
Si tratta di una preziosa opera, che racchiude l'essenza della spiritualità del santo curato d’Ars, estratta dalle sue catechesi, omelie e dialoghi confidenziali, a cura dell’abate Alfred Monnin, che aveva conosciuto e ascoltato il curato di persona.
Egli è quindi un testimone diretto, lo stesso che scriverà la prima biografia del curato d'Ars, la più attendibile delle numerose "vite" successive.
L'opera in questione risulta attendibile, anche perchè è stata pubblicata appena 5 anni dopo la morte del curato (1859), molto prima, quindi, che potessero sorgere le varie leggende sia sulle sue opere che sulle sue parole.
Si è scelto di registrare solo quei brani che riportano gli “ipsissima verba”, per così dire, cioè le parole sgorgate dalla viva voce del santo, omettendo il commento qua e là inserito dal Monnin, per non appesantire la lettura e poter gustare, senza commistioni di sorta, la pura essenza delle parole del curato.
Queste non vanno ingerite d’un fiato, ma centellinate, perchè si tratta di brevi ma densi “distillati”, di purissima spiritualità.
IL
TESTO:
Egli conservava sempre di lei un ricordo colmo di tenerezza e di venerazione.
Allorchè fece la sua prima visita ai nuovi abitanti del castello (dove era vissuta la suddetta signorina; n.d.a.), si lasciò andare davanti a loro a tutta la vivacità dei suoi rimpianti, esclamando: "Povera signora! com'è triste non vederla più in chiesa, sul suo povero banco!"...
Poi, temendo di aver mancato di delicatezza verso gli eredi della sua benefattrice, si rimproverò subito per la propria sensibilità e per le proprie lacrime, aggiungendo, con un tatto non comune: "E tuttavia!... abbiamo torto a rimpiangerla. Il buon Dio ci tratta come ha trattato il suo popolo, togliendogli Mosè, ma lasciandogli Caleb e Giosuè" (intendeva dire che gli eredi di "mademoiselle" non sarebbero stati da meno: non si sa se ammirare di più la sua sottile diplomazia o il modo come sapeva "incarnare" la Parola di Dio in ogni situazione, anche banale, della vita; n.d.a.).
Poco tempo dopo, rispondendo agli auguri di buon anno, diceva ancora a quella stessa famiglia che stava prendendo il posto nel suo cuore, a fianco alla signorina defunta: "Vorrei essere san Pietro: vi donerei come strenna le chiavi del Paradiso!".
Quegli stessi beneamati parrocchiani gli avevano presentato, un giorno, una parte della numerosa parentela, chiedendogli per loro una benedizione speciale.
Il santo curato, gliela diede con grazia dicendo: "Oh! i cugini della signorina des Garets sono già benedetti!".
2. A Mons. de Langalerie, che in una delle sue frequenti visite, gli disse con quella buona grazia che rileva le più piccole cose: "Mio buon curato, mi permetterà di celebrare la santa Messa nella sua chiesa?", quello rispose: "Monsignore, mi dispiace solo che non sia Natale, perchè ne possiate dire tre" (solo a Natale e in qualche altra rara occasione è concesso al sacerdote di "trinare"; splendida e delicata ironia? n.d.a.).
3. Allorchè il padre Hermann comparve ad Ars per la prima volta, lo si voleva far predicare.
Il buon curato gli offrì di catechizzare la folla al suo posto.
Il Rev. Padre si guardò bene dall'accettare; acconsentì soltanto (e per la sua umiltà era già molto) a dire qualche parola, dopo che il servo di Dio (il curato) avesse parlato.
Maria Vianney fece la sua istruzione secondo il solito, e terminò così: "Figli miei, c'era una volta un buon santo, che avrebbe voluto volentieri sentir cantare la santa Vergine.
Nostro Signore, che ha piacere nel fare la volontà di coloro che lo amano, si degnò di accordargli questo favore.
Quello vide allora una bella signora che si mise a cantare davanti a lui. Non aveva mai sentito una voce così dolce. Ne fu rapito ed esclamò: "Basta! Basta! Se tu continui io morirò!...".
La bella signora gli disse: "Non affrettarti ad ammirare il mio canto, perchè ciò che hai ascoltato è ancora niente.
Io sono solo la vergine Caterina, ma ora ascolterai la Madre di Dio..."
Infatti, a sua volta, la santa vergine cantò. E questo canto fu così bello, ma così bello! che il sant'uomo svenne e cadde morto per il piacere provato..., affogato nel balsamo dell'amore!...
Ebbene! figli miei, voi avete ascoltato santa Caterina; ma ora ascolterete la santa Vergine (una battuta, non si capisce bene se più ironica che umile o viceversa, per significare che tra le parole del curato e quelle dell'altro famoso predicatore, c'era un abisso; n.d.a.).
4. Un giorno fu presentato al sig. Vianney un missionario da poco entrato nella Compagnia, e gli si faceva notare che quello era il più giovane di tutti.
"Sei molto fortunato, amico mio, gli disse abbracciandolo: tu servirai più a lungo il caro Maestro. Nel collegio degli Apostoli, Nostro Signore aveva una tenera predilezione per san Giacomo il Minore, poichè era il più giovane" (in realtà il discepolo prediletto sembra essere stato Giovanni, ma il nostro santo, e chi ha letto le sue Omelie lo sa ormai bene, a volte si sbagliava perchè non gli rimaneva molto tempo per consultare i libri, altre volte si fidava troppo delle sue fonti devozionali che, non raramente, lo inducevano in errore; n.d.a.).
5. Poichè una volta lo stesso giovane missionario era andato ad assistere alla processione del Corpus Domini a Lione, il signor curato, al suo ritorno, gli disse: "C'era una volta un santo che spariva alla vigilia di ogni grande festa. lo si rivedeva solo all'indomani. Egli andava a celebrare la festa in Paradiso...
Io penso, mio caro collega, che anche tu fai come lui..." (come sembra chiaro, il curato non risparmia una bonaria "frecciatina" ironica alle intemperanze spirituali di quel giovane prete; n.d.a.).
6. Volendo testimoniare ai suoi collaboratori la stima che nutriva per i loro servizi, diceva: "Il buon Dio mi fa mangiare il pane bianco alla fine dei miei giorni. Egli sa che ci vuole la mollica per i poveri vecchi... Mi tratta come Nostro Signore ha trattato gli sposi alle nozze di Cana: mi serve il vino buono per ultimo".
7. Don Vianney volle fare la distribuzione delle croci che i missionari ricevono il giorno in cui pronunciano i loro voti: "Lasciatemi fare, diceva, ho tante di quelle croci, che voglio condividerle con i miei amici" (perciò, essere amici del curato può risultare alquanto "impegnativo"...n.d.a.).
8. Dopo aver ascoltato un sermone che gli era piaciuto, diceva al predicatore, prendendo affettuosamente le sue mani nelle proprie: "Ah! i nostri vasi erano troppo piccoli per ricevere e contenere cose tanto belle!".
9. Un lazzarista di Valfleury (religioso dei preti della missione di san Vincenzo de' Paoli) chiese al curato d'Ars se uno dei loro padri, da poco colto da paralisi, potesse ancora predicare.
"Si, amico mio, rispose, predicherà per sempre: la predicazione dei santi sono i loro esempi".
10. Venne riferito a don Vianney la frase di un parigino: "Suor Rosalia era mia madre, e il curato d'Ars è mio padre".
- "Ahimè! povero orfano! rispose con un sospiro. Mai il padre potrà rimpiazzare la madre". (episodio un po' ermetico: si potrebbe azzardare l'ipotesi che, con questa risposta ironica, il santo abbia voluto ridicolizzare una calunnia sul suo conto, come in realtà ne circolavano diverse nell'ambiente; n.d.a.).
11. Rivedendo il suo missionario, che aveva fatto un'assenza prolungata, spalancandogli le braccia: "Ah! amico mio, gridò, eccovi! che felicità! Spesso ho pensato che i dannati devono essere davvero infelici per essere separati dal buon Dio, dal momento che si soffre già così tanto per l'assenza di chi si ama!" (la grande santità e le durissime penitenze del curato, non lo avevano affatto "disumanizzato", prosciugando la sua fervida affettività, come a volte si vede in tanti falsi santi; n.d.a.).
12. Un ecclesiastico si scusava di non aver preso la cotta (abito liturgico bianco e merlettato da indossare sopra la tonaca nera; n.d.a.) per assistere alla Messa solenne; don Vianney lo rassicurò dicendo: "Oh! stia tranquillo. Lei la indossa sul suo cuore, per il candore della sua anima" (è la mentalità aperta e niente affatto bigotta e formalista del curato: se ne ricordino certi neo-tradizionalisti incartapecoriti, che lo vorrebbero dalla loro parte; n.d.a.).
13. Una graziosa ragazza gli presentò un mazzo di fiori nel giorno della sua festa: "Piccina mia, le disse sorridendo dolcemente, il tuo bouquet è molto bello, ma la tua anima è ancora più bella" (si ricordi che il curato, fra i tanti carismi, aveva anche quello di leggere nelle anime; n.d.a.).
14. Un giorno, nell'ottava della festa del Corpus Domini, essendo andato il santo curato a visitare i preparativi per il magnifico altare della reposizione, che si era soliti approntare nel castello (abitazione nobiliare che dominava il villaggio di Ars; n.d.a.), ci si cominciò a lamentare in sua presenza che il vento, che infuriava da qualche ora, fosse giunto a smantellare un bel progetto d'illuminazione allestito alla vigilia.
Il santo curato, indicando la giovane famiglia che circondava i gradini del trono preparato per nostro Signore (nell'Eucaristia): "Ecco le fiaccole ardenti e splendenti, esclamò, che il vento non potrà mai spegnere!
Mentre se ne stava andando, dopo aver rallegrato tutti i cuori con la sua presenza, aggiunse: "Questa casa cambia per abitanti; le generazioni vi si succedono. Ma resta sempre la casa del buon Dio (la vecchia nobile proprietaria, amica e benefattrice del santo, era morta da poco; n.d.a.).
Al ritorno dalla processione, che era stata molto lunga, volevano offrirgli un rinfresco. Ma egli lo rifiutò, dicendo: "Non è necessario: non ho bisogno di nulla. Come potrei essere stanco? Ho sorretto Colui che mi sorregge (come si sa, durante la processione del Corpus, il sacerdote sorregge per tutto il tempo l'ostensorio, a volte alquanto pesante; n.d.a.).
15. Durante le inondazioni del mese di maggio 1856, avvenne che una notte, i pellegrini che attendevano in chiesa avevano tirato verso di loro il catenaccio (chiudendosi dentro; n.d.a.).
A una certa ora del mattino, il signor curato si presenta e bussa dolcemente: non lo sentono. Bussa di nuovo. La pioggia cadeva a torrenti: egli se ne inzuppa per qualche minuto, poi si mette al confessionale, senza poi inquietarsi per la sua disavventura.
All'ora della messa, quando viene in sacrestia per indossare i paramenti sacri, ci si accorge che la sua sottana è fradicia. Lo pressano perchè si cambi; gli fanno mille domande. Lui si accontenta di rispondere allegramente: "Lasciate stare, lasciate stare dunque! non è niente...Questo dimostra che non sono di zucchero (altrimenti si sarebbe sciolto...n.d.a.).
16. Don Vianney faceva un giorno il giro dei malati, sotto un sole cocente del mese di luglio. Il sacerdote che lo accompagnava, vedendogli il capo scoperto, gli offrì il suo cappello. "Faresti meglio, amico mio, gli disse il santo curato, a donarmi la tua scienza e le tue virtù".
17. Come sei fortunato a essere ancora giovane! diceva a qualcuno. A parte il resto, tu disponi di tanta forza e di tanto zelo da investire al servizio del buon Dio!...
- Signor curato, rispose il suo interlocutore, lei è più giovane di me.
- Si, amico mio, in virtù... (non era solo una risposta di convenienza, ma umiltà convinta; n.d.a.).
18. Signor curato, gli venne detto un'altra volta, poichè ami molto i tuoi missionari, è ad essi che, partendo, lascerai il mantello di Elia!
- Amico mio, non bisogna chiedere un mantello a chi non possiede nemmeno una camicia.
19. A proposito del "camaglio" (un capo di abbigliamento che indicava una onorificenza ecclesiastica; n.d.a.) che era frutto di una commovente ispirazione del cuore del vescovo, ma una dura umiliazione per il cuore del buon curato, qualcuno credette di fargli osservare, per fargli un complimento a trabocchetto, che lui era stato, fino ad allora, il solo canonico creato da mons. Chalandon.
Don Vianney si accorse del tranello e ribadì subito: "E lo credo bene. Monsignore ha avuto la mano troppo maldestra... Si è accorto di essersi sbagliato e non osa più continuare (sottinteso: a creare altri canonici; n.d.a.).
20. Un giorno scorse uno dei suoi ritratti, in fondo al quale avevano fatto figurare, maldestramente, il suo camaglio e la sua croce d'onore.
"Affinchè sia completo, disse, bisognerebbe scrivere questa didascalia: vanità, orgoglio, nulla".
21. Un'altra volta si faceva ancora allusione a queste diverse dignità.
"Si, rispose, io sono canonico onorario per la eccessiva bontà di Monsignore, cavaliere della Legione d'onore, per un malinteso del governo, e... pastore di un asino e di tre pecore, per volontà di mio padre" (probabile allusione al suo mestiere da ragazzo, a meno che la frase non avesse un doppio senso ironico, come accadeva spesso; n.d.a).

21.
Un giorno il curato d'Ars vide entrare in sacrestia un personaggio
nel quale era facile intravedere, dall'aspetto, dalla tenuta, e dal
linguaggio, un uomo del gran mondo. Lo sconosciuto si avvicina con
rispetto e il servo di Dio, credendo di intuire la sua intenzione,
gli mostra con la mano lo sgabello sul quale abitualmente
d'inginocchiavano i suoi penitenti.
- Signor curato, si affrettò a dire l'uomo dalle belle maniere, che aveva compreso ciò che quel gesto significava, non sono venuto per confessarmi; vengo solo per ragionare con lei.
-Oh! amico mio, hai sbagliato proprio indirizzo: io non so ragionare... ma se hai bisogno di qualche consolazione, mettiti là... indicando col dito l'inesorabile sgabello del confessionale, e credimi, molti altri vi si sono inginocchiati prima di te e nessuno se ne è pentito.
- Ma, signor curato, ho già avuto l'onore di dirle che non sono venuto per confessarmi, e questo, per una ragione ben precisa: è perchè io non ho la fede. Non credo nè nella confessione nè a tutto il resto.
- Tu non hai la fede, amico mio? Oh! come ti compiango! Tu vivi nella nebbia... Un fanciullino ne sa più di te col suo catechismo. Io pensavo di essere ignorante, ma tu lo sei molto più di me...
Tu non hai la fede? Ebbene! coraggio, mettiti là e ascolterò la tua confessione. Dopo che ti sarai confessato, crederai proprio come me.
- Ma, signor curato, questa non è nè più nè meno che una commedia, che mi invita a recitare insieme a lei.
- Mettiti là, ti sto dicendo!
La persuasione, la dolcezza, il tono autorevole temperato dalla Grazia, col quale queste parole furono ripetute, fecero sì che quell'uomo si ritrovasse in ginocchio senza indugio e pressochè suo malgrado. Si fece il segno della croce, che non si faceva da parecchio tempo, e cominciò l'umile confessione delle sue colpe. Alla fine si mostrò non soltanto consolato, ma perfettamente credente, avendo sperimentato che per arrivare alla fede, il cammino più corto è quello di cominciare a farne le opere, secondo la Parola eterna del Maestro di tutti gli uomini: "Chi fa la verità viene alla luce": Gv 3,20-21 (episodio straordinario! sul quale occorrerebbe meditare a lungo perchè nasconde un'intuizione molto profonda, suggerita da Gesù stesso nel brano citato: molti che si professano atei, in realtà hanno solo la mente accecata dai loro stessi peccati che, come un diaframma, impediscono loro di venire alla luce. Si potrebbe chiamare: ateismo di comodo, non di ragione; n.d.a.).
22. Il fondatore di un celebre orfanotrofio consultò M.Vianney intorno all'opportunità di conciliarsi, per mezzo della stampa, l'attenzione e il favore del pubblico.
- Invece di fare del chiasso sui giornali, rispose il servo di Dio, fate chiasso alla porta del tabernacolo (utile insegnamento per chi confida troppo sul ruolo dei mass-media nell'evangelizzazione, ma poi non prega più; n.d.a.).
- Signor curato, riprese quell'uomo per bene, sarei felice di fare il noviziato presso di lei.
- Stia tranquillo, glielo faranno fare, replicò subito M.Vianney, alludendo alle prove che attendevano la nascente fondazione.
23. Una postulante, che aveva appena lasciato la congregazione delle sorelle di san Vincenzo de' Paoli, ebbe un giorno, ad Ars, un incontro con un sacerdote che arrivava da Gerusalemme. Questo sacerdote disse a M.Vianney di aver consigliato a quella giovane di andare in Oriente per mettere a frutto le sue energie e il suo zelo.
Il buon curato che conosceva l'incostanza della giovane rispose: "Mandala in Paradiso, almeno siamo sicuri che non uscirà più".
24. Si vede bene che M.Vianney non mancava affatto di intuito, e che la battuta ingegniosa e pungente gli veniva con facilità. Vi mescolava, all'occasione, un pizzico di dolce malizia.
