Le indulgenze (primo Sermone)


Seconda Domenica di Quaresima

Le indulgenze (primo Sermone)
«Allorchè lo spirito impuro esce da un uomo, dice: “Ritornerò nella casa dalla quale sono uscito» (Luca 11,24)

Vi mostrerò ora, come sia grande il furore del demonio, contro coloro che lo hanno scacciato dal loro cuore, per mezzo di una buona confessione.
Questo deve portarli a vegliare continuamente su ogni movimento del loro cuore, per timore che il demonio li faccia ricadere nel peccato, cosa che li porrebbe in uno stato peggiore di quello in cui erano prima di confessarsi.
E’ precisamente per preservarci da questa disgrazia che la Chiesa ci impone delle penitenze, quando ci confessiamo.
Esse servono a due scopi: anzitutto, per soddisfare alla Giustizia di Dio riguardo ai peccati confessati, e poi per preservarci dal ricadere nel peccato.
Se abbiamo la disgrazia di non eseguire le penitenze imposteci, commettiamo un peccato mortale, se i peccati accusati fossero dei peccati mortali.
Tuttavia, fratelli miei, dobbiamo ammettere che, quand’anche facessimo bene le penitenze imposteci nel santo tribunale (della confessione), poichè esse non sono minimamente proporzionate ai nostri peccati, ci restano necessariamente le pene da subire o in questo mondo, o nelle fiamme del Purgatorio (secondo la dottrina cattolica, la confessione rimette solo la colpa, ristabilendo l’amicizia con Dio interrotta dal peccato, ma non la pena che resta da scontare dopo la morte; n.d.a.).
E’ proprio perchè, fratelli miei, il buon Dio desidera tanto procurarci, subito dopo la morte, la felicità di andare a gioire della sua santa Presenza, che Egli ci accorda, per mezzo del ministero della sua Chiesa, un mezzo molto facile e molto efficace, per accorciare quelle pene: questo mezzo, fratelli miei, sono le indulgenze che possiamo guadagnare finchè siamo sulla terra.
Tali indulgenze sono una diminuzione o una totale remissione, di quelle penitenze che una volta si imponevano ai peccatori, al fine di soddisfare, pressappoco, alla misura necessaria per evitare il Purgatorio.
Ma per farvelo meglio apprezzare, io vi mostrerò:
1- che cosa sono le indulgenze;
2- in che cosa consistono;
3- quali sono le disposizioni necessarie per guadagnarle.
(occorre tener conto che il santo curato, in alcuni dettagli, rispecchia la dottrina del suo tempo, ed è bene ricordare che le indulgenze, che furono l’occasione dello scisma della chiesa d’occidente, non sono, in nessun caso, una pratica magica che abolisca l’impegno e la fatica necessari alla propria salvezza, altrimenti la vita cristiana diverrebbe una buffa finzione; n.d.a.).
Non voglio, fratelli miei, indugiare nel dimostrarvi che la Chiesa ha il potere di applicarci le indulgenze: sarebbe una perdita di tempo; voi sapete che Gesù Cristo ha detto ai suoi apostoli, e, nella loro persona, a tutti i loro successori: «Io vi dò le chiavi del Regno dei Cieli: tutto quello che legherete sulla terra, sarà legato nel cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra, sarà sciolto nel cielo» (Matteo 16,19.
Noi vediamo che gli stessi apostoli hanno cominciato ad accordare le indulgenze.
Non soltanto la Chiesa ha il potere di imporre delle penitenze, per l’espiazione dei nostri peccati, ma essa può anche abrogare le pene che dovremmo soffrire in Purgatorio.
Voi sapete, fratelli miei, che ci sono due specie di peccati attuali, e cioè il peccato mortale e il peccato veniale.
Il peccato mortale, merita una pena eterna, poichè è articolo di fede che, se abbiamo la disgrazia di morire in peccato mortale, senza averne ottenuto il perdono, noi saremo dannati.
Sebbene i cattivi cristiani osino affermare che il buon Dio non è così cattivo come dicono i preti, la cosa non cambia.
Quando abbiamo confessato i nostri peccati mortali, ci resta ancora da soffrire le pene da essi prodotte, o in questo mondo, o nell’altra vita, perchè, se confrontiamo la grandezza dei nostri peccati, con la penitenza che ci viene imposta nel tribunale della Penitenza, non vi è nessuna proporzione.
Bisogna quindi necessariamente fare qualcosa che possa aiutarci a soddisfare alla Giustizia di Dio.
Resta pur vero che tutte le miserie della vita, le malattie, i dispiaceri, le calunnie, le infermità, la perdita dei beni, se abbiamo la fortuna di saperle offrire al buon Dio, in espiazione dei nostri peccati, ci aiutano a soddisfare.
All’inizio della Chiesa, venivano imposte delle penitenze così grandi e così lunghe, da poter soddisfare alla Giustizia di Dio.
Quando un peccatore voleva ritornare al buon Dio, veniva da penitente, a presentarsi davanti al vescovo, confessando pubblicamente i suoi peccati, a piedi nudi, le vesti tutte stracciate e con la testa coperta di cenere.
