
Sermone per la festa del santo Patrono
Dio, fratelli miei, potrebbe mostrarci il suo amore e la sua tenerezza per gli uomini, in una maniera più chiara, che con queste parole: «Allorchè la mia giustizia mi costringerà a punirvi, cercate tra di voi uno dei miei amici, affinchè si opponga alla mia vendetta, e mi impedisca di punirvi»?
Chi potrebbe dunque raccontare i prodigi dell'amore di un Dio per le sue creature?
Egli non si è accontentato di inviare il suo unico Figlio, l'oggetto delle sue più tenere compiacenze; egli ha acconsentito a che perdesse la vita per salvarci e liberarci dalla sua vendetta eterna.
Non contento di averci fatto nascere nel seno della Chiesa, che ci nutre col Corpo adorabile di Gesù Cristo e ci abbevera col suo Sangue prezioso; non contento di averci affidati a un angelo della corte celeste che, dal primo istante della nostra vita, ci prodighi le sue cure, Egli ha voluto anche donare a ciascuno di noi un santo patrono, per vegliare continuamente su di noi, e per essere nostro modello e nostro difensore.
Non contento di dare a ciascuno di noi un protettore, il suo amore vuole anche che ogni parrocchia sia dedicata a un santo del cielo, che gli serva da patrono, e al quale i fedeli possano ricorrere come figli al proprio padre.
Il nostro santo patrono è un buon re, che non desidera che la felicità dei suoi sudditi, e che non dimentica nulla per procurarci tutto ciò che ci possa rendere felici.
Egli allontana da noi i flagelli della giustizia di Dio, che abbiamo meritati con i nostri peccati, e ci procura i mezzi necessari per operare la nostra salvezza.
Qual è dunque il mio progetto, fratelli miei?
Eccolo. E' quello di mostrarvi dapprima tutti i benefici che riceviamo per la protezione del nostro santo patrono, ed esaminare in seguito come dobbiamo corrispondervi.
Per farvi comprendere il bisogno che abbiamo della protezione del nostro santo patrono, durante la nostra vita, nell'ora della nostra morte, e dopo la morte, dovrei farvi capire anche i pericoli ai quali siamo esposti durante la nostra vita.
Volete conoscere i nostri nemici più temibili?
Sono: il mondo, per i suoi cattivi esempi; il demonio, per le sue tentazioni; la nostra carne, per la sua inclinazione al male.
Tutto l'inferno ha giurato per la nostra perdita eterna, e, finchè resteremo sulla terra, dobbiamo attenderci combattimenti; siamo certi che le nostre battaglie non finiranno che con la nostra stessa vita.
Giobbe, questo grande santo dell'Antico Testamento, ci fa il più bel ritratto della vita dell'uomo, dicendo che «nasciamo piangendo, viviamo gemendo e lasciamo la vita soffrendo», ciò che gli fa dire che il momento della nostra morte è preferibile a quello della nostra nascita (non è Giobbe che lo dice ma il Qoèlet: 7,1-2; n.d.a).
Noi viviamo poco, soffriamo molto, e la nostra vita non è che una guerra continua.
Non abbiamo ancora lasciato una croce che subito ne troviamo un'altra.
Elia, fuggendo alla collera della regina Gezabele, andò a nascondersi in una caverna; lì, abbattuto per la noia e per le miserie, si rivolse a Dio dicendo: «Mio Dio, perchè mi lasci soffrire così a lungo? Tu che hai fatto ritirare da questo mondo i miei padri, prenditi anche me, poichè lontano da Te non si fa che soffrire».
Il Signore gli rispose: «Ti rimangono ancora molti anni da soffrire».
Un giorno che Geremia considerava quanto l'uomo sia miserabile in questo mondo, gridò piangendo: «Oh! Signore, mi hai lascito già troppo sulla terra; per favore, fa' che i miei mali finiscano presto!».
Il santo re Davide diceva coricandosi: «Ah! Signore, se almeno questa notte fosse l'ultima della mia vita!
Mio Dio! fino a quando prolungherai il mio esilio? poichè i nemici della mia salvezza non cercano altro che di farmi perdere; da qualunque parte mi volto non vedo che peccati.
Ah! chi mi darà ali come di colomba, per uscire da questa terra straniera, per volare verso di Te?».
Se leggiamo il Vangelo, vediamo Gesù Cristo che non promette altro che croci, persecuzioni e sofferenze.
Un giorno una madre si presentò a Lui, dicendo: «Signore, ho da chiederti una grazia: fa' che i miei due figli siano l'uno alla tua destra e l'altro alla tua sinistra nel tuo regno».