Signor curato, gli diceva un personaggio la cui faccia florida e la salute forte offrivano un singolare contrasto col pallore e la debolezza del santo vecchio, io conto molto su di lei per salire lassù. Spero che non dimentichi i suoi amici, e che li metta a parte dei suoi meriti, dei suoi digiuni e delle sue penitenze. Quando entrerà in cielo, io cercherò di aggrapparmi alla sua sottana.
- O amico mio, guardatene bene, replicò il buon curato. La porta del cielo è stretta, diceva lanciando uno sguardo fugace alle larghe spalle del suo interlocutore, e rischiamo di rimanere entrambi incastrati sulla porta.
In seguito egli temette che quelle sue parole, dette sorridendo e con la migliore grazia del mondo, avessero ferito il suo visitatore; gli fece le sue scuse con le parole più umili ed educate.
25. Una religiosa gli diceva con bonarietà: "Si pensa generalmente, padre mio, che lei sia ignorante.
- O non ti sbagli affatto, figlia mia; ma non fa niente; io potrei aggiungere anche molto altro.
26. Gli chiedevano delle reliquie per una persona che le desiderava molto. Egli rispose sorridendo: "Le produca lei stessa!" (cioè: pensi piuttosto a farsi santa lei; n.d.a.).
27. Una sua parrocchiana, figlia onesta ed eccellente, piena di devozione e di zelo, ma di uno zelo talvolta troppo amaro e troppo impetuoso, come quello degli apostoli prima di Pentecoste (cioè più impulsivo ed esteriore che effettivo; n.d.a.), voleva dargli dei consigli: "Signor curato, lei ha torto ad agire così... Signor curato, dovrebbe fare colà...
- Ma via, la interruppe dolcemente il sant'uomo, non ci troviamo mica in Inghilterra... volendo alludere alla costituzione inglese, per la quale una donna può diventare capo del governo (con buona pace delle femministe...; n.d.a.).
28. M. Vianney aveva sempre pronta una battuta.
Al ritorno da un viaggio in carrozza, il fratello Atanasio, direttore della scuola di Ars, raccontava che il suo cavallo aveva sbandato e lo aveva gettato in un fossato. Il buon curato gli manifestò il suo dispiacere e poi aggiunse: "Amico mio, sant'Antonio non è mai caduto dalla carrozza: bisognerebbe fare come lui".
- Signor curato, come faceva dunque sant'Antonio?
- Andava sempre a piedi.
29. M. Vianney sapeva dare delle risposte a proposito, a cui non si poteva controbattere.
Un sedicente "spirito forte" venne un giorno a confidargli che vi erano nella religione delle cose alle quali gli era impossibile credere.
- Per esempio? gli chiese il buon curato.
- Per esempio l'eternità delle pene.
- Amico mio, ti consiglio di non parlare mai di religione.
- E perchè non dovrei parlarne mai?
- Perchè prima dovresti studiare il catechismo. Cosa dice il catechismo? Che bisogna credere al Vangelo, perchè è la Parola di Nostro Signore. Tu credi al Vangelo?
- Si, signor curato.
- Ebbene! Il Vangelo ha detto: "Andate nel fuoco eterno!". Che vuoi di più. Mi sembra abbastanza chiaro.
30. Il curato d'Ars ebbe un giorno un colloquio con un ricco protestante. Il servo di Dio, ignorava che l'uomo con cui stava parlando di Nostro Signore e dei santi, come sapeva parlarne lui, con la più cordiale e la più larga effusione, per disgrazia apparteneva a una setta dissidente.
Al termine gli pose una medaglia sulla mano.
Ma quello, ricevendola, disse: "Signor curato, lei dà una medaglia a un eretico? Almeno secondo il vostro punto di vista, io sarei un eretico. Malgrado la diversità delle nostre credenze, io spero che un giorno andremo entrambi in cielo".
Il buon curato prese la mano del suo interlocutore e, fissando su di lui i suoi gli occhi, nei quali riluceva la vivacità della sua fede e l'ardore della sua carità, gli rispose, con un profondo sentimento di tenerezza compassionevole:
Ahimè! amico mio, noi saremo uniti lassù tanto quanto avremo cominciato a esserlo sulla terra; la morte non cambierà nulla. Dove l'albero cade, lì resta.
- Signor curato, io confido in Cristo che ha detto: " Colui che crede in me avrà la vita eterna.
- Ah! amico mio, Nostro Signore ha detto anche qualche altra cosa. Ha detto che chi non ascolta la chiesa dovrà essere considerato come un pagano. Ha detto che non ci dovrebbe essere che un solo gregge e un solo pastore, e ha stabilito san Pietro come capo del gregge.
Poi, assumendo un tono più dolce e più suggestivo: "Amico mio, non ci sono due modi di servire Nostro Signore. Non ve ne è che uno solo: e cioè servirlo come Lui vuole essere servito.
A questo punto il buon curato scomparve, lasciando quell'uomo penetrato da un turbamento salutare, preludio alla Grazia divina, da cui, come abbiamo saputo, in seguito sarebbe stato felicemente vinto.
31. "Noi abbiamo una fede che dista trecento miglia dal suo oggetto, come se il buon Dio si trovasse dall'altra parte del mare. Se avessimo una fede viva, penetrante, come i santi, noi vedremmo Nostro Signore, come lo vedevano loro.
Ci sono dei preti che lo vedono ogni giorno alla Messa"...
32. "Coloro che non hanno la fede hanno un'anima molto più cieca di coloro che non hanno occhi...Siamo in questo mondo come in mezzo alla nebbia; ma la fede è il vento che la dissipa e che fa risplendere sulla nostra anima il bel sole... Guardate come presso i protestanti tutto è triste e freddo! è come un lungo inverno. Presso di noi, invece, tutto è gaio, gioioso e consolante" (come già visto in precedenza, l'ecumenismo non era un punto di forza del nostro curato; oppure è un nostro punto troppo debole?... (n.d.a.).
33. "Lasciamo che la gente del mondo chiacchieri. Come potrebbero vedere? Sono ciechi. Anche se Nostro Signore Gesù Cristo facesse oggi tutti i miracoli che faceva in Giudea, essi non crederebbero ugualmente.
Colui al quale ogni potere è stato dato, non ha ancora perso la sua potenza (cioè Gesù Cristo).
Per esempio, la settimana scorsa, un povero vignaiolo ha portato sulle spalle un ragazzino di dodici anni, storpio dalle due gambe, che non aveva mai potuto camminare.
Questo brav'uomo ha fatto una novena a santa Filomena ( di cui il curato era particolarmente devoto; n.d.a.) e il suo piccolo è stato guarito al nono giorno; se ne è ritornato galoppando davanti al padre".
34. "A quel tempo Nostro Signore raddrizzava gli storpi, guariva i malati, risuscitava i morti. La gente che era presente vedeva con i propri occhi questi prodigi, ma non credevano ugualmente. Gli uomini sono sempre e dappertutto gli stessi. Se il buon Dio è potente, il diavolo ha anche lui i suoi poteri; egli se ne serve per accecare il povero mondo".
35. "Il cuore si protende verso ciò che ama di più: l'orgoglioso verso gli onori, l'avaro verso le ricchezze, il vendicativo pensa alla vendetta, l'impudico ai suoi cattivi piaceri.
Ma il buon cristiano a cosa pensa? Da quale parte si volgerà il suo cuore? Dalla parte di Dio, che è il suo tesoro".
36. "L'uomo era stato creato per il cielo; ma il demonio ha rotto la scala che vi ci portava. Nostro Signore, con la sua Passione, ce ne ha costruita un'altra; ha riaperto la porta.
La santissima Vergine è in cima alla scala, la tiene con entrambe le mani e grida verso di noi: "Venite! venite!". O che caro invito! Che bel destino che ha l'uomo! Vedere Dio, amarlo, benedirlo, contemplarlo per tutta l'eternità!".
37. "Quando si pensa al cielo, quale importanza si può mai dare alla terra?
Dopo aver avuto un contatto con il cielo, santa Teresa non poteva più guardare le cose di quaggiù. Quando le si mostrava un bell'oggetto, ella diceva: "Non è altro che immondizia".
38. "Santa Coletta usciva talvolta dalla sua cella, non potendo più contenersi al pensiero del cielo; ella percorreva i corridoi gridando: "In Paradiso! In Paradiso!".
39. "In cielo, il nostro cuore sarà talmente perso, inabissato nella felicità di amare Dio, che non ci occuperemo più nè di noi stessi, nè degli altri, ma di Dio solo" (ci fanno presagire molto meglio il Paradiso queste poche righe del curato, di tante presunte visioni di presunti veggenti, che descrivono il cielo in maniera goffa e degradante; n.d.a.).
40. Un cieco dalla nascita, essendo stato condotto sulla tomba di san Martino, recuperò immediatamente la vista; egli fu talmente colpito dalla bellezza della natura, che svenne dalla felicità. Riguardo al cielo, noi siamo come questo cieco.
41. "Un buon cristiano non dovrebbe poter sopportare di stare in questo mondo; sulla terra egli geme. Se un piccolo bambino si trovasse in chiesa, mentre sua madre fosse andata a leggere sul pulpito, egli tenderebbe verso di lei le sue manine, e se non potesse salire lo scalino che vi ci conduce, si farebbe aiutare, e non avrebbe riposo fino a che non arrivasse fra le braccia di sua madre".
42. "Si dice che in cielo saremo su dei troni, per indicare che saremo importanti. Questi troni, è l'amore di Dio che li forma: in cielo non vi è altro che questo...L'amore di Dio riempirà e inonderà tutto"...
43. "Quando chiesero a santa Teresa che cosa avesse visto in cielo, ella gridò: "Ho visto!... ho visto!... ho visto!...", e si fermava lì; la parola e il respiro le mancavano; non poteva dire di più".
44. "O bella unione della Chiesa della terra con la Chiesa del cielo! Come diceva santa Teresa: "Voi trionfanti, noi combattenti: non siamo che una sola cosa, per glorificare Dio!".
45. "Sant'Agostino dice che colui che teme la morte non ama Dio: ed è ben vero. Se voi foste separati da vostro padre da tanto tempo, non sareste felici di rivederlo?".
46. "Oh! che bell'acquisto che è il cielo! Ma cosa serve per arrivarci? La purezza di cuore, il disprezzo del mondo, e l'amore di Dio".
47. Dopo un'istruzione entusiasmante sul cielo, qualcuno domandò al curato d'Ars: "Che bisogna fare per meritare questa ricompensa, di cui ci hai fatto un quadro così magnifico?
- Amico mio, rispose, la grazia e la croce".
48. M. Vianney amava molto raccontare questa storia:
"C'era una volta un buon religioso che credeva che in Paradiso il tempo gli sarebbe pesato. Il buon Dio gli fece vedere chiaramente che non era così.
Un giorno che si trovava nei giardini del monastero, scorse un uccellino che saltava di ramo in ramo, e che diventava sempre più bello, quanto più lo guardava. Alla fine, era diventato così bello che il monaco non poteva più staccarne la vista; si mise a inseguirlo e avrebbe voluto prenderlo.Tuttavia si fermò, pensando che era circa mezz'ora che correva dietro all'uccello. Ritornò in monastero, ma fu molto sorpreso di trovare sull'uscio un fratello che non aveva mai visto, e lo stesso fratello non lo conosceva a sua volta; il suo stupore raddoppiò, allorchè, percorrendo la casa, egli non incontrò se non volti sconosciuti e figure mai viste.
Egli chiese: "E i nostri padri, dove sono?". Gli altri lo guardavano senza capire ciò che dicesse.
Alla fine dichiarò il proprio nome: si cercò nei registri e si vide che già da cent'anni aveva lasciato il monastero...(perchè defunto).
Il buon Dio gli dimostrò così che il tempo non pesa affatto in Paradiso" (cento anni, dietro l'uccellino, a lui erano sembrati soltanto una mezz'ora, perchè catturato dalla bellezza del minuscolo animale; figurarsi come volerà il tempo contemplando la divina Bellezza!...; non è il caso di discutere qui sull'esistenza o meno del tempo per le anime; sant'Agostino dice che il tempo resta comunque una dimensione interiore, in quanto gli stati d'animo trascorrono in successione "temporale": n.d.a.).
49. "O Gesù! gridava spesso, con gli occhi pieni di lacrime, non ti si può conoscere senza amarti!...Se sapessimo come Nostro Signore ci ama, moriremmo di piacere! Io non credo che ci siano dei cuori così duri da non amarti, vedendosi tanto amati... La carità è così bella! è come un flusso divino che scaturisce dal Cuore di Gesù, che è tutto amore... L'unica felicità che possiamo avere sulla terra, è quella di amare Dio, e sapere che Egli ci ama...
50. Diceva ancora con tristezza:
"Io penso talvolta che ci saranno poche opere buone da ricompensare, poichè, invece di farle per amore di Dio, noi le facciamo per abitudine, per "routine", per amore di noi stessi... Peccato, davvero!..." (triste ma grande verità che smaschera tanti presunti benefattori e tante beneficenze "pelose"; n.d.a.).
51. "Tutto sotto gli occhi di Dio, tutto con Dio, tutto per piacere a Dio... Oh! che bello! Suvvia, anima mia! tu vai a conversare con il buon Dio! tu vai a lavorare con Lui! a camminare insieme a Lui! a combattere e a soffrire con Lui!
Tu lavorerai, ma Egli benedirà il tuo lavoro; camminerai, ma Egli benedirà i tuoi passi; tu soffrirai, ma Egli benedirà le tue lacrime!
Com'è grande, com'è nobile, com'è consolante, fare tutto in compagnia e sotto gli occhi del buon Dio! Pensare che Egli vede tutto, che tiene conto di tutto. Diciamo, perciò, ogni mattina: "Tutto per piacerti, mio Dio! tutte le mie azioni con Te!...".
Oh! com'è consolante il pensiero della santa Presenza di Dio!... Non ci si stanca mai, e le ore corrono come minuti...E, inoltre, è una pregustazione del Cielo!". (anche se sommessamente e all'improvviso, certi voli mistici a cui il santo curato a volte ci fa assistere, coinvolgendoci in profondità, restano qualcosa di raro e di insuperabile, nella spiritualità cristiana; n.d.a.).
52. "Poveri peccatori! quando penso che ci sono quelli che moriranno senza aver gustato per un'ora sola la felicità di amare Dio!...
Quando ci stancheremo dei nostri esercizi di pietà e il dialogo con Dio ci annoierà, andiamo sulla porta dell'inferno, osserviamo quei poveri dannati che non possono più amare il buon Dio".
53. "Se si potesse dannarsi senza far soffrire Nostro Signore, passi pure! Ma purtroppo non si può" (tipico paradosso "curatino"; ma in queste due righe vi è un abbondante raccolto di riflessioni spirituali; n.d.a.).
54. "Un cristiano che avesse fede, morirebbe d'amore...Un buon cristiano che ama Dio e il prossimo - e quando si ama Dio, si ama anche il prossimo -guardate com'è felice! Quale pace nella sua anima! E' il Paradiso in terra!".
55. "Io penso spesso che la lingua di questi poveri morti, che sono laggiù nel cimitero, non può più pregare...che il loro cuore non può più amare..."
(lascio al lettore intuire, nella meditazione, la profonda delicatezza amorosa di questa espressione apparentemente assurda o incongrua...; n.d.a.).
56. M. Vianney finiva spesso la sua conversazione con queste parole: "Essere amati da Dio! essere uniti a Dio! vivere alla Presenza di Dio! vivere per Dio!: oh! che bella vita!... e che bella morte!
57. Un giorno che ascoltava gli uccelli nel suo cortile, cominciò a dire, sospirando: "Poveri uccellini! siete stati creati per cantare, e voi cantate...L'uomo è stato creato per amare Dio, ma non lo ama".
58. "Ciò che fa in modo che noi non amiamo Dio, diceva ancora, è il fatto che non siamo giunti a quel livello in cui tutto ciò che costa fa piacere".
59. "Anche se si dovesse essere dannati, sarebbe una consolazione poter dire: "Almeno ho amato Dio su questa terra...".
60. Ci sono di quelli che piangono perchè ritengono di non amare Dio; ebbene! proprio questi sono quelli che l'amano!
61. Oh! com'è consolante pensare che su questa povera terra, è ancora verso il buon Dio che c'è più fedeltà e più amore (nel senso che l'amore e la fedeltà tra uomo e uomo sono ancora peggio; n.d.a.).
62. Egli affermava che non avere devozione verso il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo era un segno di prossima dannazione.
"La Passione di Nostro Signore, aggiungeva, è come un grande fiume che discende da una montagna e non si esaurisce mai...".
63. "Cosa fa Nostro Signore, gridava, nel sacramento dell'Eucaristia? Egli ha preso un cuore umano per poterci amare; da questo cuore esce una traspirazione di tenerezza e di misericordia, per annegare i peccati del mondo".
64. Egli definiva la santa Comunione un bagno d'amore... "Quando ci si comunica, diceva, l'anima si rotola nel balsamo dell'amore, come l'ape tra i fiori".
65. Egli amava raccontare l'aneddoto riguardante san Giovanni della Croce e santa Teresa.
"Quando costei riceveva la Comunione dal suo padre spirituale (cioè Giovanni della Croce), l'amore di Nostro Signore, passando dall'uno all'altro, faceva fondere i loro cuori, al punto che Giovanni d'Avila cadeva da un lato e santa Teresa dall'altro, affogati nel balsamo dell'amore...".
66. "Oggi, diceva un giorno in cui ricorreva la festa del Sacro Cuore, Nostro Signore ci pone sul suo Cuore... Ah! se potessimo restarci per sempre!...".
