Sermone sulle indulgenze (secondo Sermone)


Sermone sulle indulgenze (secondo Sermone)
(Seconda omelia sull’argomento tramandataci incompleta. In realtà, più che di un’omelia, si tratta di un prontuario sulle indulgenze approvate dalla Chiesa, ad uso dei parrocchiani).

Per comprendere bene che cosa sia un’indulgenza, bisogna sapere che all’inizio della Chiesa, si imponevano penitenze capaci, pressappoco, di soddisfare la Giustizia di Dio.
Poichè adesso non ci vengono imposte più penitenze così lunghe nè così rigorose, ci restano molti anni da scontare in Purgatorio.
La grazia che il buon Dio ci fa con le indulgenze, serve a soddisfare la Giustizia di Dio, cosa che saremmo stati obbligati a fare, se ci fossero state imposte le stesse penitenze che si davano all’inizio della Chiesa.
Quando riceviamo l’assoluzione, nel santo tribunale della Penitenza, noi riceviamo, è vero, il perdono dei nostri peccati; ma siccome le penitenze che ci vengono imposte non sono quasi nulla per soddisfare la Giustizia di Dio, noi troviamo, nel tesoro delle indulgenze, di che supplirvi.
E’ vero che, se confessandoci abbiamo la fortuna di avere una perfetta contrizione, questo basterebbe; ma poichè ciò accade raramente, abbiamo quindi grandemente bisogno di fare ricorso alla grazia delle indulgenze, per soddisfare la Giustizia di Dio per i nostri peccati, sebbene confessati e perdonati nel santo tribunale della Penitenza.
Ma quand’è che le indulgenze sono cominciate a esistere?
Esse sono cominciate con gli apostoli; in seguito, le persecuzioni le hanno fortemente moltiplicate, ed ecco come.
Vi erano dei peccatori che erano costretti a penitenza per due o tre anni, e qualche volta per venti o trent’anni, o perfino per tutta la vita.
Quando venivano a sapere che alcuni cristiani andavano a subire il martirio, essi li pregavano di chiedere al vescovo di abbreviare la loro penitenza, in considerazione dei tormenti che andavano a sopportare, di tanti giorni, mesi o anni, o anche tutta intera.
Allora il vescovo avvertiva il penitente che il tale martire aveva domandato di accorciare la sua penitenza di alcuni anni o tutta intera.
Ecco che cosa ha dato luogo al nome di “indulgenza”, che noi chiamiamo plenaria o parziale.
La si chiamava “plenaria”, quando la penitenza era totalmente estinta; la si chiamava “parziale”, quando la si diminuiva soltanto di qualche giorno o di qualche anno.
Queste indulgenze sono l’attenuazione delle penitenze che avremmo dovuto fare se, confessandoci, ci fosse stata imposta una penitenza secondo quello che la Chiesa imponeva in quei tempi (esempio mirabile di sintesi e di chiarezza catechetica, accessibile anche a un bambino, su un argomento ostico perfino per la catechesi degli adulti; n.d.a.).
Ma di cosa si compongono le indulgenze? Ecco: esse si compongono dei meriti sovrabbondanti della morte e passione di Nostro Signore Gesù Cristo; una sola azione di Gesù Cristo, che è di un merito infinito, potrebbe riscattare mille mondi, molto più colpevoli di quello in cui viviamo.
Vedete dunque che tutto ciò che Gesù Cristo ha fatto durante la sua vita mortale, forma un tesoro che è infinito; mentre, da parte nostra, tutto ciò che potremmo fare per soddisfare alla giustizia per i nostri peccati, non sarebbe mai sufficiente a espiarli.
A questo, fratelli miei, vengono ad aggiungersi anche i meriti dei santi, che hanno sofferto molto e fatto penitenza, più di quanto occorreva per espiare i propri peccati, come avvenne per la santa Vergine, le cui azioni sono di un sì grande valore, agli occhi di Dio (ma la Vergine Maria non aveva nessun bisogno di espiare i peccati che non poteva avere, essendo Immacolata fin dal concepimento; n.d.a); come avviene anche per i meriti di san Giovanni Battista e di tanti altri, che hanno portato l’innocenza del loro Battesimo fino alla tomba (il curato dimentica sempre san Giuseppe, subito dopo la Vergine; n.d.a.).