Lo si faceva passare attraverso diversi gradi di penitenza: il primo, era quello dei piangenti, il secondo, quello degli ascoltatori, il terzo, quello dei prostrati, il quarto, quello degli assistenti.
Appena un peccatore rientrava in se stesso, lo si obbligava a rimanere in ginocchio, fuori della porta della chiesa, essendo indegno di entrarvi, ed egli si raccomandava alle preghiere dei fedeli che passavano: era questo il primo grado, che durava, a volte, lungo tempo, e che si chiamava grado dei piangenti: era sufficiente vederli, per piangere insieme a loro; essi non si vergognavano di confessare pubblicamente i loro peccati, per stimolare i fedeli a pregare per loro.
Dopo questo grado di penitenza, li si faceva passare in un luogo, presso la porta della chiesa, dove essi avevano la possibilità di ascoltare le istruzioni che vi si tenevano; ma, quando l’istruzione terminava, li si faceva ritirare, senza avere la possibilità di pregare con i fedeli; essi si ritiravano con tanto dolore, per vedersi privare della preghiera comune, che il solo loro pentimento, convertiva altri peccatori, i quali non si vergognavano di andarsi a unire ai primi, per riconciliarsi con il buon Dio.
Dopo di ciò, si permetteva a quei penitenti, di assistere alla santa Messa, fino al Vangelo; poi li si faceva uscire, essendo indegni di partecipare ai santi misteri; ma, prima di rimandarli, si facevano diverse preghiere su di loro, che si prostravano davanti a tutti; lì si vedevano colare lacrime in abbondanza.
Alla fine del terzo grado di penitenza, si impartiva loro, solennemente, l’assoluzione: allora essi avevano la felicità di assistere a tutte le preghiere, e anche alla santa Messa; ma non avevano la facoltà di comunicarsi, per un certo tempo.
Noi sappiamo che, per tutto il tempo della loro penitenza, erano obbligati ad astenersi da qualunque divertimento, da qualunque manifestazione pubblica; li si obbligava a conservare il ritiro, a digiunare a pane e acqua per più volte alla settimana, a fare delle elemosine: tutto questo per fornire loro il mezzo di soddisfare alla Giustizia di Dio.
Per aver bestemmiato il santo nome di Dio, anche senza pensarci, bisognava digiunare sette giorni a pane e acqua; e se si ricadeva una seconda volta, per altri quindici giorni.
Per aver bestemmiato contro Dio, la santa Vergine e i santi, bisognava restare in ginocchio, fuori della chiesa, senza scarpe, con la corda al collo, e digiunare sette venerdì a pane e acqua, impediti, per tutto questo tempo, di entrare in chiesa.
Per aver fatto qualche lavoro nel santo giorno di domenica, bisognava digiunare per tre giorni a pane e acqua; per aver viaggiato di domenica, senza necessità, sette giorni di penitenza (perchè avevano dovuto saltare la Messa domenicale; n.d.a.).
Se una giovane o un giovane ritornavano a danzare, li si minacciava di scomunica.
Per aver parlato in chiesa, durante la santa Messa, dieci giorni di penitenza.
Per aver mancato al digiuno della quaresima, bisognava digiunare, dopo la Pasqua, sette giorni per ogni giorno mancato; per aver violato il digiuno delle “Quattro Tempora” quaranta giorni di digiuno.
Per aver disprezzato le istruzioni del proprio vescovo o del proprio parroco, quaranta giorni di penitenza.
Per essere vissuti covando l’odio contro qualcuno, bisognava digiunare per tanto tempo, quanto era stato il tempo trascorso volendo del male al proprio prossimo.
Per i peccati contro la purezza, le penitenze erano grandi, a seconda della gravità del peccato, che si può commettere in diverse maniere.
Ecco, fratelli miei, la maniera in cui la Chiesa si comportava in altri tempi, verso i cristiani che volevano salvarsi.
Voi vedete che adesso non si infliggono più queste dure penitenze, sebbene i nostri peccati non siano nè meno orribili, nè meno oltraggiosi verso il buon Dio.
Vedete, fratelli miei, come il buon Dio è buono e quanto desidera salvarci? Egli ci offre le indulgenze, che possono supplire alle penitenze che non abbiamo il coraggio di fare (a onor del vero, resta il fatto che, quel Purgatorio che nell’antichità si preferiva scontare sulla terra, non è stato nè potrà essere abolito, essendo dottrina certa della Chiesa, ma è solo rimandato a dopo la morte, e, a sentire tutti i santi che hanno avuto visioni su di esso, le pene che vi si soffrono sono orribili e inimmaginabili; n.d.a.).
Ma, da che cosa sono costituite queste indulgenze, che ci procurano tanti beni?
Fratelli miei, ascoltate e ritenetelo bene nella memoria, perchè, colui che lo comprende bene, non potrà non benedire il buon Dio e trarne tutto il profitto possibile.
Quale fortuna per noi, fratelli miei, che con qualche preghiera possiamo ritagliare tanti secoli di pene nell’altra vita!
