
II
DOMENICA DOPO L'EPIFANIA
Il Matrimonio
“Fu invitato alle nozze anche Gesù”
(Giovanni 2,2)
Come sarebbero felici i cristiani, se avessero la fortuna di poter fare come questi due fedeli sposi, che andarono a supplicare Gesù Cristo di venire ad assistere alle loro nozze, per benedirli e donare loro le grazie necessarie per la loro santificazione!
E invece no, fratelli miei. Sono troppo pochi quelli che fanno ciò che dovrebbero fare per impegnare Gesù Cristo a venire alle loro nozze, per benedirle: al contrario, sembra che adoperino tutti i mezzi per impedirlo.
Ahimè! quanta gente si è dannata per non avere invitato Gesù Cristo alle proprie nozze, quanta gente comincia il suo inferno in questo mondo!
Ahimè! quanti cristiani entrano in questo stato con le medesime disposizioni dei pagani, e forse, con disposizioni ancora più criminali.
Diciamo, fratelli miei, gemendo, che tra tutti i sacramenti, non ce n'è nessuno che venga tanto profanato. Sembra quasi che si riceva questo sacramento, apposta per commettere un sacrilegio.
Ahimè! se esaminiamo la ragione di tanti cattivi matrimoni, di tanta gente infelice, di tanti che, per le maledizioni che si vomitano l'uno contro l'altro, davvero cominciano il loro inferno in questo mondo, non troveremo altra ragione che la profanazione di questo sacramento.
Ahimè! se su trenta matrimoni ve ne fossero stati solo tre che avessero ricevuto tutte le grazie, sarebbe già molto.
Ma allora, quale è il risultato di tutte queste profanazioni, se non una generazione di reietti?
Dio mio, ci si può mai pensare senza tremare, vedendo tante povere persone che non entrano in questo stato (matrimoniale) non per altro motivo, che per precipitare nell'inferno?
Fratelli miei, qual è il mio progetto? Eccolo.
Consiste dapprima nel mostrare a coloro che sono già entrati in questo stato, gli errori che hanno commessi, e in seguito, a coloro che pensano di entrarvi, le disposizioni che devono avere.
Nessuno dubita, fratelli miei, che possiamo salvarci in ogni stato di vita creato da Dio, ciascuno di noi in quello che Dio ci ha destinato, a patto che abbiamo le disposizioni che Dio ci domanda: di modo che, se noi ci perdiamo nel nostro stato di vita, è perchè non ci siamo entrati con le disposizioni adatte.
Ma è vero anche che ci sono stati di vita che racchiudono molte più difficoltà rispetto ad altri, e sappiamo quale è quello che ne contiene di più: è quello matrimoniale; e tuttavia constatiamo che è quello che si riceve con le peggiori disposizioni.
Quando si vuole ricevere il sacramento della confermazione, si fa un ritiro, ci si impegna a farsi ben istruire, per rendersi degni delle grazie che vi sono collegate.
Ma per il sacramento del matrimonio, dal quale dipendono ordinariamente la felicità o l'infelicità eterna di colui che lo riceve, ben lungi dal prepararvisi con un ritiro o con qualche altra buona azione, sembra invece che non sia mai sufficiente accumulare crimini su crimini prima di riceverlo, sembra che non si sia mai fatto abbastanza male per meritare la maledizione del buon Dio, per diventare così, infelici per tutta la vita, preparandosi poi un inferno per l'eternità.
Allorchè si vuole entrare nello stato ecclesiastico, o in un monastero, oppure restare nel celibato, ci si consulta, si prega, si compiono opere buone, al fine di chiedere a Dio la grazia di conoscere la propria vocazione; sebbene, in un ordine religioso, tutto ci porta al buon Dio, tutto ci allontana dal male, ma, malgrado ciò, si prendono molte precauzioni.
Ma per il matrimonio, dove è così difficile salvarsi, o, per meglio dire, dove ci sono tanti che si dannano, dove sono le preparazioni per chiedere a Dio la grazia di meritare l'aiuto del cielo, che ci è tanto necessaria per poterci santificare in tale stato di vita?
Quasi nessuno vi si prepara, o lo si fa in una maniera così blanda, che non vi si mette per nulla il cuore.
Non appena un giovane o una giovane comincia a pensare di volersi sistemare, subito si allontana da Dio, abbandonando la religione, la preghiera e i sacramenti.
Gli ornamenti e i piaceri prendono il posto della religione, e i crimini più vergognosi prendono il posto dei sacramenti.
Essi continuano questo percorso fino al momento in cui entrano nel matrimonio, dove la maggior parte di loro consumano la loro infelicità eterna, commettendo tre sacrilegi in due o tre giorni.
Cioè, profanando il sacramento della penitenza, quello dell'Eucaristia, e quello del matrimonio, qualora il prete sia abbastanza sciagurato da amministrare loro i primi due. Dico che, almeno, questo avviene nella maggior parte dei casi, se non in tutti.
La maggior parte dei cristiani vi arriva con un cuore mille volte più imputridito (a causa dell'infame vizio dell'impurità), che un gran numero di pagani, che non oserebbero fare mai quello che la maggior parte dei cristiani fa.