Converrete con me, fratelli miei, che tutto questo costituisce un tesoro che non si esaurirà mai.
Perciò siamo sicuri di trovare nelle indulgenze molto maggiore espiazione di quella che meritano i nostri peccati verso la Giustizia di Dio.
Questa grazia delle indulgenze è così grande che, anche se avessimo milioni di anni da soffrire in Purgatorio, se abbiamo la fortuna di guadagnare un’indulgenza plenaria, saremmo così puri e così “in pareggio” con la Giustizia di Dio, quanto un bambino che muoia dopo essere stato battezzato.
Possiamo dunque ben dire che il buon Dio si comporta verso di noi come un ricco si comporterebbe verso molte persone che gli dovessero tutto, le une di più, le altre di meno, ma tutte nell’impossibilità di pagarlo; come se lui stesso comandasse loro di andare a prelevare dal suo tesoro di che pagarlo, e accettasse quel denaro come se provenisse da loro stessi.
Ah! come sarebbe felice l’uomo che sapesse approfittarne!
Sì, fratelli miei, Gesù Cristo è veramente così ricco che, con i meriti della sua morte e passione, ha di che soddisfare alla Giustizia di Dio suo Padre, molto più di ciò che meritano i nostri peccati.
Adesso, fratelli miei, chi sono coloro che hanno il potere di accordare le indulgenze plenarie?
I vescovi possono accordare le indulgenze che chiamiamo “parziali”.
Cosa bisogna fare per meritare una grazia così preziosa? Ecco: bisogna normalmente confessarsi e comunicarsi, e poi pregare secondo l’intenzione del santo padre.
Non ci sono preghiere particolari indicate per questo, ma cinque Pater e cinque Ave, detti per la conversione dei peccatori e per la perseveranza dei giusti, possono adempiere a quest’obbligo.
Tuttavia, qualche volta, la confessione e la comunione non sono necessarie per guadagnare l’indulgenza; a volte basta la Via Crucis, oppure andando a visitare certe chiese e recitando cinque Pater e cinque Ave, ogni volta che vi si entra, si guadagnano le indulgenze.
Bisogna pronunciare le parole: se le si dicono solo nel profondo del cuore, non si seguirebbe l’intenzione del santo padre, e non si guadagnerebbero le indulgenze (intende dire che bisogna pronunciare le preghiere ad alta voce, non solo muovendo le labbra; n.d.a.).
Quando le indulgenze presuppongono che ci si debba confessare e comunicare, è sufficiente, per guadagnarle, che non siano passati più di otto giorni, da quando ci si è confessati; e durante questo tempo, si guadagnano le indulgenze che si lucrano durante gli otto giorni.
Bisogna notare ancora che, quando una festa viene rinviata, le indulgenze si guadagnano non nel giorno in cui quella cade, ma nel giorno in cui si celebra.
Se ci sono da fare delle preghiere, non è necessario farle subito dopo la santa Comunione: si possono fare dopo la vigilia fino al cader della notte del giorno dopo.
Nelle feste che non sono festeggiate, e cioè in cui si può lavorare, si possono fare le preghiere dalla mezzanotte della vigilia, fino alla notte seguente.
Chi sono coloro che possono guadagnare le indulgenze?
Fratelli miei, tutti i cristiani, anche quelli che sono in peccato mortale.
Bisogna distinguere però che questi ultimi non possono applicare a se stessi, ma solo alle anime del Purgatorio.
Purchè siano dispiaciuti per aver offeso il buon Dio e abbiano il desiderio di convertirsi.
Essi sono come le anime del Purgatorio, che possono pregare per gli altri, ma non per se stesse.
Ma quante indulgenze si possono guadagnare in una stessa occasione?
Se ce ne sono diverse, se ne può guadagnare una sola per se stessi, e tutte le altre per le anime del Purgatorio; come accade, ad esempio, per la Via Crucis, con la quale si possono guadagnare diverse indulgenze.
In tutte le grandi feste, voi potete lucrare tante indulgenze, quante sono le confraternite alle quali appartenete, indirizzando la vostra Comunione verso questa intenzione.
Per quanto riguarda la Via Crucis, voi potete lucrarle tante volte quante volete, nello stesso giorno.
Bisogna dire che non c’è altro esercizio con cui si possano lucarre più indulgenze, che facendo la Via Crucis.