Io affermo che queste indulgenze sono costituite dai meriti sovrabbondanti di Gesù Cristo, della santa Vergine e dei santi, che hanno sofferto molto di più e hanno fatto più penitenze, dei peccati che avevano da espiare: ciò forma un tesoro inesauribile, del quale la Chiesa rende partecipi i suoi figli, cioè i cristiani.
Io affermo dunque che le indulgenze sono la remissione delle pene che i nostri peccati, sebbene perdonati nel tribunale della Penitenza, ci hanno meritato di soffrire.
Per rendere tutto ciò più comprensibile, occorre distinguere l’offesa e la pena: l’offesa, è l’oltraggio che il peccato reca a Dio, a causa del quale il peccatore merita di essere punito per tutta l’eternità (perchè qualunque offesa recata a Dio, Essere infinito, è, per sua natura, infinita; n.d.a.); ora, questa pena eterna non può essere rimessa se non per mezzo del sacramento della Penitenza.
E’ per completare la purificazione dai nostri peccati, sebbene perdonati nel sacramento, che noi guadagniamo le indulgenze, poichè, dopo esserci confessati, occorre ancora fare una penitenza maggiore di quella che il confessore ci ha imposto, se vogliamo esimerci dalle pene del Purgatorio.
Noi vediamo che, ai santi, sebbene fossero certi del loro perdono, Dio ha imposto ugualmente l’obbligo di punirsi da se stessi.
Guardate Davide, guardate santa Maddalena, san Pietro, e tanti altri.
Altre volte si imponevano delle lunghe penitenze che duravano dieci anni, vent’anni, e, a volte tutta la vita. Bisognava alzarsi la notte a piangere i propri peccati; bisognava coricarsi sul pavimento, coprirsi di cilicio, fare molte elemosine.
Ora vi mostrerò come sono nate le indulgenze.
Poichè all’inizio della Chiesa, questa era quasi sempre perseguitata, i martiri, andando a morire, facevano chiedere al loro vescovo di accorciare la penitenza di un certo penitente, di alcuni giorni, mesi o anni, e così si riduceva la penitenza di quel tale (per i meriti acquistati dal martirio di quei santi martiri, n.d.a.).
Ecco com’è nata quella che chiamiamo “indulgenza parziale”, che può essere di quaranta giorni, o di duecento, trecento, ecc.
Altre volte, i martiri pregavano il vescovo di rimettere l’intera penitenza: è quella che noi chiamiamo “indulgenza plenaria”, che è la remissione di tutte le pene che dobbiamo soffrire dopo la morte.
Ecco, fratelli miei, gli effetti e i vantaggi delle indulgenze: esse ci aiutano a soddisfare alla Giustizia di Dio, e sono il supplemento delle penitenze che dovremmo fare, ma che non faremo.
Se non avete capito bene, ascoltatemi.
E’ come se più persone avessero dei debiti, e fossero nell’impossibilità di poterli mai pagare, e che una persona molto ricca dicesse loro: «Voi non potete pagarmi, attingete alla mia cassaforte, per pagare i vostri debiti».
Ecco cosa fanno le indulgenze nei confronti della Giustizia di Dio, poichè ci troviamo nell’impossibilità di poter soddisfare a quella Giustizia, malgrado tutte le penitenze che possiamo fare.
(Abituati come siamo ad ascoltare assicurazioni “gratuite”, anche se molto autorevoli, sul Dio che perdona sempre, tutto e tutti, l’insistenza del curato sulla necessità di soddisfare alla Giustizia di Dio, può farci storcere il naso.
E avremmo ragione a farlo, se non fosse che, ci piaccia o no, sia l’inferno che il Purgatorio fanno parte della dottrina immutabile della Chiesa cattolica, e sono effetto, proprio della ineluttabile Giustizia di Dio.
Gli impostori, a qualunque livello, che non ne parlano più o che li hanno aboliti per loro conto, ma non hanno il potere nè il coraggio di abolire la dottrina corrispondente, saranno i primi a sperimentarne i terribili effetti, qualunque sia il loro ruolo nella Chiesa; n.d.a.).
Quale fortuna per noi, fratelli miei, poter trovare un mezzo così facile come quello delle indulgenze, che ci esime dalle pene del Purgatorio, che ci parrebbero così lunghe e così dure!
Sì, fratelli miei, un peccatore che avesse la fortuna di guadagnare un’indulgenza plenaria, in tutta la sua completezza, si troverebbe senza debiti davanti al buon Dio.
Egli sembrerebbe così puro e così pulito agli occhi di Dio, come se uscisse dal sacro fonte battesimale; si troverebbe nelle stesse disposizioni, per essere ammesso nel cielo, dei martiri dopo la loro morte.
No, fratelli miei, non vi è nessuna differenza tra il battesimo, il martirio, e un’indulgenza plenaria, guadagnata nella sua completezza.
O preziosa Grazia! ignorata dal maggior numero di cristiani, e disprezzata da coloro che hanno la fortuna di conoscerla!
Ahimè! fratelli miei, quante povere anime giacciono in Purgatorio, per non aver voluto approfittare delle indulgenze, e che, forse, resteranno lì fino alla fine del mondo! (E’ la stessa espressione che, meno di un secolo dopo, userà la Madonna di Fatima riguardo alla permanenza in Purgatorio della giovane Amelia, amica di Lucia; n.d.a.).
