentazione.
Tutti i soldati sembrano buoni, in caserma: ma è sul campo di battaglia che si vede la differenza tra i coraggiosi e i vigliacchi.
323. La più grande delle tentazioni è quella di non averne.
Si può quasi affermare che si sia fortunati se si hanno delle tentazioni: è quello il momento della raccolta spirituale, allorchè ammassiamo per il cielo (è la Sacra Scrittura che lo afferma: Giacomo 1,2; n.d.a.).
Avviene come al tempo della mietitura: ci si alza di buon mattino, ci si dà molta pena; ma non ci si lamenta, perchè si stanno raccogliendo i frutti,
324. Il demonio non tenta se non le anime che vogliono uscire dal peccato, e quelle che si trovano in stato di grazia.
Le altre già gli appartengono, e non ha bisogno di tentarle.
325. Un santo, passando un giorno davanti a un convento, vide un gran numero di demoni, che tormentavano i religiosi, senza riuscire a sedurli.
In seguito, passò davanti a una città e vide un solo demonio, seduto, che incrociava le braccia, e faceva marciare tutta la popolazione.
Allora il santo gli chiese come mai c'era lui solo, per una grande città, mentre ce n'erano un gran numero per tormentare un gruppetto di religiosi.
Il demonio gli rispose che era sufficiente lui soltanto per tutta quella città, poichè, coloro che erano inclini all'odio, all'impurità, all'ubriachezza, egli li prendeva per quel verso, ed era subito fatto; mentre con i religiosi era più difficile.
L'armata di demoni occupati nel tentarli, vi perdeva il tempo e la fatica; non riuscivano a cavarne nulla.
Non potevano fare altro che aspettare che arrivassero altri religiosi meno ferventi, che si annoiassero dell'austerità della regola.
(A proposito della strana disputa, segno di questi tempi di confusione dottrinale, intorno alla domanda del Padre nostro: "non ci indurre in tentazione", va detto che è il diavolo che tenta, ma è sempre Dio che glielo permette; inoltre, Dio, di sua iniziativa, secondo ogni pagina della Sacra Scrittura, mette alla prova i suoi amici, da Adamo, ad Abramo, a Giobbe, ecc. ecc., ad ogni pagina della Bibbia, e secondo l'esperienza di tutti i santi; n.d.a.).
326. In un monastero, uno dei fratelli vide, durante il santo sacrificio, dei demoni che gironzolavano intorno a quei buoni religiosi.
Ne vide uno, soprattutto, che girava intorno alla testa di un monaco, e un altro, che avanzava e retrocedeva, di volta in volta.
Dopo la Messa, quel fratello domandò ai due religiosi che cosa li avesse tenuti occupati durante l'ufficio sacro.
Il primo rispose che aveva pensato a un pavimento che voleva fare nel convento, e il secondo, che il demonio era venuto ad attaccarlo, ma che egli aveva cercato sempre di respingerlo.
E' ciò che fanno i buoni cristiani.
Così le tentazioni sono per essi una fonte di merito.
327. Le tentazioni più ordinarie sono l'orgoglio e l'impurità.
Uno dei mezzi attraverso i quali si resiste meglio ad esse, è una vita dedita attivamente alla gloria di Dio.
Molte persone si dedicano alla mollezza e all'ozio: allora non c'è affatto da meravigliarsi che il demonio li calpesti.
328. Un religioso si lamentava col suo superiore di essere tentato violentemente.
Il superiore ordinò al giardiniere e al cuoco, di chiamarlo ad ogni momento; qualche tempo dopo, gli chiese come andasse: «Ah! padre mio, gli rispose quello, non ho più il tempo di essere tentato».
329. Se fossimo ben penetrati dalla santa Presenza di Dio, ci sarebbe molto facile resistere al nemico.
Con questo pensiero: «Dio ti vede!», noi non peccheremmo mai.
330. Vi era una volta una buona santa, credo che fosse santa Teresa, che si lamentava con Nostro Signore, dopo la tentazione, e gli diceva: «Dov'eri dunque Tu, o mio Gesù tanto amabile, durante quella orribile tempesta?».