Una ragazza che desidera avere un giovane, non ha maggiore riservatezza di una bestia la più immonda.
Ahmè! ella abbandona il buon Dio, e il buon Dio l'abbandona a sua volta; ella si getta con tutto il suo corpo in tutto ciò che vi è di più infame.
Ahimè! che possono essere e divenire queste povere persone che ricevono il sacramento del matrimonio in un simile stato, e quanti di questi disgraziati non lo diranno nemmeno nella confessione?
O mio Dio! con quale orrore il cielo può e deve guardare tali matrimoni!
Ma, inoltre, cosa diventano queste persone sciagurate?
Ahimè! lo scandalo di una parrocchia e una fonte di malessere per i poveri figli che nasceranno da essi.
Cosa sentiranno in quella casa? Nient'altro che giuramenti, bestemmie, imprecazioni e maledizioni.
Quella giovane credeva che se avesse potuto avere quel giovane, o questo giovane quella ragazza, non sarebbe mancato loro nulla; ma, ahimè! non appena sono diventati una famiglia, quale cambiamento, quante lacrime, quanti pentimenti e quanti gemiti!
Ma tutto ciò non serve a nulla. Si è nell'infelicità, e bisognerà restarci fino alla morte, bisognerà vivere con una persona che, la maggior parte delle volte, non si vuole nè vedere nè sentire; diciamo meglio, fratelli mei, che essi iniziano il loro inferno in questo mondo, per poi continuarlo per tutta l'eternità.
Ahimè! quanto è grande il numero dei matrimoni che sono così infelici; e tuttavia, tutto ciò deriva dalla profanazione di questo sacramento.
Ah! se si pensasse a cosa si va a fare entrando nello stato del matrimonio, gli impegni che bisognerà adempiere, e le difficoltà che si incontreranno per salvarsi, o, Dio mio, allora ci si comporterebbe molto più saggiamente!
Ma la disgrazia della maggior parte, sta nel fatto che ha già perso la fede quando vi entra.
D'altro canto, il demonio fa tutto ciò che può per renderli indegni delle grazie che Dio accorderebbe loro se fossero ben preparati.
Il demonio, non soltanto spera di possederli, ma anche che i figli che nasceranno da essi siano sue vittime.
Oh! quanto sono felici coloro che Dio non chiama a questo stato!
Oh! quali azioni di grazie devono rendere a Dio che li esonera da tanti pericoli di perdersi! Senza contare che essi saranno in cielo molto più vicini a Dio, che tutte le loro azioni saranno a Dio più gradite, e che la loro vita sarà più dolce, e la loro eternità più felice.
Dio mio! chi potrà ben comprendere ciò? Ahimè! quasi nessuno, perchè ognuno segue non la sua vocazione, ma l'inclinazione delle sue passioni.
Tuttavia, fratelli miei, sebbene sia così difficile salvarsi nello stato del matrimonio, e che il maggior numero, senza dubitarne un solo momento, saranno dannati, coloro che Dio chiama possono salvarsi, se hanno la fortuna di portarvi le disposizioni che Dio domanda loro; Egli accorderà ad essi, per mezzo dei suoi sacramenti, le grazie che sono loro promesse.
Ciascuno deve entrare dove Dio lo chiama, e noi possiamo dire che il maggior numero di cristiani si danna perchè non segue la sua vocazione, sia non chiedendola a Dio, o rendendosi indegni di conoscerla, a causa della loro vita cattiva.
Per mostrarvi che ci si può salvare nel matrimonio, se è Dio che vi ci chiama, ascoltate quello che ci dice san Francesco di Sales, il quale, essendo in collegio, si intratteneva un giorno con uno dei suoi compagni sullo stato di vita che avrebbero abbracciato.
San Francesco gli dice: Io credo che il buon Dio mi chiama a essere prete; vi trovo tanti mezzi di santificarmi e di guadagnare anime a Dio che, solo a pensarci, mi sento riempire l'animo di gioia; quanto sarò felice, se potrò convertire a Dio dei peccatori!
Per tutta l'eternità li sentirò cantare le lodi di Dio, li vedrò in cielo.
L'altro gli dice: Io credo che Dio mi chiami nello stato del matrimonio, che avrò dei figli e che ne farò dei buoni cristiani, e che io stesso mi ci santificherò.
Entrambi seguirono una vocazione molto diversa, poichè l'uno divenne prete e vescovo, e l'altro si sposò, e tuttavia sono santi entrambi.
Colui che si sposò ebbe figli e figlie; uno dei suoi figli divenne arcivescovo ed è stato un santo; un secondo è diventato religioso; un altro presidente di una camera, il quale fece della sua casa una specie di monastero.
Si alzava ogni giorno alle quattro del mattino, alle cinque faceva la preghiera con tutti i domestici e ogni giorno li istruiva.
La maggior parte delle figlie divennero religiose, in modo che tutti in quella famiglia, ci dice san Francesco di Sales, furono modelli di virtù nei paesi dove risiedettero.
Vedete dunque che, sebbene sia ben difficile e molto difficile (sic!) salvarsi nello stato del matrimonio, coloro che vi sono chiamati da Dio, se vi apportano buone disposizioni, possono sperare di santificarsi attraverso di esso.
