
QUARTA
DOMENICA DOPO L'EPIFANIA
I nemici della nostra salvezza
«Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde» (Matteo 8,24).
Ecco, fratelli miei, la rappresentazione, o piuttosto la realtà della vita di un povero cristiano sulla terra.
La nostra anima, soggetta a mille passioni, in preda a mille tentazioni, è davvero simile a una barca coperta dalle onde, ed esposta a naufragare ad ogni istante.
Di conseguenza, fratelli miei, chi di noi potrà vivere tranquillo, vedendo i pericoli, a causa dei quali, siamo esposti alla possibilità di perderci per sempre?
Chi di noi, fratelli miei, non sentirà la necessità di vegliare senza interruzione su tutti i movimenti del suo cuore, e cioè su tutti i suoi pensieri, le sue parole e le sue azioni, per conoscere se esse sono tutte compiute con lo scopo di piacere a Dio, o non piuttosto al mondo?
Ma, ahimè! fratelli miei, diciamocelo gemendo: una gran parte di noi, in tutto quello che fa cerca solo il mondo, e non il buon Dio.
Ma allora, che cosa ne consegue?
Ahimè! nient'altro se non che il demonio ci conduce all'inferno con tanta facilità, come una madre conduce un figlio di quattro o cinque anni, dappertutto, ovunque voglia.
Si, fratelli miei, un cristiano che voglia piacere a Dio e salvare la sua anima, ha due cose che dovrebbero farlo tremare: i grandi nemici che lo circondano e il loro furore con cui lavorano alla nostra perdizione, e poi la tranquillità e la trascuratezza nella quale viviamo, pur in mezzo a tanti pericoli ai quali siamo esposti continuamente.
Ma, per farvi comprendere come noi dobbiamo vegliare e pregare, vi mostrerò:
1- quali sono i nemici che dobbiamo temere ed evitare;
2- cosa dobbiamo fare per vincerli.
I nostri veri nemici non sono coloro che oscurano la nostra reputazione, che ci spogliano dei nostri beni, o che attentano perfino alla nostra vita: questi non sono altro che strumenti dei quali la Provvidenza si serve per santificarci, dandoci l'occasione di praticare l'umiltà, la dolcezza, la carità e la pazienza.
Se avessimo a cuore la salvezza della nostra anima, ben lungi dall'odiarli e dal dispiacercene, al contrario, li ameremmo di più.
E' vero che è un po' duro per un cristiano che ha legato il suo cuore alla terra, vedersi spogliare dei propri beni; è certo che è un po' penoso per un orgoglioso vedere oscurare la propria reputazione; non vi è dubbio che sia terribile per un uomo che vive quasi come se non dovesse mai morire, sentire che la morte lo circonda.
Tuttavia, fratelli miei, tutto ciò non corrisponde affatto a quello che noi chiamiamo nostri nemici; al contrario, sono proprio queste cose che ci conducono in cielo, se vogliamo approfittarne cristianamente.
Ma, se adesso desiderate sapere quali sono i nemici che dobbiamo temere, eccoli, fratelli miei: ascoltateli bene e fissateli bene nel vostro cuore.
I nostri veri nemici sono coloro che lavorano per spogliare la nostra povera anima dalla sua innocenza, per rapirle il tesoro della Grazia, per farla morire davanti al buon Dio e gettarla nell'inferno.
Ah! fratelli miei, quanto sono temibili e terribili tali nemici!
E non solamente sono dannosi, ma li troviamo dappertutto, o piuttosto li abbiamo dentro noi stessi: questo deve indurci a stare in guardia senza tregua, poichè non ci sarà altro che la morte, che ce ne possa liberare definitivamente.
Ahimè! fratelli miei, non è invano che si dice che “la vita del cristiano è un continuo combattimento” (si riferisce a Giobbe 7,1, nella traduzione latina:”militia est vita hominis super terram”, l'ebraico è un po' differente; n.d.a.).
Aggiungo ancora, fratelli miei, che non abbiamo altri nemici da temere tanto, quanto quelli invisibili; e se desiderate conoscerli, andiamo a trovarli: cioè scendiamo nei nostri cuori, e chiamiamoli ciascuno col suo nome, in modo che non ci possiamo sbagliare.
Vedete, fratelli miei, questo folle amore di noi stessi, questa segreta compiacenza di noi stessi, della quale siamo ricolmi?
Vedete come ci glorifichiamo interiormente, per un nostro piccolo merito, per i nostri beni, per i nostri talenti, per la nostra famiglia; disprezzando interiormente gli altri, mettendoci al di sopra di coloro che sono uguali a noi, e al livello di coloro che sono al di sopra di noi?
«Anch'io valgo quanto quello lì, io valgo di più di questo qui, egli non è un buon operaio come me, non c'è un lavoro fatto meglio del mio».
Vi accorgete, fratelli miei, di questo nemico invisibile che vi perseguita continuamente e che vi fa tanto male?