Ma per farvi meglio sentire il bisogno che abbiamo di guadagnare le indulgenze, per aiutarci a soddisfare alla Giustizia di Dio verso i nostri peccati, consideriamo, da un lato, il numero e l’enormità dei nostri peccati, e dall’altro, le penitenze che facciamo per espiarli: mettiamo a confronto i nostri debiti, con quello che facciamo per saldarli.
Ahimè! fratelli miei, secoli interi non sarebbero sufficienti per espiare un solo peccato!
Eh! fratelli miei, dove sono le penitenze che facciamo per pareggiare i nostri peccati?
Ammettiamolo, fratelli miei, dove saremmo noi se la Chiesa non venisse in nostro aiuto?
Quand’anche morissimo convertiti, la Giustizia di Dio rerclamerebbe i suoi diritti, un fuoco vendicatore ci castigherebbe rigorosamente, e ciò, per lunghi anni.
Ahimè! fratelli miei, chi potrebbe comprendere il nostro accecamento, se consentissimo ad andare a bruciare per tanti anni nel fuoco, per non voler approfittare della grazie che il buon Dio vorrebbe accordarci?
Ma quando accade che le indulgenze cessino, oppure che non si possano più guadagnare?
Ammettiamo che la chiesa di Fourvière crollasse in parte, o anche che una croce, una medaglia, un crocifisso, fossero rotti o ammaccati, o che una corona del rosario perdesse una parte notevole di grani, e fosse del tutto sfilata: in tal caso, le indulgenze (legate a quegli oggetti) non ci sarebbero più.
Ma, purchè non abbiano perso la loro forma sostanziale, una volta restaurate, tutte quelle cose riacquistano le indulgenze.
Quanto alle feste rinviate (con annesse indulgenze), Monsignore ha ottenuto dal santo Padre, che le indulgenze vengano rimandate insieme alla festa, di modo che le indulgenze non sono legate al giorno fisso, ma alla festa, quando verrà celebrata.
Per guadagnare le indulgenze, occorre che la corona del rosario sia benedetta per questo scopo, se non lo fosse, sebbene si faccia una preghiera gradita a Dio, non si guadagnerebbe l’indulgenza.
Per coloro che appartengono alla santa confraternita del Rosario, recitando i tre rosari ogni settimana, (forse si riferisce ai rosari “interi”, con i tre misteri), essi guadagnano tutte le indulgenze che sono annesse a tutte le feste della santa Vergine, e alle feste grandi, confessandosi e comunicandosi.
Una persona che appartenga alla confraternita del santo Rosario, può guadagnare diverse indulgenze plenarie.
Nell’ora della morte, coloro che sono intorno al malato devono fare molta attenzione, se il sacerdote non vi pensasse, a far dare al malato l’indulgenza plenaria.
Vi è indulgenza plenaria:
1- quando il malato riceve gli ultimi sacramenti;
2- quando riceve l’assoluzione del santo Rosario;
3- pronunciando con la bocca o nel profondo del cuore il Nome di Gesù;
4- recitando la “Salve Regina” e tenendo in mano un cero benedetto per il santo Rosario.
Le croci, le medaglie, i rosari, non possono essere donati ad altri, per guadagnare le indulgenze, perchè le indulgenze non possono essere guadagnate se non da coloro per i quali sono state benedette, o a cui sono stete date la prima volta.
Ma, se si presta un rosario, le indulgenze non vengono perse per colui che lo presta, ma, quando lo riprende, le riguadagna.
(Avevamo una certa ripugnanza a tradurre questa omelia: lo si è fatto solo per dovere di completezza.
Si ricordi però che le assurdità di tali pratiche, non vanno attribuite al nostro povero curato, ligio alle leggi ecclesiastiche, ma a coloro che tali leggi avevano ideate e imposte.
D’altronde, ancora oggi vi sono tante altre usanze, ancora in vigore, delle quali, molto probabilmente, resteranno meravigliati, per usare un eufemismo, i nostri posteri, fra qualche decennio o secolo...; n.d.a.).
Ora vi farò vedere che cosa sono le indulgenze.
Dapprima vi dirò che, in tutte le confraternite, è concessa un’indulgenza plenaria nel giorno della festa corrispondente. Di conseguenza, una persona che appartenesse a più confraternite, confessandosi e facendo la santa Comunione, può guadagnare tutte le indulgenze plenarie di quelle feste: così, se appartenete a quattro o cinque confraternite, potreste guadagnare una indulgenza plenaria per voi stessi, e tutte le altre, per le anime del Purgatorio.
Vi sono anche altre indulgenze che si possono guadagnare, senza appartenere ad alcuna confraternita, come nel caso di coloro che possiedono quei rosari che chiamano “brigittini”.
La parola “brigittino” deriva dal fatto che santa Brigitta era stata la fondatrice di un monastero al quale il santo Padre aveva concesso la facoltà di accordare quelle grandi indulgenze. Coloro che possiedono questi rosari, guadagnano cento giorni di indulgenza su tutti i grani della corona.