Ma ora trattiamo in una maniera più diretta ciò che riguarda questo sacramento.
Se chiedessi a un fanciullo che cos'è il sacramento del matrimonio, egli mi risponderebbe: è un sacramento che è stato istituito da Nostro Signore Gesù Cristo, e che dona le grazie necessarie per santificare coloro che si sposano secondo le leggi di Dio e dello Stato.
Ma quali sono le disposizioni per ricevere le grazie che Dio ci comunica per mezzo di questo sacramento? Eccole.
Anzitutto essere sufficientemente istruiti sui doveri del proprio stato e sulle miserie che vi si sperimentano.
Poi, essere in stato di grazia, cioè, aver fatto una buona confessione di tutti i propri peccati, insieme a un vero desiderio di non commetterli mai più.
Se mi chiedete perchè occorra essere in stato di grazia per sposarsi, io vi risponderò: Prima di tutto perchè è un sacramento dei vivi; bisogna quindi che la nostra anima sia esente dai peccati (si chiamano sacramenti dei “morti”, cioè di chi non è in stato di grazia, il battesimo e la penitenza, tutti gli altri sono sacramenti dei “vivi”: n.d.a.).
Inoltre, se non si è in stato di grazia, si commette un sacrilegio, a meno che non dipenda dal fatto di non essere sufficientemente istruiti (chi non è consapevole di ciò che fa non commette sacrilegio; n.d.a.).
Coloro che vogliono ricevere degnamente questo sacramento devono essere sufficientemente istruiti per conoscere i loro doveri, e per insegnare ai loro figli quello che devono fare per vivere cristianamente.
Se una persona che si sposa non sa che cos'è il sacramento che va a ricevere, chi l'ha istituito, quali grazie ci accorda, e quali sono le disposizioni interiori che dobbiamo apportarvi, è ben certo che non può non commettere un sacrilegio (si tratterebbe di “ignoranza crassa”, e quindi colpevole “in radice”, perchè aveva il dovere grave di istruirsi; n.d.a.).
Ahimè! quanti sacrilegi nel ricevere questo grande sacramento, e quanta gente si sposa senza nemmeno conoscere i principali misteri (della fede); ad esempio, quale delle tre Persone divine si è fatta uomo!
Costoro non saprebbero rispondervi che è la seconda Persona che ha preso un corpo e un'anima nel seno della santa Vergine, per opera dello Spirito Santo, il 25 marzo (è ovvio che è solo una data liturgica e non storica; n.d.a.).
Che il 25 dicembre Gesù è venuto al mondo, a mezzanotte, e che è nato come uomo e non come Dio, poichè, come Dio, esiste da tutta l'eternità.
Quanti non sanno che il giovedì santo Gesù ha istituito l'adorabile sacramento dell'Eucaristia, prendendo del pane, benedicendolo e trasformandolo nel suo Corpo; e che in seguito prese del vino e lo cambiò nel suo Sangue, e che disse ai suoi apostoli; «Tutte le volte che direte le stesse mie parole, voi compirete lo stesso miracolo!».
Quanti ignorano che il giovedì santo Gesù ha istituito il sacerdozio, pronunciando queste parole: «Fate questo in memoria di me. Tutte le volte che direte le stesse parole, voi cambierete come me il pane nel mio Corpo e il vino nel mio Sangue».
Forse alcuni ignorano anche il giorno in cui il buon Dio è morto, è risorto ed è salito al cielo.
Questo vi stupisce? Ahimè! ce ne sono più di due che non sanno come, che non sanno quanto Dio ha sofferto e come è morto; e cioè che non sanno che Dio ha sofferto ed è morto come uomo e non come Dio, poichè come Dio, non poteva nè soffrire nè morire.
Quanti cristiani ci sono che credono addirittura che tutte insieme le tre Persone della Santissima Trinità hanno sofferto e sono morte!
Quanti non sanno che Gesù Cristo, come uomo, è più giovane della santa Vergine, ma, come Dio Egli esiste da tutta l'eternità!
Quanti sarebbero rimasti molto imbarazzati se, prima di sposarsi, gli avessero domandato: chi ha istituito i sacramenti, e quali sono gli effetti di ogni sacramento in particolare, e quali disposizioni richiede ciascun sacramento!
Quanti ce ne sono che credono che sia stata la santa Vergine o gli apostoli a istituire i sacramenti, e ignorano che sia stato Gesù Cristo, e che non poteva esserci che Lui che poteva istituirli e comunicare ad essi quella che grazia che in essi riceviamo!
Ad esempio, che il battesimo ci purifica dal peccato che abbiamo in noi quando veniamo al mondo, che è quello il primo sacramento che un cristiano può ricevere, e che le acque che servono per il battesimo, sono state santificate allorchè san Giovanni Battista battezzò Gesù Cristo nel Giordano, e che Gesù Cristo lo ha istituito dicendo agli apostoli: “Andate, istruite tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, ecc.ecc.”!
Quanti cristiani non sanno che è lo Spirito Santo che ricevono nel sacramento della Confermazione, e che questo sacramento non può essere dato che dai vescovi, e che occorre essere in stato di grazia per riceverlo!