Poi, congiungendo le mani ed alzando al cielo gli occhi pieni di lacrime: "O Cuore di Gesù! gridava, Cuore d'amore!... Fiore d'amore!...
Il cuore era l'unica cosa che restava intera nel Santissimo Corpo di Nostro Signore, dopo che Longino l'ebbe trafitto per farne uscire l'amore!...
Se noi non amiamo il Cuore di Gesù, cosa ameremo dunque? Non vi è altro che amore in questo Cuore! Come si potrebbe non amare ciò che è tanto amabile?".
67. Un'altra volta il curato D'Ars parlava delle gioie della preghiera e della vita interiore: era un soggetto che non abbordava mai senza che il suo cuore entrasse subito in stato di fusione:
"Essere re, diceva, che triste ruolo! si è re per gli uomini!... ma appartenere a Dio, appartenere a Dio per intero! Appartenere a Dio senza divisioni: il corpo è di Dio! l'anima è di Dio!... Un corpo casto, un'anima pura! Oh! non c'è niente di così bello!".
E il pianto soffocava la sua voce (oggi, purtroppo, la vita interiore è svalorizzata, se non addirittura impedita e perseguitata, perfino da coloro che dovrebbero difenderla e propagarla!...n.d.a.).
68. "La preghiera: ecco tutta la felicità dell'uomo sulla terra. O che bella vita! Che bella l'unione dell'anima con Nostro Signore! L'eternità non sarà abbastanza lunga per comprendere questa felicità!... La vita interiore è come un bagno d'amore nel quale l'anima si tuffa... E' come affogare nell'amore!... Dio sostiene l'uomo interiore come una mamma, e mantiene la testa del suo bambino tra le sue mani, per ricoprirlo di baci e di carezze...". (Si noti come, pur adoperando immagini e parole intrise di tenerezza, il suo discorso non abbia nulla di sdolcinato, ma si conservi sempre sobrio e virile; n.d.a.).
69. "Penso spesso alla gioia degli apostoli, quando rividero Nostro Signore. La separazione era stata così crudele! Nostro Signore li amava tanto! Era così buono con loro! Bisogna presumere che li abbracciasse mentre diceva: "La pace sia con voi!". E' così che Egli abbraccia la nostra anima, quando preghiamo. Egli ci dice ancora oggi: "La pace sia con voi!".
70. Si ama qualcosa in proporzione del prezzo che ci è costata. Da questo potete giudicare l'amore che Nostro Signore nutre verso la nostra anima, che gli è costata tutto il suo Sangue. Egli è affamato di effusioni e di rapporti con lei. Non vede l'ora di incontrarla, di ascoltarla...".
71. "Vi sono due mezzi per unirsi a Nostro Signore e per raggiungere la propria salvezza: la preghiera e i sacramenti. Tutti coloro che si son fatti santi hanno frequentato i sacramenti e hanno elevato la loro anima a Dio, per mezzo della preghiera. Bisogna fin dal mattino, svegliandosi, offrire a Dio il proprio cuore, il proprio spirito, i propri pensieri, le proprie parole, le proprie azioni, tutto se stessi, per servire solo alla sua gloria. Inoltre, rinnovare le promesse del proprio Battesimo, ringraziare il proprio angelo custode, chiedere la sua protezione a questo buon angelo, che è rimasto a fianco a noi durante il sonno".
72. "Ci sono dei buoni cristiani che hanno l'abitudine di proporsi: "Oggi farò tanti atti d'amore di Dio, tanti sacrifici...". Questo mi piace molto...".
73. "Bisogna domandare spesso, durante il giorno, la luce dello Spirito Santo. Oh! quanto bisogno ne abbiamo, per conoscere la nostra povera miseria! Occorre dire un Pater e un Ave per la conversione dei peccatori, per le anime del Purgatorio... ripetere spesso: "Dio mio, abbi pietà di me!", come un bambino che dice a sua madre: "Dammi un pezzo di pane..., dammi la mano..., abbracciami!...".
74. "Colui che non prega è come un pollo o un tacchino, che non riesce a decollare in aria. Se essi volano un po', ricadono spesso e raschiando la terra vi si affossano, se ne ricoprono la testa, e sembrano provare piacere solo in ciò.
Colui che prega, al contrario, è come un'aquila intrepida, che plana nell'aria e sembra volersi sempre più avvicinare al sole. Ecco il buon cristiano sulle ali della preghiera. Oh! com'è bella la preghiera! L'uomo che è in grazia di Dio non ha bisogno che gli si insegni a pregare: egli conosce la preghiera naturalmente, perchè conosce i suoi veri bisogni".
75. "Unione con Gesù Cristo, unione con la Croce: ecco la salvezza. Il segno distintivo degli eletti è l'amore, così come il marchio dei dannati è l'odio. Nessun dannato ama un altro dannato, il fratello detesta suo fratello, i figli il proprio padre, la madre suo figlio, e quest'odio universale si concentra su Dio: ecco cos'è l'inferno!"
76. "I santi amano tutti; amano soprattutto i loro nemici... Il loro cuore, infuocato dall'amore divino si dilata in proporzione del numero delle anime che il buon Dio mette sul loro cammino, come le ali della gallina si estendono in proporzione del numero dei piccoli".
77. "Il cuore dei santi è costante come la roccia in mezzo al mare".
78. "Le persone che praticano la devozione, che si confessano, che si comunicano spesso, ma che non compiono le opere della fede e della carità, sono simili a degli alberi in fiore. Pensate voi che produrranno tanti frutti quanti sono i fiori? C'è una grande differenza!...".
79. "Oh! come sarà bello il giorno della resurrezione! Si vedranno quelle belle anime uscire dal cielo, come tanti astri di gloria, e venire a unirsi ai corpi che esse animavano sulla terra. Più questi corpi saranno stati mortificati, più brilleranno come diamanti!".
80. "Gli unici infelici sono quei cristiani che abbandonano la preghiera e i sacramenti e marciscono nei peccati; ma per i buoni cristiani non vi è alcuna pena... Possedere Dio, è la felicità di tutte le felicità! Questa felicità fa dimenticare tutto il resto. Come quel buon santo, di cui leggevo la vita qualche giorno fa, che era stato rapito in estasi dal martedì grasso fino al giorno di Pasqua, ed era rinvenuto esattamente il giorno della Resurrezione...
Questa felicità fa dimenticare ogni sofferenza...
Una volta il vento aveva asportato la pelle d'orso con cui san Simeone era coperto. Non vedendolo più muoversi sulla colonna, salirono e lo trovarono congelato. Lo immersero nell'acqua calda per farlo rinvenire: "Perchè non mi avete lasciato stare? disse. Ero così felice!". (San Simeone, detto lo stilita, era un asceta del IV-V sec., che visse 37 anni su una colonna,nel deserto della Siria; n.d.a.).
81. "Non c'è bisogno di parlare molto per pregare bene. Si sa che il buon Dio è là, nel Tabernacolo; gli si apre il proprio cuore, ci si compiace della sua santa Presenza: è proprio questa la migliore preghiera.
Succede come a quel buon signor de Vidaud: egli era solito alzarsi di buon mattino, per andare ad adorare il Santo Sacramento, non appena la chiesa fosse aperta. Un giorno che si trovava nel castello, si fu costretti a mandarlo a cercare per tre volte nella cappella, per il pranzo: intanto la padrona di casa si impazientiva. Al terzo avvertimento, uscì dalla Presenza di Nostro Signore dicendo: "Mio Dio, ma non si può restare un momento tranquilli, qui con Te!".
Poi il curato d'Ars aggiungeva, piangendo: "E pensare che era là dalle quattro del mattino!... (Otto ore ca. di preghiera, per quell'uomo erano sembrate appena un momento; n.d.a.).
Ci sono dei buoni cristiani che passerebbero tutta la vita così inabissati davanti al buon Dio. Ah! come sono felici!". (con queste "strane idee" il nostro curato, se fosse vissuto ai nostri tempi, con l'aria che tira da "sopra" a sotto, avrebbe rischiato non solo di non essere canonizzato nè dichiarato modello e patrono dei sacerdoti, ma di venire piuttosto tacciato di intimismo, ed essere condannato dagli organi competenti - o piuttosto, incompetenti; n.d.a.).
82. Un giorno, tornando dopo aver presieduto al rinnovamento dei voti, che le suore di San Giuseppe usano fare ogni anno, il 2 luglio, M. Vianney uscì dalla celebrazione col cuore gonfio, e non potendo contenere la sua gioia, proruppe in queste parole deliziose: "Quanto è bella la religione!, diceva. Com'è grande la moltitudine delle tue dolcezze, o mio Dio, per coloro che ti temono!... Pensavo poco fa che ci fosse, tra Nostro Signore e queste buone religiose, che sono le spose di Nostro Signore, una gara di generosità a chi avrebbe dato di più...Ma è sempre Nostro Signore che vince. Le religiose donano il loro cuore, ma Lui dona il suo Cuore e il suo Corpo...
Mentre le suore dicevano: "Rinnovo i mie voti di povertà, di castità e di obbedienza", io dicevo, presentando loro l'Ostia: "Il Corpo di Nostro Signore custodisca la vostra anima per la vita eterna!".
Poi, cogliendo da qui l'occasione per dilungarsi su questo argomento prediletto, il curato aggiungeva: "Se si potessero comprendere tutti i beni racchiusi nella santa Comunione, non ci sarebbe più bisogno di nient'altro per appagare il cuore dell'uomo. L'avaro non correrebbe più dietro ai suoi tesori, l'ambizioso, dietro la gloria; ognuno abbandonerebbe la terra, scuoterebbe la polvere, e s'innalzerebbe verso il cielo. La Comunione!... Oh! quale onore Dio fa alla sua creatura! Si riposa sulla sua lingua, passa per il suo palato come per una viuzza, e si ferma sul suo cuore come su di un trono! O mio Dio! mio Dio!, (commuovendosi e asciugandosi le lacrime), ci sono di quelli che hanno saputo apprezzare quest'onore. E così, si è visto un santo vescovo volere lui stesso spazzare la chiesa, e indossare il suo rocchetto (abito liturgico con pizzo, a mezza gamba, che si indossa sulla tonaca; n.d.a.) per dedicarsi a questa funzione, che potrebbe sembrare degradante, ma che lui stimava così grande, che si copriva con le sue insegne per adempierla. Un re volle, in passato, schiacciare con le sue mani i grappoli d'uva per la consacrazione del calice, e preparare lui stesso la farina per l'ostia.
83. "Una sola Comunione ben fatta è sufficiente per infiammare un'anima di amore di Dio e farle dimenticare la terra. Un grande di questo mondo, non molto tempo fa, venne a fare qui la santa Comunione; egli possedeva la fortuna di trecentomila franchi; ne donò cento per fare costruire una chiesa, cento per i poveri, cento ai suoi parenti, e se ne andò nella Trappa (i "trappisti", cistercienzi riformati, sono uno degli ordini monastici più rigidi; n.d.a.). Un avvocato molto sapiente venne dopo di lui; fece una buona Comunione, e poi partì per mettersi sotto la guida del padre Lacordaire.
Oh! una Comunione santa, una sola, è sufficiente per fare disgustare un uomo della terra e dargli una pregustazione delle delizie celesti!".
84. "Per celebrare la Messa bisognerebbe essere un serafino!... (uno degli ordini angelici).
Io tengo tra le mie mani Nostro Signore! Se lo metto a destra, Egli resta a destra! Se lo metto a sinistra, resta a sinistra!... Se si capisse che cos'è la Messa si morirebbe! Non capiremo la fortuna che abbiamo di celebrare la Messa se non in cielo!... Ahimè! mio Dio! Com'è da compiangere un prete, quando fa ciò come se fosse una cosa ordinaria!...
85. "Oh! disse un giorno, prendendo le mani del suo missionario, se fossi al tuo posto, me ne volerei in cielo!...". Poi, con una cupa tristezza e con un accento desolato: "Come sono da compiangere! Non conosco nessuno più disgraziato di me!". - Ma signor curato, come vorrei essere io al suo posto! - "Amico mio, cambieresti l'oro con l'ottone" (momenti di sconforto li aveva anche il curato, che in certi casi era tentato di fuggire per ritirarsi nella solitudine, come era già successo più volte; tuttavia non perdeva mai la sua solita gaiezza; n.d.a.).
86. "Mio Dio, ripeteva spesso M. Vianney, come pesa il tempo in mezzo ai peccatori! Quando, dunque, sarò in mezzo ai santi!... Il buon Dio è talmente offeso sulla terra, che si sarebbe tentati di domandare la fine del mondo!... Se non ci fossero delle anime belle, per far riposare il cuore e consolare gli occhi per il tanto male che si vede e che si sente, non si potrebbe sopportare di esserci in questa vita... Quando si pensa all'ingratitudine degli uomini verso il buon Dio, si è tentati di andarsene dall'altra sponda del mare, per non vederla. E' terribile! Se ancora il buon Dio non fosse così buono!... Ma Lui è tanto buono!...".
87. "O mio Dio! Quale vergogna proveremo, allorchè nel giorno dell'ultimo Giudizio, Egli ci mostrerà tutta la nostra ingratitudine! Allora noi capiremo... ma non ci sarà più tempo! Nostro Signore ci dirà: "Perchè mi hai offeso?". Ma noi non sapremo cosa rispondere".
88. "No! diceva piangendo, non vi è nulla al mondo di più disgraziato di un prete! Come trascorre la sua vita? A vedere il buon Dio sempre offeso. Il suo Nome sempre bestemmiato! i suoi comandamenti sempre violati! il suo amore sempre oltraggiato! Un prete non vede altro che questo; non sente che questo... Egli è continuamente come san Pietro nel pretorio di Pilato, avendo sotto gli occhi Nostro Signore insultato, disprezzato, canzonato, ricoperto di obbrobri... Alcuni gli sputano addosso, altri gli mollano schiaffi, altri gli pongono una corona di spine, altri ancora lo colpiscono con grandi colpi.
Lo spingono, lo gettano per terra, lo calpestano con i piedi, lo crocifiggono, gli trapassano il cuore... Ah! se avessi saputo che cos'è un prete, invece di entrare in seminario, mi sarei ben presto messo in salvo nella Trappa" (fin da piccolo il curato aveva dimostrato la sua indole monastica e contemplativa, e più di una volta era fuggito, come già detto, dalla parrocchia, per ritirarsi in solitudine, ma non ci era riuscito; e pensare che proprio lui, tra tanti altri santi molto più "attivisti" sarebbe stato scelto quale "patrono di tutti i parroci dell'universo" da Pio XI nel 1929. Ma già nell'anno sacerdotale l'aria sembrò cambiare: qualcosa o qualcuno, ha sabotato la prevista proclamazione come patrono di tutti i sacerdoti. Oggi, verrebbe da pensare, non sarebbe stato nemmeno canonizzato, con i tempi che corrono... e con l'attuale svalutazione della vita interiore e contemplativa; n.d.a).
89. "Che peccato che delle anime, che sono costate tante sofferenze al buon Dio, si perdano per l'eternità! Niente affligge tanto il cuore di Gesù, quanto vedere tutte le sue sofferenze perdute, per un sì gran numero... Preghiamo dunque per la conversione dei peccatori: è la più bella e la più utile delle preghiere. Poichè i giusti sono sul cammino del cielo, le anime del Purgatorio sono certe di entrarvi... Ma i poveri peccatori! i poveri peccatori!... Ve ne sono alcuni che sono in sospeso. Un solo Pater e un'Ave basterebbero per far pendere la bilancia... Quante anime noi possiamo convertire con le nostre preghiere! Colui che tira fuori dall'inferno una sola anima, salva quest'anima ma anche la propria. Tutte le devozioni sono buone, ma non ce n'è una migliore di questa (un esempio meraviglioso della sapienza del curato; oggi le chiese si svuotano, nonostante tante iniziative pastorali e il supporto della tecnologia e dei mass-media: proprio perchè abbiamo tutto ma ci sta mancando l'essenziale, cioè la preghiera, che è la massima azione pastorale ed apostolica; n.d.a.).
90. "Una volta, san Francesco d'Assisi pregava nel bosco: "Signore, diceva, abbi compassione dei poveri peccatori!".
Nostro Signore gli apparve e gli disse: "Francesco, la tua volontà è conforme alla mia. Io sono pronto ad accordarti tutto ciò che mi chiederai" (il curato vuol dire che la preghiera è un gran mezzo di salvezza delle anime, ma a patto che chi prega compia la Volontà di Dio nella sua vita; n.d.a.).
91. "Santa Coletta chiedeva la conversione di mille peccatori; poi, riflettendo, si spaventò per averne chiesto un sì gran numero e accusò se stessa di temerarietà. La santa Vergine le apparve e le mostrò la quantità di anime che ella aveva convertito con le sue novene...
Ci si può offrire vittime per otto o quindici giorni, per la conversione dei peccatori. Si può, a tale scopo, soffrire il freddo, il caldo; ci si priva di guardare qualcosa, di andare a trovare una persona che farebbe piacere vedere; si fa una novena; si ascolta la Messa ogni giorno della settimana, con questa intenzione, soprattutto nelle città dove se ne ha la possibilità (nel clima di anticlericalismo imperante a quell'epoca, molte chiese erano state chiuse; n.d.a.). Ma purtroppo ci sono di quelli che non farebbero nemmeno cento passi per andare a Messa. Coloro che hanno la fortuna di comunicarsi spesso, possono fare una novena di comunioni. Con questa santa pratica, non solo si contribuisce alla gloria di Dio, ma ci si attira una grande abbondanza di grazie".