Il Salvatore la guardò con un'aria di compassione e le disse: «Tu non sai ciò che chiedi; questa grazia appartiene al Padre mio; ecco tutto quello che posso darti: la mia croce, il mio calice di amarezza e tutte le mie soffernze».
Un giorno che Gesù Cristo era seguito da una moltitudine di popolo, volendo mostrare in che cosa consista la felicità dell'uomo, si sedette e disse: «Beati quelli che piangono, perchè un giorno saranno consolati; beati i poveri, beati quelli che sono disprezzati e perseguitati, perchè il regno dei cieli appartiene a loro.
In verità, in verità vi dico, voi piangerete e gemerete, mentre la gente del mondo si rallegrerà; ma la loro gioia si cambierà in tristezza, e la vostra tristezza si cambierà in una gioia eterna».
Ditemi, fratelli miei, chi di noi potrà scampare a tanti pericoli, a tanti artifici del mondo e del demonio?
«Ahimè! gridava sant'Antonio, chi è colui che non cadrà nelle trappole che satana e il mondo tendono continuamente?»
Ma quale fortuna per noi avere per patrono un santo così grande, la cui unica occupazione è di vegliare su di noi, di allontanare da noi i pericoli nei quali potremmo cadere; un patrono, dico, che è incaricato non solo di questa parrocchia, ma anche di tutto il mondo cristiano!
Egli è potente ora in cielo!
Dio, che lo ama infinitamente, gli accorderà tutto ciò che domanderà.
Egli ha versato il suo sangue per il suo Dio; egli non è salito sul primo trono del mondo cristiano (san Sisto, patrono della parocchia, era un papa; n.d.a.), se non nella speranza di donare la vita per il suo Dio; se è ricco, lo è perchè è stato povero di beni di questo mondo; se è così elevato in dignità, è perchè ha disprezzato se stesso; e così egli è elevato ora sul primo trono della corte celeste, attendendo la felicità di vederci presso di lui in cielo.
Egli dice, a tutti noi, per incoraggiarci : «Fate ciò che ho fatto io, vivete come io sono vissuto, disprezzate il mondo, come io stesso l'ho disprezzato».
Non vi sembra forse che, per tutto l'anno, il nostro santo patrono non abbia cessato di ammassare tesori di grazie celesti, per avere il piacere di arricchirci, nel giorno consacrato a onorare il trionfo del suo martirio, e di tutte le sue penitenze?
Non sentite dentro di voi una voce interiore che vi dice che tutto vi sarà accordato?
Ah! felicità! ah! grazia preziosa e giorno di benedizioni! Quanti beni, favori e forze, ci sono accordate in questo giorno!
Il nostro patrono veglia non solo alla nostra salvezza, procurandoci tutti i mezzi necessari per salvarci; ma anche, veglia sui nostri beni e sulla nostra salute.
Il demonio, nostro nemico, è talmente infuriato nel vederci guadagnare il cielo che egli ha perduto, che fa tutto il possibile per renderci infelici, già da questo mondo.
Spesso Dio, in punizione dei nostri peccati, gli dà il potere di provocare la grandine, le tempeste, le piogge torrenziali, le siccità; tutto questo, per farci perire di miseria.
Molte malattie che sperimentiamo non vengono, nella maggor parte, che dal demonio, e se non avessimo il nostro santo patrono che si oppone alla giustizia di Dio, noi saremmo ridotti all'estrema miseria, con dei flagelli che distruggerebbero i nostri raccolti, e con delle malattie che ci affliggerebbero continuamente.
Guardate ciò che fece il demonio al sant'uomo Giobbe, per quel piccolo potere che aveva ricevuto da Dio.
Satana fece cadere sui suoi greggi il fuoco dal cielo, che li bruciò tutti; fece venire i ladri, che gli rubarono tutte le altre bestie; suscitò una tempesta così furiosa, che rovesciò la sua casa e schiacciò tutti i suoi figli; colpì lui stesso con un'ulcera, che lo ricoprì dalla testa ai piedi; il suo corpo marciva, la sua carne cadeva a pezzi, egli spandeva un tale fetore, che nessuno osava avvicinarsi; i vermi lo divoravano vivo; fu costretto ad andare a mettersi su un letamaio, dove si toglieva con dei cocci di vasi rotti i vermi che lo divoravano: tutto questo gli accadde col permesso di Dio, e tuttavia era un grande santo, poichè Dio stesso disse al demonio che Giobbe era senza uguali sulla terra.
Ahimè! quante volte, senza il nostro santo patrono, Dio ci avrebbe puniti, sia nei nostri beni, facendo perire i nostri raccolti, sia abbattendoci con malattie o infermità.