Quanti non sanno in quale momento preciso ricevono il sacramento della Penitenza, e non sanno che tale momento è quando confessano i loro peccati e ricevono l'assoluzione, e non semplicemente quando si confessano! (nel senso che potrebbero non ricevere l'assoluzione; n.d.a.).
Quanti non sanno che nell'Eucaristia ricevono il Corpo, il Sangue e l'Anima del Nostro Signore Gesù Cristo, e che non ricevono nè gli angeli nè i santi!
Quanti non conoscono la differenza tra il sacramento dell'Eucaristia e gli altri sacramenti, e cioè, non sanno che nel sacramento dell'Eucaristia ricevono il Corpo adorabile e il Sangue prezioso di Gesù Cristo, mentre negli altri sacramenti non riceviamo che l'applicazione dei meriti del suo Sangue prezioso!
Quanti non sanno nemmeno distinguere quali sono i sacramenti dei vivi e quali i sacramenti dei morti, e perchè gli si dia questo nome; non sanno che il Battesimo, la Penitenza, e, qualche volta l'Estrema Unzione, sono sacramenti dei morti, perchè ci rendono la vita della grazia che abbiamo perduta per il peccato, e che gli altri sono chiamati sacramenti dei vivi, perchè è necessario che non abbiamo alcun peccato sulla coscienza, quando vogliamo riceverli.
Quanti altri non sanno quello che ricevono, allorchè si fa l'unzione sui loro sensi, e quale grazia questo sacramento dell'Estrema Unzione accorda ai malati che lo ricevono degnamente; e cioè non sanno che questo sacramento li purifica da tutti i peccati che hanno commesso per mezzo dei loro sensi, cioè con gli occhi, la bocca, le orecchie, ecc., ecc.
E infine, quanti altri hanno ignorato la grazia che donava loro il sacramento del matrimonio!
Quanti altri non sanno che i sacramenti hanno avuto il loro effetto soltanto dopo la Pentecoste
Ahimè! quanti sacrlegi! Ahimè! quanta gente sposata e dannata!
Perciò, se voi ignorate tutte queste cose, potete essere certi che tutti i sacramenti che avete ricevuti sono più o meno dei sacrilegi.
Una seconda ragione che deve condurre a prepararsi bene per ricevere tutte le grazie che ci conferisce questo grande sacramento, è che ci sono tante miserie da sopportare.
Quante povere donne che sono costrette a trascorrere la loro vita con mariti, dei quali, alcuni sono uomini iracondi, che un nonnulla fa montare in collera; simili a leoni, essi sono sempre alle loro costole, le contrastano e spesso perfino le maltrattano; non possono vederle mangiare.
Ed esse muoiono di crepacuore; è molto raro che trascorrano un solo giorno senza versare lacrime.
Altre hanno dei mariti che sperperano tutto quello che possiedono nei cabarets (locali di ritrovo godereccio, che spesso, nei villaggi, venivano improvvisati nei capannoni e nelle stalle; n.d.c.), mentre la povera moglie soffre la miseria, a casa, con i figli.
Quello che dico dei mariti, lo dico anche, allo stesso modo, delle mogli.
Quanti mariti hanno delle mogli che non rivolgono mai ad essi una parola gentile, che li disprezzano, che dilapidano tutto ciò che c'è in casa, che non fanno che discutere dalla mattina alla sera.
Converrete con me che, per sopportare tutto questo senza mormorare, in modo da renderlo meritorio per il cielo, occorre una grazia straordinaria.
Ebbene! fratelli miei, se aveste ricevuto tutte le grazie che vi dona questo sacramento, avreste un tesoro infinito per il cielo; quelle grazie che Dio vi ha preparato per salvarvi, e che Egli ha collegato con la vostra vocazione, vi renderebbero tutto ciò sopportabile, senza che vi doveste affliggere.
Ma da dove proviene che quest'uomo non può sopportare i difetti che scorge nella propria moglie, e che la moglie maledice ad ogni istante suo marito perchè è ubriaco?
Tutto deriva dal fatto che queste persone non hanno ricevuto le grazie del sacramento del matrimonio; perciò non possono che essere infelici durante la loro vita e dannati dopo la morte.
Ma la disgrazia ancora più grande è che, oltre a tutto ciò, anche i loro figli sono come loro.
Ahimè! chi potrebbe raccontare lo stato deplorabile dei figli che nascono da tali matrimoni?
Anzitutto, i loro genitori non hanno mai conosciuto la loro religione, di conseguenza, non possono insegnarla ai loro figli.
Ahimè! dei figli che hanno dieci o dodici anni non conoscono nemmeno le loro preghiere, nè una sola parola sulla loro religione; non hanno sulla bocca altro che giuramenti e cattivi propositi.
Ahimè! persone maritate e figli dannati. Se almeno non si fossero sposati di sarebbero dannati da soli!
Com'è vero che la profanazione di questo sacramento popola l'inferno!
Ma, voi mi direte, che cosa bisogna fare, dunque, per entrare santamente in questo stato?
Amico mio, eccolo. Ascoltalo bene, e sarai felice se ne trarrai vantaggio.
Bisogna che il tuo matrimonio non abbia nulla di simile a quello dei pagani.
Ecco il matrimonio dei pagani.