Nostro Signore le rispose: «Ero nel centro del tuo cuore, e provavo piacere a vederti combattere».
331. Nell'ora della tentazione, bisogna rinnovare fermamente le promesse del proprio battesimo...
Ecco, state molto attenti a ciò che vi dico.
Quando siete tentati, offrite al buon Dio il merito di quella tentazione, per ottenere la virtù opposta.
Se siete tentati dall'orgoglio, offrite la tentazione per ottenere l'umiltà; se siete tentati dai pensieri disonesti, per ottenere la purezza; se siete tentati contro il vostro prossimo, per ottenere la carità.
Offrite anche la vostra tentazione, per ottenere la conversione dei peccatori: ciò indispettisce il demonio e lo fa fuggire, poichè la tentazione si sta rivoltando contro di lui.
Coraggio! vedrete che dopo ciò vi lascerà in pace.
332. Un cristiano, deve sempre essere pronto al combattimento.
Come in tempo di guerra, ci sono sempre delle sentinelle piazzate qua e là, per vedere se si avvicina il nemico, allo stesso modo, anche noi dobbiamo stare sempre in guardia, per vedere se, per caso, il nemico ci stia tendendo qualche trappola, e se stia per sorprenderci...
333. Delle due cose l'una: o un cristiano domina le sue inclinazioni, oppure le inclinazioni domineranno lui; non c'è via di mezzo.
E' come quando due uomini si prendono per il colletto, per vedere chi sarà il più forte e atterrerà l'altro.
C'è quasi sempre uno dei due che finisce per buttare a terra l'altro e, quando lo tiene a terra, col piede sul collo, questo se ne vergogna molto.
Quell'altro è diventato il suo padrone.
Allo stesso modo, la lotta contro le nostre inclinazioni, raramente finisce alla pari: o le nostre inclinazioni ci abbattono, o noi abbattiamo le nostre inclinazioni.
341. Combattiamo dunque generosamente.
Una volta che il demonio avrà visto che non ha alcun potere su di noi, ci lascerà in pace.
Ecco come egli si comporta con quei peccatori che ritornano a Dio: lascia gustare loro le dolcezze dei primi tempi della loro conversione, perchè sa bene che allora non ci guadagnerebbe nulla, perchè sono nel massimo fervore.
Attende per qualche mese che il loro ardore sia scemato; poi comincia col far loro trascurare la preghiera e i sacramenti; li attacca con diverse tentazioni; poi arrivano le battaglie: è proprio allora che bisogna domandare la forza e non lasciarsi abbattere.
Ci sono di quelli che si dimostrano così deboli che, non appena sono un po' tentati, subito si lasciano andare come un foglio di carta bagnato.
Se marciassero sempre avanti, come buoni soldati, quando arriva la guerra o la tentazione, eleverebbero il loro cuore a Dio e riprenderebbero coraggio.
Ma si resta indietro, e si dice: «Purchè mi salvi, questo mi basta. Non voglio essere un santo».
Ma se non sarai un santo, sarai un dannato; non c'è via di mezzo; si deve essere o l'uno o l'altro: stai bene attento!
Tutti coloro che un giorno possederanno il cielo, saranno santi.
Le anime del Purgatorio lo sono, perchè non hanno peccati mortali, devono solo purificarsi, e sono amiche del buon Dio.
Fatichiamo, figli miei; quando arriverà quel giorno, ci accorgeremo che non abbiamo fatto nulla di troppo, per guadagnarci il Cielo (nessuno sforzo, per quanto grande, è eccessivo in vista di quello scopo; n.d.a.).
342. «Mio Dio, perdona a noi, come noi perdoniamo».
Il buon Dio non perdonerà se non a quelli che avranno perdonato: è la regola.
Ci sono di quelli, la cui stupidità arriva a saltare questa parte del Padre Nostro: come se Dio non vedesse nel fondo del loro cuore, ma facesse attenzione solo al movimento della lingua!