Quando un vostro fratello non riesce in qualche cosa, il vostro piccolo orgoglio non vi fa forse pensare che non ci ha saputo fare, e che, se foste stati voi al suo posto, avreste saputo come comportarvi; e che quindi quello non è altro che una bestia; che non capisce niente, e che segue solo la sua testa?
Lo comprendete adesso, fratelli miei, qual è quel piccolo nemico che vi procura la morte senza che ve ne accorgiate?
Questo piccolo bene che avete acquisito, forse non troppo legittimamente, questo aspetto che credete essere più gradevole di quello di un altra persona, il vostro abito più ricco o più adatto di quello del vostro vicino, e mille altre cose, non vi gonfiano forse il cuore?
E questa pienezza non traspare forse perfino nei vostri discorsi, nel vostro modo di camminare, nel vostro contegno?
Vedete come siete orgogliosi? Rivolgerete appena la parola a un povero, se vi saluta levandosi il cappello, facendovi la riverenza; penserete di fare già molto se scuotete la testa o gli accennate un si o un no.
Lo guarderete appena, come se fosse fatto di altra materia, rispetto a voi.
Vedete, fratelli miei, comprendete come l'orgoglio vi divora?
Vedete ancora come siete sensibili alla maniera in cui vi si parla?
Ahimè! una parola un po' di traverso, una piccola battuta sul vostro conto, un'accoglienza un po' fredda, tutto questo vi sconvolge; ci piangete sopra, arrivate perfino a mormorare, dicendo: «Ah! li si conosce bene, non sono nè re nè principi!».
Richiamate alla memoria il bene che gli avete fatto, desiderate trovare l'occasione di rinfacciarglielo.
Dio mio, quale orgoglio, quale amor proprio!
Vedete quest'uomo: dopo che ha acquisito qualche ricchezza, qualche terreno in più, come cammina a testa alta, cominciando ad accompagnarsi con coloro che prima non osava frequentare, credendoli troppo al di sopra di lui!
Se gli affari del vostro vicino riescono meglio dei vostri, se fa qualche profitto che voi avete mancato, vedete come il vostro cuore è triste e depresso!
Ma se, al contrario, gli capita qualche accidente che disturba i suoi affari, o che lo umilia, non sentite subito nel vostro cuore, una certa gioia, un interiore godimento?
Vedete, fratelli miei, non la sentite questa gelosia, questa invidia che vi perseguita dappertutto?
Non possiamo nè vedere nè sentire quella persona che ci ha offesi, ahimè! forse senza volerlo; ci piace parlarne male; ci piace quando gli altri ne parlano male, siamo contenti quando troviamo l'occasione di mortificarla.
Vedete, fratelli miei, lo sentite quest'odio e questa vendetta, questa animosità che vi minaccia e vi divora?
Volete sapere, fratelli miei, quanto siamo attaccati alla vita e ai beni di questo mondo?
Non è forse vero che il vostro spirito è pieno, notte e giorno, dei vostri affari temporali, delle vostre occupazioni, del vostro commercio?
Non siete continuamente occupati a pensare al vostro denaro, o alla maniera di accumularlo, o a parlarne?
Ahimè! quante volte il pensiero dei vostri affari temporali vi raggiunge fin nelle vostre preghiere, e perfino nella casa del buon Dio, durante la santa Messa?
Quante volte non avete pensato alle misure da prendere dopo la Messa, ai viaggi che avreste fatto, alle persone che avreste visto per riuscire nei vostri affari, per concludere un accordo?
Ahimè! per guadagnare cinque franchi voi girereste tre o quattro posti, mentre non fareste trenta passi per fare un'opera buona, per rendere un servizio al vostro prossimo, o per ascoltare una sola volta la santa messa in un giorno feriale?
Quando vi strappate un soldo per i poveri, è come se vi strappaste le viscere.
Se si tratta di guadagnare o di perdere qualche cosa, non conoscete più nè domenica, nè feste; non esistono più nè comandamenti di Dio, nè comandamenti della Chiesa, che vi possano trattenere.
Non dico forse la verità, fratelli miei, se dico che non avete osato, in disprezzo dei comandamenti, non associarvi al peccato degli altri, rifiutando di donare il vostro denaro o i vostri polli, allorchè i figli dei vostri parenti si sono sposati? Non è forse vero che non avete osato dire loro che voi non volevate andarvi, nè lasciar andare i vostri figli?
Vedete, fratelli miei, lo sentite questo rispetto umano che vi acceca e vi fa perdere? (probabilmente il curato aveva presente situazioni di matrimoni irregolari, ai quali, vincendo il rispetto umano, ci si doveva rifiutare di partecipare, per non divenirne complici; n.d.a.).
Che cos'è dunque, ancora, questa maniera che avete, di esaminare e di essere sempre pronti a criticare la condotta e le azioni del vostro prossimo, immischiandovi in ciò che non vi riguarda, addebitandogli quello che sapete e quello che non sapete? (allude alle false accuse “addebitate” sul conto del prossimo; n.d.a.).