Allorchè vogliono sistemarsi, alcuni prendono moglie per averne dei figli, a cui possano lasciare il loro nome e i loro beni; altri, perchè hanno bisogno di una compagna che li aiuti nei bisogni della vita; altri per la bellezza e per il piacere, ma molto poco per la virtù.
Dopo di ciò, ognuno prende le sue precauzioni, da una parte e dall'altra; si firma il contratto, e si celebra il matrimonio, che è accompagnato da qualche cerimonia religiosa, alla loro maniera; si fa una grande festa, e ci si dedica a ogni sorta di gioia e di eccessi.
Ecco, fratelli miei, il modo in cui procedono i pagani, e cioè coloro che non hanno, come noi, la felicità di conoscere il vero Dio.
Se i vostri matrimoni non hanno niente di meglio, state certi che avete profanato questo sacramento; e, dopo, dovete aspettarvi di andare a trascorrere la vostra eternità nell'inferno.
Per la verità, è soltanto lo spirito di pietà che costituisce il matrimonio cristiano; quindi, bisogna farlo nel nome di Gesù Cristo, con lo scopo di piacergli e di seguire la sua chiamata, proponendosi la salvezza della propria anima, e nient'altro.
Non è dunque nè l'interesse, nè il desiderio di seguire l'inclinazione del proprio cuore, che deve portare un cristiano a maritarsi; ma solo il desiderio di seguire la voce di Dio che vi chiama a questo stato, il desiderio di allevare cristianamente i figli che piacerà a Dio di donarvi.
Ma, in un percorso così importante, non bisogna fare nulla con precipitazione, nè mancare mai di consultare i propri genitori, e non concludere nulla senza il loro permesso.
I genitori, da parte loro, non devono mai forzare i loro figli a prendere persone che essi non amano, pechè altrimenti non potranno essere che infelici, sia l'uno che l'altra.
Bisogna sempre scegliere persone che possiedono la pietà: dovete preferirle, anche se possedessero meno beni, perchè siete certi che Dio benedirà il vostro matrimonio; invece, coloro che non hanno nessuna religione, perderanno in breve tempo i loro beni.
Non bisogna fare come parecchi che prendono un ragazzo ubriaco e cattivo soggetto, dicendo che, quando si sposerà, si correggerà; è tutto il contrario, diventerà solo più cattivo, e voi trascorrerete la vostra vita in una specie di inferno.
Ahimè! quanto sono numerosi i matrimoni di questo genere!
E' nella preghiera e per mezzo delle buone opere, che dovete domandare a Dio di farvi conoscere colui o colei che Egli vi destina.
Si dice che, affinchè un matrimonio sia ben fatto, cioè felice, occorre che sia fatto in cielo, prima che sulla terra.
Anzitutto, i giovani che vogliono meritare le grazie del matrimonio, che Dio prepara a coloro che sperano di santificarsi in esso, non devono mai parlarsi stando soli, nè di giorno nè di notte, senza la presenza dei loro genitori, e non devono mai permettersi la minima familiarità, nè la minima parola indecente.
Senza di ciò siano certi che stanno allontanando Dio dalle loro nozze, e che, se non è Dio che assiste, certamente è il demonio (si potrà ben ridere di certe precauzioni d'altri tempi, ma se dai frutti si conosce l'albero...n.d.a.).
Ahimè! non ce n'è uno su duecento che osservi questa regola. E si può dire anche che non c'è un solo matrimonio, una sola famiglia su duecento, che sia veramente tale, che vi regnino la religione e la pace, in modo che si possa dire che è una casa del buon Dio.
Al contrario, ci sono coppie (di fidanzati), che si trascinano, per tre o quattro anni, nelle danze, nei balli, nelle commedie e nei cabarets, che trascorrono tre quarti della notte da soli, permettendosi tutto quello che il demonio dell'impurità può ispirare loro.
Dio mio, sono ben questi i cristiani che devono portare, sotto il velo del sacramento, un cuore puro ed esente da ogni peccato?
Ahimè! chi potrà contare il numero di peccati di cui il loro cuore è coperto, e la loro anima è resa putrida?
Ahimè! come si può sperare che il buon Dio possa, pur essendo onnipotente, benedire tali matrimoni, di persone che vivono nell'impurità la più infame, da chissà quanti anni? le quali forse non fanno preghiere nè al mattino nè alla sera? che hanno lasciato i sacramenti da parecchi anni, o che, se li hanno frequentati, non hanno fatto altro che profanarli?
Ahimè! come può accadere che il Sangue adorabile di Gesù Cristo, possa discendere sopra queste nozze per santificarle, e rendere le pene del matrimonio dolci e meritorie per il cielo?
Ahimè! quanti sacrilegi e quanta gente sposata che andrà a bruciare negli abissi!
Mio Dio, quanto poco i cristiani conoscono la loro disgrazia e la loro perdizione eterna!
Ahimè! essi non abbandoneranno i loro crimini infami dopo le loro nozze; ogni giorno le stesse infamie, e ogni giorno sulla strada dell'inferno, dove ben presto piomberanno.
No, fratelli miei, non entriamo nei dettagli degli orrori che si commettono nel matrimonio, perchè tutto ciò fa morire di orrore.