342. I santi non nutrono odio; niente fiele; essi perdonano tutto, e pensano sempre che meriterebbero molto di più per le offese che hanno fatto al buon Dio.
Ma i cattivi cristiani sono vendicativi.
Se odiamo il nostro prossimo, Dio ci restituisce quest'odio, come uno strale che si rivolge contro noi stessi (si pensi al "boomerang"; n.d.a.).
Dicevo un giorno a uno di voi: «Ma, allora, tu non vorresti andare in cielo, dal momento che non vuoi vedere quella persona?».
«Oh! si... ma cercheremo di stare lontani uno dall'altro, per non vederci».
Ma di certo non avranno questo problema, poichè la porta del cielo è chiusa per coloro che si odiano.
Invece, i cuori buoni e umili, che ricevono le ingiurie e le calunnie con gioia o indifferenza, iniziano il loro paradiso già da questo mondo; ma quelli che conservano il rancore sono già maledetti; hanno la fronte aggrinzita, e degli occhi che sembrano divorare tutto.
343. Ci sono persone che, dietro una parvenza di pietà, si risentono alla minima ingiuria, alla più piccola calunnia...
Anche se si fosse santi da fare miracoli, se non si ha la carità non si va in cielo.
Un religioso, che era in punto di morte, e che aveva condotto una vita ordinaria, che non si era dato a grandi austerità, si mostrava tuttavia molto tranquillo.
Il suo superiore gli manifestò il suo stupore (poichè non lo vedeva preoccupato per il giudizio di Dio sulla sua mediocrità; n.d.a).
Il religioso gli rispose: «Io ho sempre dimenticato tutte le ingiurie che mi hanno fatto; ho perdonato con tutto il cuore; perciò spero che il buon Dio perdonerà me» (parole sagge, di squisita "scaltrezza spirituale": quella che Gesù elogia in Luca 16,8; n.d.a.).
344. Il mezzo migliore per rovesciare il demonio, quando ci ispira pensieri di odio contro quelli che ci fanno del male, è quello di pregare subito per la loro conversione.
Ecco come si arriva a vincere il male con il bene, ed ecco come fanno i santi.
Ma i cristiani solo in apparenza, non vogliono sopportare nulla; tutto li sconvolge; rispondono alle parole pungenti, con altre parole pungenti.
Quando siamo sul punto di scatenarci, vomitiamo il nostro odio.
Il nostro cuore è come una riserva piena di fiele, che siamo sempre pronti a scaricare su coloro che ci sono più vicini.
345. E' l'amor proprio che ci fa credere sempre di meritare solo le lodi, mentre non dovremmo ricercare se non le ingiurie che ci sono dovute.
«Ma io sono innocente, tu dici, io non merito di essere trattato così».
Forse non lo meriti per come ti sei comportato oggi, ma lo meriti per ciò che hai fatto ieri.
Lo meriti per tutti gli altri peccati, e dovresti ringraziare il buon Dio perchè te li fa espiare.
346. Il demonio lascia molto tranquilli i cattivi cristiani; nessuno si occupa di loro.
Ma contro coloro che fanno il bene, egli suscita mille calunnie, mille oltraggi.
Ma questo è un motivo di grande merito...
347. Nel paese dove ero viceparroco, vi era una persona che si occupava di sistemare le ragazze povere.
Accadeva spesso che le si rivolgevano dei rimproveri; allora, ella si umiliava sempre, prendeva tutto dal lato buono, e faceva le sue scuse.
E così si diceva di lei: «Oh! quanto a quella persona: è una santa!».
Infatti, i santi sono così.
E' questa la vera devozione...
Come san Giovanni di Dio, che si faceva passare per pazzo.