Le indulgenze plenarie sono in gran numero; mentre le parziali sono innumerevoli.
Noi guadagniamo tutte le indulgenze che guadagneremmo andando a visitare i Luoghi santi (in Terra santa).
In ogni luogo è annessa un’indulgenza plenaria:
1°- Guadagniamo le indulgenze plenarie che si guadagnerebbero andando a visitare la chiesa di sant’Anna, dov’è nata la santa Vergine;
2°- nella chiesa dove Ella si consacrò a Dio;
3°- dove il suo corpo riposò fino al momento della sua Assunzione;
4°- quella che si guadagna nella stalla di Betlemme, dove il Salvatore è venuto al mondo;
5°- nella casa di Nazareth, dove abitò Gesù Cristo;
6°- nel luogo dove Gesù Cristo fu condannato a morte;
7°- in quello in cui Egli fu vestito di una veste bianca per derisione;
8°- entrando nel luogo in cui fu coronato di spine;
9°- nel luogo dove fu flagellato;
10°- dove fu crocifisso;
11°: nel luogo dove fu sepolto;
12°- sul monte Tabor, così pure nei luoghi in cui si sono operati i misteri della nostra redenzione.
Le indulgenze sono senza numero. La Chiesa, vedendo come esse ci siano vantaggiose, ci dà la possibilità di lucrarle anche a casa nostra, se siamo malati, senza uscire dal letto, per mezzo di una croce benedetta.
Perciò, tenendo in mano questa croce, muovendola quattordici volte, per rappresentare le quattordici stazioni; oppure, anche senza essere malati, se c’è qualche ostacolo che ci impedisca di andare in chiesa: come nel caso di una nutrice che non possa lasciare i suoi bambini; oppure anche nel caso di una persona che sia obbligata a prendersi cura di un malato.
Ma bisogna notare bene che, non lucrandola in chiesa, bisogna recitare cinque Pater e cinque Ave, e poi un Pater e un’Ave, secondo l’intenzione del santo padre.
Quando la lucriamo in chiesa, bisogna muovere sempre i piedi (cioè, nel caso della Via Crucis, cambiare di posto, seguendo le stazioni; n.d.a.); in caso contrario, non guadagneremmo l’indulgenza.
Ma se fossimo infermi, essendoci fatti portare in chiesa, noi la lucriamo anche senza muoverci.
Possiamo fare la Via Crucis in diverse riprese, purchè la facciamo per intero nel corso del giorno.
Un santo cardinale, predicando la crociata, fece notare che dovunque la Via Crucis era stata stabilita e praticata, aveva riscontrato una differenza sorprendente nelle usanze dei cristiani.
E’ per questo che si denomina la Via Crucis, la regina di tutte le devozioni, il flagello del peccato, il miglior rimedio contro il contagio del peccato d’impurità e di libertinaggio.
La si denomina nutrimento della fede e braciere dell’amore divino.
Infatti, è del tutto impossibile fare la Via Crucis, se si riflette, sia pure un po’, sulle sofferenze di Gesù Cristo, senza sentirsi toccati dal pentimento per i peccati e dall’amore verso Gesù Cristo, che ci ha tanto amati.
La Via Crucis si può fare in diversi modi: in pubblico, meditando sulla Passione o sul soggetto rappresentato in ogni singola stazione, oppure in privato, davanti a un crocifisso, specialmente se benedetto a questo scopo, recitando venti Pater, Ave e Gloria.
Se adesso mi chiedete se le indulgenze che guadagniamo per le anime del Purgatorio procurano loro lo stesso grado di grazia che a noi, che, lucrando un’indulgenza plenaria, soddisfacciamo interamente alla Giustizia divina, per cui, dopo aver guadagnato un’indulgenza in tutta la sua estensione, siamo sicuri di non passare affatto tra le fiamme, ecco ciò che crede la Chiesa al riguardo: che queste indulgenze le sollevano grandemente quelle anime; ma, quanto a conoscere fino a che punto esse affrettino la loro liberazione, Dio solo lo può sapere.
Sì, fratelli miei, se vivessimo cristianamente, potremmo guadagnare parecchie indulgenze ogni domenica e durante la settimana, confessandoci ogni otto giorni.
Quando diciamo i tre atti di fede, speranza e carità, abbiamo a nostra disposizione la possibilità di guadagnare un’indulgenza plenaria una volta al mese, a nostra scelta.