92. Un giorno M. Vianney diceva a un curato che si lamentava con lui di non riuscire a cambiare il cuore dei suoi parrocchiani: "Ma tu hai pregato, hai pianto, hai gemuto, hai sospirato? E, inoltre, hai digiunato, hai vegliato, ti sei coricato sulla nuda terra, ti dei dato la disciplina? Fino a che non avrai fatto tutto ciò, non pensare di aver fatto tutto!" (erano pratiche usuali per il nostro curato, abituato a fare lui stesso penitenza per i peccati ascoltati nelle confessioni; oggi, purtroppo, è tutta un'altra storia...: non facciamo penitenza nemmeno per i nostri peccati, figuriamoci per quelli degli altri; n.d.a.).
93. "Signor curato, gli diceva un giorno il suo missionario (un sacerdote regolare che lo aiutava occasionalmente; n.d.a.), se il buon Dio le proponesse, o di salire in cielo in questo stesso istante, o di restare sulla terra per lavorare alla conversione dei peccatori, lei che farebbe?".
- Credo che resterei.
- Oh! signor curato, com'è possibile? I santi sono così felici in cielo! niente più tentazioni, niente più miserie!...
Con un angelico sorriso, egli rispose:
- E' vero, ma i santi vivono di rendita! Essi hanno lavorato molto prima, poichè Dio punisce la pigrizia e risompensa solo la fatica; ma ora essi non possono più lavorare, come noi, che possiamo ancora glorificare Dio con i nostri sacrifici, per la salvezza delle anime.
- Ma lei resterebbe sulla terra sino alla fine del mondo?
- Senz'altro.
- In tal caso lei avrebbe tanto tempo davanti a sè: si alzerebbe ancora così presto? (a causa della coda di penitenti che lo attendeva già molto prima dell'alba, il santo curato dormiva appena qualche ora; n.d.a.).
- Oh! si, amico mio, a mezzanotte! Non ho paura di farlo... Io sarei il più felice di tutti i preti, se non fosse per questo pensiero, che cioè dovrò comparire davanti al tribunale di Dio, con questa mia povera vita di curato (cioè senza aver acquistato nessun merito, a suo dire; n.d.a.).
E ciò dicendo, versava lacrime abbondanti.
94. "Quanto siamo fortunati, diceva, che i poveri vengano così frequentemente a chiederci aiuto ! Se non venissero, bisognerebbe andare a cercarli, e non sempre se ne ha il tempo" (è facile immaginare cosa penserebbe e cosa farebbe il nostro curato, se assistesse alle scene disumane e degradanti dei nostri giorni, allorchè sembra che si faccia a gara a chi più debba rifiutare l'aiuto ai poveri migranti!...n.d.a).
95. "Ci sono quelli che fanno l'elemosina solo per essere visti, per essere lodati e per essere ammirati... Ci sono quelli che pensano di non essere ringraziati abbastanza. Ma non funziona così!... Se è per il mondo che fate l'elemosina, avete ragione di compiangervi. Ma se è per il buon Dio, che vi si ringrazi o che non vi si ringrazi, che importa? Dobbiamo fare tutto il bene che possiamo a tutti, ma attendere la nostra ricompensa solo da Dio.
96. "Quando facciamo l'elemosina, dobbiamo pensare che è a Nostro Signore e non ai poveri che stiamo donando. Spesso pensiamo di confortare un povero, ma poi si scopre che è Nostro Signore...
Guardate san Giovanni di Dio: egli aveva l'abitudine di lavare i piedi ai poveri, prima di farli mangiare. Un giorno, curvandosi verso i piedi di un povero, si accorse che quel povero aveva i piedi trafitti. Allora sollevò la testa tutto emozionato e gridò: "Dunque sei Tu, Signore" (A questo punto M.Vianney si fondeva in lacrime). Nostro Signore gli rispose: "Giovanni mi fa piacere vedere come ti prendi cura dei miei poveri". E disparve.
Guardate anche quel buon san Gragorio (Gregorio Magno papa) , che faceva mangiare ogni giorno dodici poveri alla sua tavola. Un giorno ne trovò tredici, e disse alla sua domestica: "Ci sono tredici poveri". La domestica rispose: "Io ne vedo solo dodici". Il santo notò che il tredicesimo cambiava colore: ora sembrava vermiglio, ora bianco come la neve. Quando il pasto fu terminato, il papa afferrò questo povero sconosciuto per la mano, e prendendolo in disparte gli disse: "Chi sei tu? - Sono un angelo (altre lacrime del santo curato), e Nostro Signore mi ha mandato per esaminare da vicino le cure che tu doni ai suoi poveri. Sono io che presento a Dio le tue preghiere e le tue elemosine". A queste parole disparve. La tavola alla quale l'angelo si sedette, la si trova ancora a Roma".
- Signor curato, si affrettò a dire l'uomo dalle belle maniere, che aveva compreso ciò che quel gesto significava, non sono venuto per confessarmi; vengo solo per ragionare con lei.
-Oh! amico mio, hai sbagliato proprio indirizzo: io non so ragionare... ma se hai bisogno di qualche consolazione, mettiti là... indicando col dito l'inesorabile sgabello del confessionale, e credimi, molti altri vi si sono inginocchiati prima di te e nessuno se ne è pentito.
- Ma, signor curato, ho già avuto l'onore di dirle che non sono venuto per confessarmi, e questo, per una ragione ben precisa: è perchè io non ho la fede. Non credo nè nella confessione nè a tutto il resto.
- Tu non hai la fede, amico mio? Oh! come ti compiango! Tu vivi nella nebbia... Un fanciullino ne sa più di te col suo catechismo. Io pensavo di essere ignorante, ma tu lo sei molto più di me...
Tu non hai la fede? Ebbene! coraggio, mettiti là e ascolterò la tua confessione. Dopo che ti sarai confessato, crederai proprio come me.
- Ma, signor curato, questa non è nè più nè meno che una commedia, che mi invita a recitare insieme a lei.
- Mettiti là, ti sto dicendo!
La persuasione, la dolcezza, il tono autorevole temperato dalla Grazia, col quale queste parole furono ripetute, fecero sì che quell'uomo si ritrovasse in ginocchio senza indugio e pressochè suo malgrado. Si fece il segno della croce, che non si faceva da parecchio tempo, e cominciò l'umile confessione delle sue colpe. Alla fine si mostrò non soltanto consolato, ma perfettamente credente, avendo sperimentato che per arrivare alla fede, il cammino più corto è quello di cominciare a farne le opere, secondo la Parola eterna del Maestro di tutti gli uomini: "Chi fa la verità viene alla luce": Gv 3,20-21 (episodio straordinario! sul quale occorrerebbe meditare a lungo perchè nasconde un'intuizione molto profonda, suggerita da Gesù stesso nel brano citato: molti che si professano atei, in realtà hanno solo la mente accecata dai loro stessi peccati che, come un diaframma, impediscono loro di venire alla luce. Si potrebbe chiamare: ateismo di comodo, non di ragione; n.d.a.).
22. Il fondatore di un celebre orfanotrofio consultò M.Vianney intorno all'opportunità di conciliarsi, per mezzo della stampa, l'attenzione e il favore del pubblico.
- Invece di fare del chiasso sui giornali, rispose il servo di Dio, fate chiasso alla porta del tabernacolo (utile insegnamento per chi confida troppo sul ruolo dei mass-media nell'evangelizzazione, ma poi non prega più; n.d.a.).
- Signor curato, riprese quell'uomo per bene, sarei felice di fare il noviziato presso di lei.
- Stia tranquillo, glielo faranno fare, replicò subito M.Vianney, alludendo alle prove che attendevano la nascente fondazione.
23. Una postulante, che aveva appena lasciato la congregazione delle sorelle di san Vincenzo de' Paoli, ebbe un giorno, ad Ars, un incontro con un sacerdote che arrivava da Gerusalemme. Questo sacerdote disse a M.Vianney di aver consigliato a quella giovane di andare in Oriente per mettere a frutto le sue energie e il suo zelo.
Il buon curato che conosceva l'incostanza della giovane rispose: "Mandala in Paradiso, almeno siamo sicuri che non uscirà più".
24. Si vede bene che M.Vianney non mancava affatto di intuito, e che la battuta ingegniosa e pungente gli veniva con facilità. Vi mescolava, all'occasione, un pizzico di dolce malizia.
Signor curato, gli diceva un personaggio la cui faccia florida e la salute forte offrivano un singolare contrasto col pallore e la debolezza del santo vecchio, io conto molto su di lei per salire lassù. Spero che non dimentichi i suoi amici, e che li metta a parte dei suoi meriti, dei suoi digiuni e delle sue penitenze. Quando entrerà in cielo, io cercherò di aggrapparmi alla sua sottana.
- O amico mio, guardatene bene, replicò il buon curato. La porta del cielo è stretta, diceva lanciando uno sguardo fugace alle larghe spalle del suo interlocutore, e rischiamo di rimanere entrambi incastrati sulla porta.
In seguito egli temette che quelle sue parole, dette sorridendo e con la migliore grazia del mondo, avessero ferito il suo visitatore; gli fece le sue scuse con le parole più umili ed educate.
25. Una religiosa gli diceva con bonarietà: "Si pensa generalmente, padre mio, che lei sia ignorante.
- O non ti sbagli affatto, figlia mia; ma non fa niente; io potrei aggiungere anche molto altro.
26. Gli chiedevano delle reliquie per una persona che le desiderava molto. Egli rispose sorridendo: "Le produca lei stessa!" (cioè: pensi piuttosto a farsi santa lei; n.d.a.).
27. Una sua parrocchiana, figlia onesta ed eccellente, piena di devozione e di zelo, ma di uno zelo talvolta troppo amaro e troppo impetuoso, come quello degli apostoli prima di Pentecoste (cioè più impulsivo ed esteriore che effettivo; n.d.a.), voleva dargli dei consigli: "Signor curato, lei ha torto ad agire così... Signor curato, dovrebbe fare colà...
- Ma via, la interruppe dolcemente il sant'uomo, non ci troviamo mica in Inghilterra... volendo alludere alla costituzione inglese, per la quale una donna può diventare capo del governo (con buona pace delle femministe...; n.d.a.).
28. M. Vianney aveva sempre pronta una battuta.
Al ritorno da un viaggio in carrozza, il fratello Atanasio, direttore della scuola di Ars, raccontava che il suo cavallo aveva sbandato e lo aveva gettato in un fossato. Il buon curato gli manifestò il suo dispiacere e poi aggiunse: "Amico mio, sant'Antonio non è mai caduto dalla carrozza: bisognerebbe fare come lui".
- Signor curato, come faceva dunque sant'Antonio?
- Andava sempre a piedi.
29. M. Vianney sapeva dare delle risposte a proposito, a cui non si poteva controbattere.
Un sedicente "spirito forte" venne un giorno a confidargli che vi erano nella religione delle cose alle quali gli era impossibile credere.
- Per esempio? gli chiese il buon curato.
- Per esempio l'eternità delle pene.
- Amico mio, ti consiglio di non parlare mai di religione.
- E perchè non dovrei parlarne mai?
- Perchè prima dovresti studiare il catechismo. Cosa dice il catechismo? Che bisogna credere al Vangelo, perchè è la Parola di Nostro Signore. Tu credi al Vangelo?
- Si, signor curato.
- Ebbene! Il Vangelo ha detto: "Andate nel fuoco eterno!". Che vuoi di più. Mi sembra abbastanza chiaro.
30. Il curato d'Ars ebbe un giorno un colloquio con un ricco protestante. Il servo di Dio, ignorava che l'uomo con cui stava parlando di Nostro Signore e dei santi, come sapeva parlarne lui, con la più cordiale e la più larga effusione, per disgrazia apparteneva a una setta dissidente.
Al termine gli pose una medaglia sulla mano.
Ma quello, ricevendola, disse: "Signor curato, lei dà una medaglia a un eretico? Almeno secondo il vostro punto di vista, io sarei un eretico. Malgrado la diversità delle nostre credenze, io spero che un giorno andremo entrambi in cielo".
Il buon curato prese la mano del suo interlocutore e, fissando su di lui i suoi gli occhi, nei quali riluceva la vivacità della sua fede e l'ardore della sua carità, gli rispose, con un profondo sentimento di tenerezza compassionevole:
Ahimè! amico mio, noi saremo uniti lassù tanto quanto avremo cominciato a esserlo sulla terra; la morte non cambierà nulla. Dove l'albero cade, lì resta.
- Signor curato, io confido in Cristo che ha detto: " Colui che crede in me avrà la vita eterna.
- Ah! amico mio, Nostro Signore ha detto anche qualche altra cosa. Ha detto che chi non ascolta la chiesa dovrà essere considerato come un pagano. Ha detto che non ci dovrebbe essere che un solo gregge e un solo pastore, e ha stabilito san Pietro come capo del gregge.
Poi, assumendo un tono più dolce e più suggestivo: "Amico mio, non ci sono due modi di servire Nostro Signore. Non ve ne è che uno solo: e cioè servirlo come Lui vuole essere servito.
A questo punto il buon curato scomparve, lasciando quell'uomo penetrato da un turbamento salutare, preludio alla Grazia divina, da cui, come abbiamo saputo, in seguito sarebbe stato felicemente vinto.
31. "Noi abbiamo una fede che dista trecento miglia dal suo oggetto, come se il buon Dio si trovasse dall'altra parte del mare. Se avessimo una fede viva, penetrante, come i santi, noi vedremmo Nostro Signore, come lo vedevano loro.
Ci sono dei preti che lo vedono ogni giorno alla Messa"...
32. "Coloro che non hanno la fede hanno un'anima molto più cieca di coloro che non hanno occhi...Siamo in questo mondo come in mezzo alla nebbia; ma la fede è il vento che la dissipa e che fa risplendere sulla nostra anima il bel sole... Guardate come presso i protestanti tutto è triste e freddo! è come un lungo inverno. Presso di noi, invece, tutto è gaio, gioioso e consolante" (come già visto in precedenza, l'ecumenismo non era un punto di forza del nostro curato; oppure è un nostro punto troppo debole?... (n.d.a.).
33. "Lasciamo che la gente del mondo chiacchieri. Come potrebbero vedere? Sono ciechi. Anche se Nostro Signore Gesù Cristo facesse oggi tutti i miracoli che faceva in Giudea, essi non crederebbero ugualmente.
Colui al quale ogni potere è stato dato, non ha ancora perso la sua potenza (cioè Gesù Cristo).
Per esempio, la settimana scorsa, un povero vignaiolo ha portato sulle spalle un ragazzino di dodici anni, storpio dalle due gambe, che non aveva mai potuto camminare.
Questo brav'uomo ha fatto una novena a santa Filomena ( di cui il curato era particolarmente devoto; n.d.a.) e il suo piccolo è stato guarito al nono giorno; se ne è ritornato galoppando davanti al padre".
34. "A quel tempo Nostro Signore raddrizzava gli storpi, guariva i malati, risuscitava i morti. La gente che era presente vedeva con i propri occhi questi prodigi, ma non credevano ugualmente. Gli uomini sono sempre e dappertutto gli stessi. Se il buon Dio è potente, il diavolo ha anche lui i suoi poteri; egli se ne serve per accecare il povero mondo".
35. "Il cuore si protende verso ciò che ama di più: l'orgoglioso verso gli onori, l'avaro verso le ricchezze, il vendicativo pensa alla vendetta, l'impudico ai suoi cattivi piaceri.
Ma il buon cristiano a cosa pensa? Da quale parte si volgerà il suo cuore? Dalla parte di Dio, che è il suo tesoro".
36. "L'uomo era stato creato per il cielo; ma il demonio ha rotto la scala che vi ci portava. Nostro Signore, con la sua Passione, ce ne ha costruita un'altra; ha riaperto la porta.
La santissima Vergine è in cima alla scala, la tiene con entrambe le mani e grida verso di noi: "Venite! venite!". O che caro invito! Che bel destino che ha l'uomo! Vedere Dio, amarlo, benedirlo, contemplarlo per tutta l'eternità!".
37. "Quando si pensa al cielo, quale importanza si può mai dare alla terra?
Dopo aver avuto un contatto con il cielo, santa Teresa non poteva più guardare le cose di quaggiù. Quando le si mostrava un bell'oggetto, ella diceva: "Non è altro che immondizia".
38. "Santa Coletta usciva talvolta dalla sua cella, non potendo più contenersi al pensiero del cielo; ella percorreva i corridoi gridando: "In Paradiso! In Paradiso!".
39. "In cielo, il nostro cuore sarà talmente perso, inabissato nella felicità di amare Dio, che non ci occuperemo più nè di noi stessi, nè degli altri, ma di Dio solo" (ci fanno presagire molto meglio il Paradiso queste poche righe del curato, di tante presunte visioni di presunti veggenti, che descrivono il cielo in maniera goffa e degradante; n.d.a.).
40. Un cieco dalla nascita, essendo stato condotto sulla tomba di san Martino, recuperò immediatamente la vista; egli fu talmente colpito dalla bellezza della natura, che svenne dalla felicità. Riguardo al cielo, noi siamo come questo cieco.
41. "Un buon cristiano non dovrebbe poter sopportare di stare in questo mondo; sulla terra egli geme. Se un piccolo bambino si trovasse in chiesa, mentre sua madre fosse andata a leggere sul pulpito, egli tenderebbe verso di lei le sue manine, e se non potesse salire lo scalino che vi ci conduce, si farebbe aiutare, e non avrebbe riposo fino a che non arrivasse fra le braccia di sua madre".