Ecco la differenza che c’è tra questi rosari e quelli del Santo Rosario: con quelli del santo Rosario, voi guadagnate le vostre indulgenze, solo quando lo avete finito di recitare, mentre con i “brigittini”, guadagnate cento giorni per ogni grano (è allucinante dove arrivassero certe regole ecclesiastiche, che il curato semplicemente sta esponendo; e questo, purtroppo è ancora nulla...; tutto questo, però, deve servire a ritornare alla pura Parola di Dio, smantellando centinaia di sovrastrutture, ancora esistenti; si noti, infatti, tra l’altro, che l’ “Enchiridion indulgentiarum”, o “Manuale delle indulgenze”, è ancora vivo e vegeto, e parecchio voluminoso; n.d.a.).
Ma per guadagnare queste indulgenze, bisogna avere un rosario tra le mani, e mettere le dita sui grani di cui si ha intenzione di guadagnare le indulgenze.
Per tutti gli altri rosari vale la regola che non si possono guadagnare le indulgenze, se non dopo aver detto tre rosari consecutivi: uno per la Chiesa, uno per il santo Padre, e un’altro per colui che lo ha benedetto (e così il sacerdote, oltre all’offerta, si assicurava anche il Paradiso...; n.d.a.).
Si possono guadagnare le indulgenze, solo se si è in due, e ciascuno recita la sua parte: l’uno deve dire “Ave Maria”, e l’altro “Santa Maria”.
Quando si fa la “Via Crucis”, c’è l’indulgenza plenaria ad ogni stazione, in tutto sono quattordici: una per se stessi, e tutte le altre, per le anime del Purgatorio, e ciò, tutte le volte che lo si voglia in un giorno.
Ci sono tre modi di farlo.
Non c’è bisogna di confessarsi nè di comunicarsi per guadagnare l’indulgenza della “Via Crucis”: se noi non siamo in stato di grazia, non potremo guadagnarla per noi, ma, anche se siamo nel peccato, possiamo guadagnarla ugualmente per le anime del Purgatorio (una sorta di “ex oprere operato”, quasi sacramentale, che esclude l’ “opus operantis”; n.d.a.).
E’ ben vero che è molto raro che possiamo guadagnare le indulgenze plenarie nella loro interezza, ma è vero anche che le guadagniamo in misura delle nostre disposizioni (tra queste, la principale è “la disaffezione totale verso il peccato, anche veniale”, secondo la dottrina della Chiesa: e qui casca l’asino, poichè è quasi impossibile ottenere questa disposizione interiore, e allora?...; n.d.a.).
Più le nostre disposizioni sono perfette, più ci avviciniamo alla pienezza della loro efficacia.
Quando offriamo le nostre indulgenze, non dobbiamo offrirle per tutte le anime, ma occorre nominare le anime per le quali si ha l’intenzione di guadagnarle: per il proprio padre, per la propria madre, o per altri.
Quanto alle indulgenze che sono collegate a delle medaglie, alle croci, ai crocifissi, se tutti questi oggetti sono stati indulgenziati dal santo Padre, o da un prete che ne abbia ricevuto il potere, si ha l’indulgenza plenaria tutte le volte che, avendole sopra di voi o in un posto della vostra casa, mettendovi in ginocchio, voi recitate cinque “Pater” e cinque “Ave”, secondo l’intenzione della Chiesa, che può essere: la conversione dei peccatori, la perseveranza dei giusti, ecc...e questo, tutte le volte che vorrete farlo.
Nel caso che tutti quegli oggetti siano stati indulgenziati solo dal vescovo, essi godono solo di quaranta giorni di indulgenza.
Occorre notare che si possono guadagnare tutte le indulgenze che ricorrono durante la settimana, solo se ci si sia confessati da non più di otto giorni.
Coloro che si confessano e si comunicano alla vigilia della festa alla quale è annessa un’indulgenza, possono ugualmente guadagnarla, senza attendere l’indomani.
Si ha un’indulgenza di due anni, baciando con rispetto la croce del proprio rosario, che sia stato benedetto; si ha un’indulgenza plenaria, quando si viene ad adorare Gesù Cristo, il venerdì santo; si ha un’indulgenza plenaria anche nel giorno del santo patrono.
Facendo la genuflessione con rispetto, si hanno cento giorni di indulgenza; la stessa cosa, quando ci si prepara per bene ad ascoltare la santa Messa.
Si ha l’indulgenza, quando si fa l’esame di coscienza tutte le sere.
Recitando un atto di Amore di Dio, pensando alle perfezioni di Gesù Cristo, cioè alla sua saggezza, alla sua misericordia, alla sua bontà, e a tutto il resto, si ottiene la remissione di tutte le colpe veniali, e anche mortali, in pericolo di morte.
E’ vero anche che ci sono molte indulgenze che si potrebbero guadagnare, ma che non si conoscono.
Ecco che cosa fare tutte le mattine: bisogna dire cinque Pater e cinque Ave, secondo l’intenzione della Chiesa, per guadagnare tutte le indulgenze che si possono guadagnare nel corso del giorno: quand’anche non ci pensassimo sul momento, noi le guadagneremmo ugualmente.
