
24
Giugno
Festa
di san Giovanni Battista«Dio è ammirabile nei suoi santi»
(Salmo 67,36)
Queste furono le parole del profeta re, considerando la grandezza dei beni e delle grazie che Dio accorda a coloro che lo amano.
Sì, senza dubbio, tutto ciò che Dio ha fatto è ammirevole: tutto ci parla di un Dio di infinita sapienza, potenza e misericordia, e di ogni altra perfezione.
Ma, possiamo affermare che fra tutti i suoi santi, Egli ha operato qualcosa di più particolare, o, per meglio dire, Egli ha voluto ricalcare in essi tutte le virtù che Gesù Cristo, suo Figlio ha praticato durante la sua vita mortale.
Infatti, vogliamo conoscere qual è stata la sua vita nascosta?
Andiamo a trovare quegli antichi solitari, i cui capelli si sono imbiancati nelle foreste, e vedremo in loro le sue stesse virtù.
Vogliamo conoscere, almeno in parte, la bellezza e la stima che ha nutrito verso la più bella delle virtù, la purezza?
Entriamo nei monasteri, e vedremo delle persone dell'uno e dell'altro sesso, crocifiggere senza sosta la loro carne, per conservare in se stessi una virtù così bella.
Vogliamo conoscere la sua vita apostolica?
Consideriamo tutti quegli apostoli e quei missionari, che attraversano i mari, per annunciare il Vangelo agli idolatri, che sacrificano la loro salute e la loro vita per salvare quelle povere anime.
Desideriamo avere un'idea della vita sofferente di Gesù Cristo?
Andiamo a trovare quella folla di martiri, guardiamo i loro supplizi: gli uni muoiono su dei cavalletti o su dei bracieri ardenti, gli altri sono stritolati sotto i denti dei leoni, oppure spirano in mezzo ai più orribili tormenti.
Sì, fratelli miei, ci sembra di rivedere in tutti questi santi, la vita personale di Gesù Cristo.
E' proprio ciò che faceva dire in anticipo al re profeta: «O mio Dio, come sei ammirabile nei tuoi santi!».
Tuttavia, fratelli miei, possiamo dire che san Giovanni Battista, del quale celebriamo la festa, e che abbiamo la fortuna di avere come particolare protettore, racchiude in sè, da solo, tutte le virtù degli altri santi (si ricordi che il nome del curato d'Ars è: Giovanni Battista Maria Viannèy; n.d.a.).
La vita del Salvatore, è stata tutta improntata al desiderio di piacere a suo Padre, di salvare le anime, e di fare penitenza: tale è stata anche la vita di san Giovanni Battista.
La vita di Gesù Cristo è stata pura; pura è stata anche quella di Giovanni Battista.
Dalla più tenera età, egli si ritirò nel deserto, da dove non uscì se non per combattere il peccato e morire per il suo Dio.
Gesù Cristo è morto per riparare la gloria di suo Padre: san Giovanni è morto per difendere i diritti del suo Dio.
Oh! fratelli miei, quante virtù si possono scoprire in questo grande santo!
E' vero che Maria occupa il primo posto presso suo figlio; ma possiamo dire che, dopo Maria, san Giovanni Battista occupa il primo posto.
Per stimolarvi, fratelli miei, ad avere una grande fiducia in questo santo incomparabile, vi farò conoscere qualcuna della grazie che il buon Dio gli ha fatto, di preferenza, rispetto agli altri eletti.
Se vogliamo fare l'elogio di certi santi, noi cominciamo a mostrare i vizi ai quali si sono abbandonati, prima della conversione; poi cerchiamo di sommergerli nelle loro lacrime, e di ricoprirli con le penitenze che hanno praticato per il resto della loro vita.
Noi scopriamo, da un lato, la debolezza umana, e dall'altro la potenza della grazia.
Parliamo di santa Maddalena? Iniziamo sempre col raccontare la sua miserabile vita, e in seguito le lacrime che ha versato e le penitenze che ha fatto per placare la giustizia di Dio.
Vi parliamo di san Pietro?
Vi raccontiamo che, dopo aver avuto la disgrazia di rinnegare il suo divin Maestro, egli pianse amaramente, e la sua penitenza durò quanto la sua stessa vita.
Le loro lacrime e le loro penitenze ci consolano; tuttavia i loro peccati ci affliggono, perchè hanno offeso un Dio così buono, e che merita tanto di essere amato!
Ma, fratelli miei, riguardo al nostro buono e grande santo Giovanni Battista, non troviamo in lui nulla che possa rattristarci, ma tutto deve, al contrario, farci gioire; infatti in lui non vediamo altro che del bene, e mai del male: egli possiede solo delle virtù, e non dei peccati.
In genere si comincia a contare le virtù degli altri santi, e le loro penitenze, a partire da una certa età; ma, di san Giovanni Battista, noi possiamo raccontare le meraviglie, perfino da prima che nascesse.
Oh! fratelli miei, bisogna proprio lodare un santo di cui non vediamo altro che le virtù più sublimi!
Ma la grande difficoltà che proviamo nel fare l'elogio di san Giovanni Battista, è il fatto che le sue virtù si sono spinte a un tale grado di perfezione, e sono talmente al di sopra delle conoscenze dell'uomo, che ci sembra temerario voler cominciare a dirne qualcosa.