Lo sentite, fratelli miei, questo intimo nemico che porta dappertutto lo scompiglio e le discussioni nelle famiglie?
Volete comprendere chi è questo nemico intimo che vi inganna?
Non sarà forse l'impudicizia che vi padroneggia?
Il vostro spirito e la vostra immaginazione, non sono continuamente pieni di pensieri sporchi, di rappresentazioni e di desideri impuri?
Lo vedete, fratelli miei, lo sentite questo fuoco impuro che vi brucia dentro e vi divora?
Ebbene, fratelli miei, eccoli questi nemici ai quali non facciamo attenzione.
Sapete, fratelli miei, perchè li (i nemici interiori, v. sopra) conosciamo così poco?
Ahimè! è perchè chiudiamo gli occhi e ci tappiamo le orecchie, per non vederli e per non conoscerli.
Ma, per conoscerli bene, non dobbiamo fare altro che scendere nei nostri cuori; è lì che sono nascosti e che noi li individueremo, almeno nella gran parte.
Io non vi ho appena mostrato se non i più notevoli e i più ordinari. Ma più vi frugherete, più ne troverete.
Ahimè! il nostro miserabile cuore è simile al caos dell'oceano, che racchiude una moltitudine infinita di pesci di ogni grandezza e di ogni specie.
Si, fratelli miei, la stessa cosa avviene nel nostro cuore.
Esso racchiude e nutre una folla di cattive inclinazioni, le une più deboli, le altre più forti, ma tutte ugualmente capaci di farci perdere, se non abbiamo una grande cura nel reprimerle.
Ecco, fratelli miei, i nemici che alloggiano in noi stessi, dei quali non possiamo sfuggire la compagnia e il cui solo rimedio è nel combatterli.
Ma, voi forse mi direte, va bene, riguardo ai nostri nemici interiori, ma ora, quali sono i nostri nemici esterni?
Fratelli miei, se desiderate saperlo, eccoli; ascoltate bene, in modo che possiate conoscerli, combatterli e vincerli, con la Grazia del buon Dio.
Anzitutto vi dirò che quelli di fuori vengono a congiungersi con quelli di dentro, per potere meglio esercitare il loro furore sui cristiani.
Si, fratelli miei, tutte le creature che il Signore ha fatto per l'uso da parte dell'uomo, servono o alla sua salvezza o alla sua perdizione, secondo l'uso che se ne fa.
Se volete convincervene, ascoltatemi un istante.
Guardate un povero il quale, nella sua povertà, si guadagnerebbe sicuramente il cielo.
Ma, ahimè! che cosa fa? Ciò che fece il cattivo ladrone, che dalla croce discese nell'inferno, invece di salire al cielo: egli mormora, piange, invidia i ricchi, ne parla male e li considera persone crudeli, come dei tiranni; le croci e le afflizioni, che sono grazie molto grandi da parte del buon Dio, lo portano alla disperazione.
Per altro verso, guardate i ricchi e coloro che sono in salute.
Invece di ringraziare il buon Dio, e di fare buon uso dei beni che ha donato loro, facendone parte ai poveri, per riscattare i propri peccati, che cosa fanno?
I beni li rendono orgogliosi e li portano a vivere nell'oblio totale della loro salvezza.
Si, fratelli miei, in qualunque stato di vita ci troviamo, incontriamo dappertutto nemici da combattere.
Qui si tratta di cattivi discorsi che ascoltiamo, là sono i cattivi esempi che vediamo; per meglio dire, fratelli miei, sia che vegliamo, sia che dormiamo, sia che beviamo o che mangiamo, abbiamo ovunque delle trappole da evitare e delle tentazioni da combattere, perfino nei piaceri più innocenti, nella compagnia delle persone, anche le più virtuose, che frequentiamo, nelle nostre opere più sante, per arrivare alle stesse nostre preghiere.
Ahimè! quante distrazioni! quanti pensieri d'orgoglio! quante volte ci siamo preferiti ad altri, che abbiamo ritenuto meno buoni di noi!
Nelle nostre confessioni, ahimè! quanti giri di frase, per apparire meno colpevoli di ciò che siamo!
Quante volte abbiamo avuto il pensiero di cambiare confessore, per provare minore confusione!
Ahimè! quanti sacrilegi nelle nostre Comunioni!
Ahimè! quanti punti di vista troppo umani!
Quante volte siamo più modesti in pubblico, mentre se fossimo da soli lo saremmo di meno! (allude ai peccati commessi quando gli altri non ci vedono; n.d.a.).
E nei nostri digiuni, quanta ipocrisia! quante volte facciamo finta di digiunare, e poi mangiamo quando siamo soli!
Nelle nostre elemosine, quante volte abbiamo cercato l'applauso degli uomini (e non c'era ancora la beneficenza televisiva, in mondovisione...n.d.a.).