Vi sono poi anche molte altre indulgenze; ad esempio, recitando le litanie della santa Vergine, si ottengono trecento giorni di indulgenza; recitando quelle del santo Nome di Gesù, trecento giorni di indulgenza, come pure recitando gli atti di fede, di speranza e di carità; si ottiene una indulgenza plenaria ogni mese, se ci si confessa e ci si comunica, scegliendo il giorno che si vuole.
Ci sono anche cento giorni di indulgenza per coloro che istruiscono gli ignoranti.
Ci sono sette anni di indulgenze, tutte le volte che i padri e le madri, i padroni e le padrone, portano i loro figli o i loro domestici in chiesa, per ascoltare il catechismo.
Per coloro che accompagnano il Santissimo Sacramento, quando lo si porta ai malati, si hanno sette anni e sette quarantine, ossia sette volte quaranta giorni; coloro che lo accompagnano senza un cero acceso, guadagnano solo cinque anni e cinque quarantine.
Se non lo si può accompagnare, recitando un Pater e un’Ave in ginocchio, si ottengono cento giorni.
Vi sono trecento giorni di indulgenza per coloro che dicono: «Gesù, Maria e Giuseppe, vi dono il mio cuore, il mio spirito e la mia vita; Gesù, Maria e Giuseppe, assistetemi nella mia ultima agonia; Gesù, Maria e Giuseppe, fatemi morire in vostra santa compagnia».
Per coloro che appartengono alla confraternita del Sacro Cuore di Gesù, vi è un’indulgenza plenaria il giorno che si fa l’ingresso, tutti i primi venerdì del mese, e anche una volta al mese, a propria scelta, se ci si è confessati, comunicati, e se si dicono cinque Pater e cinque Ave, per i bisogni della Chiesa.
(E’ tutto piuttosto inquietante, se si pensa che si trattava di disposizioni ufficiali della Chiesa; ma non bisogna scandalizzarsi, nè smettere di seguire le Omelie del curato, che non aveva alcuna colpa di tutto ciò, ma stava semplicemente, da solerte pastore, trasmettendo ai suoi parrocchiani le disposizioni ecclesiastiche.
Il tutto, però, è più che sufficiente a giustificare il sorgere, nell’ottocento e oltre, di nuove aggregazioni ecclesiali, al di fuori della Chiesa cattolica, e, ancora oggi, tante stranezze non al passo con i tempi, inducono molti giovani a un esodo di massa, verso la spiritualità dell’oriente e non solo...; n.d.a.).
Vi sarebbe un numero infinito di altre indulgenze, ma io vi parlo soltanto di quelle che potete guadagnare più agevolmente.
Non so se avete ben compreso tutto ciò. Quando non capite, ebbene! dovete chiedermi: non bisogna che il rispetto umano vi trattenga.
Un prete esiste proprio per istruirvi, insegnandovi ciò che non sapete, ma che è necessario per la vostra salvezza.
Ahimé! se ci perderemo, o se andremo a soffrire numerosi anni in Purgatorio, ciò avverrà per nostra colpa, poichè abbiamo tanti mezzi per procurarci il Cielo.
Ecco, fratelli miei, quali grandi tesori sono messi a nostra disposizione.
Ma che cosa dobbiamo fare per profittarne? E’ proprio ciò che stiamo per vedere.
Quando un medico ha visto la malattia del suo malato, egli ordina i rimedi e, in seguito, la maniera di prenderli, perchè, senza questa precauzione, i rimedi gli sarebbero più nocivi che salutari.
La stessa cosa accade in rapporto ai mezzi che dobbiamo impiegare affinchè le nostre anime si fortifichino.
Io so bene che ci sono di quelli che ascoltano tutto ciò che si è detto, con una specie di sdegno e di disprezzo, ma dobbiamo compiangerli, perchè sono dei poveri ciechi che credono di vederci chiaramente, mentre il peccato ha cavato loro gli occhi.
Visto che vogliono perdersi, malgrado le tante grazie che il buon Dio vuole donare loro, lasciamoli fare, essi avranno il tempo di piangere e di dirci: «Come siete stati fortunati, voi che avete creduto alla grazia che vi guidava!».
Camminiamo alla luce della fiaccola della fede, cerchiamo e impieghiamo tutti i mezzi che il buon Dio ci fornisce per assicurarci il Cielo (il santo curato ci spiazza continuamente: con queste sue ultime parole ci fa venire il dubbio che, in fondo, il vero valore e significato di tutte quelle minuzie che ci sembravano ridicole e ci scandalizzavano, consisteva non nelle pratiche in se stesse, ma, principalmente, nel misurare il nostro grado di umiltà e di obbedienza, rinunciando al nostro giudizio!...; questo atteggiamento, è proprio quello che rimette le pene del Purgatorio!; n.d.a).
«Ma, pensate voi, che cosa dobbiamo fare per guadagnare tutte le indulgenze di cui abbiamo parlato prima?».
Fratelli miei, ve lo mostrerò.
La prima condizione è quella di essere nello stato di grazia e di detestare tutti i propri peccati;
La seconda è quella di compiere tutte le preghiere che ci sono comandate dal santo Padre e dal vescovo.
Questa seconda condizione ci è assolutamente necessaria.