Non dovremmo forse accontentarci di lodare e benedire il Signore, che lo ha distinto da tutti gli altri santi, in una maniera così straordinaria?
San Giovanni Battista è il solo uomo che sia rimasto per così poco tempo sotto la tirannia del peccato; non aveva ancora che sei mesi, allorchè Gesù Cristo venne Egli stesso a santificarlo, nel seno di sua madre: grazia che non è stata accordata che a lui soltanto.
E' vero che si dice che anche il profeta Geremia sia stato santificato nel seno di sua madre, ma i santi Padri dubitano che lo sia stato nello stesso modo.
Per darvi un'idea della grandezza del nostro santo, vi dirò che egli fu l'ambasciatore del Padre eterno, che lo inviò per annunciare la venuta di suo Figlio sulla terra.
Sì, fratelli miei, questo grande santo fu come quella bella stella del mattino, che annuncia il levarsi del sole, che dovrà riscaldare la terra, e rianimare la natura.
Il cielo fece tanto caso di Giovanni Battista, che impiegò tutto ciò che aveva di più grande nella sua corte, per annunciare la sua venuta.
Fu, infatti, lo stesso angelo, che annunciò il concepimento del Salvatore e quello di Giovanni Battista.
Egli fu, potremmo dire, un fanciullo tutto celeste: egli fu formato nel seno di una madre, che è la più santa che la terra abbia mai avuto, dopo la santa Vergine.
In questo caso fu piuttosto opera della grazia che della natura, dal momento che i suoi genitori erano molto avanzati in età e fuori dallo stato naturale, adatto al concepimento.
Sant'Agostino si chiede perchè si celebri la natività di san Giovanni Battista, mentre, per tutti gli altri santi, la loro festa si celebra solo nel giorno corrispondente alla loro morte.
«E' perchè, ci dice, gli altri santi non sono stati scelti da Dio nè prima di nascere, e neppure mentre nascevano, ma solo nel corso della loro vita, dopo molti combattimenti e penitenze; san Giovanni Battista, al contrario, è stato scelto da Dio non soltanto mentre nasceva, ma perfino prima che nascesse; prima di veder la luce, egli è già profeta; si trova ancora nel seno di sua madre, che già è in grado di riconoscere il Salvatore del mondo, che era anch'Egli, nel seno della santa Vergine».
Sì, fratelli miei, diciamolo, prima che i suoi occhi si fossero aperti, egli contemplava il suo Dio e il suo Salvatore, promesso da tanti secoli.
E così vediamo che la sua vita è stata un continuo prodigio.
La sua nascita fu simile a quel bel sole che appare tutti i giorni, spandendo ovunque gioia e fecondità.
La sua culla fu come una montagna di balsamo, che diffonde il suo profumo fino all'estremità della terra.
Infatti, quando san Giovanni venne al mondo, tutti i suoi parenti, e tutti quelli del vicinato, erano rapiti di ammirazione; li si sentiva dire gli uni agli altri: «Che cosa diventerà un giorno questo fanciullo? Davvero la mano onnipotente di Dio è su di lui».
Sì, fratelli miei, da qualunque lato consideriamo questo santo, non vediamo in lui che eccellenza:
1°- è grande per il nome di Giovanni che gli fu dato;
2°- è grande per le grazie di cui il cielo lo ha ricolmato;
3°- è grande per la missione che Dio gli ha assegnato;
4°- è grande per le virtù sublimi che ha praticato;
5°- è grande davanti a Dio;
6°- è grande davanti agli uomini;
7°- infine, è grande per la sua morte.
Non è forse un abisso di grandezza?
Non ho ragione di dire che ci si guadagnerebbe di più a conservare il silenzio, piuttosto che a voler intraprendere l'elogio di un santo così grande, tanto le sue virtù sono al di sopra della capacità di conoscere, di un mortale?
Oh! quali grazie, fratelli miei, possiamo ottenere dal cielo, con la sua protezione!
Ho detto dunque, in primo luogo, che san Giovanni è grande per il nome che l'angelo gli ha imposto.
Fu il Padre eterno che gli scelse questo nome, per mostrarci che questo fanciullo sarebbe stato tutto celeste. Il nome Giovanni significa grazia, benedizione, privilegio straordinario.
Affermo anche che egli è grande a causa dei favori che il cielo gli accordò.
Il buon Dio, infatti, non seguì affatto le leggi ordinarie, per cancellare in lui il peccato originale: egli fu santificato nel seno della madre.
Sant'Ambrogio ci dice che la grazia di Dio lo anima, perfino prima di venire alla luce, e san Pietro Crisologo, dice che Dio lo pone in cielo, prima che i suoi piedi tocchino la terra; Egli gli dona lo Spirito divino, prima dello spirito umano, e gli fa dono della sua grazia, prima che la natura abbia formato il suo corpo.
Sì, aggiunge questo grande santo, Dio lo fa vivere in Lui, prima che egli viva della sua vita naturale.
Ma se vogliamo avere di questa grandezza un'idea ancora più sublime, occorre considerare che Gesù Cristo stesso, in quanto uomo, gli ha meritato queste grazie, e che la santa Vergine fu scelta dal Padre eterno, per esserne la depositaria (?...).