Gettiamo un velo, che non verrà tolto, in verità, se non il giorno della vendetta, allorchè vedremo tutte queste turpitudini, senza timore di insozzare la nostra immaginazione.
Gente maritata, non perdere mai di vista che tutto si vedrà nel giorno del giudizio; e questo getterà una infinità di persone nello stupore, per il fatto che dei cristiani si siano permesse delle infamie di tal genere.
Ma fermiamoci qui.
Se ora mi chiedi quali sono le condizioni necessarie perchè un matrimonio sia buono davanti a Dio e davanti agli uomini, amico mio, ecco due cose: bisogna che sia contratto secondo le leggi della Chiesa e dello Stato; senza di questo il matrimonio sarebbe nullo, e cioè le persone vivrebbero in stato di peccato, come due persone che si mettono insieme senza sposarsi davanti alla Chiesa. La Chiesa ha fatto le sue leggi, assistita, diretta dallo Spirito Santo.
Se mi chiedi che cos'è il fidanzamento, ti rispondo: è la promessa che due persone si fanno l'un l'altra, di sposarsi.
Dal momento in cui due persone si sono fidanzate, esse non devono restare nella stessa casa, sotto pena di peccato grave, a causa dei pericoli e delle tentazioni alle quali sarebbero esposti; perchè il demonio fa tutto ciò che può per renderle indegne della benedizione del buon Dio, che è promessa loro nel sacramento del Matrimonio.
E' per questo che la Chiesa proibisce loro di abitare sotto lo stesso tetto per tutto il tempo del fidanzamento (il curato si riferisce al caso di persone che vivevano insieme prima del fidanzamento, per motivi solo logistici, visto l'ambiente ristretto del villaggio di Ars; dopo non gli sarà più concesso; n.d.a.).
Vi ho detto, fratelli miei, che non vi è nessun altro sacramento per il quale si prendano tante precauzioni esteriori, e che riceva tanta preparazione, come il sacramento del Matrimonio.
Non appena firmato il contratto, vengono pubblicati per tre domeniche di seguito, i nomi delle persone che vogliono sposarsi, e questo per due ragioni: la prima, per invitare tutti i fedeli a pregare per loro, affinchè Dio accordi le grazie che sono loro necessarie per entrare santamente in questo stato.
La seconda ragione, è quella di scoprire gli impedimenti che potrebbero opporre un ostacolo a questo matrimonio.
I casi nei quali la Chiesa proibisce il matrimonio, si chiamano “impedimenti”; ci sono impedimenti che rendono le nozze nulle, di modo che, le persone che si fossero sposate con qualcuno di questi impedimenti che stiamo per vedere, non sarebbero affatto sposate, la loro vita non sarebbe altro che una fornicazione continua.
Ahimè! quanti ce ne sono di questi matrimoni sciagurati, che fanno cadere le maledizioni del cielo, con le relative pene, ovunque ci si trovi!
Non dobbiamo dubitare, fratelli miei, che la profanazione di questo sacramento, e i crimini che si commettono nel matrimonio, siano proprio essi la causa di tutti i grandi mali con i quali Dio ci abbatte, e lo riconosceremo nel giorno del giudizio.
Diciamo dunque che ci sono impedimenti che si chiamano “dirimenti”; ecco quelli che si riscontrano più di frequente.
Il primo è la parentela fino al quarto grado incluso, e cioè che comprende il quarto grado e non il quinto: ciò si comprende agevolmente.
Quando si annuncia un matrimonio, se pensate che colui che lo pubblica non sa qualcosa che i fidanzati gli nascondono, voi siete obbligati a dirlo a colui che lo ha pubblicato, altrimenti commettete un grosso peccato mortale, giacchè vi sono parecchi che nascondono finchè possono, per paura di dover chiedere la dispensa, e che questo costi loro qualcosa.
Il secondo è l'affinità, e cioè che un vedovo non può sposare i parenti della sua defunta moglie, fino al quarto grado, nè una vedova quelli del suo defunto.
Il terzo è la parentela spirituale, e cioè che non ci si può sposare col ragazzo che si è tenuto a battesimo, nè con il padre o la madre di questo ragazzo.
Il quarto è l'onestà pubblica, e cioè, che quando una persona è stata fidanzata con un'altra persona, non può sposarsi nè con la madre, nè con la figlia, nè con la sorella della persona con la quale era stata fidanzata.
Ecco, fratelli miei, gli impedimenti, che i fedeli possono conoscere meglio (sottinteso “del parroco”; n.d.a.), e che, quando si pubblica un matrimonio che si sa che rientri in uno di questi casi, si è obbligati a dire, altrimenti si commette un peccato mortale, e ci si mette nella condizione di essere scomunicati, ossia di essere strappati dal seno della Chiesa.
Vedete, fratelli miei, come dovete stare attenti e non omettere mai di dire ciò che sapete.
Vi sono altri impedimenti che sono meno comuni, alcuni che sono segreti e infamanti, come l'adulterio e l'omicidio: coloro che ne sono colpevoli, devono avvertire il confessore.
Le leggi della Chiesa che difendono queste specie di matrimoni sono molto sagge, sono state tutte suggerite dallo Spirito Santo.