E che cosa fa dunque il nostro santo patrono quando vede che Dio ci vuole punire?
Corre a gettarsi ai suoi piedi, gli ricorda i tormenti che egli ha sofferto, e il sangue che ha sparso per amor suo.
Gli chiede grazia per noi, affinchè ci convertiamo e cambiamo vita.
Dopo di ciò, ci ispira dei buoni pensieri, col desiderio di uscire dal peccato e di convertirci.
Ma quale sarà la sua inquietudine quando vede che, malgrado tutto, noi continuiamo a peccare?
San Bernardo ha ben ragione di dire che il santo patrono è il mediatore tra Gesù Cristo e i fedeli: «Noi siamo troppo criminali, dice questo grande santo, per poterci rivolgere direttamente a Dio; abbiamo bisogno di fare ricorso a un altro mediatore, oltre Gesù Cristo, per domandare la nostra grazia».
«Ho cercato tra di loro, dice il Signore per mezzo del profeta Ezechiele, un uomo che metta una siepe e che si opponga a me, affinchè Io non distrugga questa terra» (Ezechiele 22,30).
Questa terra è la parrocchia, che spesso ha meritato di essere distrutta a causa dei peccati che vi si commettono.
Ma Dio si è scelto nel nostro santo patrono, un uomo secondo il suo cuore, che si opponga alla sua collera, come fece altre volte Mosè.
Dio, irritato contro il suo popolo a causa dei suoi peccati, voleva distruggerlo; ma Mosè pregò il Signore di avere compassione del suo popolo, preferendo essere punito al posto suo.
«Mosè, disse il Signore, non pregare, perchè non voglio perdonarlo».
«Signore, gli disse Mosè, per favore, perdona questo popolo!».
«Ebbene! Io lo perdonerò, gli disse il Signore» (Esodo 32,9-14).
Oh! quante volte il nostro patrono non ci ha ottenuto la stessa grazia?
San Cipriano dice che i santi patroni delle chiese, hanno una grande cura della salvezza delle anime.
Ahimè! quante persone, in una parrocchia, si sono consegnate, le une alla collera, le altre all'ingordigia, le altre all'impudicizia o all'ubriachezza; Dio ha deciso di perderle, inabissandole negli inferi.
Che cosa fa il nostro santo patrono, vedendo tanti mali che stanno per travolgerci?
Egli fa come quel giardiniere di cui parla il Vangelo (Luca 13).
Il suo padrone, non trovando frutti su un certo albero per molti anni, dice al giardiniere: «Taglia quest'albero e gettalo nel fuoco, poichè non produce frutto e occupa il posto di un altro».
Il giardiniere si getta ai piedi del padrone: «Signore, lascalo ancora un anno! Io lo concimerò! lavorerò la terra, vi metterò ogni cura, e forse porterà frutto; se per un altro anno non produce nulla, lo taglierò e lo getterò nel fuoco».
Ahimè! da quanti anni Dio attende che voi portiate buoni frutti, ma non vede altro che frutti cattivi?
Quante volte aveva deciso di gettarvi nel fuoco, se il vostro patrono non avesse, come il giardiniere, domandato grazia per voi, sempre nella speranza che vi sareste convertiti?.
Il nostro santo patrono, fratelli miei, non si accontenta di soccorrerci durante la nostra vita, ma raddoppia ancora le sue cure nell'ora della morte, per difenderci contro il demonio, che fa i suoi ultimi sforzi per perderci.
Leggiamo nella storia del Canadà che una buona religiosa vide il santo patrono della sua parrocchia venire, con molti santi e con la stessa santa Vergine, in soccorso di un moribondo; essi pregarono tanto il buon Dio per lui, che gli ottennero la grazia.
Per meglio dire, il nostro santo patrono guarda tutti gli abitanti della parrocchia come un padre guarda i suoi figli, amandoli tutti con un amore senza uguali; non si riposa fino a che non ci abbia condotti tutti nel cielo, con lui.
Se andiamo in Purgatorio, egli pregherà per noi, verrà a visitarci per consolarci, e farci sperare che un giorno godremo della felicità dei santi.
Egli ispirerà ai nostri parenti il pensiero di pregare per noi, di far dire delle messe.
Converrete con me, fratelli miei, che siamo molto felici per avere un tale protettore, che solleciti la misericordia di Dio in nostro favore; poichè, senza di lui, da lungo tempo Dio ci avrebbe sommersi di mali, in punizione dei nostri peccati.