Oh! fratelli miei, quante grazie, quante virtù, quali grandezze, racchiuse in un solo santo!...
(Ma si ricordi anche la valutazione sorprendente che Gesù ci offre del Battista: «In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui!»: Matteo 11,11; n.d.a.).
Non appena Gesù Cristo è stato concepito nel seno di sua madre, Egli parte (?)o piuttosto comanda a sua madre di andare prontamente a trovare sua cugina Elisabetta, al fine di santificare il suo precursore.
«Sembra, dice san Pier Damiani, che il Figlio di Dio non sia venuto sulla terra che per costui solo: Egli lascia tutti gli altri uomini, per non cercare che san Giovanni» (?).
Egli infonde una forza straordinaria a sua madre, per attraversare le montagne della Giudea, cosa che lei fa con una fretta incredibile.
All'arrivo di Maria, santa Elisabetta e san Giovanni Battista, sono colti da un dolce rapimento.
Elisabetta, apre la bocca per manifestare i favori che Dio le fa, con la visita di Maria; Giovanni Battista trasalisce di gioia, e adora il suo Dio e il suo Salvatore, prima ancora di vederlo con gli occhi del corpo.
Ah! felice santificazione, che è stata operata da Gesù Cristo stesso, con tanta benevolenza e premura!
Ma a questo amore preveniente di Gesù Cristo, aggiungiamo le premure di Maria, la dispensatrice delle sue grazie (cioè delle grazie tenute in serbo per Giovanni; n.d.a.).
Oh! quale felicità per san Giovanni Battista, che, nell'uscire dal seno della madre, fu posto tra le braccia della santa Vergine!
Oh! fratelli miei, quale effusione di grazie, durante i tre mesi che ella dimorò presso la cugina Elisabetta! Quante volte ella ha preso quel bambino tra le sue braccia (i tre mesi furono prima della nascita e non dopo; n.d.a.).
Quante volte lo avrà portato e baciato?
Sant'Ambrogio ci dice che la santa Vergine aveva una tale purezza e santità, soprattutto dopo che aveva concepito e generato il Figlio di Dio, che comunicava la purezza a tutti coloro che la vedevano.
E' impossibile, dice questo padre, guardarla, senza sentirsi ardere d'amore verso questa bella e preziosa virtù.
San Dionigi l'Areopagita dice che, anche dopo l'Ascensione di Gesù Cristo, ella aveva tante grazie, tanto fascino, tanta attrazione, tanta santità, e si vedeva in lei tanta maestà e tanti raggi della divinità, che tutti l'avrebbero adorata come una dea, se la fede non lo avesse proibito.
Se, dunque, tutti coloro che semplicemente la guardavano, si sentivano ripieni di una così grande purezza, quale purezza non avrà potuto comunicare a san Giovanni Battista, mentre lo accarezzava, lo abbracciava, effondendo sulle sue labbra lo spirito della grazia, per mezzo del suo respiro verginale?
In quel momento, infatti, Gesù e Maria, non erano, per così dire, che una sola persona.
Gesù, in quel tempo felice per Maria, non respirava se non con la bocca di Maria; il respiro e l'alito di Maria, erano il respiro stesso di Gesù.
Se Maria ebbe tanto ascendente sulle anime, dopo l'Ascensione di Gesù Cristo, quale torrente di grazie non dovette effondere su san Giovanni, allorquando Gesù Cristo era nel suo seno?
O felice fanciullo! O felice madre! Quante grazie la visita di Maria vi ha procurato!
Non dobbiamo credere che il piccolo cuoricino di Giovanni fosse, in quei momenti felici, un braciere di fiamme di amore divino?
Ma se tante grazie gli sono accordate alla sua nascita, che cosa avverrà nel corso della sua vita?
Ad ogni istante Dio gli dona nuovi favori; glieli dona dal seno di sua madre, e non si fermerà che nel momento in cui il re Erode gli farà tagliare la testa, per farla portare all'infame Erodiade.
San Giovanni Battista è grande per la missione che Dio Padre gli ha assegnato da tutta l'eternità.
Lo Spirito Santo ne parla con trasporti di ammirazione: Egli ci insegna che il Padre Eterno ha scelto Giovanni per annunciare agli uomini la venuta del Salvatore.
I profeti e le prefigurazioni, lo hanno annunciato (il Messia)molto tempo prima; ma san Giovanni Battista è lui stesso la voce di Dio che grida nel deserto, annunciando al popolo che il Regno dei Cieli è vicino, e che il Salvatore è già sulla terra.
Venendo venire a lui il Figlio di Dio, Giovanni, rapito di gioia, si rivolge al popolo dicendo: «Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che cancella i peccati del mondo».
Ecco il Redentore del mondo, promesso e atteso da quattromila anni; è Lui che viene a riscattare gli uomini... «fate dunque frutti degni di penitenza».
Sì, fratelli miei, quest'ufficio di Precursore è così elevato, che non abbiamo i termini giusti per parlarne degnamente.
Il Padre Eterno ha voluto che Giovanni Battista facesse gli interessi di suo Figlio; è a lui solo che sembra voler affidare la cura della sua causa, essendo il cuore più puro e più degno.