Ci sarebbe ancora il voto semplice di castità, di sei mesi o di un anno, e altro ancora...
Tuttavia, alcune volte, la Chiesa concede delle dispense, facendo fare qualche offerta a coloro che le domandano, ma non dimenticate mai che tutte le dispense che si chiedono, qualora non si dica con precisione come stiano le cose, non valgono nulla.
Il santo padre non le accorda se non a condizione che ciò che si dice sia vero; sicchè, se quello che diciamo non è del tutto vero, e cioè, se date delle ragioni che non ci sono, o se le ingigantite, le vostre dispense non valgono niente, e di conseguenza il vostro matrimonio è nullo: ciò significa che voi non siete sposati, e che avete commesso un sacrilegio ricevendo il sacramento del matrimonio, insieme a tutti i sacramenti che ricevete in seguito (si tenga presente che il santo curato aveva trovato una parrocchia ridotta allo stato “selvaggio”, sia dal punto di vista spirituale che canonico, e ne fece poi una parrocchia modello, con il suo zelo meticoloso e amorevole; n.d.a.).
Ahimè! quanto grande è il numero di questi disgraziati, eppure dormono tranquilli, mentre il demonio prepara loro un inferno eterno!
Perciò non dovete mai fornire delle ragioni che non ci sono, e se i vostri pastori non le trovano valide, guardatevi bene dal pressarli, dicendo che vi metterete insieme in ogni caso.
Ahimè! quanta gente sposata e dannata!
Ma, voi mi direte, come bisogna trascorrere il tempo del fidanzamento?
Ecco come.
Questo tempo è un tempo sacro che occorre passare nella riservatezza, nella preghiera, e compiendo ogni sorta di buone opere, per meritare che Gesù Cristo vi faccia, come agli sposi di Cana di Galilea, la grazia di assistere alle vostre nozze, per benedirvi, dandovi l'aiuto necessario per potervi santificare in esso.
E' ottima cosa, e spesso è molto necessario, fare una confessione generale, sia per riparare le cattive azioni che si siano potute compiere durante la vita, sia ancora per rendersi maggiomente degni di ricevere questo sacramento, pochè le grazie sono tanto più abbondanti, in proporzione delle disposizioni che vi si apportano.
Ditemi, fratelli miei, è proprio in questo modo che in genere si trascorre un tempo così prezioso come quello del fidanzamento?
Ahimè! forse che voi, fratelli miei, non prendete come modello i pagani, i quali forse non fanno neppure loro ciò che la maggior parte dei cristiani dei nostri giorni si permette?!
Questi cristiani sciagurati non sono contenti di avere trascinato quasi tutta la loro vita, o almeno una buona parte di essa, nel crimine e nell'infamia più nera!
Già il primo giorno del loro fidanzamento ne fanno abbastanza: le danze, i balli, i cabarets e la carne, anche se è un giorno di astinenza.
Non contenti di fare il male da soli, quasi temessero di non irritare abbastanza la giusta collera di Dio sopra di essi, facendo in modo che Egli li maledica invece di benedirli, si mettono insieme quattro o cinque persone alla volta, cioè a seconda della loro fortuna: quelli che hanno da spendere di più ne invitano di più, e quelli che hanno di meno ne invitano di meno; ma sempre in base a ciò che possiedono (si riferisce alle semplici allegre comitive del divertimento licenzioso, e niente di ciò che oggi si potrebbe immaginare...; n.d.a.).
Ce ne sono di quelli che, forse, perderanno la loro anima, faranno dei debiti trascorrendo i tre quarti della notte, senza contare il giorno, nei cabarets, dedicandosi a ogni genere di eccesso; una parte inoltrandosi nelle stradine, e forse con la fidanzata.
Ma, voi mi direte, questo non ti riguarda, non è il tuo denaro che noi spendiamo; non ti dobbiamo nulla.
No, senza dubbio, il vostro denaro non mi riguarda, ma le vostre anime, delle quali Dio mi ha incaricato, quelle si che mi riguardano.
Ebbene! fratelli miei, ecco l'inizio del santo ritiro dei giovani che si sono appena fidanzati; ecco la loro preparazione per ricevere il sacramento del matrimonio!
Ma non è ancora tutto; il demonio non ne ha ancora abbastanza.
Dopo aver trascorso qualche giorno nei bagordi, con i parenti della ragazza, trascorreranno tutto il resto del tempo a correre nelle le case per mostrare di essersi fidanzati.
In ciascuna casa, essi commetteranno forse tre o quattro gravi peccati a causa degli abbracci che essi stessi faranno o che permetteranno.
Ma, voi mi direte, è l'usanza.
Ah! le vostre usanze sono quelle dei pagani!
Siccome avete seguito fino ad ora la stessa condotta dei pagani, allora bisogna continuare sulla medesima rotta!
Malgrado ciò che potete dite, questo non impedirà che, quando comparirete davanti al tribunale di Dio per rendergli conto della vostra vita sciagurata, tutti gli abbracci che avete dato o ricevuto nel tempo del fidanzamento, non siano considerati peccato, e, nella maggior parte, peccato mortale.
«Oh! ma io non ci credo affatto».
Non ci credi affatto? Sarà perchè i tuoi occhi sono un po' offuscati; ma non ti preoccupare, il grande giudice te li schiarirà per bene.