Ahimè! fratelli miei, quante trappole da evitare! quante tentazioni da combattere!
Si, fratelli miei, il demonio che ha giurato per la nostra perdizione, gira incessantemente intorno a noi, per farci cadere nelle sue reti.
Si, fratelli miei, egli si serve di tutto ciò che ci circonda, per condurci al male.
Ecco la maniera in cui il demonio ci tenta: egli esamina tutti i moti del nostro cuore.
A colui che è soggetto all'orgoglio, mette davanti agli occhi o nello spirito, tutto ciò che è capace di donargli; gli fa credere che tutto ciò che fa è ben fatto o ben detto; fa in modo che si accorga di essere molto abile, molto adatto, molto economista, molto caritatevole.
A colui che ama il denaro, gli mette davanti la fortuna di coloro che sono ricchi, come siano esenti dalla miseria, come possano fare ciò che vogliono, come siano amati e rispettati da tutti.
A colui che è soggetto al vizio dell'impurità, pone senza tregua nel suo spirito i piaceri dei sensi, in modo tale che, qualunque cosa egli veda, lo richiami a quello.
Altri, che hanno il cuore sensibile, ora li induce nell'orgoglio, ora nella disperazione.
A coloro che hanno qualche apparenza di virtù, gli fa credere che si ha una buona opinione di loro; essi si compiacciono quando ci si raccomanda alle loro preghiere; si credono capaci e degni di grandi cose; essi pensano, qualche volta, che potrebbero ben fare dei miracoli.
Ahimè! fratelli miei, quanto sono pochi coloro che sfuggono a tutte queste trappole, e, di conseguenza, quanto sono pochi coloro che andranno in cielo! (chi pensa che il curato sia un po' “tirchio” nell'ammettere in Paradiso, può leggere Matteo 7,14; n.d.a.).
Ma, mi direte voi forse, chi potrà conoscere tutti questi artifici? Chi potrà svelarli?
Fratelli miei, ecco chi: solo coloro che li percepiscono, che li combattono e che gli resistono.
Ebbene, fratelli miei, eccovi, in parte, i nemici della nostra salvezza.
Giudicate voi stessi se sono da temere. Giudicatene voi stessi, ma più ancora per il male che vi hanno fatto fino al presente e per lo stato nel quale vi hanno ridotti.
Ripercorrete nel vostro spirito tutti gli anni della vostra vita, e considerate, ciascuno di voi, se, dalla vostra giovinezza non siete stati la vittima, lo schiavo e lo sciagurato giocattolo del demonio, di questo maledetto Satana, ma anche del mondo e delle vostre inclinazioni.
Ahimè! fratelli miei, chi potrebbe contare tutti i cattivi pensieri che il demonio vi ha suggerito, e tutte le immagini con le quali ha tentato di sporcare la vostra immaginazione, e tutti i movimenti sregolati che egli ha eccitato dentro di voi?
Si, fratelli miei, se volessimo lavorare sinceramente alla nostra salvezza, sentiremmo veramente quello che ci dice san Giovanni: che «tutto quello che è nel mondo, non è altro che concupiscenza della carne,concupiscenza degli occhi e orgoglio della vita» (cfr. 1 Giovanni 2,16); che noi portiamo dappertutto, in noi stessi, i germi di tutti i vizi, e che ciascuno di noi può essere tentato e sedotto dalla sua cattiva inclinazione; che tutto ciò che ci circonda può essere per noi una occasione di peccato, e che il demonio, accanito alla nostra perdizione, impiega a volte le nostre cattive inclinazioni per farci abusare delle creature, e altre volte le creature per eccitare le nostre cattive inclinazioni.
Ahimè! fratelli miei, se conoscessimo bene il pericolo che corriamo incessantemente di perderci, saremmo in un continuo timore.
Diremmo con san Paolo: «Ah! Signore, quando sarò liberato da questo miserabile corpo che sembra non essermi stato dato che per tormentarmi e per umiliarmi e per essere uno strumento di mille miserie?» (cfr. Romani 7,24).
Diremmo ancora, con il santo re Davide: «Ah! Signore, Dio mio! chi mi darà ali come di colomba, per volare» e per fuggire da questo mondo così miserabile, dove non incontro altro che trappole e tentazione di ogni specie? (cfr. Salmo 55, 7; num. ebr.).
Si, fratelli miei, in tutto ciò che vediamo, in tutto ciò che ascoltiamo, in tutto ciò che diciamo e facciamo, ci sentiamo trascinati verso il male.
Se siamo a tavola , c'è la sensualità, l'ingordigia e l'intemperanza; se ci prendiamo qualche momento di ricreazione, c'è la leggerezza e i passatempi inutili; se lavoriamo, per la maggior parte del tempo, è l'interesse, l'avarizia o l'invidia che ci guida, o la stessa vanità; se preghiamo, c'è la negligenza, le distrazioni, il disgusto e la noia; se ci troviamo in qualche pena o in qualche afflizione, ci sono i pianti e le mormorazioni; se siamo nella prosperità, c'è l'orgoglio, l'amor proprio e il disprezzo del prossimo; le lodi ci gonfiano il cuore, le ingiurie ci portano alla collera.