Avete appena visto la premura e il desiderio che ha il nostro patrono, di renderci felici, sia allontanando da noi le tempeste, sia facendo tutto ciò che dipende da lui per farci recuperare l'amicizia di Dio, quando abbiamo avuto la disgrazia di perderla, oppure per farcela conservare, se abbiamo la fortuna di possederla.
Ma quali sono, fratelli miei, i nostri obblighi verso il nostro benefattore? Ecco. Noi dobbiamo trascorrere santamente il giorno della sua festa, e celebrarla come quella di Pasqua o di Natale, occupandoci nel pregare il buon Dio e nel fare delle buone opere; meriteremo così le grazie che ci sono promesse in questo grande giorno di trionfo.
Non manchiamo, in questo giorno, di confessarci e di comunicarci.
Dobbiamo intrattenerci sulle virtù che il santo ha praticato, e cercare di imitarle.
Poichè il nostro patrono è un santo martire, dobbiamo imitare la sua pazienza nelle sofferenze.
Egli ha sofferto la morte con tanto coraggio e gioia, che sembrava invidiare san Lorenzo, poichè Dio gli aveva fatto conoscere che il martirio di questo santo sarebbe stato più rigoroso (il protettore della parrocchia, a cui il curato si riferisce, san Sisto II, papa dal 30.08.257 al 6.08.258, morì martire tre giorni prima del suo diacono san Lorenzo; n.d.a.).
Allorchè ci arriva qualche pena, ricordiamoci le sofferenze del santo patrono, che abbiamo preso come modello, e preghiamolo di ottenerci la grazia di fare un buon uso delle nostre prove; ringraziamolo anche delle grazie che ci ottiene durante l'anno, grazie che non conosceremo bene se non dopo la nostra morte; preghiamolo di non guardare alla nostra ingratitudine, ma di riceverci sotto la sua santa protezione.
Soprattutto i padri e le madri, gli domandino con insistenza di accogliere sotto la sua protezione i loro figli, i loro domestici e tutti i loro beni, affinchè Dio li benedica e il demonio non abbia alcun dominio su di loro.
Preghiamolo, infine, di assisterci nell'ora della morte, poichè è certo che in quel momento in cui dovremo rendere conto di tutta la nostra vita, saremo colti da timore.
Chiediamogli dunque quel grande amore che ci darà la forza di morire per Dio, come ha fatto lui stesso.
Nei primi tempi della Chiesa, i fedeli di una stessa contrada venivano in folla nel giorno della festa di un santo, per avere la fortuna di partecipare alle grazie che Dio accordava in quel giorno.
Si cominciava con l'ufficio delle vigilie; la sera e la notte, si pregava sulla tomba del santo, si ascoltava la Parola di Dio, si cantavano degli inni e dei cantici in suo onore.
Dopo aver trascorso la notte così piamente, si ascoltava la Messa, nella quale tutti i partecipanti avevano la fortuna di comunicarsi; in seguito ciascuno si ritirava lodando Dio per le vittorie che aveva fatto riportare al santo, e lo si ringraziava delle grazie che aveva accordato per sua intercessione.
Da tutto ciò, fratelli miei, chi potrebbe dubitare che Dio non espandesse le sue grazie con abbondanza, su questa riunione di fedeli, e che gli stessi santi non fossero felici di proteggerli?
Ecco la maniera in cui in altri tempi si celebravano le feste dei santi patroni.
Che ne pensate di tutto ciò? E' così che noi le celebriamo oggi?
Ahimè! se i primi cristiani riapparissero sulla terra, potrebbero riconoscerci come loro imitatori?
Non direbbero piuttosto che le nostre feste non differiscono in nulla da quelle dei pagani?
Non è proprio in questi santi giorni che Dio viene offeso di più?
Non sembra forse che riuniamo i nostri beni e le nostre forze, per moltiplicare i nostri peccati quasi all'infinito?
Di che cosa ci occupiamo durante la vigilia e perfino molti giorni prima?
Non è forse nel fare spese folli e superflue?
E durante questo tempo, i poveri muoiono di fame, e i nostri peccati richiamano su di noi la collera di Dio, al punto che l'eternità non basterà a soddisfarla (e il nostro curato non aveva ancora visto le autentiche farse pseudo-religiose, di certe feste patronali dei nostri giorni...; n.d.a.).
Voi dovreste passare la notte a gemere, considerando quanto poco avete imitato il vostro santo patrono; e invece consacrate questo tempo nel preparare tutto ciò che possa solleticare la vostra ingordigia.
Non sarebbe più giusto dire che questo giorno è un giorno di debosciamento?
I parenti e gli amici, vengono forse, come nei primi tempi, per avere la fortuna di partecipare alle grazie che Dio ci accorda per intercessione del santo patrono?