Perchè non avviene che i ragazzi si complimentino con i ragazzi e le giovani con le altre giovani?
Lo so bene: è perchè al demonio non ne verrebbe un gran tornaconto.
Il tempo del fidanzamento si trascorre in questa dissipazione, o piuttosto, in questa catena di peccati, senza parlare di ciò che accade tra le donne (passaggio un po' oscuro; n.d.a.).
Dio mio, ma questi sono cristiani o pagani?
Ahimè! io non ci capisco nulla; tutto quello che so, è che si tratta di povere anime che il demonio trascina e divora, fino a che non le precipita nelle fiamme.
Poi arriva il tempo del matrimonio, non mancano più di tre o quattro giorni; vanno a presentarsi al tribunale della penitenza, senza pentimento e senza neppure il desiderio di migliorare.
E la prova di ciò è molto evidente: andrete a vedere gli stessi piaceri, le stesse danze, gli eccessi nel bere e nel mangiare; iniziano la vita familiare abbandonandosi a tutto ciò che il demonio può ispirare loro nel giorno delle nozze, e, se possono, fanno anche di peggio.
Hanno appena ricevuto questo grande sacramento; ma no! mi sbaglio! essi hanno appena commesso un orribile sacrilegio, e ora vanno a mettere il marchio alla loro condanna, trascorrendo, forse, un giorno o due nelle crapule.
Mio Dio, che pensare di questi poveri cristiani? Che cosa diventeranno?
Ahimè! Tu li hai già abbandonati, poichè essi non hanno trascurato nulla per costringerti a maledirli e a condannarli.
Ma, voi mi direte, non è forse permesso di rallegrarsi in quel giorno? (il dì delle nozze; n.d.a.).
Si, senza dubbio, ma di rallegrarsi nel Signore.
Potete ben dire ciò che volete, ma non cesserete di rendere conto di un solo centesimo speso inutilmente; potete pure burlarvi di me, ma è proprio come vi sto dicendo. Un giorno lo vedremo, state molto attenti che non sia troppo tardi per voi.
Tutto questo è molto difficile da credere, e cioè che se ci comportiamo male il buon Dio ci punirà; perchè intanto vediamo alcuni che si divertono molto e tuttavia fanno bene i loro affari.
Amico mio, questo lungi dall'essere un buon segno, è la più grande di tutte le disgrazie.
Sai perchè il buon Dio si comporta in questo modo?
Ecco: perchè Egli è giusto. Egli ti ricompensa di tutto il bene che hai fatto, affinchè, dopo la tua morte, non dovrà fare altro che gettarti nell'inferno (avendo già ricevuto la tua ricompensa; n.d.a.).
E' questo il motivo per cui sembra che Egli vi benedica, malgrado tutti gli orrori che avete commesso, durante i vostri fidanzamenti e le vostre nozze, senza contare che tutti i peccati che hanno commesso coloro che voi avete invitato, vi saranno addebitati, senza, per questo, che essi stessi si debbano considerare innocenti.
Ahimè! come la morte farà scoprire i peccati là dove molti pensano che non ve ne siano affatto!
Che cosa dovrebbe fare un cristiano per ricevere degnamente questo sacramento?
Dovrebbe prepararsi con tutto il suo cuore, dovrebbe fare una buona confessione, e dovrebbe trascorrere santamente il giorno del suo fidanzamento; e ciò che avrebbe dovuto spendere, dovrebbe darlo ai poveri, per attirare su di sè le benedizioni divine.
Il giorno delle nozze, entrambi dovrebbero andare in chiesa di buon mattino, per implorare l'aiuto e la luce dello Spirito Santo, al momento della benedizione nuziale, in modo che il Sangue di Gesù Cristo si effonda sulle loro anime (ma per i cristiani evoluti di oggi, lo Spirito Santo può benissimo essere sostituito dal costumista, dall'estetista, dal fotografo, dal fiorista, e perfino dal “wedding planning”..., ma il povero curato non poteva immaginare fin dove si sarebbe spinto il progresso...; n.d.a.).
Il giorno in cui si sposano, essi devono trascorrere la giornata alla Presenza di Dio, pensando che sarebbe una grande disgrazia se dovessero profanare un giorno così santo.
Dopo il loro matrimonio, devono andare a trovare un confessore per farsi istruire, in modo che non si perdano senza saperlo, o piuttosto, perchè possano comportarsi come veri figli di Dio.
Ahimè! ma dove sono i cristiani che si comportano in questo modo?
Ahimè! dove sono quindi le persone sposate che saranno salvate?
Quanti si perderanno! Di coloro che possiedono le buone disposizioni non c'è quasi nessuno.
Cosa concludere da ciò?
Ecco: la maggior parte dei cristiani entrano nello stato matrimoniale senza chiedere a Dio le grazie che sono ad essi necessarie, essi vi portano un cuore e un'anima coperta da mille e mille peccati, e profanano questo sacramento: e ciò è una fonte di infelicità per essi, sia in questo mondo che nell'altro.
Felici quei cristiani che entrano nel matrimonio con queste buone disposizioni e che vi perseverano sino alla fine!
E' quello che io vi auguro...