Ebbene! fratelli miei, ecco quello che ha fatto tremare i più grandi santi, ecco ciò che ha popolato il deserto di tanti solitari, ecco quali sono i motivi di tante lacrime, di tante preghiere, di tante penitenze.
E' vero che i santi che vivevano nascosti nelle foreste, non erano affatto esenti dalle tentazioni: ma almeno erano lontani da tanti cattivi esempi, dai quali noi siamo circondati continuamente e che fanno perdere tante anime.
Tuttavia, noi vediamo che nella loro vita essi vegliavano, pregavano e tremavano senza interruzione, mentre noi, poveri ciechi, viviamo tranquilli in mezzo a tanti pericoli di perderci! (non si tratta di vera pace, ma della beata incoscienza dei negligenti, che permette loro una tranquillità soltanto apparente e precaria; n.d.a.).
Ahimè! fratelli miei, una certa parte non conosce nemmeno cosa significhi essere tentati, poichè non opponiamo quasi mai resistenza, o almeno molto raramente.
Ahimè! fratelli miei, di questo passo, chi di noi sfuggirà a tutti i pericoli?
Chi di noi si salverà?
No, fratelli miei, una persona che volesse riflettere a tutto ciò, non potrebbe più vivere, tanto ne resterebbe terrorizzata.
Tuttavia, fratelli miei, quello che deve consolarci e rassicurarci, è che abbiamo a che fare con un buon Padre, che non permetterà mai che i nostri combattimenti superino le nostre forze, e che, ogni volta che faremo ricorso a lui, ci aiuterà a combattere e a vincere.
Abbiamo detto che avremmo visto i mezzi che dobbiamo impiegare per vincere i nostri nemici e uscire vittoriosi dal combattimento.
E' certissimo, fratelli miei, che l'uomo, alla sua origine, non era come è oggi, un composto di bene e di male, di vizi e di peccati.
La sua anima, uscita pura dalle mani del suo Creatore, non era soggetta a tutte queste miserie.
Ma essendosi l'uomo rivoltato contro il suo Dio, proprio da quel momento, egli non fu più padrone di se stesso: la sua carne corrotta per il peccato, si ribellò contro lo spirito.
Da qui è derivata quella mescolanza di bene e di male, di buone e di cattive inclinazioni, che ciascuno di noi ritrova in se stesso.
Le buone derivano dal buon Dio, che è il Padre delle nostre anime, e le cattive derivano dal demonio, il grande nemico del buon Dio e delle nostre anime.
Ma, pensate forse voi, in voi stessi: che cosa dunque dobbiamo fare per vincere con sicurezza i nostri nemici?
Fratelli miei, non dovete fare altro che tre cose; eccole: «Vegliare, fuggire e pregare».
Se siete fedeli a questi quattro avvertimenti, tutto l'inferno, scatenatosi contro di voi, non potrà nulla.
Ma spieghiamo, fratelli miei, questi tre punti tanto essenziali, che da essi dipende la nostra salvezza.
Io dico, anzitutto, che dobbiamo vegliare; non sono soltanto io che ve lo dico, ma ve lo dice lo stesso Gesù Cristo.
«Se il padre di famiglia, Egli ci dice, sapesse a che ora i ladri devono arrivare, egli non si addormenterebbe; ma veglierebbe, per non lasciarsi saccheggiare la casa» (cfr. Matteo 24,43).
Egli chiuderebbe bene tutte le porte, sarebbe attento al minimo rumore, non aprirebbe a nessuno senza conoscerlo bene, starebbe continuamente in guardia.
Ecco, fratelli miei, quello che Gesù Cristo vuole che facciamo riguardo alla nostra anima.
Quella casa che il buon Dio vuole che noi custodiamo, è la nostra anima: quei ladri, sono i demoni, il mondo e le nostre inclinazioni; infatti vediamo e sentiamo noi stessi che questi ladri sono sempre intorno a noi, per tentarci e per cercare di farci perdere.
Dobbiamo quindi stare sempre in guardia, affinchè non possano mai sorprenderci.
Ma, voi mi direte, come potremo vegliare continuamente su noi stessi?
Fratelli miei, ecco come: se stiamo attenti a tutti i pensieri che si presentano al nostro spirito, a tutti i movimenti che si levano nel nostro cuore, a tutte le parole che escono dalla nostra bocca, e a tutti i discorsi che colpiscono le nostre orecchie, per vedere ed esaminare se, in tutto ciò ci sia qualcosa che possa dispiacere al buon Dio e ferire la nostra povera anima.
Si può dire che vegliamo su noi stessi, fratelli miei, allorchè in tutte le nostre iniziative, in tutte le nostre azioni, in tutte le nostre vie, esaminiamo davanti al buon Dio quali sono i motivi e le intenzioni che ci fanno agire: se è l'orgoglio, la vanità, l'interesse, l'odio, la vendetta oppure le intenzioni solo umane, tutte carnali o impure.