Essi vengono, è vero, ma solo per trascorrere quasi tutto il giorno a tavola!
In altri tempi i santi uffici erano molto più lunghi di adesso, e tuttavia sembravano sempre troppo corti; adesso, invece, si vedono perfino dei padri di famiglia che, durante gli uffici, sono ancora a tavola a rimpinzarsi di cibo e di vino.
I primi cristiani si invitavano a vicenda per moltiplicare le buone opere e le loro preghiere; oggi, invece, non sembra forse che li si inviti per moltiplicare i peccati con le orge e con gli eccessi che si fanno nel bere e nel mangiare?
Si pensa, piuttosto, che Dio chiederà conto di un solo centesimo speso a sproposito?
Non sembra forse che facciamo la festa solo per oltraggiare il nostro santo patrono, e moltiplicare la nostra ingratitudine?
Ma guardiamo più da vicino, fratelli miei, e riconosceremo che siamo lontani dall'imitare colui che Dio ci ha dato come modello.
Egli ha trascorso la sua vita nella penitenza e nelle lacrime, è morto tra i tormenti; ora, io sono convinto che ci sono parrocchie dove si commettono più peccati in questo giorno che durante tutto l'anno.
Il Signore diceva ai Giudei che le loro feste erano per Lui un abominio (Isaia 1,13), e che egli prendeva la lordura delle loro feste per gettargliela in faccia!
Ci vuole fare comprendere così quanto venga offeso in questi giorni che si dovrebbero trascorrere tra lacrime e preghiere.
Leggiamo nel Vangelo che Gesù Cristo è venuto sulla terra per accendere nelle anime il fuoco dell'amore divino (Luca 12,49), ma noi dovremmo credere che il demonio vada in giro anche lui sulla terra per accendere il fuoco impuro nel cuore dei cristiani; e ciò che egli organizza con maggior furore sono i balli e le danze.
Ho ponderato a lungo se avessi dovuto parlarvi di una materia così difficile da far comprendere, e così poco meditata dai cristiani dei nostri giorni, accecati dalle loro passioni.
Se la fede non si fosse estinta nei vostri cuori, con un solo colpo d'occhio voi comprendereste la grandezza dell'abisso nel quale state precipitando, abbandonandovi con tanto furore a questi maledetti piaceri.
«Ma, voi mi direte: volerci parlare della danza e del male che ci fa, è perdere il tuo tempo; noi non faremo nè più e nè meno di ciò che già facciamo».
E io lo credo bene, poichè Tertulliano assicura che parecchi rifiutavano di farsi cristiani, piuttosto che privarsi di tali piaceri.
Sento ancora qualcuno che mi dice: «Che male c'è a ricrearsi per un momento? Non faccio torto a nessuno, non voglio diventare frate o monaca. Se non frequentassi le danze, resterei nel mondo come una persona morta».
Amico mio, ti sbagli: o sarai religioso o sarai dannato!
Che cos'è una persona che diventa religioso? (ossia frate o monaca; n.d.a.).
Non è altro che una persona che adempie i suoi doveri di cristiano.
Tu dici che non ci guadagnerei nulla a parlarvi della danza, e che non faresti nè più nè meno di come fai.
Ma ti sbagli ancora.
Disprezzando le istruzioni del tuo pastore, ti attirerai un nuovo castigo di Dio, e io, adempiendo il mio dovere, ci guadagnerò molto.
Dio non mi chiederà, nell'ora della morte se tu hai compiuto i tuoi doveri, ma se io ti ho insegnato ciò che devi fare per adempierlo bene.
Dici anche che non riuscirò mai a farti comprendere che ci sia del male a ricrearsi un momento danzando?
Non vuoi credere che ci sia del male? è affar tuo; da parte mia, mi basta dirtelo in modo da fartelo comprendere, se però lo vorrai capire.
Agendo così, io faccio tutto ciò che devo fare.
Non c'è bisogno che questo ti irriti: il tuo pastore fa il suo dovere.
«Ma, mi direte voi, i comandamenti di Dio non proibiscono la danza, e nemmeno la Sacra Scrittura».
Forse non l'hai esaminata bene. Seguimi un istante, e vedrai che non c'è un solo comandamento di Dio che la danza non faccia trasgredire, nè un solo sacramento che non faccia profanare.
Tu sai bene come me che queste sorta di follie e di stravaganze si fanno ordinariamente di domenica e nelle feste.
Che farà dunque, in questo giorno, una ragazza o un ragazzo che abbiano deciso di andare a danzare?