42. "Si dice che in cielo saremo su dei troni, per indicare che saremo importanti. Questi troni, è l'amore di Dio che li forma: in cielo non vi è altro che questo...L'amore di Dio riempirà e inonderà tutto"...
43. "Quando chiesero a santa Teresa che cosa avesse visto in cielo, ella gridò: "Ho visto!... ho visto!... ho visto!...", e si fermava lì; la parola e il respiro le mancavano; non poteva dire di più".
44. "O bella unione della Chiesa della terra con la Chiesa del cielo! Come diceva santa Teresa: "Voi trionfanti, noi combattenti: non siamo che una sola cosa, per glorificare Dio!".
45. "Sant'Agostino dice che colui che teme la morte non ama Dio: ed è ben vero. Se voi foste separati da vostro padre da tanto tempo, non sareste felici di rivederlo?".
46. "Oh! che bell'acquisto che è il cielo! Ma cosa serve per arrivarci? La purezza di cuore, il disprezzo del mondo, e l'amore di Dio".
47. Dopo un'istruzione entusiasmante sul cielo, qualcuno domandò al curato d'Ars: "Che bisogna fare per meritare questa ricompensa, di cui ci hai fatto un quadro così magnifico?
- Amico mio, rispose, la grazia e la croce".
48. M. Vianney amava molto raccontare questa storia:
"C'era una volta un buon religioso che credeva che in Paradiso il tempo gli sarebbe pesato. Il buon Dio gli fece vedere chiaramente che non era così.
Un giorno che si trovava nei giardini del monastero, scorse un uccellino che saltava di ramo in ramo, e che diventava sempre più bello, quanto più lo guardava. Alla fine, era diventato così bello che il monaco non poteva più staccarne la vista; si mise a inseguirlo e avrebbe voluto prenderlo.Tuttavia si fermò, pensando che era circa mezz'ora che correva dietro all'uccello. Ritornò in monastero, ma fu molto sorpreso di trovare sull'uscio un fratello che non aveva mai visto, e lo stesso fratello non lo conosceva a sua volta; il suo stupore raddoppiò, allorchè, percorrendo la casa, egli non incontrò se non volti sconosciuti e figure mai viste.
Egli chiese: "E i nostri padri, dove sono?". Gli altri lo guardavano senza capire ciò che dicesse.
Alla fine dichiarò il proprio nome: si cercò nei registri e si vide che già da cent'anni aveva lasciato il monastero...(perchè defunto).
Il buon Dio gli dimostrò così che il tempo non pesa affatto in Paradiso" (cento anni, dietro l'uccellino, a lui erano sembrati soltanto una mezz'ora, perchè catturato dalla bellezza del minuscolo animale; figurarsi come volerà il tempo contemplando la divina Bellezza!...; non è il caso di discutere qui sull'esistenza o meno del tempo per le anime; sant'Agostino dice che il tempo resta comunque una dimensione interiore, in quanto gli stati d'animo trascorrono in successione "temporale": n.d.a.).
49. "O Gesù! gridava spesso, con gli occhi pieni di lacrime, non ti si può conoscere senza amarti!...Se sapessimo come Nostro Signore ci ama, moriremmo di piacere! Io non credo che ci siano dei cuori così duri da non amarti, vedendosi tanto amati... La carità è così bella! è come un flusso divino che scaturisce dal Cuore di Gesù, che è tutto amore... L'unica felicità che possiamo avere sulla terra, è quella di amare Dio, e sapere che Egli ci ama...
50. Diceva ancora con tristezza:
"Io penso talvolta che ci saranno poche opere buone da ricompensare, poichè, invece di farle per amore di Dio, noi le facciamo per abitudine, per "routine", per amore di noi stessi... Peccato, davvero!..." (triste ma grande verità che smaschera tanti presunti benefattori e tante beneficenze "pelose"; n.d.a.).
51. "Tutto sotto gli occhi di Dio, tutto con Dio, tutto per piacere a Dio... Oh! che bello! Suvvia, anima mia! tu vai a conversare con il buon Dio! tu vai a lavorare con Lui! a camminare insieme a Lui! a combattere e a soffrire con Lui!
Tu lavorerai, ma Egli benedirà il tuo lavoro; camminerai, ma Egli benedirà i tuoi passi; tu soffrirai, ma Egli benedirà le tue lacrime!
Com'è grande, com'è nobile, com'è consolante, fare tutto in compagnia e sotto gli occhi del buon Dio! Pensare che Egli vede tutto, che tiene conto di tutto. Diciamo, perciò, ogni mattina: "Tutto per piacerti, mio Dio! tutte le mie azioni con Te!...".
Oh! com'è consolante il pensiero della santa Presenza di Dio!... Non ci si stanca mai, e le ore corrono come minuti...E, inoltre, è una pregustazione del Cielo!". (anche se sommessamente e all'improvviso, certi voli mistici a cui il santo curato a volte ci fa assistere, coinvolgendoci in profondità, restano qualcosa di raro e di insuperabile, nella spiritualità cristiana; n.d.a.).
52. "Poveri peccatori! quando penso che ci sono quelli che moriranno senza aver gustato per un'ora sola la felicità di amare Dio!...
Quando ci stancheremo dei nostri esercizi di pietà e il dialogo con Dio ci annoierà, andiamo sulla porta dell'inferno, osserviamo quei poveri dannati che non possono più amare il buon Dio".
53. "Se si potesse dannarsi senza far soffrire Nostro Signore, passi pure! Ma purtroppo non si può" (tipico paradosso "curatino"; ma in queste due righe vi è un abbondante raccolto di riflessioni spirituali; n.d.a.).
54. "Un cristiano che avesse fede, morirebbe d'amore...Un buon cristiano che ama Dio e il prossimo - e quando si ama Dio, si ama anche il prossimo -guardate com'è felice! Quale pace nella sua anima! E' il Paradiso in terra!".
55. "Io penso spesso che la lingua di questi poveri morti, che sono laggiù nel cimitero, non può più pregare...che il loro cuore non può più amare..."
(lascio al lettore intuire, nella meditazione, la profonda delicatezza amorosa di questa espressione apparentemente assurda o incongrua...; n.d.a.).
56. M. Vianney finiva spesso la sua conversazione con queste parole: "Essere amati da Dio! essere uniti a Dio! vivere alla Presenza di Dio! vivere per Dio!: oh! che bella vita!... e che bella morte!
57. Un giorno che ascoltava gli uccelli nel suo cortile, cominciò a dire, sospirando: "Poveri uccellini! siete stati creati per cantare, e voi cantate...L'uomo è stato creato per amare Dio, ma non lo ama".
58. "Ciò che fa in modo che noi non amiamo Dio, diceva ancora, è il fatto che non siamo giunti a quel livello in cui tutto ciò che costa fa piacere".
59. "Anche se si dovesse essere dannati, sarebbe una consolazione poter dire: "Almeno ho amato Dio su questa terra...".
60. Ci sono di quelli che piangono perchè ritengono di non amare Dio; ebbene! proprio questi sono quelli che l'amano!
61. Oh! com'è consolante pensare che su questa povera terra, è ancora verso il buon Dio che c'è più fedeltà e più amore (nel senso che l'amore e la fedeltà tra uomo e uomo sono ancora peggio; n.d.a.).
62. Egli affermava che non avere devozione verso il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo era un segno di prossima dannazione.
"La Passione di Nostro Signore, aggiungeva, è come un grande fiume che discende da una montagna e non si esaurisce mai...".
63. "Cosa fa Nostro Signore, gridava, nel sacramento dell'Eucaristia? Egli ha preso un cuore umano per poterci amare; da questo cuore esce una traspirazione di tenerezza e di misericordia, per annegare i peccati del mondo".
64. Egli definiva la santa Comunione un bagno d'amore... "Quando ci si comunica, diceva, l'anima si rotola nel balsamo dell'amore, come l'ape tra i fiori".
65. Egli amava raccontare l'aneddoto riguardante san Giovanni della Croce e santa Teresa.
"Quando costei riceveva la Comunione dal suo padre spirituale (cioè Giovanni della Croce), l'amore di Nostro Signore, passando dall'uno all'altro, faceva fondere i loro cuori, al punto che Giovanni d'Avila cadeva da un lato e santa Teresa dall'altro, affogati nel balsamo dell'amore...".
66. "Oggi, diceva un giorno in cui ricorreva la festa del Sacro Cuore, Nostro Signore ci pone sul suo Cuore... Ah! se potessimo restarci per sempre!...".
Poi, congiungendo le mani ed alzando al cielo gli occhi pieni di lacrime: "O Cuore di Gesù! gridava, Cuore d'amore!... Fiore d'amore!...
Il cuore era l'unica cosa che restava intera nel Santissimo Corpo di Nostro Signore, dopo che Longino l'ebbe trafitto per farne uscire l'amore!...
Se noi non amiamo il Cuore di Gesù, cosa ameremo dunque? Non vi è altro che amore in questo Cuore! Come si potrebbe non amare ciò che è tanto amabile?".
67. Un'altra volta il curato D'Ars parlava delle gioie della preghiera e della vita interiore: era un soggetto che non abbordava mai senza che il suo cuore entrasse subito in stato di fusione:
"Essere re, diceva, che triste ruolo! si è re per gli uomini!... ma appartenere a Dio, appartenere a Dio per intero! Appartenere a Dio senza divisioni: il corpo è di Dio! l'anima è di Dio!... Un corpo casto, un'anima pura! Oh! non c'è niente di così bello!".
E il pianto soffocava la sua voce (oggi, purtroppo, la vita interiore è svalorizzata, se non addirittura impedita e perseguitata, perfino da coloro che dovrebbero difenderla e propagarla!...n.d.a.).
68. "La preghiera: ecco tutta la felicità dell'uomo sulla terra. O che bella vita! Che bella l'unione dell'anima con Nostro Signore! L'eternità non sarà abbastanza lunga per comprendere questa felicità!... La vita interiore è come un bagno d'amore nel quale l'anima si tuffa... E' come affogare nell'amore!... Dio sostiene l'uomo interiore come una mamma, e mantiene la testa del suo bambino tra le sue mani, per ricoprirlo di baci e di carezze...". (Si noti come, pur adoperando immagini e parole intrise di tenerezza, il suo discorso non abbia nulla di sdolcinato, ma si conservi sempre sobrio e virile; n.d.a.).
69. "Penso spesso alla gioia degli apostoli, quando rividero Nostro Signore. La separazione era stata così crudele! Nostro Signore li amava tanto! Era così buono con loro! Bisogna presumere che li abbracciasse mentre diceva: "La pace sia con voi!". E' così che Egli abbraccia la nostra anima, quando preghiamo. Egli ci dice ancora oggi: "La pace sia con voi!".
70. Si ama qualcosa in proporzione del prezzo che ci è costata. Da questo potete giudicare l'amore che Nostro Signore nutre verso la nostra anima, che gli è costata tutto il suo Sangue. Egli è affamato di effusioni e di rapporti con lei. Non vede l'ora di incontrarla, di ascoltarla...".
71. "Vi sono due mezzi per unirsi a Nostro Signore e per raggiungere la propria salvezza: la preghiera e i sacramenti. Tutti coloro che si son fatti santi hanno frequentato i sacramenti e hanno elevato la loro anima a Dio, per mezzo della preghiera. Bisogna fin dal mattino, svegliandosi, offrire a Dio il proprio cuore, il proprio spirito, i propri pensieri, le proprie parole, le proprie azioni, tutto se stessi, per servire solo alla sua gloria. Inoltre, rinnovare le promesse del proprio Battesimo, ringraziare il proprio angelo custode, chiedere la sua protezione a questo buon angelo, che è rimasto a fianco a noi durante il sonno".
72. "Ci sono dei buoni cristiani che hanno l'abitudine di proporsi: "Oggi farò tanti atti d'amore di Dio, tanti sacrifici...". Questo mi piace molto...".
73. "Bisogna domandare spesso, durante il giorno, la luce dello Spirito Santo. Oh! quanto bisogno ne abbiamo, per conoscere la nostra povera miseria! Occorre dire un Pater e un Ave per la conversione dei peccatori, per le anime del Purgatorio... ripetere spesso: "Dio mio, abbi pietà di me!", come un bambino che dice a sua madre: "Dammi un pezzo di pane..., dammi la mano..., abbracciami!...".
74. "Colui che non prega è come un pollo o un tacchino, che non riesce a decollare in aria. Se essi volano un po', ricadono spesso e raschiando la terra vi si affossano, se ne ricoprono la testa, e sembrano provare piacere solo in ciò.
Colui che prega, al contrario, è come un'aquila intrepida, che plana nell'aria e sembra volersi sempre più avvicinare al sole. Ecco il buon cristiano sulle ali della preghiera. Oh! com'è bella la preghiera! L'uomo che è in grazia di Dio non ha bisogno che gli si insegni a pregare: egli conosce la preghiera naturalmente, perchè conosce i suoi veri bisogni".
75. "Unione con Gesù Cristo, unione con la Croce: ecco la salvezza. Il segno distintivo degli eletti è l'amore, così come il marchio dei dannati è l'odio. Nessun dannato ama un altro dannato, il fratello detesta suo fratello, i figli il proprio padre, la madre suo figlio, e quest'odio universale si concentra su Dio: ecco cos'è l'inferno!"
76. "I santi amano tutti; amano soprattutto i loro nemici... Il loro cuore, infuocato dall'amore divino si dilata in proporzione del numero delle anime che il buon Dio mette sul loro cammino, come le ali della gallina si estendono in proporzione del numero dei piccoli".
77. "Il cuore dei santi è costante come la roccia in mezzo al mare".
78. "Le persone che praticano la devozione, che si confessano, che si comunicano spesso, ma che non compiono le opere della fede e della carità, sono simili a degli alberi in fiore. Pensate voi che produrranno tanti frutti quanti sono i fiori? C'è una grande differenza!...".
79. "Oh! come sarà bello il giorno della resurrezione! Si vedranno quelle belle anime uscire dal cielo, come tanti astri di gloria, e venire a unirsi ai corpi che esse animavano sulla terra. Più questi corpi saranno stati mortificati, più brilleranno come diamanti!".
80. "Gli unici infelici sono quei cristiani che abbandonano la preghiera e i sacramenti e marciscono nei peccati; ma per i buoni cristiani non vi è alcuna pena... Possedere Dio, è la felicità di tutte le felicità! Questa felicità fa dimenticare tutto il resto. Come quel buon santo, di cui leggevo la vita qualche giorno fa, che era stato rapito in estasi dal martedì grasso fino al giorno di Pasqua, ed era rinvenuto esattamente il giorno della Resurrezione...
Questa felicità fa dimenticare ogni sofferenza...
Una volta il vento aveva asportato la pelle d'orso con cui san Simeone era coperto. Non vedendolo più muoversi sulla colonna, salirono e lo trovarono congelato. Lo immersero nell'acqua calda per farlo rinvenire: "Perchè non mi avete lasciato stare? disse. Ero così felice!". (San Simeone, detto lo stilita, era un asceta del IV-V sec., che visse 37 anni su una colonna,nel deserto della Siria; n.d.a.).
81. "Non c'è bisogno di parlare molto per pregare bene. Si sa che il buon Dio è là, nel Tabernacolo; gli si apre il proprio cuore, ci si compiace della sua santa Presenza: è proprio questa la migliore preghiera.
Succede come a quel buon signor de Vidaud: egli era solito alzarsi di buon mattino, per andare ad adorare il Santo Sacramento, non appena la chiesa fosse aperta. Un giorno che si trovava nel castello, si fu costretti a mandarlo a cercare per tre volte nella cappella, per il pranzo: intanto la padrona di casa si impazientiva. Al terzo avvertimento, uscì dalla Presenza di Nostro Signore dicendo: "Mio Dio, ma non si può restare un momento tranquilli, qui con Te!".
Poi il curato d'Ars aggiungeva, piangendo: "E pensare che era là dalle quattro del mattino!... (Otto ore ca. di preghiera, per quell'uomo erano sembrate appena un momento; n.d.a.).
Ci sono dei buoni cristiani che passerebbero tutta la vita così inabissati davanti al buon Dio. Ah! come sono felici!". (con queste "strane idee" il nostro curato, se fosse vissuto ai nostri tempi, con l'aria che tira da "sopra" a sotto, avrebbe rischiato non solo di non essere canonizzato nè dichiarato modello e patrono dei sacerdoti, ma di venire piuttosto tacciato di intimismo, ed essere condannato dagli organi competenti - o piuttosto, incompetenti; n.d.a.).
82. Un giorno, tornando dopo aver presieduto al rinnovamento dei voti, che le suore di San Giuseppe usano fare ogni anno, il 2 luglio, M. Vianney uscì dalla celebrazione col cuore gonfio, e non potendo contenere la sua gioia, proruppe in queste parole deliziose: "Quanto è bella la religione!, diceva. Com'è grande la moltitudine delle tue dolcezze, o mio Dio, per coloro che ti temono!... Pensavo poco fa che ci fosse, tra Nostro Signore e queste buone religiose, che sono le spose di Nostro Signore, una gara di generosità a chi avrebbe dato di più...Ma è sempre Nostro Signore che vince. Le religiose donano il loro cuore, ma Lui dona il suo Cuore e il suo Corpo...
Mentre le suore dicevano: "Rinnovo i mie voti di povertà, di castità e di obbedienza", io dicevo, presentando loro l'Ostia: "Il Corpo di Nostro Signore custodisca la vostra anima per la vita eterna!".