Si, fratelli miei, una persona che veglia su se stessa, è come una persona saggia, che è obbligata a camminare su un sentiero molto stretto, molto scivoloso e sull'orlo del precipizio; guardate come quella persona cammina con precauzione, come sta attenta a dove mette i piedi, come fa attenzione a ogni suo passo.
State attenti, ci dice san Paolo, al modo in cui camminate sulla via della salvezza (cfr. Efesini 5,15 -traduzione latina), cioè al modo in cui parlate e agite, al più piccolo dei vostri pensieri, al più piccolo dei vostri desideri, alla più piccola delle vostre azioni.
State molto attenti ai vostri occhi, caso mai gli oggetti sui quali si posano siano capaci di dare la morte alla vostra anima; state attenti alla vostra lingua, che non sia come una spada che uccida la vostra povera anima.
Ma, direte voi, dove sono le persone che prendono tutte queste precauzioni?
Siamo tutti perduti, se è necessario prendere tutte queste misure.
No, non siamo tutti perduti, bisogna sperare; ma, è pur vero affermare, che se ve ne sono così pochi che seguono tutto ciò, ce ne saranno sicuramente molto pochi che arriveranno in cielo.
Ecco, fratelli miei, quello che dobbiamo fare: tutte le mattine, dopo la nostra preghiera, dobbiamo prevedere tutte le occasioni che avremo, di offendere il buon Dio, per poterle evitare, e chiedere al buon Dio la Grazia e la forza di non soccombere; la sera, dobbiamo rendere conto a noi stessi, per vedere se siamo stati fedeli alle nostre risoluzioni.
Se siamo caduti, senza scoraggiarci, dobbiamo gemere davanti al buon Dio, e chiedergli nuovamente la Grazia di essere più determinati in futuro.
No, fratelli miei, non vi è nulla di più vantaggioso di questa pratica, per procurarci la felicità di poterci correggere, di poter percepire le nostre colpe; è solo in questo modo che raggiungeremo lo scopo di donarci al buon Dio.
Come volete che possiamo conoscere i nostri peccati e abbandonarli, se non rientriamo in noi stessi, almeno una o due volte al giorno?
Ahimè! fratelli miei, malgrado la nostra vigilanza, quanti peccati troveremo alla nostra morte, che non avevamo visto durante la nostra vita!
Di conseguenza, vi lascio immaginare in quale stato si troverà una povera persona che avrà trascorso una parte della sua vita, senza ritornare sui suoi passi.
Ahimè! quale stupore e quale timore, o piuttosto, quale disperazione!
Guardate, fratelli miei, osservate un uomo che vuole conservare la propria salute; vedete come prende delle precauzioni per allontanare tutti i pericoli; egli si priva di tutto ciò che possa nuocere alla sua salute.
E perchè, fratelli miei, non facciamo la stessa cosa per la nostra povera anima?
Non è ella forse più preziosa del nostro corpo?
In secondo luogo, abbiamo detto che, attraverso questo rimedio, che è quello di vegliare senza interruzione su tutti i movimenti del nostro cuore, bisogna anche fuggire con grande cura tutto quello che ci può condurre al male, o raffreddarci nel servizio di Dio.
Si, fratelli miei, se vogliamo conservarci per il cielo, dobbiamo fuggire ed evitare tutte le occasioni prossime del peccato, e cioè le persone pericolose, e i luoghi dove ordinariamente offendiamo il buon Dio, quando vi ci troviamo; dobbiamo trovarvici solo nel caso che non possiamo fare di meglio.
Andate a un veglione, dove si trascorre quasi tutta la serata a maledire, a calunniare il prossimo, a parlare di cattivi argomenti, a cantare cattive canzoni.
E perchè, fratelli miei, ci andate?
Ma, mi direte voi, bisogna pure andare da qualche parte.
Questo è vero, ma non tutte le serate sono le stesse: se vi andate volontariamente, nel giorno del Giudizio, vi ritroverete colpevoli di tutti i peccati che si sono commessi in vostra presenza.
Non ci credete?
Ma nel giorno del Giudizio lo vedrete.
Ahimè! come sarete arrabbiati per esservi resi colpevoli di tanti peccati, e solo per la vostra presenza!
Quante altre volte, avete cercato la compagnia di una certa persona, che , per i suoi modi di fare, o per la sola presenza, vi suscitava cattivi pensieri, o faceva nascere in voi dei cattivi desideri!
Giacchè ella è per voi una occasione di peccato, dovete fuggirla; altrimenti fate male, poichè vi esponete alla tentazione.
Non vi basterà contare sulle vostre risoluzioni, perchè siete venuti meno tante volte; d'altro canto, la vostra stessa esperienza ve ne ha edotti bene, più di quanto potrei insegnarvi io, e anche, più di quanto io oserei parlarvene.