Quale amore avranno per Dio? il loro spirito non sarà forse tutto occupato nei loro ornamenti, per piacere alle persone con le quali sperano di incontrarsi?
Supponiamo che facciano la loro preghiera, come la faranno?
Ahimè! Dio solo lo sa!... D'altronde quale amore per Dio potrebbe avere una persona che non nutre altro amore se non quello dei piaceri e delle creature?
Converrai con me che è impossibile piacere a Dio e al mondo; questo non sarà mai possibile (Giacomo 4,4!).
Dio ci proibisce il giuramento.
Ahimè! quante discussioni, quanti giuramenti e bestemmie, causate dalla gelosia, nascono tra i giovani quando si trovano in certe assemblee!
Non avete spesso dispute e battaglie?
Chi potrebbe contare tutti i crimini che si commettono in queste riunioni infernali?
Il terzo comandamento ci comanda di santificare il santo giorno di domenica.
Si può mai credere che un ragazzo che abbia trascorso parecchie ore con una ragazza, il cui cuore è simile a una fornace, soddisferà così un tale precetto?
Sant'Agostino ha ben ragione di dire che gli uomini farebbero meglio a zappare la terra, e le donne a filare sul loro telaio, piuttosto che andare a danzare; il male sarebbe minore (intende il male di lavorare di domenica; n.d.a.).
Il quarto comandamento di Dio ordina ai figli di rispettare i loro genitori.
Queste persone che frequentano le danze, hanno forse il rispetto e la sottomissione che dovrebbero verso i loro genitori?
No, senza dubbio: essi li fanno morire di dolore, sia disprezzandoli, sia spendendo il loro denaro a sproposito, sia anche rinfacciandogli la loro condotta passata.
Quale dispiacere non devono concepire questi genitori, se la loro fede non si è ancora spenta, vedendo i loro figli dediti a tali piaceri, o, per parlare più chiaramente, a questi libertinaggi?
Questi figli non sono più per il cielo, ma vittime ingrassate per l'inferno! (Giacomo 5,5!).
Supponi che i genitori non abbiano ancora perduto la fede,...ahimè! non oso continuare oltre! Che genitori ciechi!... che figli dannati!...
C'è forse un luogo, un tempo, una occasione, in cui si commettano tanti peccati d'impurità, come durante le danze e dopo le danze?
Non è forse in questi raduni che si è più violentemente indotti al peccato contrario alla santa virtù della castità?
Non è forse lì che tutti i sensi sono indotti alla voluttà?
Si potrebbe forse esaminare ciò più da vicino, e non morire di orrore alla vista di tanti crimini che che vi si commettono?
Non è forse in queste assemblee, che il demonio accende con furore il fuoco impuro nei cuori dei giovani, per annientare in loro la grazia del Battesimo? (non è essere bacchettoni ma è sano realismo, senza ipocrisia; n.d.a.).
Non è forse lì che l'inferno trova i suoi schiavi, quanti ne vuole?
Se, malgrado l'allontanamento dalle occasioni, e l'aiuto della preghiera, un cristiano fa ancora tanta fatica per conservare la purezza del cuore, come potrebbe conservare questa virtù, in mezzo a oggetti capaci di farla soccombere?
«Guardate, ci dice san Giovanni Crisostomo, guardate questa ragazza mondana e volubile, o piuttosto questo tizzone infernale, che, con la sua bellezza e i suoi vani ornamenti, accende nei cuori del giovane il fuoco impuro della concupiscenza.
Non vedete come, sia l'uno che l'altra, cercano di affascinarsi con le loro arie, i loro gesti e le loro altre maniere? Contate, disgraziati, se lo potete, il numero dei vostri cattivi pensieri, dei vostri cattivi desideri, e delle vostre cattive azioni.
Non è forse là che ascoltate quei motivetti che seducon le orecchie, infiammano e bruciano i cuori, e fanno di queste assemblee delle fornaci d'impudicizia?».
Non è lì, fratelli miei, che i ragazzi e le ragazze si abbeverano alle sorgenti del crimine, che andrà ben presto, come un torrente o un fiume straripante, a inondare, perdere e avvelenare tutto l'ambiente?...
Andate, padri e madri dannati, andate all'inferno dove il furore di Dio vi attende, voi e le belle azioni che avete fatto, lasciando correre alle feste i vostri figli!
Andate, essi non tarderanno a raggiungervi, perchè avete tracciato loro il cammino!
Andate a contare il numero di anni che i vostri ragazzi e le vostre figlie hanno perduto, andate davanti al Giudice a rendere conto della vostra vita, e vedrete se il vostro pastore aveva ragione a proibirvi queste specie di gioie infernali!...