Ma ciò che accresce quasi all'infinito la grandezza di san Giovanni Battista, è l'aver avuto l'onore di battezzare il suo Dio; questa missione finisce col mettere del tutto un apice alla sua gloria.
«O mio Dio! grida sant'Agostino con trasporti di ammirazione, quale gloria più grande per un servitore, di quella di battezzare il suo Salvatore e il suo Maestro?
Quale onore per una creatura, vedere ai suoi piedi il suo Creatore?».
«Figli miei, ci dice Tertulliano, per toccare il Corpo adorabile di Gesù Cristo, bisognò che san Giovanni Battista avesse una purezza proporzionata a quella della santa Vergine», cosa che sembra metterlo pressappoco allo stesso livello (ma l'Immacolata Concezione della santa Vergine, non può essere paragonata alla purezza di nessun altro santo; n.d.a).
San Giovanni Battista è grande anche per le virtù sublimi che ha praticato.
Non vi parlerò, fratelli miei, delle sue virtù interiori; sarebbe un “caos” (sic!) senza fondo, che Dio solo può sondare: tutt' al più, possiamo parlare di quelle che sono apparse agli occhi degli uomini, e che hanno riempito il mondo di stupore.
Se vogliamo considerare la sua penitenza, il suo zelo infaticabile, il suo distacco e la sua grande umiltà, non sapremmo di quale virtù parlare per prima.
Dico anzitutto che egli uscì dalla casa paterna ancora bambino, per andare in un deserto dove visse da solo, in compagnia delle bestie selvatiche; non aveva altro, come vestito, che una tunica grossolana, fatta di peli di cammello.
Il suo nutrimento si componeva di un po' di miele selvatico e di cavallette.
Beveva solo acqua, e per di più ne beveva così poca, che Gesù Cristo ci dice che «non mangiava nè beveva», facendoci capire così che aveva bisogno di poche cose per mantenersi in vita (Gesù si riferiva al vino e non all'acqua; n.d.a.).
Noi vediamo, è vero, molti altri santi andare a trascorrere il resto dei loro giorni nelle foreste; ma essi avevano dove alloggiare e come provvedere ai loro bisogni.
San Giovanni, dobbiamo dirlo, è l'unico che sia entrato così giovane nelle foreste.
Infatti, avrà avuto appena diciotto mesi, quando Erode concepì il barbaro disegno di far morire tutti i bambini al di sotto dei due anni (?).
Suo padre Zaccaria, consigliò a Elisabette, sua moglie, di prendere il bambino e di fuggire, per evitare il massacro. Infatti, dopo tutte le meraviglie alle quali si era assistiti alla sua nascita, c'era da temere che lo si prendesse per il Messia.
Per risparmiare la morte a suo figlio, Elisabetta fuggì nei boschi in tutta fretta, abbandonandosi così nella mani della Provvidenza; ma, ahimè! quaranta giorni dopo ella morì!
Gli ufficiali del re, essendosi recati da Zaccaria, gli chiesero dove si trovassero il bambino e sua madre.
Il padre rispose che non poteva dirlo. Schiumando dalla rabbia, essi lo abbatterono tra il vestibolo e l'altare, poichè si trovava nel tempio a pregare (il santo Curato applica erroneamente a Zaccaria, padre di Giovanni Battista, le parole di Gesù su un certo “Zaccaria, che fu ucciso tra il vestibolo e l'altare”: Matteo23,35, ma che non ha nulla a che fare col padre di Giovanni; n.d.a.).
Ma che cosa ne fu del nostro san Giovanni, che non aveva ancora neppure due anni, da solo in mezzo a un bosco, senza padre, senza madre, senza speranza di un minimo aiuto umano? Tutto questo forse vi stupisce, ma non temete, tutto ciò accade per una disposizione esplicita della Provvidenza.
Sebbene i suoi genitori fossero dei grandi santi, non erano degni però di prendersi cura di quel bambino impareggiabile; è agli angeli che era stato riservato quest'onore.
Non appena Elisabetta morì, il Padre eterno mandò, non soltanto un angelo, ma una turba di angeli, che vegliassero sulla sopravvivenza di questo bambino celeste, fino a quando non avesse potuto bastare a se stesso.
Noi sappiamo bene che il Signore inviò molte volte ai suoi santi un rimedio per le loro miserie: a chi dei corvi, come a san Paolo eremita, a chi dei cani, come a san Rocco, o dei cervi, come a san Gilles; Egli comandò una volta a un angelo di andare a portare del cibo al profeta Elia, nel tempo in cui la regina Gezabele lo perseguitava.
Ma quanto al nostro san Giovanni, gli animali non avrebbero mai osato avvicinarsi all'ambasciatore del Padre eterno.
Non bastava nemmeno un solo angelo, ma bisognava che tutto il cielo si prendesse cura di lui.
Il nostro santo viene privato dunque delle braccia materne, ma subito gli angeli vengono e lo circondano.
«O mio Dio! gridava l'illustre cardinale Baronio, quale prodigio e che meraviglia questo bambino che, fin dalla nascita stupisce il cielo e la terra!».
La sua penitenza inizia quasi con la sua vita.
Ah! povero bambino, perchè fai penitenza?
Quando percorriamo le vite dei santi, vi ritroviamo dei rigori che fanno fremere e confondono la nostra codardia.