E' vero che, spesso, ciò che è una occasione di peccato per gli uni, non lo è per gli altri; tocca a ciascuno di noi esaminare le proprie particolari disposizioni, per comportarci in modo da non dare la morte alla nostra anima, ma a conservarla per il cielo.
Ora vi mostrerò tutto ciò in una maniera ancora più chiara.
Io chiamo cattiva compagnia, fratelli miei, quell'uomo senza religione, che se ne infischia sia dei comandamenti di Dio che di quelli della Chiesa, che non conosce nè Quaresima nè Pasqua, che non viene quasi mai in chiesa, o, se ci viene non fa altro che scandalizzare gli altri, con i suoi modi così poco religiosi: voi dovete fuggirlo, altrimenti non tarderete a rassomigliargli, anche senza accorgervene; egli vi insegnerà, con i suoi cattivi discorsi, come anche con i suoi cattivi esempi, a disprezzare le cose più sante, e a trascurare i vostri doveri più sacri.
Comincerà a volgere in ridicolo la vostra pietà, a fare qualche apprezzamento sulla religione e sui suoi ministri; vi somministrerà qualche calunnia sui preti e sulla confessione, al punto che vi farà perdere completamente il gusto per la frequenza dei sacramenti; non vi parlerà delle istruzioni dei vostri pastori, se non per metterli in ridicolo; e state certi che, se lo frequentate per qualche tempo, vedrete che, senza accorgervene, perderete presto il gusto per tutto ciò che si riferisce alla salvezza della vostra anima.
Io chiamo cattiva compagnia, fratelli miei, questo giovane o questo vecchio dalla bocca sporca, che non dice che parole oscene.
Guardatevene bene, fratelli miei, questa persona è appestata!
Se la frequentate, siate certi che vi contagerà e che, senza un miracolo della Grazia, voi morirete; il demonio si servirà di questo miserabile per insozzare la vostra immaginazione e far marcire il vostro cuore.
Io chiamo cattiva compagnia, fratelli miei, questo giocatore o questo ubriacone di professione: per quanto voi siate sobri e ben regolati, egli ben presto vi farà perdere, facendovi mangiare il vostro denaro nel gioco e nei cabarets; finirete per diventare la desolazione della vostra famiglia e lo scandalo di tutta la parrocchia.
Io chiamo cattiva compagnia, fratelli miei, questa persona curiosa, inquieta e maldicente, che vuole conoscere tutto quello che succede nelle case, che è sempre pronta a giudicare ciò che non la riguarda.
Lo Spirito Santo ci dice che tali persone, non solo sono odiose a tutti, ma anche che sono maledette dal Signore (cfr. Proverbi 6,16-19).
Fuggitele, fratelli miei, altrimenti diventerete come loro.
Perirete anche voi: «Dimmi chi frequenti, e ti dirò chi sei».
Se le cattive compagnie sono tanto da temere, fratelli miei, i cattivi libri non lo sono di meno.
Spesso è sufficiente la lettura di un cattivo libro per far perdere una persona.
Ahimè! fratelli miei, quante persone, quanti poveri miserabili, che hanno presso di sè quaderni di canzoni cattive, e che li prestano agli uni o agli altri!
Ahimè! che sarà il loro giudizio?
Che cosa risponderanno quando il buon Dio mostrerà loro che hanno fatto perdere tante anime, a causa delle cattive canzoni che essi hanno prestato, o per quelle che hanno cantato?
Non converrete con me, fratelli miei, che se non fuggiamo tutte queste specie di persone, siamo quasi certi di perderci per l'eternità?
Ma ecco l'ultimo mezzo che dobbiamo usare per vincere il nemico della nostra salvezza: è la preghiera.
Si, fratelli miei, è essa che rende efficaci tutti gli altri mezzi che possiamo usare, e dei quali abbiamo appena parlato; senza di essa, cioè senza la preghiera, tutte le nostre precauzioni non ci serviranno a nulla.
E' quello che vi mostrerò in un modo molto efficace, e lo farò con un esempio.
Leggiamo nella Sacra Scrittura che Giosuè combatteva nella pianura contro gli Amaleciti, mentre Mosè era in preghiera sulla montagna, avendo le braccia distese e le mani levate verso il cielo.
Fino a che le sue mani erano così elevate verso il cielo, il popolo di Dio batteva i nemici: ma dal momento in cui le sue braccia affaticate per la stanchezza cadevano, i nemici avevano il sopravvento.
Si fu obbligati a sostenergli le braccia fino alla fine del combattimento, e gli Amaleciti furono disfatti e tagliati a pezzi, non per il valore dei combattenti, ma per le preghiere dei servitori di Dio (Esodo 17,9-13).
Questo esempio ci dimostra, fratelli miei, che la preghiera è non solo molto efficace, ma anche del tutto necessaria per vincere i nemici della nostra salvezza.