Poi, cogliendo da qui l'occasione per dilungarsi su questo argomento prediletto, il curato aggiungeva: "Se si potessero comprendere tutti i beni racchiusi nella santa Comunione, non ci sarebbe più bisogno di nient'altro per appagare il cuore dell'uomo. L'avaro non correrebbe più dietro ai suoi tesori, l'ambizioso, dietro la gloria; ognuno abbandonerebbe la terra, scuoterebbe la polvere, e s'innalzerebbe verso il cielo. La Comunione!... Oh! quale onore Dio fa alla sua creatura! Si riposa sulla sua lingua, passa per il suo palato come per una viuzza, e si ferma sul suo cuore come su di un trono! O mio Dio! mio Dio!, (commuovendosi e asciugandosi le lacrime), ci sono di quelli che hanno saputo apprezzare quest'onore. E così, si è visto un santo vescovo volere lui stesso spazzare la chiesa, e indossare il suo rocchetto (abito liturgico con pizzo, a mezza gamba, che si indossa sulla tonaca; n.d.a.) per dedicarsi a questa funzione, che potrebbe sembrare degradante, ma che lui stimava così grande, che si copriva con le sue insegne per adempierla. Un re volle, in passato, schiacciare con le sue mani i grappoli d'uva per la consacrazione del calice, e preparare lui stesso la farina per l'ostia.
83. "Una sola Comunione ben fatta è sufficiente per infiammare un'anima di amore di Dio e farle dimenticare la terra. Un grande di questo mondo, non molto tempo fa, venne a fare qui la santa Comunione; egli possedeva la fortuna di trecentomila franchi; ne donò cento per fare costruire una chiesa, cento per i poveri, cento ai suoi parenti, e se ne andò nella Trappa (i "trappisti", cistercienzi riformati, sono uno degli ordini monastici più rigidi; n.d.a.). Un avvocato molto sapiente venne dopo di lui; fece una buona Comunione, e poi partì per mettersi sotto la guida del padre Lacordaire.
Oh! una Comunione santa, una sola, è sufficiente per fare disgustare un uomo della terra e dargli una pregustazione delle delizie celesti!".
84. "Per celebrare la Messa bisognerebbe essere un serafino!... (uno degli ordini angelici).
Io tengo tra le mie mani Nostro Signore! Se lo metto a destra, Egli resta a destra! Se lo metto a sinistra, resta a sinistra!... Se si capisse che cos'è la Messa si morirebbe! Non capiremo la fortuna che abbiamo di celebrare la Messa se non in cielo!... Ahimè! mio Dio! Com'è da compiangere un prete, quando fa ciò come se fosse una cosa ordinaria!...
85. "Oh! disse un giorno, prendendo le mani del suo missionario, se fossi al tuo posto, me ne volerei in cielo!...". Poi, con una cupa tristezza e con un accento desolato: "Come sono da compiangere! Non conosco nessuno più disgraziato di me!". - Ma signor curato, come vorrei essere io al suo posto! - "Amico mio, cambieresti l'oro con l'ottone" (momenti di sconforto li aveva anche il curato, che in certi casi era tentato di fuggire per ritirarsi nella solitudine, come era già successo più volte; tuttavia non perdeva mai la sua solita gaiezza; n.d.a.).
86. "Mio Dio, ripeteva spesso M. Vianney, come pesa il tempo in mezzo ai peccatori! Quando, dunque, sarò in mezzo ai santi!... Il buon Dio è talmente offeso sulla terra, che si sarebbe tentati di domandare la fine del mondo!... Se non ci fossero delle anime belle, per far riposare il cuore e consolare gli occhi per il tanto male che si vede e che si sente, non si potrebbe sopportare di esserci in questa vita... Quando si pensa all'ingratitudine degli uomini verso il buon Dio, si è tentati di andarsene dall'altra sponda del mare, per non vederla. E' terribile! Se ancora il buon Dio non fosse così buono!... Ma Lui è tanto buono!...".
87. "O mio Dio! Quale vergogna proveremo, allorchè nel giorno dell'ultimo Giudizio, Egli ci mostrerà tutta la nostra ingratitudine! Allora noi capiremo... ma non ci sarà più tempo! Nostro Signore ci dirà: "Perchè mi hai offeso?". Ma noi non sapremo cosa rispondere".
88. "No! diceva piangendo, non vi è nulla al mondo di più disgraziato di un prete! Come trascorre la sua vita? A vedere il buon Dio sempre offeso. Il suo Nome sempre bestemmiato! i suoi comandamenti sempre violati! il suo amore sempre oltraggiato! Un prete non vede altro che questo; non sente che questo... Egli è continuamente come san Pietro nel pretorio di Pilato, avendo sotto gli occhi Nostro Signore insultato, disprezzato, canzonato, ricoperto di obbrobri... Alcuni gli sputano addosso, altri gli mollano schiaffi, altri gli pongono una corona di spine, altri ancora lo colpiscono con grandi colpi.
Lo spingono, lo gettano per terra, lo calpestano con i piedi, lo crocifiggono, gli trapassano il cuore... Ah! se avessi saputo che cos'è un prete, invece di entrare in seminario, mi sarei ben presto messo in salvo nella Trappa" (fin da piccolo il curato aveva dimostrato la sua indole monastica e contemplativa, e più di una volta era fuggito, come già detto, dalla parrocchia, per ritirarsi in solitudine, ma non ci era riuscito; e pensare che proprio lui, tra tanti altri santi molto più "attivisti" sarebbe stato scelto quale "patrono di tutti i parroci dell'universo" da Pio XI nel 1929. Ma già nell'anno sacerdotale l'aria sembrò cambiare: qualcosa o qualcuno, ha sabotato la prevista proclamazione come patrono di tutti i sacerdoti. Oggi, verrebbe da pensare, non sarebbe stato nemmeno canonizzato, con i tempi che corrono... e con l'attuale svalutazione della vita interiore e contemplativa; n.d.a).
89. "Che peccato che delle anime, che sono costate tante sofferenze al buon Dio, si perdano per l'eternità! Niente affligge tanto il cuore di Gesù, quanto vedere tutte le sue sofferenze perdute, per un sì gran numero... Preghiamo dunque per la conversione dei peccatori: è la più bella e la più utile delle preghiere. Poichè i giusti sono sul cammino del cielo, le anime del Purgatorio sono certe di entrarvi... Ma i poveri peccatori! i poveri peccatori!... Ve ne sono alcuni che sono in sospeso. Un solo Pater e un'Ave basterebbero per far pendere la bilancia... Quante anime noi possiamo convertire con le nostre preghiere! Colui che tira fuori dall'inferno una sola anima, salva quest'anima ma anche la propria. Tutte le devozioni sono buone, ma non ce n'è una migliore di questa (un esempio meraviglioso della sapienza del curato; oggi le chiese si svuotano, nonostante tante iniziative pastorali e il supporto della tecnologia e dei mass-media: proprio perchè abbiamo tutto ma ci sta mancando l'essenziale, cioè la preghiera, che è la massima azione pastorale ed apostolica; n.d.a.).
90. "Una volta, san Francesco d'Assisi pregava nel bosco: "Signore, diceva, abbi compassione dei poveri peccatori!".
Nostro Signore gli apparve e gli disse: "Francesco, la tua volontà è conforme alla mia. Io sono pronto ad accordarti tutto ciò che mi chiederai" (il curato vuol dire che la preghiera è un gran mezzo di salvezza delle anime, ma a patto che chi prega compia la Volontà di Dio nella sua vita; n.d.a.).
91. "Santa Coletta chiedeva la conversione di mille peccatori; poi, riflettendo, si spaventò per averne chiesto un sì gran numero e accusò se stessa di temerarietà. La santa Vergine le apparve e le mostrò la quantità di anime che ella aveva convertito con le sue novene...
Ci si può offrire vittime per otto o quindici giorni, per la conversione dei peccatori. Si può, a tale scopo, soffrire il freddo, il caldo; ci si priva di guardare qualcosa, di andare a trovare una persona che farebbe piacere vedere; si fa una novena; si ascolta la Messa ogni giorno della settimana, con questa intenzione, soprattutto nelle città dove se ne ha la possibilità (nel clima di anticlericalismo imperante a quell'epoca, molte chiese erano state chiuse; n.d.a.). Ma purtroppo ci sono di quelli che non farebbero nemmeno cento passi per andare a Messa. Coloro che hanno la fortuna di comunicarsi spesso, possono fare una novena di comunioni. Con questa santa pratica, non solo si contribuisce alla gloria di Dio, ma ci si attira una grande abbondanza di grazie".
92. Un giorno M. Vianney diceva a un curato che si lamentava con lui di non riuscire a cambiare il cuore dei suoi parrocchiani: "Ma tu hai pregato, hai pianto, hai gemuto, hai sospirato? E, inoltre, hai digiunato, hai vegliato, ti sei coricato sulla nuda terra, ti dei dato la disciplina? Fino a che non avrai fatto tutto ciò, non pensare di aver fatto tutto!" (erano pratiche usuali per il nostro curato, abituato a fare lui stesso penitenza per i peccati ascoltati nelle confessioni; oggi, purtroppo, è tutta un'altra storia...: non facciamo penitenza nemmeno per i nostri peccati, figuriamoci per quelli degli altri; n.d.a.).
93. "Signor curato, gli diceva un giorno il suo missionario (un sacerdote regolare che lo aiutava occasionalmente; n.d.a.), se il buon Dio le proponesse, o di salire in cielo in questo stesso istante, o di restare sulla terra per lavorare alla conversione dei peccatori, lei che farebbe?".
- Credo che resterei.
- Oh! signor curato, com'è possibile? I santi sono così felici in cielo! niente più tentazioni, niente più miserie!...
Con un angelico sorriso, egli rispose:
- E' vero, ma i santi vivono di rendita! Essi hanno lavorato molto prima, poichè Dio punisce la pigrizia e risompensa solo la fatica; ma ora essi non possono più lavorare, come noi, che possiamo ancora glorificare Dio con i nostri sacrifici, per la salvezza delle anime.
- Ma lei resterebbe sulla terra sino alla fine del mondo?
- Senz'altro.
- In tal caso lei avrebbe tanto tempo davanti a sè: si alzerebbe ancora così presto? (a causa della coda di penitenti che lo attendeva già molto prima dell'alba, il santo curato dormiva appena qualche ora; n.d.a.).
- Oh! si, amico mio, a mezzanotte! Non ho paura di farlo... Io sarei il più felice di tutti i preti, se non fosse per questo pensiero, che cioè dovrò comparire davanti al tribunale di Dio, con questa mia povera vita di curato (cioè senza aver acquistato nessun merito, a suo dire; n.d.a.).
E ciò dicendo, versava lacrime abbondanti.
94. "Quanto siamo fortunati, diceva, che i poveri vengano così frequentemente a chiederci aiuto ! Se non venissero, bisognerebbe andare a cercarli, e non sempre se ne ha il tempo" (è facile immaginare cosa penserebbe e cosa farebbe il nostro curato, se assistesse alle scene disumane e degradanti dei nostri giorni, allorchè sembra che si faccia a gara a chi più debba rifiutare l'aiuto ai poveri migranti!...n.d.a).
95. "Ci sono quelli che fanno l'elemosina solo per essere visti, per essere lodati e per essere ammirati... Ci sono quelli che pensano di non essere ringraziati abbastanza. Ma non funziona così!... Se è per il mondo che fate l'elemosina, avete ragione di compiangervi. Ma se è per il buon Dio, che vi si ringrazi o che non vi si ringrazi, che importa? Dobbiamo fare tutto il bene che possiamo a tutti, ma attendere la nostra ricompensa solo da Dio.
96. "Quando facciamo l'elemosina, dobbiamo pensare che è a Nostro Signore e non ai poveri che stiamo donando. Spesso pensiamo di confortare un povero, ma poi si scopre che è Nostro Signore...
Guardate san Giovanni di Dio: egli aveva l'abitudine di lavare i piedi ai poveri, prima di farli mangiare. Un giorno, curvandosi verso i piedi di un povero, si accorse che quel povero aveva i piedi trafitti. Allora sollevò la testa tutto emozionato e gridò: "Dunque sei Tu, Signore" (A questo punto M.Vianney si fondeva in lacrime). Nostro Signore gli rispose: "Giovanni mi fa piacere vedere come ti prendi cura dei miei poveri". E disparve.
Guardate anche quel buon san Gragorio (Gregorio Magno papa) , che faceva mangiare ogni giorno dodici poveri alla sua tavola. Un giorno ne trovò tredici, e disse alla sua domestica: "Ci sono tredici poveri". La domestica rispose: "Io ne vedo solo dodici". Il santo notò che il tredicesimo cambiava colore: ora sembrava vermiglio, ora bianco come la neve. Quando il pasto fu terminato, il papa afferrò questo povero sconosciuto per la mano, e prendendolo in disparte gli disse: "Chi sei tu? - Sono un angelo (altre lacrime del santo curato), e Nostro Signore mi ha mandato per esaminare da vicino le cure che tu doni ai suoi poveri. Sono io che presento a Dio le tue preghiere e le tue elemosine". A queste parole disparve. La tavola alla quale l'angelo si sedette, la si trova ancora a Roma".

97.
Vi sono alcuni che dicono a quei poveri che hanno l'aria di stare in
buona salute: "Sei un parassita! potresti andare a lavorare!
Oppure: "Sei giovane, hai buone braccia!". Ma voi non
sapete se non sia per compiacenza di Dio che quel povero vada a
chiedere il suo pane. Così vi esponete a mormorare contro la Volontà
di Dio.
Guardate il beato Benedetto Labre: tutti lo rifiutavano; lo chiamavano fannullone. I bambini gli gettavano le pietre. Questo buon santo sapeva che stava facendo la Volontà di Dio; non rispondeva mai nulla. Una volta, andò a trovare il suo confessore, che gli disse: "Amico mio, io penso che faresti meglio ad andare a lavorare; tu induci a offendere il buon Dio. Tutti dicono che è solo la pigrizia che ti porta a mendicare".
Benedetto Labre gli rispose: "Padre mio, è Volontà di Dio che io mendichi. Apri la tenda del confessionale, e vedrai...". Quel prete aprì, e vide una luce che inondava tutta la chiesa. Allora, di certo, il confessore si guardò bene dal distoglierlo dalla sua strada...
Ebbene, figli miei, che ne sappiamo noi se non vi siano altri nelle stesse condizioni? Perciò non bisogna mai rifiutare i poveri. Se non si può dare loro nulla, si preghi Dio di ispirare altri affinchè lo facciano" (il ragionamento del santo può sembrare un po' peregrino; ma una cosa è certa: Dio ha per ciascuno una strada diversa di santità; inoltre,alcuni poveri che sembrano in buona salute fisica, non è detto che godano anche di buona salute mentale o di intelligenza normale, e quindi, hanno bisogno comunque del nostro aiuto; n.d.a.).
98. Ci sono quelli che dicono (per non fare l'elemosina): Oh! ne può fare cattivo uso". Ma che ne faccia l'uso che vuole! quel povero sarà giudicato sull'uso che avrà fatto della vostra elemosina, mentre voi sarete giudicati sull'elemosina stessa che avreste potuto fare, ma che non avete fatto".
99. "Non bisogna mai disprezzare un povero, perchè un tale disprezzo ricade su Dio".
100. (Monnin): Quale prova dovette essere per il santo curato, mantenersi umile, in mezzo alle testimonianze più esplicite e clamorose della venerazione pubblica. Un giorno che si alludeva a quest'idea, davanti a lui, egli comprese e, alzando gli occhi al cielo, con una profonda espressione di tristezza, e quasi di scoraggiamento: "Ah! disse, se soltanto non fossi tentato di disperazione!".
101. Un giorno ricevette una lettera piena di cose sconvenienti; poco dopo, ne ricevette un'altra che emanava venerazione e fiducia, nella quale lo si definiva un santo. Ne fece parte a queste care figlie della Provvidenza (un istituto assistenziale da lui fondato per accogliere ragazze povere o in difficoltà; n.d.a.): Vedete, disse loro, il danno che si ricava dal fermarsi ai sentimenti umani. Questa mattina, avrei perduto la tranquillità dell'anima, se avessi prestato attenzione alle ingiurie che mi si rivolgevano, mentre questa sera, sarei stato tentato fortemente di orgoglio, se mi fossi fidato di tutti questi complimenti.
Oh! com'è prudente non appoggiarsi sulle vane opinioni e sui vani discorsi degli uomini, e non farci alcun caso".
102. Così diceva, riguardo alle lettere che riceveva: "Ho ricevuto due lettere dallo stesso corriere: in una si diceva che sono un grande santo, nell'altra, che sono un ipocrita e un ciarlatano... La prima non mi aggiungeva nulla; la seconda non mi toglieva nulla. Si è ciò che si è davanti a Dio, e niente più!...".
103. Un'altra volta diceva: "Il buon Dio mi ha scelto per essere lo strumento delle grazie che Egli concede ai peccatori (mediante le numerose confessioni quotidiane), perchè sono il più ignorante e il più miserabile di tutti i preti. Se ci fosse stato in diocesi un prete più ignorante e più miserabile di me, Dio gli avrebbe accordato la preferenza.
103. Il curato d'Ars aveva una sentenza che ritornava spesso nelle sue conversazioni: "Si parla male di voi: si sta dicendo la verità; vi si fanno dei complimenti: vi stanno prendendo in giro... Cos'è meglio: che vi avvertano, o che vi ingannino? che vi si prenda sul serio, o che vi deridano?