Gli uni trascorrono sette o otto giorni senza bere nè mangiare; altri, come un san Simeone stilita, arrivano fino a quaranta giorni; oppure sopportarono dei tormenti da far morire di terrore, come un san Venanzio, una santa Regina, e molti altri ancora.
Tuttavia vediamo che tutti avevano peccato, e tutti, di conseguenza, avevano bisogno di fare penitenza per soddisfare alla Giustizia divina.
Ma il nostro san Giovanni, perchè fceva penitenza?
La sua vita non era forse la più santa e la più pura di tutte le vite, dopo quella della santa Vergine? (e san Giuseppe? n.d.a.).
Ma eccovene la ragione. Essendo l'ambasciatore del Padre eterno, per annunciare la venuta di suo Figlio, bisognava che fosse ornato delle più sublimi virtù, e che la sua sola presenza cominciasse a scuotere e a toccare i cuori, con l'esempio di una vita così innocente e così penitente.
Le lacrime e i gemiti sono il suo unico nutrimento e la sua occupazione; non c'è nessuna virtù che egli non pratichi nel grado più alto di perfezione.
Se dopo tanti anni di lacrime e di penitenze egli lascia il suo deserto, lo fa solo per annunciare al popolo e per preparare la venuta del Messia; se ebbe tanto coraggio, fu perchè sperava di poter dare la sua vita per il suo Salvatore, prima che il suo Salvatore la desse per lui.
Egli fu grande per il suo zelo. Egli parlava con tanto ardore, con uno zelo così infiammato, che sbalordiva tutti.
Si credeva di vedere in lui il profeta Elia ritornato sulla terra e salito sul suo carro di fuoco, per convertire i peccatori più induriti.
Nulla è capace di fermarlo; dovunque trova il vizio, lo combatte con uno zelo inaudito.
Rimprovera ai peccatori la loro vita vergognosa, e li minaccia con la collera di Dio, se non faranno penitenza: «Razza di vipere, dice loro, chi vi ha insegnato a sfuggire alla collera del Signore, pronta a piombare su di voi? Fate dunque frutti degni di penitenza, non ritardate più la vostra conversione; infatti la scure è posta alla radice dell'albero, e ogni albero che non porta buoni fritti, sarà tagliato e gettato nel fuoco» (Matteo 3,7-10).
«Sì, grida san Bernardo, egli era talmente infiammato dall'amore di Dio, che le sue parole erano come dei carboni ardenti, capaci di infiammare i cuori più congelati e di convertire i peccatori più induriti».
Se gli si chiedeva che cosa bisognasse fare per prepararsi alla venuta del Messia: «Colui, diceva loro, che possiede due vestiti, ne doni uno ai poveri, e colui che ha due pani ne doni uno a chi non ne ha» (Luca 3,11).
Infine, nell'ardore del suo zelo, avendo appreso che il re si abbandonava al vizio infame dell'impurità, si reca alla corte, e gli rimprovera arditamente la sua vita vergognosa e così indegna.
Tuttavia sapeva molto bene che questo comportamento gli sarebbe costata la vita; ma non importa, la gloria di Dio è stata attaccata: questo gli basta perchè nè le minacce, nè i tormenti, lo possano arrestare.
Egli si mette tutto ciò sotto i piedi; egli ritiene di essere al mondo unicamente per difendere gli interessi del suo Dio, e, appena se ne presenta l'occasione, egli la coglie.
Ah! piacesse a Dio che i suoi ministri di oggi fossero tutti nelle medesime disposizioni, e che nè le promesse, nè le minacce fossero per loro un motivo per tradire la loro coscienza! (qui il santo curato fa trapelare quale sia stata sempre la sua fonte d'ispirazione, nelle sue calorose invettive, arroventate dall'amore per le anime, mai dall'odio o dal rancore; lui, in fondo, aveva ereditato oltre al nome, anche lo zelo apostolico e il coraggio imbattibile del suo santo patrono; n.d.a.).
Sì, fratelli miei, questo grande santo ardeva dal desiderio di donare la sua vita per il suo Salvatore.
Oh! se avessimo tutti noi questa fortuna, e se facessimo, per tale scopo, tutto ciò che è in nostro potere, quanti peccati in meno, e quante virtù e opere buone in più!...
Egli è grande per il suo distacco dai beni di questo mondo e per il disprezzo della stessa vita.
Egli ha, in qualche maniera, superato Gesù Cristo nella sua povertà.
Se Gesù Cristo non ha voluto nascere nella casa che apparteneva ai suoi genitori, tuttavia, qualche tempo dopo, è ritornato a Nazaret, nella casa di sua madre (o di suo padre Giuseppe?; n.d.a.).
San Giovanni Battista, al contrario, abbandonò la casa paterna all'età di diciotto mesi circa, e non vi ritornò mai più (è una ricostruzione fantastica della fonte a cui il Curato si ispira in tutta l'omelia; n.d.a.).
Il Figlio di Dio fu molto povero nel vestire, e nel mangiare; ma san Giovanni Battista, per così dire, lo è stato ancora di più.
Il Figlio di Dio, aveva degli abiti ordinari; lui, invece, non possiede che una pelle di cammello tutta irta di peli.
Il cibo del Figlio di Dio era un po' di pane ordinario, quello di san Giovanni Battista è solo un po' di miele selvatico e qualche cavalletta.