Quando scrissero al superiore della casa di ricovero che aveva come ospite un santo, che si faceva passare per folle, il superiore gli fece le sue scuse, e il santo rimase solo con un dispiacere, e cioè di essere stato riconosciuto e di non dovere più soffrire le umiliazioni, i colpi, e le medicine disgustose, adatte alla sua presunta malattia mentale, verso le quali cose egli era di una ubbidienza a tutta prova (è uno degli eccessi, da non imitare, che si riscontrano nella vita di alcuni santi; n.d.a).
348. Una donna, il cui figlio era stato catturato dai barbari, era andata da un prete, per condividere il suo dispiacere.
Non avendo nessun mezzo per riscattare il prigioniero, il buon missionario rimase molto imbarazzato.
Dopo aver riflettuto un istante, disse a quella povera madre: «Vado a prendere io il posto di tuo figlio: vendimi per riscattarlo».
Quella non voleva, ma, vinta dalle insistenze del missionario, accettò.
Il ragazzo venne restituito a sua madre, e il missionario divenne schiavo dei Turchi, che non gli risparmiarono dei cattivi trattamenti.
Costui si, che aveva la perfetta carità; egli preferiva il prossimo a se stesso.
Noi, al contrario, siamo infastiditi dal benessere degli altri.
Se viene lodato un vostro amico, e non si dice nulla di voi, ne rimanete contristati.
Se vedete qualcuno che si sia convertito, e che faccia rapidi progressi nella virtù, e che in poco tempo abbia raggiunto un alto grado di perfezione, questo vi risulta penoso, vedendovi rimasti indietro.
Se lo si loda, ne provate dispiacere, e dite: «Oh! ma quello non è stato sempre così! Era come tutti gli altri. Ha commesso quest'errore, e poi quest'altro».
Tutto ciò deriva dall'orgoglio.
E non c'è nulla di così contrario alla carità, dell'orgoglio: è come l'acqua sul fuoco (l'orgoglio spegne ogni forma di carità; n.d.a.).
349. Il buon cristiano, figli miei, viene paragonato a una colomba, perchè è privo di fiele; egli ama tutti, i buoni, perchè sono buoni, i cattivi, per compassione, poichè spera che, amandoli, li renderà migliori, e perchè vede in loro delle anime riscattate dal Sangue di Gesù Cristo.
Egli prega per i peccatori, e dice a Nostro Signore: «Dio mio, non permettere che queste povere anime periscano!».
E' così che si arriva in Cielo, mentre coloro che ritengono di valere qualcosa, perchè compiono certe pratiche di pietà, ma sono costantemente in preda alla gelosia, all'odio, se ne troveranno di certo privati, nell'ultimo giorno.
350. Noi dobbiamo odiare soltanto il demonio, il peccato e noi stessi (Giovanni 12,25!).
Dobbiamo avere la carità di sant'Agostino, che si rallegrava quando vedeva qualcuno più santo di lui: «Almeno, diceva, ecco uno che ripaga il buon Dio del mio poco amore».
351. Un uomo di valore, incontrò, attraversando un bosco, l'assassino di un suo parente; si era ripromesso varie volte di vendicarsi, e vedendolo, estrae la sua spada.
Ma subito l'altro si getta alle sue ginocchia e gli dice: «Per amore di Dio, perdonami!».
Sentendo nominare Dio, l'altro non osa colpire; rimette la spada nel fodero e risponde: «Io ti perdono».
L'indomani si trovò in una chiesa, e disse al buon Dio: «Ora Tu perdonerai me, dal momento che anch'io ho perdonato?».
Vi era là un grande Cristo, che chinò la testa, in segno di assenso.
352. Un uomo che era stato condotto in prigione, accusato ingiustamente di avere rubato un gregge, si stava disperando.
Un angelo gli apparve e gli disse: «E' vero, tu non sei colpevole del furto di cui ti accusano; ma ti ricordi di quella volta che avresti potuto tirare fuori dall'acqua quel tale che stava annegando? Ma non lo hai fatto.
E' per questo che oggi stai soffrendo».
353. Il mondo passa, e noi passiamo insieme a lui.
I re, gli imperatori, tutti se ne vanno.
Si precipita nell'eternità, da dove non si ritorna più.