D'altra parte, fratelli miei, vedete tutti i santi: essi non si accontentavano di vegliare e di combattere per vincere i nemici della loro salvezza, e di fuggire tutto ciò che poteva servire loro come tentazione; ma trascorrevano tutta la loro vita a pregare, non soltanto di giorno, ma molto spesso l'intera notte.
Si, fratelli miei, potremo pure vegliare su noi stessi, su tutti i movimenti del nostro cuore, potremo pure fuggire, ma, se non preghiamo, se non facciamo continuamente ricorso alla preghiera, tutti gli altri mezzi, non ci serviranno a nulla , saremo vinti.
Noi vediamo che nel mondo, ci sono molte occasioni che non possiamo fuggire; come, ad esempio, un figlio non può fuggire la compagnia dei suoi genitori, a causa dei loro cattivi esempi; ma egli può pregare, e la preghiera lo sosterrà.
Ma supponiamo anche di poter fuggire le persone che danno cattivo esempio, ma non potremo fuggire noi stessi, che siamo i nostri più grandi nemici.
E anche se lo potessimo, se però il Signore non veglia sulla nostra perseveranza, tutte le nostre precauzioni non serviranno a nulla.
No, fratelli miei, non troveremo nessun peccatore che si sia convertito, senza aver fatto ricorso alla preghiera; e non troverete un cristiano dannato che non abbia iniziato il suo percorso di perdizione per difetto di preghiera.
Noi vediamo anche quanto il demonio tema colui che prega, dal fatto che non vi è un momento in cui ci tenta di più, di quando stiamo pregando; egli fa tutto ciò che può per impedirci di pregare.
Quando il demonio vuol fare perdere una persona, comincia con ispirargli un grande disgusto per la preghiera; per quanto quella persona possa essere un buon cristiano, se il demonio raggiunge lo scopo di fargli abbandonare, o di fargli fare male, o di trascurare la sua preghiera, allora egli è certo di possederla.
Se volete comprenderlo ancora meglio, ditemi, da quando voi non resistete più alle tentazioni che il demonio vi offre e lasciate la porta del vostro cuore aperta a ogni evenienza?
Non è forse dopo che avete abbandonato la vostra preghiera, o che la fate solo per abitudine, solamente per routine (termine francese, sinonimo di abitudine, ma intraducibile in italiano; n.d.a.) o per togliervi il pensiero, ma non per piacere al buon Dio?
Si, fratelli miei, dal momento in cui lasciamo le nostre pregiere, noi corriamo a grandi passi verso l'inferno, in modo tale che mai più ritorneremo al buon Dio, se non faremo ricorso alla preghiera.
Si, fratelli miei, con una preghiera ben fatta, potremo comandare al cielo e alla terra, e tutto ci obbedirà.
Ascoltate quello che lo stesso Gesù Cristo ci dice, per mostrarci la necessità di ricorrere alla preghiera: Tutto è possibile alla preghiera, Egli ci dice, tutto è promesso alla preghiera ben fatta (cfr. Marco 11,24).
Vedete gli apostoli: con la preghiera facevano camminare i paralitici, facevano udire i sordi, camminare molti storpi, vedere i ciechi, e risuscitavano i morti (Atti degli Apostoli, passim).
Vogliamo, fratelli miei, non essere vinti dal demonio, nostro crudele nemico?
Facciamo incessantemente ricorso alla preghiera.
Ma bisogna pregare come si deve, bisogna che la nostra preghiera parta dal fondo del nostro cuore, e non dalla punta delle labbra, come la facciamo quasi sempre.
Bisogna ancora che siamo ben persuasi che, da noi stessi, noi non possiamo nè combattere nè vincere, e che abbiamo assolutamente bisogno della Grazia di Dio, e che questa Grazia non ci sarà donata se non per mezzo della preghiera ben fatta.
Ma, se avremo la disgrazia di essere vinti dal demonio, senza scoraggiarci, bisogna ritornare al combattimento, e non contare più sulle nostre risoluzioni, come forse abbiamo fatto finora, ma solo sulla bontà di Gesù Cristo, che combatterà con noi e che ci aiuterà a respingere il nostro nemico.
Concludiamo, fratelli miei, dicendo che, tutte le volte che abbiamo peccato, è stato perchè non abbiamo vegliato abbastanza su noi stessi, non abbiamo abbastanza fuggito le compagnie e i luoghi che potevano condurci al male, oppure non abbiamo pregato o abbiamo pregato male.
Beato, fratelli miei, colui che nell'ora della morte potrà dire, come san Paolo: «Ho combattuto bene, e con la Grazia di Dio ho sempre resistito alla tentazione; eccomi giunto alla fine della corsa, i miei combattimenti sono terminati, ora attendo con fiducia la corona di giustizia che il Signore, buono com'è, ha promesso a tutti coloro che avrebbero combattuto e perseverato sino alla fine» (cfr. 2 Timoteo 4,7-8).
E' questa la felicità che vi auguro.