Il Figlio di Dio riposava su un letto molto scomodo; san Giovanni Battista non aveva altro che la nuda terra.
E così, Gesù Cristo stesso disse che Giovanni Battista non mangiava nè beveva, per mostrarci la grandezza della sua penitenza.
Il Salvatore del mondo aveva ancora la compagnia dei suoi genitori; san Giovanni Battista non ebbe che la compagnia delle bestie selvatiche.
Non è forse vero, fratelli miei? siamo costretti a confessare che non è possibile scoprire il fondo di quest'oceano di virtù, e tutto quello che potremmo dirne è niente (quest'ultimo confronto tra Gesù e Giovanni Battista, che può apparire perfino un po' irrispettoso, è dovuto al fatto che il santo Curato stava riportando, quasi alla lettera, un sermone del padre Lejeune; n.d.a.).
San Giovanni Battista è grande per la sua umiltà.
Mai, fratelli miei, la terra aveva avuto la fortuna di vedere un santo così umile.
Egli è, dopo la santa Vergine, il santo più grande, ma si paragona a tutto ciò che vi è di più vile e di più debole sulla faccia della terra.
Egli gode, agli occhi del mondo, della più grande reputazione: gli uni, lo considerano come un angelo disceso dal cielo, gli altri lo scambiano per lo stesso Messia.
Infatti, i sommi sacerdoti e i primi tra i Giudei, avevano concepito di lui una tale idea, che gli inviarono tutti quelli che vi erano fra i più notabili della nazione, come i sacerdoti e i leviti, per sapere da lui stesso e dalla sua bocca, chi fosse.
Gli chiesero dapprima se fosse lui il Messia, poichè una vita piena di tanti prodigi, così ritirata e penitente, non poteva convenire, ai loro occhi, se non al Messia.
Quest'abisso di umiltà risponde loro senza giri di parole: «No».
Non potendosi persuadere che fosse un uomo comune, gli chiesero se fosse Elia, sapendo che questo profeta era un uomo miracoloso.
Egli rispose di nuovo: «No, non lo sono».
«Ma, gli chiedono, se non sei nè il Messia, nè un profeta, dicci chi sei, affinchè possiamo rendere ragione a coloro che ci hanno mandato da te».
«Ebbene! risponde loro questo prodigio di umiltà, io sono la voce di colui che grida nel deserto: Preparate le vie del Signore, fate penitenza».
Come avrebbe potuto mostrare meglio la sua umiltà, se non dicendo di non essere che il suono di una voce che risuona nel deserto?
Si potrebbe mai trovare qualcosa di più flebile e di minor valore, del suono di una voce?
«Colui che viene dopo di me è infinitamente più grande di me, e io non sono degno nemmeno di toccare la corda dei suoi sandali».
O umiltà impareggiabile! Egli poteva molto bene attribuirsi la qualità di profeta, poichè era stato inviato da Dio per annunciare la venuta di suo Figlio; ma, al fine di distruggere la buona opinione che si aveva di lui, egli si serve delle parole capaci maggiormente di farlo confondere con un mortale qualunque.
«E' facile, ci dice sant'Agostino, non desiderare le lodi, quando non ce le rivolgono, ma è più difficile non aver piacere ad ascoltarle, allorchè ce le mettono davanti».
San Giovanni Battista è grande davanti a Dio, perchè Gesù Cristo stesso ha fatto il suo panegirico, e ha lodato tutte le sue belle virtù.
Sicuramente, c'è una bella differenza tra le lodi che fanno gli uomini, e quelle che fa Dio Stesso.
Tutti gli uomini sono soggetti a sbagliarsi, ma Dio non stima e non loda se non colui che è veramente degno di essere stimato e lodato.
O quale gloria per il nostro santo, essere stato ritenuto grande davanti a Dio!
E' l'onore più grande.
Gesù Cristo ne ha avuto una tale stima, che non ha voluto che un uomo ordinario, e neppure un angelo, facesse l'elogio delle sue virtù; ma ha voluto farlo Lui stesso, mostrando così che non c'era nessuna creatura, sia in cielo che sulla terra, capace di farlo degnamente.
Noi leggiamo, è vero, che nella Sacra Scrittura, Dio dice, parlando di Mosè, di Giuseppe, del profeta Natan e del profeta Elia, che essi sono stati grandi davanti a tutti i re della terra; ma, grande davanti a Dio, lo è stato solo Giovanni Battista.
Se potessi osare, direi che Dio voglia uguagliarlo a se stesso.
Infatti, l'angelo messaggero dell'Incarnazione, si serve delle stesse parole, parlando a Maria e parlando a Elisabetta: «Il figlio che nacerà da voi sarà grande davanti a Dio e davanti agli uomini».
Dopo tutto questo, fratelli miei, non avevo forse ragione a dirvi che nessuna creatura è capace di fare l'elogio di quest'angelo terrestre?
E' vero che Gesù Cristo ha lodato la Maddalena, per avere abbracciato i suoi piedi; è vero che ha lodato il centurione e la cananea, dicendo che non vi era una fede così grande in tutto Israele, ma dice ciò solo riguardo a qualche virtù particolare.
Al contrario, Egli prova un piacere singolare nel parlare di ciascuna perfezione del nostro santo.