In primo luogo, dicevo, bisogna essere in stato di grazia, poichè le indulgenze sono delle grazie che il buon Dio accorda ai giusti che possiedono in sè la grazia santificante; per questo vediamo che la Chiesa ci raccomanda grandemente di confessarci e di comunicarci, e di rinunciare al peccato immediatamente.
Poichè è necessario essere in stato di grazia, bisogna dunque rinunciare al peccato con tutto il proprio cuore, poichè sapete bene quanto me, che la grazia di Dio non coesiste mai col peccato.
Sì, fratelli miei, il buon Dio può sì rimettere i peccati senza rimettere la pena, ma giammai Egli rimetterà la pena del peccato, fino a che l’offesa sopravviverà nel cuore.
E’ vero che il buon Dio è sempre pronto a colmarci di ogni sorta di beni, ma Egli vuole che il nostro cuore si distacchi dal peccato e si attacchi a Lui, senza condizioni e senza riserve (questa è l’anima della dottrina delle indulgenze, ed è di gran lunga la condizione più difficile da attuare; n.d.a).
Occorre che il nostro cuore si rivolga tutto intero dalla parte del buon Dio, e tutto il suo odio si volga contro il peccato.
Da ciò voi capite bene quanto me, che fino a che non avremo confessato i nostri peccati, e non li avremo abbandonati completamente, noi non potremo affatto guadagnare la grazia delle indulgenze.
In secondo luogo ho detto che, per guadagnare le indulgenze, dobbiamo rinunciare a tutti i peccati che abbiamo commesso: ci basterebbe avere la coscienza gravata di un solo peccato mortale, per renderci inutili tutte quelle grazie.
Io dico ancora di più: anche se avessimo attaccamento a un solo peccato veniale, noi non potremmo guadagnare le indulgenze in tutta la loro estensione.
Per un solo peccato veniale che abbiamo commesso, se non ne abbiamo un sincero pentimento, noi non potremo guadagnare le indulgenze, per quel solo peccato veniale.
Ecco l’economia di Dio, che è pieno di giustizia, e non rinuncia ai suoi diritti, riguardo alla pena dovuta ai nostri peccati, se non nella misura in cui noi ci distacchiamo dall’offesa arrecatagli.
Noi dobbiamo detestare i nostri peccati ed essere sinceramente pentiti delle nostre colpe (grande curato! come riesce bene a rivalutare la fatica necessaria al cammino cristiano, bilanciandola con quelle norme e cavilli elencati in precedenza, che sembravano aver banalizzato e ridicolizzato alquanto, la serietà dell’impegno cristiano!; n.d.a.).
Il santo Padre ci dice, nelle indulgenze che ci accorda: «Se sono sinceramente pentiti»; egli non dice soltanto di confessarsi dei propri peccati, ma occorre che il peccatore sia profondamente afflitto per avere offeso il buon Dio, e che sia determinato ad abbracciare, secondo le sue forze, i rigori della penitenza; egli dovrà piangere i suoi peccati.
«Ma, mi direte voi, si è sempre afflitti per aver fatto il male».
Vi sbagliate: se voi foste afflitti per aver oltraggiato il buon Dio con i vostri peccati, voi non ci ricadreste tanto facilmente, come fate.
Ditemi, fratelli miei, se passando per un sentiero, foste stati minacciati di essere uccisi, voi vi ripassereste l’indomani?
No, senza dubbio: il pensiero del pericolo che avete corso, vi farebbe prendere altre precauzioni; la stessa cosa accadrebbe se noi fossimo afflitti per aver offeso il buon Dio: non vi ricadremmo così presto e, forse, alla prima occasione.
Ahimè! quanti di voi temono il peccato, più perchè bisognerà accusarsene, che per aver oltraggiato il buon Dio!
Mio Dio! quante cattive confessioni!
Esaminate ciò che vi ho detto e vedrete che la maggior parte dei cristiani temono di più, e sono più infastiditi per aver fatto il male, a causa dell’umiliazione che provano nel doversene accusare, che per l’ingiuria che hanno arrecato a Dio.
Ahimè! quanti cristiani che si dannano in questo modo, che confessano sì i loro peccati, ma che non ne ottengono il perdono!
Li si vede fin troppo tra le ricadute, al punto da farvi pensare che tutte quelle confessioni non sfocino in altro, se non in dei sacrilegi! (il nostro curato è tornato alla carica!; n.d.a.).
Noi affermiamo dunque che per guadagnare le indulgenze, bisogna essere nello stato di grazia e detestare fino in fondo i propri peccati, senza eccettuarne neppure uno solo, perfino il più piccolo peccato veniale.
La seconda condizione, è quella di fare tutte le preghiere che il santo padre comanda, e nel tempo prescritto, bisogna dirle vocalmente; è come per le penitenze che ci vengono date nel tribunale della Penitenza: non bisogna accontentarsi di dirle mentalmente, ma bisogna pronunciare le parole con la bocca, altrimenti non potremmo compiere la nostra penitenza, in modo da poter sperare il perdono.