«Ah! mi direte voi, tu racconti più di quello che succede realmente!».
Io parlerei troppo? Ebbene! ascoltate i santi padri; anche loro parlano troppo?
Sant'Efrem ci dice che la danza è la perdizione delle ragazze e delle donne, l'accecamento degli uomini, la tristezza degli angeli e la gioia dei demoni.
Ma, mio Dio! Si possono avere gli occhi ammaliati fino al punto di voler credere che non ci sia nulla di male, mentre è proprio questa la corda con la quale il demonio trascina più anime all'inferno?...
Andate, poveri genitori, ciechi e riprovati, andate a disprezzare ciò che vi dice il vostro pastore!
Andate! continuate per la vostra strada! ascoltate tutto, e non approfittate di nulla!
Non c'è nulla di male?
Ma ditemi, a che cosa avete dunque rinunciato nel giorno del vostro Battesimo?
O piuttosto, a quali condizioni vi è stato amministrato?
Non è stato forse facendovi prestare giuramento davanti al cielo e alla terra, alla presenza di Gesù Cristo sull'altare, che avreste rinunciato per tutta la vostra vita a satana, alle sue pompe e alle sue opere, cioè al peccato, ai piaceri e a tutte le vanità del mondo?
Non è stato forse, facendovi promettere che avreste accettato di camminare al seguito di un Dio crocifisso?
Ditemi, non è forse violare le promesse del vostro Battesimo, e profanare questo sacramento di misericordia?
Non state profanando anche il sacramento della Confermazione, scambiano la croce di Gesù Cristo, che avete ricevuta, con dei vani compromessi, arrossendo di questa croce che dovrebbe essere la vostra gloria e la vostra felicità?
Sant'Agostino ci assicura che coloro che vanno alle danze, rinunciano in realtà a Gesù Cristo, per donarsi al demonio.
Quale orrore! scacciare Gesù Cristo, dopo averlo ricevuto nel vostro cuore!
«Oggi, ci dice sant'Efrem, si uniscono a Gesù Cristo, e domani al demonio».
Ahimè! quanti Giuda, dopo averlo ricevuto vanno a venderlo a Satana, in quelle asemblee dove si riunisce tutto quello che c'è di più vizioso.
Riguardo al sacramento della Penitenza, che vita contraddittoria!
Un cristiano che, dopo un solo peccato, non dovrebbe fare altro che piangere per tutta la vita, non pensa che a dedicarsi a tutte queste gioie mondane!
Parecchi poi, non profanano anche il sacramento dell'Estrema Unzione, facendo dei movimenti indecenti dei piedi, delle mani e di tutto il corpo, che dovrà essere santificato con l'olio santo?
Non si oltraggia anche il sacramento dell'Ordine, col disprezzo che si fa delle istruzioni del proprio pastore? (che direbbe il curato di quei preti che “per motivi pastorali” vanno a ballare nelle discoteche?; n.d.a.).
Quanto poi al sacramento del Matrimonio, ahimè! quante infedeltà non si progettano in queste assemblee? sembra che allora tutto sia permesso.
Bisogna essere proprio ciechi per dire che non ci sia nulla di male!...
Il concilio di Aix-la-Chapelle proibisce la danza, perfino il giorno delle nozze; e san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, dice che si davano tre anni di penitenza a una persona che avesse danzato, e che se fosse ritornata a farlo, la si minacciava di scomunica (padre Pio, tanto venerato, anche da chi dovrebbe solo temerlo, come certi personaggi dello spettacolo, della politica, ecc., compresi tanti suoi confaratelli, rifiutava l'assoluzione alle sue figlie spirituali, solo per aver assistito a un ballo...n.d.a.).
Se non ci fosse niente di male, allora sia i santi padri che la Chiesa si sarebbero sbagliati.
Ma chi vi dice che non ci sia nulla di male?
Non potrebbe essere altro che un libertino o una ragazza volubile e mondana, che cercano di soffocare come meglio possono i rimorsi della loro coscienza.
«Ma ci sono, voi dite, dei preti che non ne parlano in confessione o che, senza permetterlo, non rifiutano l'assoluzione».
Ah! non lo so se ci siano dei sacerdoti così ciechi, ma io credo che coloro che vanno a cercare dei preti “facili”, vadano a cercare un passaporto per l'inferno!
Quanto a me, se io andasi alla danza, non vorrei ricevere l'assoluzione, se non avessi un sincero desiderio di non ritornarvi più.
Ascoltate sant'Agostino, e vedrete se la danza è un'azione tanto buona!