Possiamo scegliere per questa intenzione la seconda domenica del mese; la prima, per il santo rosario, la terza per il Santo Sacramento, e la quarta...(testo mancante).
Guadagniamo delle indulgenze recitando l’Angelus, al suono della campana.
Vi è anche un’indulgenza nella quinta domenica del mese, per tutti coloro che appartengono alla confraternita del santo Scapolare, e anche un giorno nella settimana, se si fanno certe devozioni.
Dicendo: «Santo, santo, santo, il grande Dio degli eserciti, il cielo e la terra sono pieni della sua gloria.
Gloria al Padre, ecc.»; vi è annessa un’indulgenza plenaria una volta al mese.
Ascoltando con attenzione le istruzioni che si fanno nel giorno di Natale, di Pasqua, di Pentecoste, di san Pietro e di san Paolo.
Per coloro che appartengono alla confraternita del santo Scapolare, vi è un’indulgenza nel giorno di san Giuseppe, dei santi angeli custodi, di san Simone Stock, e di santa Teresa.
Vi è un’indulgenza plenaria per coloro che, il venerdì, meditano un momento sulla morte e passione di Gesù Cristo; così pure tutti i venerdì del mese, meditando da mezzogiorno alle tre, e ciò, a propria scelta, nel giorno in cui ci si vorrà confessare e comunicare.
Vi è un’indulgenza plenaria, facendo con rispetto la genuflessione o la riverenza davanti al Santo Sacramento, nel giorno della festa patronale.
Vi è un’indulgenza plenaria quando si assiste alla processione che si fa la prima domenica del mese, in onore del santo Rosario; e coloro che non possono andarci, possono supplire col rosario a casa loro, guadagnandola allo stesso modo.
Vi è un’indulgenza plenaria nel giorno della morte, pronunciando i Nomi di Gesù e di Maria, sia ad alta voce che nel profondo del cuore, se non si può con la bocca.
Vedete, fratelli miei, quanto sia facile guadagnare le indulgenze plenarie, e in tanti giorni diversi.
Adesso vediamo quali sono le indulgenze che chiamiamo “parziali”, e cioè di trenta giorni, di cento, di sette anni, e di sette quarantine (sette per quaranta giorni).
Ecco che cosa posso dirvi: le indulgenze corrispondono alle penitenze che avremmo dovuto fare dopo esserci confessati, se ci fosse stata imposta una penitenza proporzionata ai nostri peccati.
Le quarantine sono i quaranta giorni di Quaresima, che sono ancora più meritori degli altri tempi.
Quando ci si dice che ci viene rimessa la terza parte dei nostri peccati, si intende la remissione della terza parte delle penitenze che saremmo stati obbligati a fare, e che meritavano i nostri peccati.
Queste indulgenze sono tanto più preziose, in quanto le possiamo guadagnare in ogni momento.
Tuttavia bisogna ben rimarcare: le indulgenze non rimettono i peccati nè mortali nè veniali, esse abbreviano soltanto la pena che è dovuta loro, dopo averne ricevuto il perdono; un gran numero di voi non fanno attenzione, per difetto di riflessione, a guadagnare le indulgenze per i loro peccati veniali.
«Ma cosa bisogna fare, mi direte voi, per ricevere il perdono e guadagnare le indulgenze?».
Ecco: bisogna fare qualche preghiera o qualche buona azione a cui sia collegata una indulgenza; come, ad esempio, dicendo un Confesso a Dio, un atto di contrizione, un atto d’amore di Dio, sulle perfezioni infinite di Gesù Cristo; prendendo dell’acqua bendetta, con devozione;
facendo un digiuno, un’elemosina, dicendo un Padre nostro; mangiando del pane benedetto.
In seguito, le indulgenze che guadagneremo, completeranno la nostra soddisfazione verso la Giustizia di Dio.
Ecco le indulgenze parziali che voi potete guadagnare più facilmente: ci sono cento giorni di indulgenze per chi dice: «Sia benedetta la santissima e immacolatissima Concezione della beata Vergine Maria».