Bisogna recitare le preghiere che ci vengono comandate, per ottenere le indulgenze, in spirito penitenziale, poichè quelle ci vengono accordate in sostituzione proprio delle penitenze che non riusciamo a fare.
Ecco, fratelli miei, tutte le opere che bisogna compiere, per guadagnare le indulgenze: la confessione, la comunione e la preghiera.
Se le indulgenze richiedono di confessarsi e di comunicarsi, occorre sempre iniziare dalla confessione, come abbiamo appena visto.
Se avessimo qualche peccato sulla coscienza, non potremmo ottenere le indulgenze.
Dobbiamo fare questa confessione e questa comunione, come se fossero le ultime della nostra vita, poichè l’effetto delle indulgenze è quello di metterci nella giusta disposizione di poter andare a gioire, senza indugio, della Gloria di Dio, subito dopo la nostra morte.
In secondo luogo, dobbiamo comunicarci santamente, poichè è per mezzo della santa comunione che Gesù Cristo viene in noi, e chiede per noi la grazia (al Padre suo; n.d.a.).
In terzo luogo, bisogna pregare, cioè fare tutte le preghiere che ci sono ordinate nella bolla del santo Padre, per ottenere questa grazia.
Ed ecco per quale intenzione si devono fare queste preghiere per ottenere le indulgenze: per la conversione dei peccatori e per la perseveranza dei giusti.
Per guadagnare tutte le indulgenze, quando non ci siano preghiere specifiche, si possono dire cinque Pater e cinque Ave Marie; se vi è da compiere qualche buona opera, bisogna farlo con spirito di penitenza, ossia con un grande desiderio di ricevere la grazia che domandiamo.
Dobbiamo persuaderci che otteniamo le indulgenze, in proporzione delle disposizioni che vi apportiamo, di modo che, più le nostre disposizioni sono perfette, più grazie riceviamo.
Ditemi: possiamo non ammirare la bontà di Dio, perchè ci fornisce dei mezzi così facili per evitare le pene del Purgatorio?
Tutte le confraternite alle quali sono collegate tante indulgenze, sono qualcosa di molto confortante per un cristiano; lo scopo per il quale esse sono stabilite è così prezioso e così adatto a condurci ad abbracciarle, che, se riflettiamo sul loro fine, non possiamo comprendere come un cristiano che desideri anche solo un po’ salvarsi e piacere al buon Dio, possa non farne parte.
Diciamo solo una parola su questo.
Perchè mai è stata istituita la confraternita del Santissimo Sacramento?
Per ringraziare Dio per aver istituito questo grande sacramento dell’amore: per chiedergli perdono del disprezzo che si fa della sua santa Presenza.
La confraternita del santo Rosario, è istituita per onorare la vita nascosta, la vita sofferente di Gesù Cristo, la sua vita gloriosa, per onorare i gloriosi privilegi della santissima Vergine.
Quella del sacro Cuore di Gesù, per adorare questo Cuore adorabile, che ci ha tanto amati e che ci ama tanto.
Quella del santo scapolare, per consacrarci alla santa Vergine per tutta la vita: Ella ci promette di prendersi una cura tutta particolare delle nostre anime e dei nostri corpi, e ci assicura che non ci perderà di vista nemmeno un solo istante della nostra vita.
Quella di Nostra Signora dei sette dolori, è sorta per onorare la santa Vergine, nel solco della passione di Gesù Cristo, dove Ella ha versato tante lacrime.
Quella della Santa Schiavitù, ci fa mettere la nostra persona e tutte le nostre azioni tra le mani della santa Vergine.
Vi lascio pensare, fratelli miei, quanto queste confraternite siano capaci di aiutarci a salvarci, perchè non c’è un solo istante della giornata che qualcuno non preghi per noi sulla terra (a causa della reciproca intercessione tra i membri delle confraternite; n.d.a.).
Quante preghiere, quante buone opere fanno i nostri confratelli!
E in cielo, quanti confratelli sono occupati a chiedere a Dio tutte le grazie che ci sono necessarie; o, per meglio dire, è molto difficile che un cristiano, per quanto malvagio, possa perire, se ha la fortuna di appartenere a qualche confraternita, e se fa qualche preghiera.
E’ ciò che vediamo nella storia, dove tanti cristiani si convertono in una maniera miracolosa.
Quando io vedo un cristiano che non è di nessuna confraternita, non so su cosa far leva per ottenere il suo perdono; ma se un peccatore ha la fortuna di appartenere a qualche confraternita, io ho sempre la speranza, sebbene si tratti di una persona malvagia, che presto o tardi, le preghiere degli altri confratelli, otterranno dal buon Dio la grazia del suo ritorno.
Concludiamo, fratelli miei, dicendo che, non soltanto noi possiamo arricchirci, prendendo parte ai benefici delle preghiere dei confratelli, ma ci mettiamo anche, col minimo sforzo che possiamo fare, in una disposizione che ci assicura il Cielo.
E’ questa la felicità che vi auguro.
(Con questo “spot” sulle confraternite, alle quali non si possono negare delle benemerenze, insieme a grossi inconvenienti, si chiude quella che consideriamo la peggiore omelia del santo curato: anche i più grandi tenori non sono esenti da qualche stecca; n.d.a.).