104. Un giorno faceva l'elogio di un sacerdote che egli stimava, e diceva, con un linguaggio immaginoso e pittoresco, che vi era in lui qualcosa della rondine e dell'aquila.
- E in lei, signor curato, cosa c'è?
- Oh! cosa c'è in me? Per formare il curato d'Ars ci si è serviti di un'oca, di un tacchino e di un gambero.
105. "Come sei buono - diceva il sant'uomo a un missionario arrivato di recente ad Ars - per venire ad aiutarmi!
- Signor curato, per non parlare del piacere che abbiamo di vivere vicino a lei, è un dovere che adempiamo (spesso, specie nella sua vecchiaia, il curato riceveva un aiuto da certi religiosi missionari).
- Oh! no, è la vostra carità.
- Signor curato, non dica così. Non vi è nessuna carità da parte nostra.
- Oh! si. Voi vedete bene che quando siete qui, le cose filano; ma quando sono tutto solo, non valgo nulla. Io sono come lo zero, che non ha valore se non è accompagnato da altre cifre... Io sono troppo vecchio, non sono buono a nulla.
- Signor curato, lei è sempre giovane nel cuore e nell'anima.
- E si, amico mio, io posso dire, come quel santo a cui chiedevano l'età, che non sono ancora vissuto un solo giorno.
106. (Monnin) Nel bisogno che M. Vianney provava, di ridimensionarsi e di rimpicciolirsi, faceva un uso continuo dell'aggettivo "povero".
Parlava della sua povera anima, del suo povero cadavere, della sua povera miseria, dei suoi poveri peccati. Egli aveva sempre la lingua pronta per riconoscere le sue colpe, e, a volergli credere, l'intera vita non gli sarebbe bastata per piangerle.
Aveva solo delle accuse, da formulare contro se stesso.
107. (Monnin) L'umiltà del suo cuore gli faceva spargere vere lacrime sulla sua debolezza e sulla sua ignoranza. Queste lacrime non potevano essere asciugate che con la generosità del suo coraggio (sic!) che lo spingeva a gettarsi a peso morto, con tutte le sue impotenze, nelle braccia di Dio. Si rimproverava tutto. Si sarebbe creduto che fosse invecchiato nel male, che fosse il più vile e il più sciagurato dei peccatori.
"Com'è buono Dio, diceva spesso, per sopportare le mie immense miserie!".
108. Dio mi ha usato questa grande misericordia di non mettere in me nulla su cui io possa appoggiarmi, nè talento, nè scienza, nè forza, nè virtù... Non scopro in me, quando ci penso, nient'altro che i miei poveri peccati.
Inoltre il buon Dio permette che io non li veda tutti, e che non mi conosca per intero: una tale vista mi farebbe cadere nella disperazione. Non ho altra risorsa contro questa tentazione della disperazione, che gettarmi ai piedi del Tabernacolo, come un cagnolino ai piedi del suo padrone...".
109. Il servo di Dio apparteneva al piccolo numero di coloro che parlano dell'umiltà, umilmente.
- Signor curato, come fare per diventare saggi?, gli chiedeva un giorno qualcuno.
- Amico mio, bisogna amare molto il buon Dio.
- Eh! e come fare per amare il buon Dio?
- Ah! amico mio, umiltà! umiltà! E' il nostro orgoglio che ci impedisce di diventare santi. L'orgoglio è la catena del rosario di tutti i vizi, mentre l'umiltà è la catena del rosario di tutte le virtù. Ahimè! non si riesce a concepire come e di che cosa una piccola creatura come noi, possa inorgoglirsi!...
Il diavolo apparve un giorno a san Macario, armato di una frusta, come se lo volesse battere, e gli disse: "Tutto quello che tu fai, lo faccio anch'io: tu digiuni, e io non mangio mai; tu vegli, e io non dormo mai. C'è solo una cosa che tu fai, ma che io non posso fare.
- Eh! che cosa, dunque?
- Umiliarmi! rispose il diavolo, e disparve...
Ah! amico mio, c'erano alcuni santi che mettevano in fuga il diavolo, dicendo: "Quanto sono miserabile!".
110. "L'umiltà è come una bilancia: più ci si abbassa da un lato, e più si è innalzati dall'altro.
111. "I nostri veri amici sono coloro che ci umiliano, e non coloro che ci lodano".
112. "Chiesero a un santo quale fosse la prima delle virtù.
- E', rispose quello, l'umiltà.
- E la seconda?
- L'umiltà.
- E la terza? L'umiltà.
(Dovrebbero riflettere su queste parole tutti gli scismatici indemoniati dei nostri giorni, preti e laici! che con superba spavalderia osano giudicare e condannare tutto e tutti, papa compreso... n.d.a.).
113. "Noi non comprenderemo mai la nostra povera miseria. Viene un fremito solo a pensarci! Dio ce ne dà soltanto una piccola percezione" (come ci ha già fatto notare il Monnin, il santo curato era solito intercalare l'aggettivo "povero" davanti a qualunque oggetto del discorso, perfino, come qui, davanti a "miseria"; n.d.a.).
114. "Se ci conoscessimo come Dio ci conosce, non riusciremmo a vivere; moriremmo di spavento".
115. "I santi conoscevano se stessi meglio degli altri; è per questo che erano umili. Essi entravano in grande confusione vedendo che Dio si serviva di loro per fare i miracoli. San Martino era un grande santo, ma si riteneva un grande peccatore. Egli attribuiva ai suoi peccati tutto i mali che accadevano al suo tempo."
116. (Monnin) M. Vianney era convinto, come lo furono tutti i santi, che l'unico tesoro del cuore è il distacco; che sacrificarsi non vuol dire distruggersi, ma vivificarsi, abbattere l'ostacolo, e spezzare le catene che ostacolano la libertà dell'anima, facendola attaccare alle cose finite.
E' per questo che ha sempre insistito molto sulla morte a se stessi, e sulla rinuncia alla propria volontà.
"Noi non abbiamo nient'altro di nostro che la nostra volontà; essa è l'unica cosa che possiamo estrarre dal fondo del nostro essere, per farne un omaggio a Dio. Così, Egli ci assicura che un solo atto di rinuncia alla nostra volontà è più gradito a Lui di trenta giorni di digiuno".
117. "Tutte le volte che possiamo rinunciare alla nostra volontà per fare quella degli altri, quando questa non va contro la legge di Dio, noi acquistiamo dei grandi meriti, che sono conosciuti da Dio solo. Che cos'è che rende la vita religiosa così meritoria? E' questa rinuncia di ogni istante alla propria volontà, questa morte continua a ciò che vi è di più vivo in noi.
Vi dico che io ho pensato spesso che la vita di una povera domestica, che come volontà ha solo quella dei suoi padroni, se ella sa mettere a profitto questa rinuncia, può essere gradita a Dio come quella di una religiosa che è sempre rispettosa della sua regola" (è una delle tante dimostrazioni del carattere molto spesso innovativo della spiritualità del curato, che smonta dalle fondamenta la presunzione di certi tradizionalisti dei nostri giorni, che lo vorrebbero dalla loro parte, a favore della loro mentalità fossilizzata e incartapecorita; n.d.a.).
118. "Anche nel mondo, ad ogni momento, si trova il modo di rinunciare alla propria volontà: ci si priva di una visita che fa piacere, si compie un'opera di carità che ci annoia, ci si corica due minuti più tardi, ci si alza due minuti più presto; se si presentano due cose da fare, si da la preferenza a quella che ci piace di meno".
119. "Ho conosciuto delle belle anime nel mondo che non avevano affatto volontà prpria, che erano del tutto morte a se stesse. E' questo che rende santi. Guardate quel buon piccolo Mauro, che era così potente presso il buon Dio, e così caro al suo superiore, per la sua semplicità e per la sua obbedienza. Gli altri religiosi ne erano gelosi. Il superiore disse loro: "Vi voglio mostrare perchè io stimo tanto questo caro piccolo fratello...". Egli fece il giro delle celle, bussando alla porta: tutti avevano qualcosa da finire, prima di aprire; solo san Mauro, che stava copiando la Sacra Scrittura, lasciò immediatamente il suo lavoro, per rispondere alla chiamata di san Benedetto" (si dice che Mauro non volle nemmeno terminare la scrittura di una lettera dell'alfabeto, ma la lasciò a metà; n.d.a.).
120. "Nella via dell'abnegazione è solo il primo passo quello che costa di più. Una volta entrati, tutto va da sè. e quando si possiede questa virtù si ha tutto il resto".
121. M. Vianney, parlando della Croce, diceva che essa trasuda balsamo e traspira dolcezza; e che più ci si congiunge ad essa, più la si stringe nelle mani e la si preme sul cuore, più si fa scaturire l'unzione di cui è pregna...; che essa è il libro più saggio che si possa leggere; che coloro che non conoscono questo libro sono i veri ignoranti, quand'anche conoscessero tutti gli altri libri; che i veri sapienti sono coloro che l'amano, che la consultano, che l'approfondiscono; che, per quanto questo libro possa risultare amaro, non si è mai più appagati che annegando nelle sue amarezze; che più si va alla sua scuola, più ci si vuole sostare; che con essa il tempo passa senza annoiarsi; che vi si trova tutto ciò che bisogna conoscere, e che non si è mai sazi di ciò che in essa si gusta...
122. "Una casa che si edifica sulla Croce, diveva, non temerà nè il vento, nè la pioggia, nè la tempesta. Le prove dimostrano chiaramente se un'opera è gradita a Dio".
123. (Monnin) In un momento in cui era sommerso dai contrasti, fu sul punto di scrivere al vescovo una lettera, che lo avrebbe alleggerito di una parte delle sue noie, e ne avrebbe prevenuto il ripetersi. La lettera era stata scritta; quando gliela presentarono per essere firmata, egli la stracciò, dicendo: "Oggi è venerdì, il giorno in cui Nostro Signore ha portato la sua Croce: bisogna che io porti la mia. Oggi il calice delle umiliazioni è meno amaro".
124. "Il sole, diceva, non si nasconde, per paura di scomodare gli uccelli notturni" (sentenza enigmatica ma che lascia intendere come fosse lontano dal santo curato tacere la verità "pro bono pacis"; n.d.a).
125. "Io credo che se avessimo la fede, diceva, diverremmo padroni della Volontà di Dio; la terremmo incatenata, ed Egli non ci rifiuterebbe nulla" (sentenza audace, che riecheggia le parole di Gesù: "Niente è impossibile a chi crede"; n.d.a.).
126. Il santo curato aveva mille storie da raccontare, riguardo alla condiscendenza divina riguardo ai santi: una più bella e più meravigliosa dell'altra.
(Segue un lungo elenco di aneddoti agiografici che il santo curato era solito citare sia nelle sue conversazioni private che nelle sue Omelie; si tratta di esempi di santità che potrebbero urtare la nostra razionalità, ma che illustrano molto bene il detto metaforico ma non menzognero di Gesù: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa potreste dire a questo monte: spostati e gettati nel mare, e vi ubbidirebbe": Mt 17,20; e tanto altro ancora...; n.d.a.).
- Egli parlava di un beato che bruciava dal desiderio di adorare Nostro Signore durante la notte, nel sacramento del suo amore: ma bastava che egli si dirigesse verso una qualunque chiesa, che le porte si aprivano da sole, per lasciarlo entrare.
- Un altro santo, trovandosi in una chiesa, prostrato davanti a una statua velata della santissima Vergine, aveva tanta voglia di esaminare i tratti della Madre di Dio, che il velo che copriva l'immagine si aprì da solo e Nostra Signore gli apparve bella e sorridente.
- Un santo incontrò un giorno un pastorello, che piangeva a calde lacrime, perchè uno dei suoi montoni era morto. Colto da compassione, egli richiamò in vita quella povera bestia.
- C'era una volta un santo che aveva comprato un campo, e colui che glielo aveva venduto morì subito dopo; ma ecco che in seguito fu querelato col pretesto che il campo non gli appartenesse, perchè non lo aveva pagato. Quello non si turbò, pose tutta la sua fiducia in Dio, e rispose a coloro che volevano inquietarlo: "Datemi tre giorni, e vi porterò un testimone". Trascorse tre giorni tra preghiere e digiuni, e il terzo giorno si recò sul posto dove era sepolto quell'uomo (il venditore del campo), raccolse i suoi resti e gli disse: "Alzati, esci dalla tomba e vieni a rendere testimonianza alla verità...". Allora si videro le ossa prendere forma umana, il morto rialzarsi e dichiarare davanti a tutti i presenti, che quel campo era stato sicuramente e adeguatamente pagato.
- C'era un santo che voleva costruire un monastero, ma una montagna lo intralciava. Allora le intimò di rotolare più in là, e la montagna rotolò di cinquanta piedi.
- Vollero persuadere un altro a comandare a una grossa roccia di cambiare di posto. "Vi convertirete se lo faccio?" disse quello. "Si", risposero. Comandò alla roccia e subito la si vide vaporizzarsi nell'aria (non si rida di compatimento su questi aneddoti paradossali, ma si colga il grande insegnamento che vi soggiace: quanto poco o niente noi tutti siamo consapevoli delle enormi potenzialità della nostra fede, ammesso che ne abbiamo mai avuta una autentica e operante? n.d.a.).
Guardate, diceva piangendo il buon curato, guardate fino a che punto Dio è buono con coloro che lo amano! Egli compie dei miracoli per nulla, quando è uno dei suoi amici che glielo chiede. L'uomo comanda al buon Dio come un padrone, se ha un cuore puro. San Francesco di Paola apprese un giorno che volevano condannare a morte i suoi genitori, perchè avevano trovato un uomo assassinato nel loro giardino, e li si accusava di averlo ucciso.
Allora egli disse: "Signore, fa' che io mi trovi, domani, presso di loro!". La notte, un angelo lo trasportò a quattrocento chilometri, nel paese dove quelli si trovavano. L'indomani egli disse davanti a tutti: "Fate portare qui l'uomo che è stato ucciso". Lo portarono. Egli disse allora: "Io ti ordino, nel Nome di Dio, di dichiarare se sono stati i miei genitori a darti la morte". Ed ecco che quell'uomo si alzò e gridò davanti a tutti: "No, non sono stati i tuoi genitori". Allora il santo disse ancora al Signore: "Fammi riportare nel mio monastero". Durante la notte, l'angelo lo riprese e lo riportò; egli fece così, in tutto, ottocento chilometri. Il buon Dio non può rifiutare nulla a un cuore puro (a parte il rivestimento un po' leggendario, l'insegnamento su cui insiste il nostro curato è molto profondo e incoraggiante; n.d.a.).
- San Vincenzo Ferreri faceva tali e tanti miracoli che il suo superiore, temendo che vi trovasse una trappola per la sua umiltà, gli proibì di esercitare senza permesso il potere che aveva ricevuto da Dio. Un giorno che erano in adorazione davanti a Nostro Signore, un operaio che lavorava alla riparazione della chiesa, cadde dall'alto di un'impalcatura. Il buon santo gli gridò: "Fermati! fermati! non ho il permesso di risuscitarti". Poi andò in tutta fretta a chiedere il permesso di cui aveva bisogno, al suo superiore che sgranò gli occhi e non ci capì nulla, essendo persuaso che, in ogni caso, il permesso sarebbe arrivato troppo tardi. Ma quale non fu la sua sorpresa allorchè, avendo seguito san Vincenzo sul luogo dell'incidente, vide sospeso in aria lo sventurato muratore che egli si aspettava di trovare disteso per terra! "Va bene! disse al santo; fai dunque tutti i miracoli che vuoi. Tanto, non vi è modo di impedirtelo".
Guardate il beato Benedetto Labre: tutti lo rifiutavano; lo chiamavano fannullone. I bambini gli gettavano le pietre. Questo buon santo sapeva che stava facendo la Volontà di Dio; non rispondeva mai nulla. Una volta, andò a trovare il suo confessore, che gli disse: "Amico mio, io penso che faresti meglio ad andare a lavorare; tu induci a offendere il buon Dio. Tutti dicono che è solo la pigrizia che ti porta a mendicare".
Benedetto Labre gli rispose: "Padre mio, è Volontà di Dio che io mendichi. Apri la tenda del confessionale, e vedrai...". Quel prete aprì, e vide una luce che inondava tutta la chiesa. Allora, di certo, il confessore si guardò bene dal distoglierlo dalla sua strada...
Ebbene, figli miei, che ne sappiamo noi se non vi siano altri nelle stesse condizioni? Perciò non bisogna mai rifiutare i poveri. Se non si può dare loro nulla, si preghi Dio di ispirare altri affinchè lo facciano" (il ragionamento del santo può sembrare un po' peregrino; ma una cosa è certa: Dio ha per ciascuno una strada diversa di santità; inoltre,alcuni poveri che sembrano in buona salute fisica, non è detto che godano anche di buona salute mentale o di intelligenza normale, e quindi, hanno bisogno comunque del nostro aiuto; n.d.a.).
98. Ci sono quelli che dicono (per non fare l'elemosina): Oh! ne può fare cattivo uso". Ma che ne faccia l'uso che vuole! quel povero sarà giudicato sull'uso che avrà fatto della vostra elemosina, mentre voi sarete giudicati sull'elemosina stessa che avreste potuto fare, ma che non avete fatto".
99. "Non bisogna mai disprezzare un povero, perchè un tale disprezzo ricade su Dio".
100. (Monnin): Quale prova dovette essere per il santo curato, mantenersi umile, in mezzo alle testimonianze più esplicite e clamorose della venerazione pubblica. Un giorno che si alludeva a quest'idea, davanti a lui, egli comprese e, alzando gli occhi al cielo, con una profonda espressione di tristezza, e quasi di scoraggiamento: "Ah! disse, se soltanto non fossi tentato di disperazione!".