Egli ci dice che «la danza è la rovina delle anime, un rovesciamento totale dell'onestà, uno spettacolo vergognoso, una pubblica professione del crimine».
San Giovanni Crisostomo: «una pubblica scuola d'incontinenza» la definisce.
Tertulliano: «il tempio di Venere, il concistoro dell'impudicizia e la cittadella di tutte le turpitudini».
«Ecco una giovane che danza, dice sant'Ambrogio, ma è la figlia di un'adultera (per eufemismo...n.d.a.); poichè una donna cristiana insegnerebbe a sua figlia la modestia, il pudore, e non la danza!».
Ahimè! quanti giovani, dopo essere andati alle danze, non frequentano più i sacramenti, o non fanno che profanarli!
Quante povere persone hanno perso la pietà e la fede!
Quanta gente non aprirà più gli occhi sulla sua disgrazia, se non per piombare all'inferno!
Ditemi, fratelli miei, è questa la strada che ha percorso il santo patrono che noi abbiamo preso come modello e come protettore?
Lui non è vissuto che tra le lacrime e la penitenza; che ha fatto consistere tutta la sua felicità nel gemere e nel donare la vita per piacere a Dio?
Troveremo forse qualcosa che ci possa rassicurare, allorchè Dio ce lo presenterà nel giorno del Giudizio, per vedere se la nostra vita è stata conforme alla sua?
No, fratelli miei, il nostro santo patrono non ha frequentato i piaceri mondani, il nostro santo patrono non si è dedicato all'ingordigia, nè al vino, ma alla penitenza.
«Andate, ci dirà allorchè chiederemo la sua protezione, andate al tribunale di Dio; andate, miserabili, voi siete vissuti solo per essere visti dagli uomini, nelle vostre feste tutte pagane; ecco le grazie che vi ho ottenute da Dio e che voi avete disprezzate, andate, adesso, a chiedere aiuto a colui al quale avete obbedito così bene! (il demonio). Voi mi avete disprezzato, e io vi disprezzo a mia volta!...
Andate, Dio mi ordina di abbandonarvi; voi non siete più miei figli, ma figli del demonio!».
Oh! fratelli miei, potremmo mai pensare a tutto ciò e non cambiare vita?
Non imiteremo dunque il nostro patrono, affinchè egli possa riconoscerci per suoi figli?
Ma come potrebbe riconoscerci come suoi figli, quando confronterà le sue penitenze con le nostre mollezze, le sue lacrime con i nostri piaceri e le nostre gioie mondane, il suo timore di offendere Dio, col nostro furore nel correre verso il male?
Non dimentichiamo mai che san Sisto è il nostro protettore; che egli è anche il nostro modello, e che la nostra vita sarà un giorno confrontata con la sua.
Terminiamo, fratelli miei, riconoscendo che le nostre feste, lungi dall'essere cristiane, assomigliano piuttosto a quelle dei pagani, che le facevano consistere nell'onorare i loro dei con i piaceri, l'ubriachezza e l'ingordigia.
Abbandoniamo i piaceri del mondo e l'ingordigia: queste sono le catene con le quali il demonio conduce un gran numero di anime all'inferno.
Si racconta nella vita di santa Maddalena de' Pazzi, che Dio le fece vedere un gran numero di religiosi che bruciavano in uno stagno di fuoco, dicendole che essi avevano meritato questa disgrazia, per aver abusato delle ricreazioni che la regola accordava loro.
«O anime, gridava, piangendo amaramente, voi che siete ancora sulla terra, tremate per il tempo che non impiegate esclusivamente per il buon Dio!».
Il demonio diceva a san Domenico che lui guadagnava molto, nei luoghi dove i religiosi facevano la ricreazione, anche nel caso che quei religiosi fossero molto austeri.
Ahimè! se qualche momento perduto è punito così severamente, che cosa possiamo dire di queste danze e di quei divertimenti, dove si commettono tanti crimini, e dove tante anime si consegnano al demonio?
Che cosa dobbiamo fare dunque in questo santo giorno? (s'intende, della festa del santo patrono; n.d.a.)
Raddoppiare le nostre buone opere, le nostre pregiere e le nostre penitenze.
Lasciate dire a quei poveri ciechi che non c'è nulla di male.
Ascoltate la voce del vostro pastore; egli conosce meglio di voi i pericoli; egli ha a cuore di condurvi in cielo, e voi rimpiangerete per tutta l'eternità di non averlo ascoltato.
O nostro santo patrono, aiutaci a disprezzare il mondo e i suoi piaceri, a fare penitenza come te, affinchè abbiamo la felicità di venire a vederti un giorno in Paradiso.
E così sia.