Ascoltatelo, quando, rivolgendosi ai Giudei, parla loro della sua fermezza: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? una canna agitata dal vento?», e cioè un uomo ordinario, che ha come caratteristica l'incostanza e la debolezza, e che si piega a ogni vento.
Ma no, si tratta di un uomo incrollabile, e inviolabilmente attaccato alle leggi del suo Dio.
Ascoltatelo, mentre parla della sua penitenza: «Avete forse visto un uomo vestito delicatamente», come i mondani?
«No, queste persone stanno nelle case dei grandi».
Infine, per portare le sue lodi quasi all'infinito, dice che «nessuno trai figli di donna può eguagliarlo» (Matteo 11, 7-11; il passo evangelico, però, continua, nella seconda metà del versetto 11 con le parole: “Tuttavia, il più piccolo nel Regno di Dio è più grande di Giovanni Battista”; n.d.a.).
Che si potrebbe dire di più, fratelli miei?
Quando Gesù Cristo ha lodato qualche virtù, Egli non l'ha mai posta al di sopra di quelle degli altri santi; ma, quando loda Giovanni Battista, Egli esalta la sua santità al di sopra di quella di tutti gli altri uomini.
Inoltre, egli finisce assicurando che «egli è un profeta, e più che un profeta».
Oh! fratelli miei, quante grazie e quante benedizioni potremmo ottenere, se avessimo la fortuna di nutrire una vera fiducia in questo grande santo.
San Giovanni è grande anche davanti agli uomini.
Molti secoli prima, i profeti hanno annunciato la sua nascita, e hanno impiegato, parlando della sua venuta, tutta l'eloquenza che lo Spirito Santo aveva donato loro.
Il profeta Isaia lo dipinge con l'immagine di una voce riecheggiante, che si sarebbe fatta sentire in tutti i deserti della Giudea.
Geremia lo paragona a un muro di ottone e a una freccia infuocata, per mostrarci la sua costanza e il suo zelo per la gloria di Dio.
Malachia lo denomina “angelo”, per mostrarci la bellezza e la grandezza della sua purezza.
«L'opinione che si aveva di lui era così grande, dice san Giovanni Damasceno, che tutto il popolo lo seguiva, scambiandolo per il Messia».
Quando ebbe la fortuna di battezzare Gesù Cristo, sarebbero state attribuite a lui quelle parole che si sentirono discendere dal cielo: «E' questi il mio Figlio prediletto», se lo Spirito Santo, che allora apparve sotto forma di colomba, non avesse fatto capire che si riferiva al Figlio di Dio.
Dopo la sua morte si credette di vedere nella persona di Gesù Cristo, Giovanni Battista risuscitato.
I Padri della chiesa non sanno in quali termini parlare di lui, tanto essi trovano i suoi meriti al di sopra della loro scienza.
San Pietro Crisologo lo chiama scuola di virtù, modello di santità, regola della giustizia, martire della verginità, esempio di castità, predicatore della penitenza, voce degli apostoli, luce del mondo, testimone di Dio e santuario della Santa Trinità.
E per darvi un'idea della stima che la Chiesa del cielo e della terra nutre verso il nostro santo, vi dirò che Dio aveva ispirato alla sua Chiesa il pensiero di celebrare tre messe nel giorno della sua nascita, come nel Natale del Salvatore; tanto la sua vita è conforme a quella del divin Maestro.
Ebbene! fratelli miei, vi siete fatti un'idea della grandezza, della dignità e della santità del nostro Giovanni Battista?
Ah! amici miei, perchè abbiamo così poca devozione e fiducia verso i santi?
E' perchè non ci siamo mai presi la briga di conoscere le virtù e le penitenze che essi hanno praticato, e il potere che essi hanno davanti al buon Dio.
Infine, Giovanni Battista è grande per la sua morte.
Essa è perfettamente conforme a quella di Gesù Cristo.
Gesù Cristo ha tracciato il percorso del cielo a tutti i santi, quanto a Giovanni Battista, invece, egli lo ha fatto camminare davanti a Sè.
Giovanni Battista lo ha preceduto nel deserto, prima di Lui ha abbracciato la penitenza esteriore, prima di Lui ha predicato, prima di Lui è morto.
Il Salvatore è stato lasciato e abbandonato da tutti i suoi amici, eccetto che dalla sua santa madre; san Giovanni Battista sembra esserlo stato ancora di più.
Gesù Cristo nella sua Passione era seguito da molte pie donne in pianto; san Giovanni non fu consolato da nessuno: ad esempio del suo divin Maestro egli muore nei tormenti e nell'abbandono universale.
Quando il beato santo Stefano fu lapidato dai Giudei, egli ebbe la fortuna di essere incoraggiato dal Signore stesso, che aprì i cieli e, da quella breccia, si mostrò a lui.
San Giovanni soffre una morte ancora più amara di santo Stefano, anche perchè, se Gesù avesse voluto consolare san Giovanni, egli non avrebbe avuto bisogno di aprire i cieli, ma solo di fare qualche passo per venire dalla Galilea nella Giudea.
Egli avrebbe potuto almeno inviargli un angelo per consolarlo, come fece con san Pietro, che, essendo stato messo in prigione nella stessa città di Gerusalemme, per ordine di Erode, gli fu inviato un angelo che frantumò le sue catene, e lo rese sano e salvo ai suoi fedeli.