C'è una sola cosa che conta: salvare la propria anima.
354. I santi non erano attaccati ai beni della terra; essi non pensavano che a quelli del cielo.
La gente del mondo, al contrario, pensa solo al tempo presente.
355. Un buon cristiano, fa come quelli che vanno in un paese straniero per accaparrarsi l'oro: essi non pensano affatto a stabilirsi lì, e non vedono l'ora di ritornare nella loro patria, una volta che abbiano fatto fortuna.
Oppure, bisogna fare come fanno i re: quando stanno per essere detronizzati, mandano avanti i propri tesori; questi tesori li aspettano.
Allo stesso modo un buon cristiano, invia tutte le sue buone opere all'indirizzo del cielo.
356. Il buon Dio ci ha messi sulla terra per vedere come ci comporteremo, e se lo ameremo; ma nessuno è destinato a rimanerci.
Un uomo che era stato condannato a cento anni di galera, si dice che poi sia tornato.
Al suo ritorno tutti i suoi conoscenti erano scomparsi; riconosceva solo le case...
357. Se riflettiamo a tutte queste cose, noi eleveremo senza sosta i nostri sguardi verso il cielo, nostra vera patria.
Noi, invece, ci lasciamo trascinare qua e là dal mondo, dalle ricchezze, dalle gioie materiali, e non ci preoccupiamo dell'unica cosa che ci dovrebbe interessare.
358. Guardate i santi: come erano distaccati dal mondo e dalla materia! come consideravano tutto ciò con disprezzo!
Un religioso, avendo perduto i genitori, si ritrovò padrone di molti beni.
Quando gli fu comunicata la notizia, chiese: «Da quanto tempo i miei genitori sono morti?».
«Da tre settimane, gli risposero».
«Ora ditemi, continuò, se una persona che è già morta possa ereditare».
«No, di certo, gli risposero».
«Ebbene, io che sono morto da vent'anni, non posso ereditare da quelli che sono morti da appena tre settimane».
Ah! i santi comprendevano il nulla, la vanità di questo mondo, e la felicità di abbandonare tutto, per questa bella speranza del cielo!
L'avaro della terra, non spinge il suo pensiero al di là del tempo presente; non gli sembra di possedere mai abbastanza ricchezze; ed ammassa... ammassa sempre.
Ma, quando arriverà il momento della morte, resterà senza nulla.
Ve l'ho detto spesso: accade come quando si fanno troppe provviste per l'inverno: quando poi arriva il raccolto, non si sa più dove metterlo, e restano nell'imbarazzo.
Allo stesso modo, quando arriva la morte, i beni di questo mondo ci sono solo di imbarazzo.
Non portiamo via niente, dobbiamo lasciare tutto (il pensiero è un po' confuso o sovraccarico, ma il senso di fondo è chiaro: le ricchezze di questo mondo risultano superflue, in una visione globale dell'esistenza sia terrena che ultraterrena; n.d.a.).
Che cosa pensereste di una persona che intasasse la propria casa di provviste che sarà costretto a gettare, perchè marciranno, mentre lasciasse fuori le pietre preziose, l'oro e i diamanti, che potrebbe conservare per sempre, portare con sè dovunque vada, e che farebbero la sua fortuna?...
Ebbene! figli miei, noi facciamo proprio così: ci attacchiamo alla materia, a ciò che deve finire, mentre non pensiamo ad acquistare il cielo, il solo vero tesoro (sulla falsariga di Luca 12,33, par.).
Un "avaro di cielo", invece, fa ben poco conto dei beni della terra; egli non pensa che ad abbellire la propria anima, ad ammucchiare ciò che dovrà appagarlo per sempre, ciò che durerà per sempre.
Guardate i re, gli imperatori, i grandi della terra: essi sono molto ricchi; ma vi sembrano contenti?
Se amano il buon Dio, si; altrimenti, no, non sono contenti.
Io ritengo che non ci sia nessuno da compiangere tanto, quanto i ricchi che non amano il buon Dio.