101. Un giorno ricevette una lettera piena di cose sconvenienti; poco dopo, ne ricevette un'altra che emanava venerazione e fiducia, nella quale lo si definiva un santo. Ne fece parte a queste care figlie della Provvidenza (un istituto assistenziale da lui fondato per accogliere ragazze povere o in difficoltà; n.d.a.): Vedete, disse loro, il danno che si ricava dal fermarsi ai sentimenti umani. Questa mattina, avrei perduto la tranquillità dell'anima, se avessi prestato attenzione alle ingiurie che mi si rivolgevano, mentre questa sera, sarei stato tentato fortemente di orgoglio, se mi fossi fidato di tutti questi complimenti.
Oh! com'è prudente non appoggiarsi sulle vane opinioni e sui vani discorsi degli uomini, e non farci alcun caso".
102. Così diceva, riguardo alle lettere che riceveva: "Ho ricevuto due lettere dallo stesso corriere: in una si diceva che sono un grande santo, nell'altra, che sono un ipocrita e un ciarlatano... La prima non mi aggiungeva nulla; la seconda non mi toglieva nulla. Si è ciò che si è davanti a Dio, e niente più!...".
103. Un'altra volta diceva: "Il buon Dio mi ha scelto per essere lo strumento delle grazie che Egli concede ai peccatori (mediante le numerose confessioni quotidiane), perchè sono il più ignorante e il più miserabile di tutti i preti. Se ci fosse stato in diocesi un prete più ignorante e più miserabile di me, Dio gli avrebbe accordato la preferenza.
103. Il curato d'Ars aveva una sentenza che ritornava spesso nelle sue conversazioni: "Si parla male di voi: si sta dicendo la verità; vi si fanno dei complimenti: vi stanno prendendo in giro... Cos'è meglio: che vi avvertano, o che vi ingannino? che vi si prenda sul serio, o che vi deridano?
104. Un giorno faceva l'elogio di un sacerdote che egli stimava, e diceva, con un linguaggio immaginoso e pittoresco, che vi era in lui qualcosa della rondine e dell'aquila.
- E in lei, signor curato, cosa c'è?
- Oh! cosa c'è in me? Per formare il curato d'Ars ci si è serviti di un'oca, di un tacchino e di un gambero.
105. "Come sei buono - diceva il sant'uomo a un missionario arrivato di recente ad Ars - per venire ad aiutarmi!
- Signor curato, per non parlare del piacere che abbiamo di vivere vicino a lei, è un dovere che adempiamo (spesso, specie nella sua vecchiaia, il curato riceveva un aiuto da certi religiosi missionari).
- Oh! no, è la vostra carità.
- Signor curato, non dica così. Non vi è nessuna carità da parte nostra.
- Oh! si. Voi vedete bene che quando siete qui, le cose filano; ma quando sono tutto solo, non valgo nulla. Io sono come lo zero, che non ha valore se non è accompagnato da altre cifre... Io sono troppo vecchio, non sono buono a nulla.
- Signor curato, lei è sempre giovane nel cuore e nell'anima.
- E si, amico mio, io posso dire, come quel santo a cui chiedevano l'età, che non sono ancora vissuto un solo giorno.
106. (Monnin) Nel bisogno che M. Vianney provava, di ridimensionarsi e di rimpicciolirsi, faceva un uso continuo dell'aggettivo "povero".
Parlava della sua povera anima, del suo povero cadavere, della sua povera miseria, dei suoi poveri peccati. Egli aveva sempre la lingua pronta per riconoscere le sue colpe, e, a volergli credere, l'intera vita non gli sarebbe bastata per piangerle.
Aveva solo delle accuse, da formulare contro se stesso.
107. (Monnin) L'umiltà del suo cuore gli faceva spargere vere lacrime sulla sua debolezza e sulla sua ignoranza. Queste lacrime non potevano essere asciugate che con la generosità del suo coraggio (sic!) che lo spingeva a gettarsi a peso morto, con tutte le sue impotenze, nelle braccia di Dio. Si rimproverava tutto. Si sarebbe creduto che fosse invecchiato nel male, che fosse il più vile e il più sciagurato dei peccatori.
"Com'è buono Dio, diceva spesso, per sopportare le mie immense miserie!".
108. Dio mi ha usato questa grande misericordia di non mettere in me nulla su cui io possa appoggiarmi, nè talento, nè scienza, nè forza, nè virtù... Non scopro in me, quando ci penso, nient'altro che i miei poveri peccati.
Inoltre il buon Dio permette che io non li veda tutti, e che non mi conosca per intero: una tale vista mi farebbe cadere nella disperazione. Non ho altra risorsa contro questa tentazione della disperazione, che gettarmi ai piedi del Tabernacolo, come un cagnolino ai piedi del suo padrone...".
109. Il servo di Dio apparteneva al piccolo numero di coloro che parlano dell'umiltà, umilmente.
- Signor curato, come fare per diventare saggi?, gli chiedeva un giorno qualcuno.
- Amico mio, bisogna amare molto il buon Dio.
- Eh! e come fare per amare il buon Dio?
- Ah! amico mio, umiltà! umiltà! E' il nostro orgoglio che ci impedisce di diventare santi. L'orgoglio è la catena del rosario di tutti i vizi, mentre l'umiltà è la catena del rosario di tutte le virtù. Ahimè! non si riesce a concepire come e di che cosa una piccola creatura come noi, possa inorgoglirsi!...
Il diavolo apparve un giorno a san Macario, armato di una frusta, come se lo volesse battere, e gli disse: "Tutto quello che tu fai, lo faccio anch'io: tu digiuni, e io non mangio mai; tu vegli, e io non dormo mai. C'è solo una cosa che tu fai, ma che io non posso fare.
- Eh! che cosa, dunque?
- Umiliarmi! rispose il diavolo, e disparve...
Ah! amico mio, c'erano alcuni santi che mettevano in fuga il diavolo, dicendo: "Quanto sono miserabile!".
110. "L'umiltà è come una bilancia: più ci si abbassa da un lato, e più si è innalzati dall'altro.
111. "I nostri veri amici sono coloro che ci umiliano, e non coloro che ci lodano".
112. "Chiesero a un santo quale fosse la prima delle virtù.
- E', rispose quello, l'umiltà.
- E la seconda?
- L'umiltà.
- E la terza? L'umiltà.
(Dovrebbero riflettere su queste parole tutti gli scismatici indemoniati dei nostri giorni, preti e laici! che con superba spavalderia osano giudicare e condannare tutto e tutti, papa compreso... n.d.a.).
113. "Noi non comprenderemo mai la nostra povera miseria. Viene un fremito solo a pensarci! Dio ce ne dà soltanto una piccola percezione" (come ci ha già fatto notare il Monnin, il santo curato era solito intercalare l'aggettivo "povero" davanti a qualunque oggetto del discorso, perfino, come qui, davanti a "miseria"; n.d.a.).
114. "Se ci conoscessimo come Dio ci conosce, non riusciremmo a vivere; moriremmo di spavento".
115. "I santi conoscevano se stessi meglio degli altri; è per questo che erano umili. Essi entravano in grande confusione vedendo che Dio si serviva di loro per fare i miracoli. San Martino era un grande santo, ma si riteneva un grande peccatore. Egli attribuiva ai suoi peccati tutto i mali che accadevano al suo tempo."
116. (Monnin) M. Vianney era convinto, come lo furono tutti i santi, che l'unico tesoro del cuore è il distacco; che sacrificarsi non vuol dire distruggersi, ma vivificarsi, abbattere l'ostacolo, e spezzare le catene che ostacolano la libertà dell'anima, facendola attaccare alle cose finite.
E' per questo che ha sempre insistito molto sulla morte a se stessi, e sulla rinuncia alla propria volontà.
"Noi non abbiamo nient'altro di nostro che la nostra volontà; essa è l'unica cosa che possiamo estrarre dal fondo del nostro essere, per farne un omaggio a Dio. Così, Egli ci assicura che un solo atto di rinuncia alla nostra volontà è più gradito a Lui di trenta giorni di digiuno".
117. "Tutte le volte che possiamo rinunciare alla nostra volontà per fare quella degli altri, quando questa non va contro la legge di Dio, noi acquistiamo dei grandi meriti, che sono conosciuti da Dio solo. Che cos'è che rende la vita religiosa così meritoria? E' questa rinuncia di ogni istante alla propria volontà, questa morte continua a ciò che vi è di più vivo in noi.
Vi dico che io ho pensato spesso che la vita di una povera domestica, che come volontà ha solo quella dei suoi padroni, se ella sa mettere a profitto questa rinuncia, può essere gradita a Dio come quella di una religiosa che è sempre rispettosa della sua regola" (è una delle tante dimostrazioni del carattere molto spesso innovativo della spiritualità del curato, che smonta dalle fondamenta la presunzione di certi tradizionalisti dei nostri giorni, che lo vorrebbero dalla loro parte, a favore della loro mentalità fossilizzata e incartapecorita; n.d.a.).
118. "Anche nel mondo, ad ogni momento, si trova il modo di rinunciare alla propria volontà: ci si priva di una visita che fa piacere, si compie un'opera di carità che ci annoia, ci si corica due minuti più tardi, ci si alza due minuti più presto; se si presentano due cose da fare, si da la preferenza a quella che ci piace di meno".
119. "Ho conosciuto delle belle anime nel mondo che non avevano affatto volontà prpria, che erano del tutto morte a se stesse. E' questo che rende santi. Guardate quel buon piccolo Mauro, che era così potente presso il buon Dio, e così caro al suo superiore, per la sua semplicità e per la sua obbedienza. Gli altri religiosi ne erano gelosi. Il superiore disse loro: "Vi voglio mostrare perchè io stimo tanto questo caro piccolo fratello...". Egli fece il giro delle celle, bussando alla porta: tutti avevano qualcosa da finire, prima di aprire; solo san Mauro, che stava copiando la Sacra Scrittura, lasciò immediatamente il suo lavoro, per rispondere alla chiamata di san Benedetto" (si dice che Mauro non volle nemmeno terminare la scrittura di una lettera dell'alfabeto, ma la lasciò a metà; n.d.a.).
120. "Nella via dell'abnegazione è solo il primo passo quello che costa di più. Una volta entrati, tutto va da sè. e quando si possiede questa virtù si ha tutto il resto".
121. M. Vianney, parlando della Croce, diceva che essa trasuda balsamo e traspira dolcezza; e che più ci si congiunge ad essa, più la si stringe nelle mani e la si preme sul cuore, più si fa scaturire l'unzione di cui è pregna...; che essa è il libro più saggio che si possa leggere; che coloro che non conoscono questo libro sono i veri ignoranti, quand'anche conoscessero tutti gli altri libri; che i veri sapienti sono coloro che l'amano, che la consultano, che l'approfondiscono; che, per quanto questo libro possa risultare amaro, non si è mai più appagati che annegando nelle sue amarezze; che più si va alla sua scuola, più ci si vuole sostare; che con essa il tempo passa senza annoiarsi; che vi si trova tutto ciò che bisogna conoscere, e che non si è mai sazi di ciò che in essa si gusta...
122. "Una casa che si edifica sulla Croce, diveva, non temerà nè il vento, nè la pioggia, nè la tempesta. Le prove dimostrano chiaramente se un'opera è gradita a Dio".
123. (Monnin) In un momento in cui era sommerso dai contrasti, fu sul punto di scrivere al vescovo una lettera, che lo avrebbe alleggerito di una parte delle sue noie, e ne avrebbe prevenuto il ripetersi. La lettera era stata scritta; quando gliela presentarono per essere firmata, egli la stracciò, dicendo: "Oggi è venerdì, il giorno in cui Nostro Signore ha portato la sua Croce: bisogna che io porti la mia. Oggi il calice delle umiliazioni è meno amaro".
124. "Il sole, diceva, non si nasconde, per paura di scomodare gli uccelli notturni" (sentenza enigmatica ma che lascia intendere come fosse lontano dal santo curato tacere la verità "pro bono pacis"; n.d.a).
125. "Io credo che se avessimo la fede, diceva, diverremmo padroni della Volontà di Dio; la terremmo incatenata, ed Egli non ci rifiuterebbe nulla" (sentenza audace, che riecheggia le parole di Gesù: "Niente è impossibile a chi crede"; n.d.a.).
126. Il santo curato aveva mille storie da raccontare, riguardo alla condiscendenza divina riguardo ai santi: una più bella e più meravigliosa dell'altra.
(Segue un lungo elenco di aneddoti agiografici che il santo curato era solito citare sia nelle sue conversazioni private che nelle sue Omelie; si tratta di esempi di santità che potrebbero urtare la nostra razionalità, ma che illustrano molto bene il detto metaforico ma non menzognero di Gesù: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa potreste dire a questo monte: spostati e gettati nel mare, e vi ubbidirebbe": Mt 17,20; e tanto altro ancora...; n.d.a.).
- Egli parlava di un beato che bruciava dal desiderio di adorare Nostro Signore durante la notte, nel sacramento del suo amore: ma bastava che egli si dirigesse verso una qualunque chiesa, che le porte si aprivano da sole, per lasciarlo entrare.
- Un altro santo, trovandosi in una chiesa, prostrato davanti a una statua velata della santissima Vergine, aveva tanta voglia di esaminare i tratti della Madre di Dio, che il velo che copriva l'immagine si aprì da solo e Nostra Signore gli apparve bella e sorridente.
- Un santo incontrò un giorno un pastorello, che piangeva a calde lacrime, perchè uno dei suoi montoni era morto. Colto da compassione, egli richiamò in vita quella povera bestia.
- C'era una volta un santo che aveva comprato un campo, e colui che glielo aveva venduto morì subito dopo; ma ecco che in seguito fu querelato col pretesto che il campo non gli appartenesse, perchè non lo aveva pagato. Quello non si turbò, pose tutta la sua fiducia in Dio, e rispose a coloro che volevano inquietarlo: "Datemi tre giorni, e vi porterò un testimone". Trascorse tre giorni tra preghiere e digiuni, e il terzo giorno si recò sul posto dove era sepolto quell'uomo (il venditore del campo), raccolse i suoi resti e gli disse: "Alzati, esci dalla tomba e vieni a rendere testimonianza alla verità...". Allora si videro le ossa prendere forma umana, il morto rialzarsi e dichiarare davanti a tutti i presenti, che quel campo era stato sicuramente e adeguatamente pagato.
- C'era un santo che voleva costruire un monastero, ma una montagna lo intralciava. Allora le intimò di rotolare più in là, e la montagna rotolò di cinquanta piedi.
- Vollero persuadere un altro a comandare a una grossa roccia di cambiare di posto. "Vi convertirete se lo faccio?" disse quello. "Si", risposero. Comandò alla roccia e subito la si vide vaporizzarsi nell'aria (non si rida di compatimento su questi aneddoti paradossali, ma si colga il grande insegnamento che vi soggiace: quanto poco o niente noi tutti siamo consapevoli delle enormi potenzialità della nostra fede, ammesso che ne abbiamo mai avuta una autentica e operante? n.d.a.).
Guardate, diceva piangendo il buon curato, guardate fino a che punto Dio è buono con coloro che lo amano! Egli compie dei miracoli per nulla, quando è uno dei suoi amici che glielo chiede. L'uomo comanda al buon Dio come un padrone, se ha un cuore puro. San Francesco di Paola apprese un giorno che volevano condannare a morte i suoi genitori, perchè avevano trovato un uomo assassinato nel loro giardino, e li si accusava di averlo ucciso.
Allora egli disse: "Signore, fa' che io mi trovi, domani, presso di loro!". La notte, un angelo lo trasportò a quattrocento chilometri, nel paese dove quelli si trovavano. L'indomani egli disse davanti a tutti: "Fate portare qui l'uomo che è stato ucciso". Lo portarono. Egli disse allora: "Io ti ordino, nel Nome di Dio, di dichiarare se sono stati i miei genitori a darti la morte". Ed ecco che quell'uomo si alzò e gridò davanti a tutti: "No, non sono stati i tuoi genitori". Allora il santo disse ancora al Signore: "Fammi riportare nel mio monastero". Durante la notte, l'angelo lo riprese e lo riportò; egli fece così, in tutto, ottocento chilometri. Il buon Dio non può rifiutare nulla a un cuore puro (a parte il rivestimento un po' leggendario, l'insegnamento su cui insiste il nostro curato è molto profondo e incoraggiante; n.d.a.).
- San Vincenzo Ferreri faceva tali e tanti miracoli che il suo superiore, temendo che vi trovasse una trappola per la sua umiltà, gli proibì di esercitare senza permesso il potere che aveva ricevuto da Dio. Un giorno che erano in adorazione davanti a Nostro Signore, un operaio che lavorava alla riparazione della chiesa, cadde dall'alto di un'impalcatura. Il buon santo gli gridò: "Fermati! fermati! non ho il permesso di risuscitarti". Poi andò in tutta fretta a chiedere il permesso di cui aveva bisogno, al suo superiore che sgranò gli occhi e non ci capì nulla, essendo persuaso che, in ogni caso, il permesso sarebbe arrivato troppo tardi. Ma quale non fu la sua sorpresa allorchè, avendo seguito san Vincenzo sul luogo dell'incidente, vide sospeso in aria lo sventurato muratore che egli si aspettava di trovare disteso per terra! "Va bene! disse al santo; fai dunque tutti i miracoli che vuoi. Tanto, non vi è modo di impedirtelo".
FINE