Si guadagnano sette anni e sette quarantine di indulgenze, tutte le volte che di domenica e nelle feste, si ascoltano con rispetto le istruzioni che si fanno durante la santa Messa (ecco svelato il mistero della lunghezza delle omelie del nostro curato: più che di omelie, come le intendiamo oggi, che non dovrebbero superare i dieci minuti, si trattava, in realtà, di vere e proprie catechesi per gli adulti o, come le chiama il curato, di istruzioni complete su tematiche della vita cristiana; n.d.a.).
Ci sono due anni di indulgenze tutte le volte che si bacia con rispetto una croce benedetta.
Ci sono venticinque giorni, pronunciando i Nomi di Gesù e si Maria.
Vi sono anche delle indulgenze, tutte le volte che si assiste alla santa Messa, nei giorni feriali.
Ci sono trecento giorni di indulgenze, recitando le litanie del santo Nome di Gesù; lo stesso per il nome della santa Vergine.
Per i rosari brigittiani, ci sono cento giorni per ogni grano: ma bisogna porre il dito sul grano.
Si può lasciare in eredità quel rosario, dopo la morte.
Colui che lo riceve deve dire tre rosari. Guadagna le stesse indulgenze che se fosse stato benedetto per lui.
Coloro che appartengono alla confraternita del santo Rosario, guadagnano anche cento giorni ad ogni grano.
Tutte le volte che diciamo tre Pater e tre Ave, in onore della morte e passione di Gesù Cristo, e dei dolori della santissima Vergine, ci sono mille anni.
Ci sono cento giorni dicendo la Salve Regina.
Ci sono sessanta giorni di indulgenze, tutte le volte che diciamo l’Ave Maria.
Ci sono sette anni e sette quarantine, accompagnando il Santo Sacramento che si porta ai malati, con un cero in mano.
Ci sono cento giorni di indulgenze tutte le volte che diciamo il Veni Creator.
Ci sono novecento giorni di indulgenze tutte le volte che si dice il Pange lingua.
Ci sono cento giorni tutte le volte che si dice questa piccola preghiera: «Angelo di Dio che sei il mio custode...». Se la si dice tutti i giorni, vi è una indulgenza plenaria una volta al mese.
Vi è una indulgenza plenaria per un’anima del Purgatorio, dicendo questa preghiera davanti a un crocifisso: «O buono e dolcissimo Gesù...».
Le ceneri cancellano i nostri peccati, ricevendole in spirito di penitenza (?).
(E’ per questo che si dice il Confiteor prima della santa Comunione, per cancellare tutti i peccati veniali di cui si è colpevoli) (?).
Sotto il nome di “elemosina”, che cancella i peccati veniali, sono comprese tutte le buone opere spirituali o corporali.
La benedizione del Santo Sacramento, la benedizione del prete alla santa Messa, il segno della croce...(testo mancante).
I padri e le madri, i padroni e le padrone, che accompagnano i fanciulli per il catechismo in chiesa, acquistano un’indulgenza...
Cento giorni d’indulgenza si lucrano dicendo: «Sia lodato e benedetto in ogni momento, il Santissimo Sacramento».
Due anni d’indulgenza, se ci si mette in ginocchio quando si sente suonare il campanello dell’elevazione alla Messa, facendo qualche piccola preghiera.
Venti giorni, tutte le volte che si inchina la testa, pronunciando il santo Nome di Gesù.
Se mi domandate quale differenza ci sia tra le indulgenze e l’assoluzione, vi dirò che non ve ne è nessuna.
Come sappiamo, l’assoluzione ci esonera dall’inferno, e allo stesso modo le indulgenze ci esonerano dal Purgatorio, se le guadagniamo per intero
(solo nel senso che entrambe esonerano da qualcosa, ma si tratta di una differenza sostanziale dal punto di vista teologico, come poco prima ha precisato lo stesso curato: l’assoluzione cancella la colpa, mentre l’indulgenza abbrevia la pena, ossia la permanenza in Purgatorio.
Il povero curato non ha nessuna colpa per tutte queste pignolerie indulgenziali, che farebbero risollevare di scatto Lutero dalla tomba, e che ha un effetto tragi-comico sul lettore cristiano di oggi.
Erano, purtroppo, le (assurde?...) leggi ecclesiastiche del tempo, che il povero e ligio curato stava spiegando ed elencando ai suoi parrocchiani, senza inventarsi nulla e senza tralasciare quello che riteneva, a ragione, un suo dovere pastorale; n.d.a.).