Perchè dunque, fratelli miei, Gesù Cristo non agì alla stessa maniera verso il suo cugino, il più innocente di tutti i santi, il più austero di tutti i confessori nei rigori della penitenza, il più casto tra i vergini, il più mortificato e il più afflitto tra i martiri, nella sua passione e nella sua morte?
Non stupitevi, fratelli miei, nel vedere un santo così grande, del quale Dio stesso ha fatto tanti elogi, morire senza consolazione e abbandonato nella sua ultima ora.
Dopo essere stato per tutta la vita un'immagine vivente di Gesù Cristo, bisognava che lo fosse anche durante la sua morte.
Nello stesso modo in cui il Figlio di Dio doveva essere, nella sua ultima ora, abbandonato da suo Padre, allo stesso modo occorreva che il nostro santo fosse abbandonato dal suo stesso cugino.
Lo zelo che Gesù Cristo dimostrò per la gloria di suo Padre, la sua franchezza nel riprendere i vizi, gli attirarono accusatori e falsi testimoni.
La stessa cosa accadde a san Giovanni Battista.
Erode, vedendo la sua franchezza nel riprenderlo, lo fece mettere in prigione su richiesta di Erodiade, donna adultera.
Coloro che testimoniarono il falso contro Gesù Cristo erano persone spregevoli; coloro che fecero condannare Giovanni Battista, erano coloro che la terra contava tra i più infami: un re impudico, una donna adultera e sua figlia che non era meno infame di lei.
Mentre il re e tutta la sua corte si dedicavano ai bagordi e all'impudicizia, costei danzò con tanta grazia, che il re promise di donarle ciò che avesse voluto, anche se avesse chiesto la metà del suo regno.
La figlia infame si rivolse a sua madre per sapere che cosa dovesse chiedere al re.
Quella madre adultera, nemica del più santo degli uomini: «Vai, le dice, prendi questo piatto e portami la testa di Giovanni».
La figlia disgraziata, degna di una tale madre, va subito a trovare il re.
«Dammi, gli dice, su questo vassoio, la testa di Giovanni Battista».
Il re sembrò avere orrore per questa domanda, ma, non volendo sembrare volubile, comandò al carnefice di andare a tagliare la testa a Giovanni.
Questa figlia criminale, più gioisa per quella testa che per la metà del regno di Erode, se ne va tutta trionfante a portarla a sua madre la quale, schiumando dalla rabbia, osa mettere le sue mani impure sulla lingua del più santo dei figli degli uomini e, prendendo la spilla con cui racchiudeva i suoi capelli, la trapassa in mille punti, per vendicarsi della franchezza con la quale il santo le aveva rimproverato i suoi peccati (tutti questi particolari sono frutto di fantasia; n.d.a.).
Ahimè! fratelli miei, chi non sarebbe toccato da compassione, alla vista di tante crudeltà?
Gesù Cristo fu ricoperto col suo sangue alla flagellazione; san Giovanni Battista non lo fu meno nella sua passione, poichè il suo sangue sembrava essere diventato il suo secondo vestito.
Gesù Cristo non fu più perseguitato, dopo la sua morte, mentre il nostro grande santo provò, anche dopo la morte, il furore dei suoi nemici.
Chi di noi non sarebbe stupito nel vedere un santo così grande soffrire nei supplizi, senza che Gesù prendesse le sue difese?
Ah! fratelli miei, è perchè Dio voleva elevare Giovanni al più alto grado di perfezione e di gloria.
Egli volle che la sua vita e la sua morte fossero un continuo martirio.
Dio non tardò a punire gli autori della morte di Giovanni. La figlia impudica, mentre un giorno attraversava un fiume, fu stretta, come si racconta, tra due pezzi di ghiaccio che le tranciarono la testa.
Quanto a Erode e all'adultera Erodiade, accusati da Agrippa di avere tramato una sedizione, e costretti ad andare in esilio in Spagna, morirono entrambi lungo il cammino, sommersi da mali di ogni genere.
Tutto quello che abbiamo detto ci mostra che le sofferenze e le persecuzioni sono state e saranno sempre la porzione di eredità dei santi e dei buoni cristiani, e che dobbiamo rallegrarci allorchè siamo disprezzati e perseguitati dalla gente del mondo.
Domandiamo, fratelli miei, al buon Dio, durante l'ottava di questa bella festa, che voglia accordarci, per intercessione di questo grande santo, le virtù che egli ha praticato durante la sua vita, e soprattutto l'umiltà, che ha spinto a un grado così alto; la purezza, che egli ha difeso spendendo la sua vita; il suo distacco dai beni terreni e il suo disprezzo della morte; infine, la sua unione perfetta con Dio.
Sì, rivolgiamoci in tutta confidenza a san Giovanni Battista; ricordiamoci che egli è ancora più potente in cielo, di quando era sulla terra, e che ci otterrà le grazie nel tempo e la gloria nell'eternità.
E' questa la felicità che vi auguro.
(Come già notato, il santo Curato si ispirò per questa omelia a un sermone del padre Lejeune: il sermone 124, intorno alla "Nascita, vita e morte di Giovanni Battista").